martedì 20 marzo 2018

L'ARTE NEI LIBRI: La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier

Ciao a tutti!
Oggi (con un po' d'ansia) vi presento una nuova rubrica che spero possa incontrare il vostro interesse e il vostro favore. Ci penso da tantissimo tempo ma prima d'ora non ero riuscita a trovare un modo soddisfacente per strutturarla e per non presentarvela come una recensione sotto mentite spoglie o una lezioncina. Non sono ancora molto sicura, quindi prendiamo questo post come un esperimento — per favore, fatemi sapere cosa ne pensate!
Le motivazioni che mi hanno spinto ad iniziare una rubrica di questo genere è che volevo portare un altro dei miei interessi qui sul blog, ovvero l'arte (che amo e odio come chi può amare profondamente e odiare profondamente qualcosa verso la quale è appassionato e che si ritrova a studiarla!), ma essendo un blog che parla di libri era necessario trovare l'aggancio giusto. Direi che di libri che parlano di arte ce ne sono, quindi eccomi qui ad esprimere le mie riflessioni sulle storie che parlano di arte facendo riferimento alle mie conoscenze e ai miei studi, sperando di farvi conoscere qualcosa di nuovo e di farvi cogliere nuove sfumature.


La ragazza con l’orecchino di perla
Girl with a Pearl Earring di Tracy Chevalier

Neri Pozza  1 Dicembre 2000  237 pagine  15,00 €  ITA
Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.
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Il quadro era diverso da tutti gli altri. C'ero solo io, a mezzo busto, senza tavolini o tende, finestre o piumini per la cipria ad ammorbidire o distrarre. Mi aveva dipinto con i miei grandi occhi, la luce che mi inondava il viso lasciandone però in ombra il lato sinistro. Ero vestita di azzurro, giallo e nocciola. La stoffa arrotolata intorno alla testa mi faceva apparire diversa, come la Griet di un'altra città, addirittura di un altro paese. Lo sfondo era nero e dava l'impressione ch'io fossi estremamente sola, sebbene i miei occhi fossero senza alcun dubbio puntati su qualcuno. Sembrava che stessi aspettando qualcosa, convinta però che non sarebbe mai accaduta.
La Ragazza con l’orecchino di perla (o Ragazza con turbante) è uno dei dipinti più famosi di Jan Vermeer (1632-1675). Gli storici dell’arte si sono interrogati e continuano ad interrogarsi su chi sia la modella del quadro, se sia esistita veramente o se è solamente un ritratto idealizzato. Nel primo caso è stato ipotizzato che possa essere stata una delle figlie dello stesso Vermeer, altrimenti una delle tante giovani modelle che posavano per lui nel suo studio.
Tracy Chevalier respinge la tesi che la ragazza del dipinto sia una delle figlie di Vermeer (anche se, con molta astuzia, nel suo romanzo accenna a un secondo ritratto con la stessa posa eseguito successivamente per il quale si è prestata una delle sue figlie) perché ritiene che il suo non sia lo sguardo che una figlia riserva al padre, uno sguardo di amore filiale, bensì uno sguardo la cui intensità trasmette ben altro: amore, passione e seduzione (FONTE).
La Chevalier quindi immagina la storia di Griet, una ragazza olandese di sedici anni che, per aiutare economicamente la famiglia caduta in disgrazia, prende servizio in casa dei Vermeer come domestica.

Una donna davanti a un tavolo, rivolta verso uno specchio appeso al muro, così da mostrarsi di profilo. Indossava una casacca di satin giallo sgargiante orlata di ermellino bianco, e nei capelli aveva un nastro rosso alla moda, con cinque punte. Le illuminava il volto la luce proveniente da una finestra a sinistra, che metteva in evidenza la curva delicata della fronte e del naso. Si stava annodando intorno al collo un filo di perle, di cui reggeva in alto i nastri, le mani sospese a mezz'aria. Tutta presa dalla propria immagine nello specchio, sembrava non rendersi nemmeno conto che qualcuno la stava osservando. Sullo sfondo - una parete di un bianco abbacinante - era appesa una vecchia carta geografica, e dal buio del primo piano emergeva un tavolo su cui giacevano la lettera, il piumino da cipria e gli altri oggetti sotto cui avevo già spolverato.
Prima che Vermeer realizzi la Ragazza con l’orecchino di perla, nel romanzo vengono presentate altre opere del pittore la cui esecuzione Griet può seguire passo passo proprio perché uno dei suoi compiti è quello di spolverare lo studio di Jan.
Jan Vermeer si era specializzato nelle scene di interni. Sceglieva sempre gli stessi ambienti, sicuramente le stanze della sua casa e in particolare del suo studio, e li arredava con mobili e suppellettili della sua famiglia, ricorrendo anche agli abiti e ai gioielli della moglie Catharina (come la casacca gialla bordata di ermellino). Le uniche protagoniste di queste scene domestiche sono discrete presenze umane, per lo più giovani donne intente in semplici attività come la lettura, la musica o la conversazione con un gentiluomo o una fantesca.
Nella Donna con collana di perle vediamo infatti una giovane donna intenta ad adornarsi dall’elegante profilo sorridente, che dimostra l’attenzione del pittore verso la caratterizzazione psicologica sia delle sue modelle che dei suoi soggetti.

Il viso è girato verso chi guarda il quadro, ma il suo sguardo è diretto fuori dalla finestra, in basso alla sua sinistra. Indossa un corpetto aderente giallo e nero, di seta e velluto, una gonna blu e una cuffia bianca con le falde che le ricadono ai lati, più in giù del mento. Se la guardi a lungo, ti accorgi che il pittore non ha usato il bianco per dipingerla, ma l'azzurro, il viola e il giallo. E’ resa con diversi colori, ma quando la guardi ti sembra bianca. Ha una mano su una brocca di peltro che si trova su un tavolo e con l'altra ha appena finito di aprire un po' una finestra. Sta per sollevare la brocca e versare l'acqua, ma si è fermata a metà del gesto, come trasognata o intenta a guardare qualcosa nella strada.
Prima di prendere servizio in casa Vermeer, Griet viene presentata mentre sta disponendo delle verdure su di un piatto separandole e accostandole secondo il loro colore. Tracy Chevalier ha voluto caratterizzare la ragazza con una predisposizione naturale verso l’arte. Vermeer si accorge delle sue inclinazioni, quindi inizia ad interrogarla sulla natura dei colori, le mostra il funzionamento della camera oscura e le fa svolgere piccole commissioni che prima svolgeva esclusivamente lui stesso come recarsi dallo speziale per comprare i colori, fino a quando arriva ad “assumerla” come sua aiutante personale in gran segreto dalla moglie.
La realizzazione della Donna che scrive una lettera, che la Chevalier fa passare per il ritratto della moglie di Pieter van Rujiven, rappresenta uno dei momenti in cui Griet può mettere in opera le sue doti naturali: non convinta della scena troppo ordinata, capisce che all’interno del dipinto deve esserci almeno un elemento in disordine per renderlo più armonico e quindi sposta la stoffa sul tavolo per metterla in linea con la piega del braccio della donna.
Nel film viene utilizzato un altro dipinto, quello della Donna con brocca d’acqua, in cui originariamente sulla sinistra compariva una sedia fatta poi sparire da Vermeer (che era solito ai ripensamenti), appunto per opera di Griet nella rielaborazione cinematografica. Si parla dell’esecuzione di questo dipinto anche nel libro come commissione di un lattaio, a testimonianza del fatto che nell’Olanda del Seicento era venuta meno la grande committenza principesca ed ecclesiastica e che le opere d’arte potevano essere commissionate anche da artigiani e commercianti.

C'è una giovane seduta a un clavicembalo, in atto di suonare. Indossa un corsetto giallo e nero — lo stesso che indossava la figlia del panettiere quando posava per il suo ritratto — una gonna di satin bianco e nastri bianchi nei capelli. In piedi, giusto nell'incavo del clavicembalo, c'è un'altra donna che canta con un foglio di musica in mano. Indossa una casacchina bordata di pelliccia, sopra un vestito azzurro. In primo piano, davanti a questa donna, c'è un uomo seduto di spalle… Sì, proprio Van Ruijven. Ma di lui si vedono solo le spalle, i capelli e una mano sulla tastiera di un liuto. L'ha messo di schiena, per non far vedere che non è nemmeno capace di tenerlo come si deve.
Venuta meno la committenza d’élite, si diffonde il collezionismo privato da parte delle grandi famiglie: Pieter van Rujiven e la moglie furono i mecenati di Vermeer e i suoi principali clienti.
La Chevalier descrive van Rujiven come un uomo viscido e meschino che, invaghitosi di Griet, comunica a Vermeer l’intenzione di voler farsi fare un ritratto di gruppo con la ragazza. Vermeer e Maria Thins, suocera di Vermeer, riescono a dissuaderlo dal ritratto di gruppo con Griet ma in cambio Vermeer dovrà ritrarre la ragazza da sola per il piacere personale di van Rujiven. I due quadri che nel romanzo Tracy Chevalier fa risalire alla richiesta di van Rujiven sono il Concerto a tre e la Ragazza con l’orecchino di perla.

Scelsi un pezzo di stoffa marrone e andai nel ripostiglio, dove c'era uno specchio. Mi tolsi la cuffia e mi avvolsi la stoffa meglio che potei intorno al capo, controllando il quadro per cercare di imitare il copricapo della vecchia. Assunsi un aspetto davvero particolare. Legai la striscia azzurra, sulla fronte, e la striscia gialla la girai più volte a coprire la sommità del capo. Infilai l'estremità in una piega di lato, sistemai meglio una piega qua e una là, mi spianai bene la stoffa azzurra sulla fronte e rientrai nello studio.
La Ragazza con l’orecchino di perla appartiene al genere del tronie, ovvero un dipinto che raffigura un volto umano per i più diversi scopi: studiarne la posa, l’espressione, il movimento; raffigurare soggetti comuni; esprimere lo status sociale di un committente attraverso un particolare tipo di abbigliamento o gioiello. Nell’Olanda del Seicento era un genere che ebbe grande diffusione, spesso non venivano realizzati sotto commissione ma eseguiti e venduti semplicemente sul mercato. Alcuni tronie facevano parte della collezione privata di van Rujiven.
Nel romanzo, il momento in cui Vermeer ritrae Griet rappresenta l’apice della loro “silenziosa relazione amorosa” ed è una delle parti più belle e coinvolgenti.

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La ragazza con l’orecchino di perla è, ovviamente, una versione romanzata della storia del dipinto e del suo autore, resa possibile perché esistono pochissimi documenti e fonti che registrano la vita e le opere di Jan Vermeer. Questo viene sfruttato dalla Chevalier per offrire il ritratto di un Vermeer taciturno e riservato, che si prende il suo tempo nella realizzazione delle sue opere per renderle perfette nonostante la sua numerosa famiglia (di ben quattordici figli!) viva in ristrettezze economiche; e quello di una Griet che da ragazzina diventa donna, che riesce ad evadere grazie a Vermeer dalla sua realtà fatta di obblighi verso e di imposizioni dalla sua famiglia.
Mi è piaciuto molto leggere l’interpretazione che Tracy Chevalier ha dato all’opera e la storia che ci ha immaginato dietro: è una storia suggestiva e molto potente dal punto di vista dell’attrazione che può esserci tra due persone che non si toccano fisicamente ma si sfiorano l’anima. Eppure ci ha messo un po’ a catturarmi, per tutta la prima parte non è scattata nessuna scintilla; e nel momento in cui è successo, poi è finito tutto troppo in fretta. Il finale inizialmente l’ho odiato, pensavo che il libro fosse un inno alla libertà e al coraggio, invece si è limitato ad andare verso la punta della stella più facile. Ripensandoci meglio, però, è un finale molto realistico e concreto, visto che il romanzo si presenta come storico e che, appunto, vuole dipingere uno spaccato della società Olandese del XVII secolo.

★★★½
Good. :)


© Le immagini delle opere sono state reperite sul web e i diritti appartengono ai legittimi proprietari.

4 commenti:

  1. Lessi questo libro qualche anno fa, e ricordo che mi piacque molto!
    Già all'epoca stavo studiando la storia dell'arte riferita a quel periodo storico, cosa che a mio parare mi ha aiutato ad apprezzare il libro, ma sono convinta che se lo leggessi adesso dopo aver approfondito alcuni aspetti, lo gradirei ancora di più.

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    1. Penso anch'io che si riesca ad apprezzare meglio il libro avendo qualche nozione base (perché così si riescono a cogliere tutti i piccoli riferimenti e anche a distinguere tra quanto c'è di romanzato e di reale) però, nonostante questo, è godibile anche se non si conosce Vermeer e il periodo storico-artistico!

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  2. Voglio assolutamente leggere qualcosa di Tracy Chevalier e il mio obiettivo è di iniziare proprio da qui *o* di solito con gli storici ho un rapporto di amore/odio v.v speriamo bene!
    E per quanto riguarda il voler parlare di arte nei libri, penso tu lo abbia fatto benissimo e non vedo l'ora di avere una seconda puntata *-*

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    1. Nooooo, i romanzi storici sono bellissimi. *w*
      Anche io adesso voglio leggere altro di Tracy Chevalier, quindi se avvisti qualcosa di interessante fammelo sapere. Io ti consiglio questo per iniziare. c:
      Oh grazie, spero di scriverla presto. :3

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