martedì 26 settembre 2017

ULTIME LETTURE: Il racconto dell'ancella, Jeremy Poldark, Sacred Heart

Ciao a tutti!
Oggi vorrei condividere con voi il mio pensiero su tre volumi letti recentemente in ebook: Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, Jeremy Poldark di Winston Graham (grazie SONZOGNO!) e Sacred Heart di Liz Suburbia (grazie ERIS EDIZIONI!). Vi ho lasciato anche un brevissimo parere sulle trasposizioni di The Handmaid's Tale e di Poldark.
Fatemi sapere se avete letto questi titoli o se avete intenzione di farlo, e se seguite le rispettive serie tv. :)


Il racconto dell’ancella
The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood

Ponte alle Grazie  1 Giugno 2017  398 pagine  16,80 €  ITA

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono diventati uno stato totalitario conosciuto come Repubblica di Galaad basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne che sono ancora in grado di avere figli ricoprono il ruolo di Ancelle, le altre sono ridotte in schiavitù. Difred è un’Ancella e, attraverso il suo racconto, muovendoci tra passato e presente, scopriamo le cause e i meccanismi sui quali si basa questa società distopica fortemente regredita e oppressiva.
Il racconto dell’ancella è il secondo romanzo di Margaret Atwood che leggo e anche questa volta è riuscita a colpirmi con la descrizione di un mondo non così tanto lontano dal nostro che potrebbe costituirne un (più che) probabile futuro.
In questo romanzo nello specifico la Atwood affronta la questione femminile, il controllo e la strumentalizzazione del ruolo e del corpo femminile. Nella Repubblica di Galaad le donne hanno perso ogni diritto e vengono catalogate in base alla loro funzione, il racconto di Difred è una vivida testimonianza di come le Ancelle vengano ridotte a meri strumenti per la riproduzione con il fine di preservare la specie umana dall’estinzione.
La sola idea di perdere ogni libertà e di non poter decidere cosa fare della propria vita, del proprio corpo, è agghiacciante. Dall’altra parte, Il racconto dell’ancella è un romanzo suggestivo, che cattura, grazie all’attenzione e alla meticolosità che la Atwood ha dedicato nell’elaborare, nel descrivere e nel narrare di questo mondo distopico, della sua gerarchia e del ruolo di ogni singola persona, in particolare quello delle donne e soprattutto quello delle Ancelle. Succede poco, ma la forza delle scene descritte e le riflessioni della protagonista riguardo cosa ha intorno e cosa le succede sono molto, molto forti e vivide. Uno scossone che non lascia indifferenti.
L’intero discorso inerente alla questione femminile e il modo in cui viene strumentalizzata la religione per giustificare le azioni di questa Repubblica sono le parti che mi sono piaciute di più dell’intero romanzo, le ho trovate impeccabili. Purtroppo per l’ultima parte e il finale ho un’opinione completamente diversa: ho trovato tutto troppo frettoloso e troppo semplice rispetto a tutto ciò che Difred ci ha sempre detto di Galaad, ci sono alcune questioni rimaste in sospeso ed episodi messi lì che sembrano non avere un loro senso nella logica degli eventi. Su queste cose posso “tranquillamente” sorvolare perché, dal mio punto di vista, la Atwood più che voler raccontare una storia ha voluto illustrare un mondo portato all’estremo e l’effetto che ha sulle persone. Facendo questo tipo di ragionamento, riesco a farmi andare (più o meno) bene alcune cose, ma rimane comunque la delusione di un finale troppo sbrigativo e, di nuovo, semplice. Geniale, senza dubbio, ma mi ha lasciato non troppo convinta.
Il racconto dell’ancella rimane indiscutibilmente un libro interessante, che tratta temi molto importanti e che offre ottimi spunti di riflessione. Seppur sia stato scritto nel 1985, è un romanzo ancora attuale — fin troppo attuale.

THE HANDMAID'S TALE: Ho visto i primi due episodi e li ho trovati molto fedeli al libro, in sostanza lo riassumono già nei suoi eventi principali. Il problema che ho — e non riesco a capirne il motivo  è che mi è diventata antipatica (la serie tv) e non sono più riuscita a continuare. Quello che ho visto mi è piaciuto molto, ma penso che per me il romanzo sia stato più che sufficiente.

Jeremy Poldark
Jeremy Poldark di Winston Graham

Sonzogno  7 Settembre 2017  336 pagine  18,00 €  ITA

Jeremy Poldark riprende le vicende da dove si era concluso il romanzo precedente, Demelza, ovvero poco dopo il naufragio e la morte della piccola Julia, la figlia di Ross e Demelza. Ross è sotto processo per il saccheggio delle navi e rischia l’impiccagione, Demelza fa tutto il possibile per riuscire a tirarlo fuori da questa situazione.
Questo terzo volume della saga familiare sui Poldark di Winston Graham si presenta come un romanzo cupo e doloroso, con un Ross e una Demelza sempre più lontani e adesso anche separati, alle prese con il tradimento del cugino Francis e vittime delle macchinazioni di George Warleggan. Tuttavia, anche nei momenti di sconforto e quando tutto sembra perduto, una piccola speranza riesce sempre ad affacciarsi e a dare forza alla coppia. La vita per loro non potrà mai consistere in una felicità piena e assoluta, con il ricordo di un amore lontano e mai vissuto sempre presente, ma i due protagonisti, con i rispettivi spiriti e caratteri tanto simili quanto opposti, riescono comunque a far fronte a qualsiasi difficoltà.
Uno dei grandissimi pregi di Winston Graham è quello di essere riuscito a plasmare dei personaggi pienamente umani, con pregi e difetti, punti di forza e debolezze, che commettono errori e cercano di porvi rimedio. L’esempio lampante sono proprio Ross e Demelza: il primo, tornato dalla guerra in America testardo e sprezzante, dopo la delusione amorosa con Elizabeth, è riuscito a sistemare la sua proprietà di Nampara e lotta per salvare la sua miniera e i minatori, ma continua a fare passi falsi e a cedere al proprio istinto senza prima fermarsi un attimo a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni; la seconda, con un carattere altrettanto indomito e indipendente, sa come riprendere Ross e farlo ragionare, ma sa anche giocare le sue carte nelle occasioni più disparate.
Ad accompagnare Ross e Demelza tornano Verity e il Capitano Blamey, felici insieme e alle prese con la nuova famiglia appena formata; Elizabeth e Francis, sempre più fragile e tormentato; e il dottor Enys, a cui viene affiancata una frizzante Caroline Penvenon.
Questo senza dimenticare la Cornovaglia, terra teatro delle vicende umane di tutti questi personaggi tanto affascinante e poetica quanto aspra, ribelle e impetuosa — un po' come Ross.
La saga dei Poldark è ricca e appassionante. Dodici libri sono tanti ma sono volumi che vanno via che è una bellezza.

POLDARK: La serie tv Poldark riadatta Jeremy Poldark nella prima parte della seconda stagione. Questa seconda stagione non mi ha preso tantissimo: il nucleo centrale consiste sempre nelle disavventure amorose ed economiche dei vari personaggi, ma il tutto procede con un ritmo altalenante che un momento riusciva a coinvolgermi e l'altro mi annoiava, a differenza del romanzo che è riuscito sempre a intrattenermi. Se sono arrivata alla fine della stagione è stato tutto merito di Demelza, a Ross avrei spaccato volentieri una sedia in testa. Sono contenta però di essere sopravvissuta a questa seconda stagione perché la terza, che riadatta The Black Moon e The Four Swans, è bellissima, quindi i libri saranno meravigliosi.

Sacred Heart
Sacred Heart di Liz Suburbia

Eris Edizioni  1 Settembre 2017  312 pagine  19,00 €  ITA

Ad Alexandria tutti gli adulti se ne sono andati e non sono ancora tornati. In città sono rimasti solo i ragazzi che, giorno dopo giorno, si trascinano in una routine fatta di scuola alla mattina, pigri incontri al pomeriggio e concerti in locali punk-rock alla sera. Ben e sua sorella Empathy sono due dei tanti ragazzi rimasti da soli in città che cercano di ingannare il tempo in questo modo. L’unica scossa è data da una serie di macabri omicidi di cui però nessuno sembra interessarsi davvero.
Sacred Heart è la versione corretta e rivisitata dell’omonimo web comic pubblicato da Liz Suburbia sul suo sito web. Non si presenta semplicemente come una graphic novel sull’adolescenza ma vuole affrontare la linea di demarcazione tra l’infanzia e l’età adulta — cosa succede quando si passa dall’altra parte, in un territorio del tutto sconosciuto — e il rapporto tra fede e religione, sesso e amore.
Se devo considerare Sacred Heart da un punto di vista puramente letterale (che per me combacia con la fase dell'immediato post-lettura), direi che non mi è piaciuto e non è riuscito a convincermi. È tutto strano, stranissimo, e ci sono circa un milione di domande rimaste senza risposta: Dove sono finiti gli adulti? Perché questa cosa non ha senso eppure viene raccontata? Perché questo personaggio sta agendo / ha agito in questo modo? Davvero finisce così?
Ma se si prova ad andare a fondo nella questione, ecco che si aprono diverse porte. Alexandria è una città priva di ogni elemento caratterizzante così da poter essere paragonabile a una qualunque cittadina americana, un semplice sfondo sul quale si muovono personaggi altrettanto spersonalizzati e ordinari. Questi sono degli adolescenti lasciati in balia di quel turbine fatto di confusione e impulsi che, se lasciato a sé stesso, senza controllo o guida, può trasformarsi in senso di onnipotenza. I giovani abitanti di Alexandria sono fragili, potenzialmente in bilico, e ognuno di loro cerca la sua personale valvola di sfogo per esprimere il suo disagio. C’è quindi chi, per ingannare la noia, si getta tra le braccia dell’amore, della fede o dell’arte, impossibilitato dal non poter affrontare il proprio tumulto interiore in modo razionale e adulto.
Di Sacred Heart mi ha colpito fin da subito in positivo la protagonista Ben: una ragazza come tante altre che se ne va in giro con il suo cane, una tosta che riesce a fare amicizia con tutti ma che ci tiene a farsi carina in determinate situazioni, la cui particolarità è quella di fare tatuaggi.
Lo stile di Liz Suburbia è diretto e graffiante: con pochi tratti mette su scenografia, personaggi e drammi adolescenziali in vignette in bianco e nero, a volte essenziali e altre volte affollate e compulsive.
Sacred Heart è il racconto di un’adolescenza senza freni e senza limiti a ritmo di musica punk, nel bene e nel male. Non saprei dire se alla fine mi è piaciuto oppure no e in quale misura, ma sono comunque contenta di averlo letto perché Ben mi è piaciuta fin da subito e mi sono piaciuti anche alcuni singoli episodi, tra i quali quello "raccontato" dal punto di vista del cane della ragazza.

2 commenti:

  1. Come sai, la penso esattamente come te riguardo a Il racconto dell'ancella! La serie TV io sono lì lì che dico "sì, la guardo" ma ancora non ho avuto il coraggio (?) di iniziarla :P

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    1. Non so se è più normale te che dici di volerla iniziare ma poi non la inizi o il fatto che a me è diventata antipatica dopo due episodi .___. perché??

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Grazie! Risponderò presto al tuo commento. (◠﹏◠✿)