martedì 13 febbraio 2018

THE END OF THE F***ING WORLD • Stagione 1

Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi di The End of the F***ing World, serie tv Netflix recentissima e già molto discussa, tratta dall’omonimo fumetto di Charles Forsman. Io l’ho vista sotto consiglio pochissimi giorni dopo il suo rilascio, quando ancora non se ne parlava né in positivo né in negativo, quindi non sono stata influenzata dai pareri degli altri prima di iniziarla e, soprattutto, non avevo aspettative di alcun tipo.


The End of the F***ing World
di Charlie Covell, Jonathan Entwistle, Lucy Tcherniak

2018 • 8 episodi • 20 minuti • DRAMMA, COMMEDIA
Un adolescente psicopatico e una ribelle amante dell'avventura intraprendono un viaggio sfortunato in questa serie dall'umorismo cupo tratta da un fumetto.

My rolling thought
Sometimes everything is suddenly really simple. It’s like everything shifts in a moment, and you step out of your body, out of your life, you step out and you see where you are really clearly. You see yourself and you think, ‘Fuck this shit.’
James e Alyssa sono due adolescenti, ma non due adolescenti esattamente come i loro coetanei: James è un aspirante psicopatico-assassino che, dopo aver sfogato per anni la sua mania omicida sugli animali, decide che è giunto il momento di uccidere qualcosa di un po’ più grande, come un essere umano; Alyssa è una ragazza ribelle e lunatica, molto ribelle e lunatica, che cattura l’attenzione di James per il suo carattere rissoso e provocatorio. Un giorno i due si conoscono e, per sfuggire dalle rispettive situazioni famigliari entrambe estremamente problematiche, decidono di scappare insieme con la macchina del padre di lui. Da questo momento ha inizio la storia del loro viaggio.
The End of the F***ing World è quella serie tv che inizi un po' per caso, quando non hai idea di cosa guardare o non sei nemmeno troppo convinto di voler guardare qualcosa, che cattura la tua attenzione e potrebbe fare al tuo caso perché la trama sembra abbastanza interessante e gli episodi sono pochi e brevi.
Le prime cose che colpiscono lo spettatore e che fanno apprezzare questa serie sono la storia assolutamente delirante, la colonna sonora orecchiabile, la fotografia impeccabile e la comicità.
James e Alyssa sono due personaggi non equilibrati che, messi insieme, danno vita a dialoghi e situazioni al limite delle convenzioni sociali, non sono particolarmente imbarazzati dai loro pensieri e la maggior parte delle volte dicono quello che pensano parlando senza filtri. Come in tutti i road movie, entrambi dovranno affrontare una serie di situazioni che presentano delle difficoltà che li porteranno a cambiare e maturare.
Purtroppo la loro caratterizzazione non mi ha convinto troppo: per quanto siano dei personaggi completamente al di fuori di ogni schema e che in molte situazioni si comportano in un modo impensabile per (quasi) ogni essere umano  e che quindi a livello di intrattenimento svolgono il loro compito , sotto sotto non sono stati sviluppati affatto bene. C’è un episodio centrale nella storia che segna distintamente un prima e un dopo, e la caratterizzazione di James e Alyssa è troppo estrema sia prima che dopo, non c’è  un’evoluzione raccontata bene e per questo appaiono fin troppo forzati sia i primi che la seconda.


L’intera serie si basa su un tipo di umorismo che scaturisce dallo scontrarsi di scene che lì per lì sembrano divertenti ma che, riflettendoci su, in realtà scherzano su situazioni anche molto pesanti perché portano in loro delle problematiche importanti. Non si tratta quindi solo di umorismo fine a se stesso, ma di un umorismo che episodio dopo episodio porta a un ribaltamento quasi totale del genere della serie tv: da comica a drammatica. James e Alyssa si scoprono vittime della loro stessa vita e della loro famiglia, quel riso scanzonato diventa un riso amaro.
Con gli episodi, la loro situazione famigliare verrà approfondita sempre di più e metterà in luce figure genitoriali totalmente incapaci di prendersi cura di se stesse, figurarsi dei propri figli — motivo per il quale James e Alyssa decidono di scappare —, e le loro azioni (o meglio, la mancanza di esse) hanno delle ripercussioni significative sui ragazzi. Non sono solo i genitori dei due ragazzi ad essere dei completi incapaci, ma tutti gli adulti in questa serie non sono stabili e responsabili, sono persone negative e non riescono a produrre dei risultati.
Anche in questo caso secondo me, purtroppo, questa serie tv non è molto forte proprio perché i personaggi sono cambiati così tanto e così in fretta che l’intera situazione non riesce ad essere così d’impatto come invece vorrebbe essere e veicolo di riflessioni un po' più serie. Non ho trovato quello spessore drammatico che riguarda il racconto di ragazzi che crescono e delle difficoltà che questo comporta molto semplicemente perché l’evoluzione di James e Alyssa è stata troppo veloce e netta, non è stata giustificata e per questo non ha spessore: da gioventù ribelle a star-crossed lovers.
Andando più sul tecnico, ho trovato un modo di gestire le inquadrature molto simile a quello di Wes Anderson, veloce, dinamico e quasi ossessivo, che ben si addice al gioco di flashback e flashforward e che rendono la serie facilmente godibile e fruibile. Interessante anche il filtro sui toni caldi (marrone, rosso, arancione, giallo), che crea atmosfere cupe e coinvolge nella visione.
Per quanto riguarda gli attori, ho trovato Alex Lawther un ottimo James psicopatico (ma d’altronde non poteva non essere così da quel famoso Shut Up and Dance di Black Mirror) e Jessica Barden un’ottima Alyssa schizzata (che riprende un po’ di malizia dalla Justine di Penny Dreadful). Essendo James e Alyssa due personaggi centralissimi nella storia, gli altri personaggi-e-attori vengono un po’ lasciati ai margini, ma tra tutti mi è piaciuta tantissimo Eunice ovvero Gemma Whelan ovvero Yara Greyjoy di Game of Thrones: è un’attrice fenomenale e per un buffo gioco degli eventi mi sono ritrovata ad apprezzarla in diversi ruoli in serie tv che ho visto una dopo l’altra (The Crown, Upstart Crow, The End of the F***king World).
Continuerò la visione (se verrà confermata la seconda stagione) perché per me The End of the F***ing World è comunque una serie piacevole e di intrattenimento, con spunti molto interessanti ma che non riesce ad andare oltre i limiti che si è auto-imposta, con una bella fotografia e una bella colonna sonora.
Per la brevità e l’intrattenimento vi consiglio comunque di provare a guardarla, potreste inaspettatamente appassionarvici (soprattutto se rientrate nel target dei due protagonisti).


★★★½ 
Good. :)

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