venerdì 17 novembre 2017

RECENSIONE: Uprooted di Naomi Novik

Ciao a tutti!
Oggi vi lascio la recensione di Uprooted di Naomi Novik, un romanzo che ho letto nei primi mesi di quest'anno ma di cui non vi avevo parlato e che è stato recentemente tradotto dalla Mondadori con il titolo Cuore Oscuro.


Uprooted
di Naomi Novik

Pan  1 Marzo 2016  448 pagine  7,69 €  ENG
Agnieszka è una contadina diciassettenne goffa e sgraziata che vive insieme alla famiglia in un piccolo villaggio del regno di Polnya. Su tutti loro incombe la presenza maligna del Bosco, che sta progressivamente divorando l'intera regione. Per mantenere al sicuro se stessi e i loro villaggi dalle minacciose creature del Bosco e dai sortilegi mortali che lì si compiono, tutti gli abitanti della valle si affidano a un misterioso e solitario mago noto con il nome di Drago. Quest'ultimo sembra l'unico, infatti, in grado di controllare con la sua magia il potere imperscrutabile e oscuro del Bosco. In cambio della sua protezione, però, l'uomo pretende un tributo: ogni dieci anni avrà la possibilità di scegliere una ragazza tra le diciassettenni della valle e di portarla con sé nella sua torre. Un destino a detta di tutti terribile quasi quanto finire nelle grinfie del Bosco. Con l'avvicinarsi del giorno della scelta, Agnieszka ha sempre più paura. Come tutti dà infatti per scontato che il Drago non potrà che scegliere Kasia, la più bella e coraggiosa delle "candidate" nonché sua migliore amica. Ma quando il Drago comunica la sua decisione, lo sgomento è generale.

My rolling thought
Magic was singing in me, through me; I felt the murmur of his power singing back that same song.
Agnieszka vive in un piccolo villaggio circondato da una Foresta oscura, misteriosa e malvagia che vuole espandersi, e dalla quale nessuno è tornato vivo o, se l’ha fatto, è tornato profondamente cambiato. Il signore della valle in cui sorge il villaggio è il Drago, un potente stregone che vive in una torre e che con la sua magia respinge gli attacchi della Foresta contro il villaggio. In cambio della sua protezione chiede che ogni dieci anni gli venga consegnata una ragazza della valle di diciassette anni da tenere con sé nella torre per dieci anni. Agnieszka e la sua migliore amica Kasia sono nate nell’anno del Drago, ovvero avranno l’età giusta quando il Drago dovrà compiere nuovamente la sua scelta. La famiglia di Agnieszka non vive nel timore che il Drago scelga proprio lei perché, solitamente, porta via con sé ragazze molto dotate. Tutti sono convinti che la prescelta sarà Kasia, che è bella, gentile, perfetta e piena di doti, tutto il contrario di Agnieszka, che invece non è bellissima, è sbadata, disordinata e trascurata. Ma il Drago stupirà tutti scegliendo proprio lei.
Uprooted è un romanzo fantasy autoconclusivo che si ispira alle fiabe e al folclore polacco, interessi che Naomi Novik ha ereditato dai racconti della madre e della nonna, appunto di origini polacche. L’intento dell’autrice nella scrittura di questo retelling è stato quello di riproporre una fiaba per bambini ad un pubblico leggermente più grande, ovvero di ragazzi. Quindi le parole chiave che si potrebbero assegnare ad Uprooted sono fantasy - retelling - young adult.
Per quanto riguarda l’ambientazione polacca devo dire che, a parte i nomi dei personaggi (Agnieszka, Kasia), alcune figure tradizionali (come la babayaga) e termini specifici, non mi è sembrato un fantasy troppo attaccato a questa terra ma più agganciato a un’atmosfera fiabesca in generale, soprattutto per via dell’elemento magico e del personaggio della Foresta.
Le vicende in Uprooted si suddividono nettamente in due parti. La prima parte è quella relativa all’apprendistato di Agnieszka presso la torre del Drago, che scopre pian piano il mondo della magia e cosa c’è realmente dietro il tributo che lo stregone esige ogni dieci anni dal villaggio. È una prima parte fin troppo lunga e prolissa, che in certe parti si trascina letteralmente, soprattutto confrontadola con la seconda, che ha un ritmo molto affrettato e serrato. Questa seconda parte si concentra sulla lotta di Agnieszka e il Drago contro la Foresta e sui loro rapporti con i rappresentanti della corte del Regno.
Ho apprezzato molto l’ambientazione, ben definita, suggestiva e particolare. Si respira l’atmosfera tipica delle fiabe e lo stile di scrittura di Naomi Novik, molto descrittivo negli avvenimenti e nei luoghi, è così evocativo che sembra davvero di stare nel piccolo villaggio di Agnieszka, nella Foresta o nella torre del Drago. Il fatto che la storia sia narrata dal punto di vista della protagonista rende ancora più forte l’identificazione con lei e l’immersione totale nel suo mondo.
Allo stesso modo ho apprezzato gli elementi legati alla magia, molto affascinante e ben costruita: ogni incantesimo ha delle caratteristiche precise  due incantesimi anche molto diversi tra di loro possono essere complementari, ad esempio  e ognuno porta la firma di chi l’ha lanciato.
La Foresta è il grande personaggio e il grande antagonista di questa storia: è un’entità viva e malvagia, piena di creature pericolose e pregna di una magia antica e potente. È una fine stratega e con le sue trappole vuole espandersi, conquistare e annientare i piccoli insediamenti circostanti, avvolgendoli e trascinandoli nel nulla. Nelle fiabe la foresta svolge un ruolo importantissimo, e in Uprooted ha tutto lo spazio che si merita e un’ottima caratterizzazione.
Oltre la Foresta, i personaggi principali sono essenzialmente due: Agnieszka e il Drago. Agnieszka mi è piaciuta e non mi è piaciuta: il suo percorso di maturazione è evidente ed è molto ben caratterizzata, ma proprio alcuni lati di questa sua caratterizzazione me l’hanno fatta diventare leggermente antipatica. Il Drago è fin dall’inizio un personaggio molto misterioso e fino a quando non entra in scena non si sa nemmeno che aspetto abbia. Questo mi è piaciuto perché la caratterizzazione centra in pieno l’essenza del personaggio. Il rapporto tra i due all’inizio è conflittuale, si odiano in tutto e per tutto — Agnieszka perché non sa cosa vuole farle il Drago e il Drago perché vuole che Agnieszka sia una ragazza pulita, ordinata e di compagnia — ma, parallelamente alla crescita di entrambi, ci saranno dei cambiamenti anche in questa direzione.
Naomi Novik però cade negli errori più tipici del genere: Agnieszka prende decisioni affrettate sulla base dei sentimenti, contro i consigli e ciò che le ha insegnato il Drago e contro le regole della magia, però alla fine riesce sempre ad averla vinta. Non è credibile, soprattutto alla luce del fatto che tutti, anche il Drago che è il più grande stregone del Regno, impiegano anni e anni per imparare incantesimi e pozioni e per gestire la magia, e lei che non riesce nelle magie di base ha successo in quelle più potenti.
Non c’è fiaba senza morale: Uprooted insegna che bisogna guardare le situazioni non solo da un punto di vista e che si possono (e si devono, aggiungerei) risolvere le situazioni in cui c’è più scontro e attrito non ricorrendo alla violenza.
Uprooted è un buon romanzo che può accontentare un ampio bacino di lettori (gli amanti del fantasy, delle storie d’amore e di amicizia, dei retelling e tutti coloro che sono entrati in fissa con La Bella e la Bestia dopo il live action!), quindi lo consiglio. :)

★★★½
Good. :)

martedì 14 novembre 2017

FOCUS ON Courtney Summers

Ciao a tutti!
Rispolvero questa sorta di rubrica per parlarvi di una delle mie scrittrici contemporary young adult preferite: Courtney Summers. Nonostante la grandissima quantità di libri di questo genere che vengono tradotti e/o pubblicati, qui da noi Courtney Summers è ancora sconosciuta ed è un grandissimo peccato perché è una scrittrice validissima. Ve la presento con questo post se ancora non la conoscete. Cerchiamo di darle un pochino di visibilità, magari qualche casa editrice ci pensa su e ce la porta. :3

Umana, voglio le lucine.

Courtney Summers è nata in Belleville, Ontario, Canada nel 1986 e attualmente risiede in una piccola città non molto lontano. A quattordici anni, e con la benedizione dei suoi genitori, ha lasciato la scuola per dedicarsi alla sua educazione autonomamente. A diciotto anni ha scritto il suo primo romanzo. Il suo primo romanzo, Cracked Up to Be, è stato pubblicato nel 2008, quando aveva ventidue anni. Da qui, ha pubblicato cinque romanzi ed è famosa per le sue protagoniste femminili problematiche e caparbie.

Romanzi:
  • Cracked Up to Be (2008);
  • Some Girls Are (2010);
  • Fall for Anything (2010);
  • THIS IS NOT A TEST: This is Not a Test (2012), Please Remain Calm (2015, novella sequel);
  • All the Rage (2015).
Racconti in raccolte con altri autori:
  • Defy the Dark (2013);
  • Violent Ends (2015);
  • Here We Are: Feminism for the Real World (2017).

In Cracked Up to Be la protagonista è una ragazza che, da un giorno all’altro, si ritrova dall’essere il capitano della squadra di cheerleader, la fidanzata del ragazzo più popolare della scuola e una brillante studentessa, all’essere ignorata e lasciata da sola e in disparte da tutti.
Anche la protagonista del secondo romanzo della Summers, Some Girls Are, è un ragazza che è passata dalle stelle alle stalle ed è vittima dei pettegolezzi dei suoi compagni e quelli che considerava suoi amici. Rimasta da sola, diventa la migliore amica dell’altro ragazzo disadattato della scuola, che lei stessa insieme ai suoi vecchi amici bullizzava.
Fall for Anything è invece la storia di una ragazza che non riesce a superare il suicidio del padre, fotografo di grande fama e brillante insegnante, quindi è alla disperata ricerca di un motivo che possa spiegare questo gesto estremo.
Nella serie This is Not a Test un gruppo di sei ragazzi deve affrontare non solo la fine del mondo ma anche un’invasione zombie.
In All the Rage la protagonista non viene creduta da nessuno quando mette allo scoperto il lato oscuro del figlio dello sceriffo, che tutti considerano un ragazzo d’oro.
Al momento Courtney Summers sta lavorando al suo prossimo romanzo, su Goodreads è comparsa la seguente descrizione: It’s a road trip novel. It will hurt A Lot. Prepare yourself now. Sempre su Goodreads, la Summers ha scritto che si augura di poter condividere con i lettori qualche dettaglio in più entro la fine dell’anno.

Ti rovinerò ogni singola foto con la mia regale presenza se non mi dai le lucine.

La maggior parte dei romanzi di Courtney Summers sono di ambientazione scolastica, come  Cracked Up to Be, Some Girls Are e All the Rage. I primi due in particolare sono molto simili tra di loro, tanto che sono stati pubblicati insieme in un'edizione che porta il titolo What Goes Around. This is Not a Test è su toni apocalittici mentre in Fall for Anything ci si concentra più sull’ambiente famigliare.
Questi cinque romanzi (più novella sequel) condividono le stesse tematiche, di cui sono portavoci le ragazze protagoniste della Summers: morte, suicidio, stupro, violenza fisica e mentale.
Si tratta di storie molto intense e pregne che affrontano tematiche importanti. Non sono molto lunghe, e il ritmo di narrazione serrato coinvolge sia sul piano della lettura che su quello delle problematiche affrontate.
Il primo romanzo di Courtney Summers che ho letto è stato This is Not a Test (QUI), ed è quello che consiglio sempre se ci si vuole approcciare a questa scrittrice (con annessa novella sequel, QUI). Il mio romanzo preferito della Summers è però Fall for Anything (QUI), ed è sempre il mio secondo romanzo consigliato di questa scrittrice. La triade Cracked Up to Be - Some Girls Are - All the Rage non è meno “bella”, interessante o valida... alla fine dipende un po’ dalla tipologia di storia che si vuole leggere, visto che comunque tutti e cinque affrontano le tematiche menzionate in precedenza.
The sooner you make a mistake and learn to live with it, the better. You're not responsible for everything. You can't control the way things end up.
Questa è quindi una breve panoramica su Courtney Summers. Fatemi sapere se già la conoscevate, se avete letto qualcosa di suo e cosa, oppure se vi sembra una scrittrice interessante e siete intenzionati a darle una possibilità (fatelo!). A presto!

venerdì 10 novembre 2017

Ossa perdute di Annalisa Liverani

Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi di Ossa perdute di Annalisa Liverani, un fumetto troppo carino che ho scoperto al
Lucca Comics & Games. Vi anticipo che mi è piaciuto tantissimo, è una settimana che me lo porto dietro ovunque e lo sfoglio in continuazione. È pastelloso e ci sono gli unicorni, lo adoro. ♥︎ L’ho scoperto perché sono stata colpita dallo stand, anch'esso pastelloso e decorato con edera e cristalli, oltre che dagli oggetti in vendita. E nulla, volevo parlarvene :) spero possa incuriosire/entusiasmare anche voi!


Ossa perdute
di Annalisa Liverani

17x24 60 pagine   a colori
Quando Lily scopre il contenuto di un vecchio baule si ritrova immersa in una fiaba dai risvolti grotteschi e scoprirà la verità su un orribile fatto accaduto molti secoli prima.

My rolling thought
Stai per varcare la soglia del portale per il Regno dell'Oltre. Non avere paura delle ossa che vedi, non c'è malvagità in questo luogo.
Nell'estate dei suoi quattordici anni Lily si trasferisce con i suoi genitori nella vecchia casa dei nonni, rimasta vuota per anni. La villa è circondata da una fitta foresta, scura e inquietante, che esercita su Lily un grande fascino ma ha troppa paura per addentrarcisi. Non si tira indietro invece dall'esplorare la villa: durante uno dei suoi giri, entra in una stanza nella quale non le è mai stato permesso di entrare e trova un baule bianco chiuso a chiave, chiave che lei possiede avendola trovata anni prima. Nel baule trova quello che sembrerebbe un teschio di unicorno con quattro occhi, nulla di strano considerando che i nonni avevano un negozio di antiquariato e amavano collezionare oggetti. Quello che Lily ancora non sa è che, aprendo il baule e scoprendo il teschio di unicorno, ha liberato due entità, una benevola e l'altra malvagia.


Ossa perdute è un fumetto breve che, in quaranta pagine tinte dalle sfumature del rosa, mescola elementi magici e fiabeschi a situazioni oscure e grottesche — e anche abbastanza macabre e inquietanti.
Ci sono unicorni che possono assumere forma umana, streghe con e senza poteri, antiche leggende, vecchi malefici, luoghi incantati, foreste sinistre, teschi con quattro occhi, cristalli di protezione… ma anche gatti cicciosi, dolcetti deliziosi, una mamma che realizza bambole e un papà tutto d’un pezzo che non dà ascolto ai deliri di una vecchietta. Potrebbe sembrare un’accozzaglia di cose messe insieme solo perché sono carine (e sono carinissime!) ma nell’arco della storia dimostrano una loro organicità e sono tutte legate da una serie di parallelismi.
Mi è piaciuto molto il fatto che ci sia una storia nella storia e che le sia stato dedicato uno spazio importante: l’antica leggenda che la signora Flowers racconta a Lily non è riportata solo a voce ma anche visivamente. È una storia molto bella e coinvolgente, e può funzionare anche in forma autonoma dalle vicende principali.
Essendo un fumetto breve, la protagonista Lily è al centro sia della storia che della maggior parte delle vignette. Devo dire però che ho provato molta simpatia per due personaggi che addirittura non compaiono mai fisicamente nella storia, ovvero i due nonni, che mi sono arrivati come due personaggi bizzarri e particolari, appassionati collezionisti di oggetti altrettanto bizzarri e particolari. Lily è una ragazza e una protagonista molto tranquilla e pacata, dimostra la sua personalità attraverso i dettagli — i suoi outfit mi sono piaciuti molto e sono solo un esempio che dimostra l’attenzione generale che c’è stata nei confronti dei particolari, quindi non solo per gli abiti.
Il tratto è molto dolce e morbido, mi ha trasmesso tanta serenità. Ho adorato le figure intere (come quella di Moondance) e i fondali, dove abbondano il bianco e le sfumature di rosa e azzurro.
Se vi piacciono gli unicorni e i colori pastello, Ossa perdute fa assolutamente al caso vostro. Mi ha ricordato per certi versi il film di Coraline, in rosa invece che in blu e con gli unicorni al posto dei gatti!

✰ ✰ ✰

Potete trovare l'autrice su: INSTAGRAM FACEBOOK TUMBLR ETSY

martedì 7 novembre 2017

LUCCA COMICS & GAMES 2017

Ciao a tutti!
Anche quest’anno sono stata al Lucca Comics & Games, quindi vi beccate un bel post in cui chiacchiero e vi faccio vedere cose. Prima di cominciare vorrei segnalarvi il post che ho scritto l’anno scorso in cui vi spiego un po’ cos’è il Lucca C&G (ma sicuramente lo sapete già!) e vi do qualche consiglio utile se volete partecipare a questa fiera, giusto per non ripetermi: QUI. :)

Umana, sei di nuovo andata a Lucca!?

È stata la mia quinta volta (non consecutiva) al Lucca C&G e ogni volta è un’esperienza unica. Io sono sempre andata di sabato e di domenica, i giorni di maggiore affluenza, ma quest’anno sono andata il primo giorno, quindi mercoledì 1 Novembre. Non ero molto entusiasta di andare proprio in questo giorno perché la maggior parte degli ospiti c’è nel weekend, ma mi sono comunque accontentata perché volevo esserci (se vi state chiedendo perché sono andata di mercoledì e non di sabato o domenica, la risposta è questa: l’organizzazione che si occupa di mettere su l’autobus per andare a Lucca ha scelto il mercoledì). La svolta (!) nel mio umore c’è stata quando è stato annunciato che proprio di mercoledì una parte del cast di Stranger Things avrebbe tenuto un panel… e beh, che fortuna!?


Ed è proprio con Stranger Things che vorrei iniziare, anche perché tutto ciò che riguarda questa serie tv ha occupato la maggior parte della mia giornata.
Come prima cosa, appena arrivata, mi sono messa in coda per conquistare (sì, conquistare) un biglietto speciale per partecipare al panel. Sono arrivata circa alle otto e quarantacinque e non pensavo di trovare la fila che invece ho trovato! Per fortuna sono riuscita a prendere un biglietto e anche celermente, infatti la fila scorreva bene.
Successivamente mi sono diretta verso i padiglioni di Netflix, uno dedicato alle maggiori serie tv di questa piattaforma e l’altro interamente dedicato a Stranger Things. Sono entrata prima in quest’ultimo, un tunnel a tema che riprende elementi caratteristici sia della prima che della seconda stagione. Ho provato a realizzare un video per mostrarvelo, spero non vi faccia troppo schifo. ^^” Mi è piaciuto davvero moltissimo, le mie parti preferite sono state i giochi arcade (i giochi arcade! Ero una campionessa di Puzzle Bobble da piccola! *w*) e la riproduzione del salotto di casa Byers con le lucine e le lettere dell’alfabeto sulla parete. Alla fine del percorso si poteva scegliere un poster tra tre alternative, io ho scelto quello con Eleven. :3
Il padiglione Netflix non ha catturato molto la mia attenzione, semplicemente perché all’interno vi erano aree a tema di serie tv che non seguo, ma ho fatto incetta di spillette, quindi poco male. c:
Facciamo un piccolo salto in avanti e arriviamo al panel che si è tenuto nell’Auditorium San Francesco. Ho provato a fare delle riprese per mostrarvi qualcosa ma ero seduta troppo lontano, i video sono usciti sgranati e con un audio pessimo. Se vi può consolare, non sono riuscita a vedere nemmeno in faccia Natalia Dyer (Nancy), Charlie Heaton (Jonathan), Joe Keery (Steve) e Linnea Berthelsen (Kali)! Cosa posso dirvi di questi quattro giovani attori… sono stati davvero molto carini e interessati. Ho trovato le ragazze molto dolci e i ragazzi simpatici, tutti entusiasti e coinvolti per/in questa serie tv. Concludo condividendo con voi un altro colpo di fortuna — sono ancora incredula. o.o Alla fine dell’incontro sono stati estratti alcuni biglietti che hanno vinto un poster autografato da uno dei quattro attori. E sono stata chiamata anche io. O.O Quando hanno estratto il mio biglietto, i poster autografati da Joe Keery (uno dei miei preferiti nella seconda stagione) erano terminati e nella foga del momento ne ho afferrato uno a caso, portandomi a casa quello di Charlie Heaton (che ho già messo sotto chiave per paura di rovinarlo, anche perché parte dell’autografo è già andata via a contatto con gli altri nella pila).


Il resto della giornata l’ho passato a gironzolare qua e là e a fare file per incontrare gli autori e farmi fare qualche sketch, che vi mostro qui di seguito.
ERIS EDIZIONIMisdirection di Lucia Biagi
BAO PUBLISHINGGli anni che restano di Brian Freschi e Davide Aurilia ; Haxa 1. I confini del vento di Nicolò Pellizon
TUNUÉViktoria di Gaia Cardinali ; Watersnakes di Tony Sandoval
SHOCKDOMFrancis di Loputyn
AUTOPRODUZIONIOssa perdute di Annalisa Liverani ; Nel buio tra gli alberi di Giulio Macaione
Grazie a tutti. (ノ◕ヮ◕)ノ*:・゚✧
Non ho fatto molti acquisti perché non era la mia priorità, volevo principalmente vedere e scoprire cosa avevano gli stand. I miei unici acquisti sono stati Il canto delle onde di Marco Rincione e Loputyn, Ossa perdute di Annalisa Liverani e una sua stampa (+W+), Nel buio tra gli alberi di Giulio Macaione, una stampa di Sara Fabrizi. Mio fratello invece ha acquistato la trilogia di Alberto Madrigal, La notte dell’oliva di Giulio Mosca, una Nicotinals e si è fatto dedicare il secondo volume di Labadessa (penso che darò uno sguardo anche io a queste cosine).






Questo è davvero tutto! Non ho molte cose da dire perché è stata una giornata tranquillissima ed è passata in un baleno. In genere mi hanno sempre detto che i primi giorni di fiera sono quelli meno caotici rispetto al weekend ma credetemi, era comunque pienissimo di gente O.O probabilmente perché è capitato in un giorno festivo.
Una menzione speciale a Valy (SPARKLE FROM BOOKS) prima di concludere, che è sempre troppo carina con me e che mi ha recuperato nella folla del Padiglione Napoleone. ♥︎ 
Fatemi sapere se quest’anno avete partecipato anche voi e cosa avete fatto o se vi ha incuriosito qualche titolo di cui vi ho mostrato e vi farebbe piacere che ne parlassi in un post. Io posso dirvi che i miei momenti preferiti di questo Lucca C&G sono quelli legati a Stranger Things, non mi era mai capitato di fare delle esperienze simili e ne sono rimasta super-entuasiasta. Spero che non vi abbia annoiato con questo post, aspetto i vostri commentini. A presto! :3

venerdì 3 novembre 2017

ULTIME LETTURE: In viaggio nel tempo con il criceto di Ross Welford e Canto della pianura di Kent Haruf

Ciao a tutti!
Vi lascio un piccolo post di ultime letture per parlarvi di due libri che ho letto recentemente per la sfida di lettura Un libro al buio organizzata da Denise (READING IS BELIEVING).
In questa sfida è stato assegnato ai partecipanti un libro estratto a sorte fra quelli consigliati da un gruppo di blogger a seconda del genere scelto. C’è stata anche una sfida nella sfida, ovvero un titolo extra da leggere estratto fra tutti i libri consigliati senza distinzione di genere. Si poteva "conquistare" un bonus per concorrere al premio finale con due nominativi invece di uno concludendo le letture in metà del tempo previsto. Siccome mi spiego da schifo, vi lascio QUI il post introduttivo.
Io ho partecipato sia come suggeritrice di titoli che come concorrente e mi sono divertita molto, spero che Denise riproponga in futuro l’iniziativa. Dal momento che ho letto un libro molto carino e ho scoperto un nuovo autore, ho deciso di parlarvi brevemente anche qui delle due letture che mi sono state assegnate dal caso. :)


In viaggio nel tempo con il criceto
Time Travelling with a Hamster di Ross Welford

Rizzoli  23 Febbraio 2017  443 pagine  16,50 €  ITA
Il giorno del suo dodicesimo compleanno, Al riceve dalla mamma una lettera che suo padre Pi, morto quattro anni prima, ha lasciato per lui. Nella lettera, il papà gli chiede di fare una cosa molto coraggiosa, e soprattutto di nascosto da tutti: recuperare la macchina del tempo da lui progettata, e con quella tornare nel 1984, quando Pi aveva dodici anni, e quando accadde qualcosa che segnò la sua vita per sempre. Cambiando la storia, Al potrà forse salvare il suo papà. Ma a quale prezzo?
My rolling thought
La morte non è la fine. Come dice lo Sri Kalpana: “Vivi la vita così a fondo che quando la morte arriverà da te come un ladro nella notte, non sarà rimasto nulla che ti possa rubare”.
Albert Einstein Hawking Chaudhury, o più semplicemente Al, è un ragazzino di 12 anni molto sveglio e simpatico che ha perso il papà da qualche anno. Per il suo compleanno riceve una lettera scritta dal padre prima di morire contente una serie di istruzioni per viaggiare nel tempo e salvargli la vita.
In viaggio nel tempo con il criceto è un libro che si presenta con un titolo bizzarro, talmente bizzarro che però rispecchia in pieno qualcosa che farei io stessa se si potesse effettivamente viaggiare nel tempo!
Il libro di Ross Welford è originale, istruttivo, fa ridere e fa piangere. Mi sono piaciute un sacco le digressioni sul mondo della scienza e della fisica, nonché quelle sulla cultura indiana.
Il rapporto tra Al e i singoli membri della sua famiglia — di cui incontra diverse versione nei suoi numerosi viaggi nel tempo — è molto tenero e commovente, soprattutto quello con suo padre da bambino. La loro breve e intensa amicizia cambierà in qualche modo il corso degli eventi futuri?
È un bel libro di formazione per ragazzi apprezzabile anche da chi è più grande.
(Consigliato anche da Molly Brown per i gattini dai quattro mesi in su, non meno perché c'è una scena che riguarda un gatto che potrebbe impressionare i più giovani.)

★★★☆☆
Good. :)



Canto della pianura
Plainsong di Kent Haruf

NN Editore  19 Novembre 2015  301 pagine  18,00 €  ITA
Con "Canto della pianura" si torna a Holt, dove Tom Guthrie insegna storia al liceo e da solo si occupa dei due figli piccoli, mentre la moglie passa le sue giornate al buio, chiusa in una stanza. Intanto Victoria Roubideaux a sedici anni scopre di essere incinta. Quando la madre la caccia di casa, la ragazza chiede aiuto a un'insegnante della scuola, Maggie Jones, e la sua storia si lega a quella dei vecchi fratelli McPheron, che da sempre vivono in solitudine dedicandosi all'allevamento di mucche e giumente. Come in "Benedizione", le vite dei personaggi di Holt si intrecciano le une alle altre in un racconto corale di dignità, di rimpianti e d'amore. In particolare, in questo libro Kent Haruf rivolge la sua parola attenta e misurata al cominciare della vita. E ce la consegna come una gemma, pietra dura sfaccettata e preziosa, ma anche delicato germoglio.
My rolling thought 
C’è troppa solitudine qui.
Primo libro della trilogia sulla cittadina di Holt, Colorado, in cui Kent Haruf mette in scena le vicende personali, i drammi, i sogni e le speranze dei suoi abitanti, persone comuni con vite ordinarie ma straordinarie per la loro umanità.
La vita di alcune di queste persone si intreccia a causa di eventi occasionali che daranno il via a un piccolo cambiamento dopo l’altro, a partire da Tom Guthrie, insegnante di storia americana e padre di due fratellini, in un certo senso il punto di riferimento del romanzo.
Il filo narrativo che mi ha preso di più è quello legato alle vicende della giovane Victoria Roubideaux, cacciata di casa dalla madre e accolta in casa dagli anziani fratelli MacPherson, Harold e Raymond. Un rapporto non privo di incomprensioni, che si sviluppa timidamente e lentamente, ma che apre alla vita e all’affetto.
La vita è il filo comune delle storie che racconta Kent Haruf: la vita di un bambino appena nato, la vita che ricomincia dopo una relazione finita, la vita che si ritrova quando si è diventati adulti o anziani, la vita dopo la morte.
Ciò che ho apprezzato maggiormente di questo libro è lo stile di scrittura di Kent Haruf: sintetico, tende a togliere più che ad aggiungere e a lasciare all’interpretazione del lettore, ma riesce a comunicare molto con poco.
Probabilmente non avrei mai letto Canto della pianura se non mi fosse stato assegnato come titolo extra perché non è quel genere di libro a cui mi approccio di solito o che leggerei considerando solo la trama ma, visto che si tratta di una sfida e a me piace sempre scoprire qualcosa di nuovo, sono contenta di averlo letto e di aver scoperto Kent Haruf.

★★★☆☆
Good. :)

Fatemi sapere se anche voi avete partecipato a questa sfida e che titoli vi sono stati assegnati, se vi sono piaciuti oppure no. :) A presto!

martedì 31 ottobre 2017

IT

This is Halloween, this is Halloween ♪ che riecheggia in lontananza.

Ciao a tutti!
Non avrei mai pensato che sarebbe giunto questo giorno: io che mi metto a scrivere di Stephen King. Anzi, per essere più precisi: io che mi metto a scrivere di Stephen King in relazione a IT.
Ottobre è stato un mese di recuperi e di nuove conoscenze sia in ambito letterario che cinematografico: ho letto e scoperto Shirley Jackson e Agatha Christie, due scrittrici che infestavano i miei pensieri già da tempo, e, sull’onda dell’entusiasmo del remake, ho recuperato IT sia nella veste dell’indiscusso capolavoro letterario di King che in quella della mini-serie degli anni Novanta.
Oggi è il 31 Ottobre, IT. Capitolo I è al cinema già da qualche tempo ma immagino continuerà ad esserci ancora per qualche giorno, Stephen King è il Re del brivido e dell’orrore… quindi perché non parlarvi di IT in tutte le sue forme?
(Chiedo anticipatamente scusa agli amanti di King e agli esperti di cinema per le eventuali sciocchezze.)

Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti.
Leggere IT è stata un’esperienza unica e irripetibile considerando sia la sua mole che il suo contenuto. È un libro molto lungo e richiede del tempo, tempo per leggere tutte le 1200 pagine che lo compongono e tempo per andare in profondità nella storia. Per quanto mi riguarda sono stata molto veloce a leggerlo, ci ho messo meno di una decina di giorni ma solo perché sono entrata nel tunnel remake - mini-serie - libro (la lettura e le visioni sono avvenute praticamente in contemporanea, non riuscivo a venirne fuori) e perché ho avuto tempo per farmi assorbire completamente. Penso sia stata la lettura più estrema che abbia mai fatto e non credo che riuscirò a replicare l’impresa in futuro.
Complici di questa folle ossessione sono stati i personaggi e la storia, che non ti abbandonano facilmente. Stephen King è stato superbo nel mettere in piedi una storia di questa portata, una cittadina al completo, un mondo intero. Qualunque cittadina può essere Derry e qualunque ragazzino/ragazzina e qualunque uomo/donna può essere uno dei Perdenti per quanto King li ha resi non solo credibili ma anche reali attraverso il suo grandioso e minuzioso lavoro di costruzione e caratterizzazione.
Avevo già letto qualcosa di King prima di leggere IT, i romanzi più famosi (Shining, Misery, L’uomo in fuga), ma credo che questo romanzo racchiuda in sé tutta la sua essenza. Per questo, nonostante la lunghezza, lo consiglierei come una tra le prime letture per approcciarsi e per conoscere questo grandissimo scrittore. Ma è una lettura che va fatta anche perché è un pezzo di letteratura: non si può sapere cosa è IT vedendo solo i prodotti cinematografici derivati (per quanto validi possano essere), bisogna leggerlo.
In fondo questa non è solo la storia di sei ragazzi e una ragazza, nessuno dei quali molto felice, nessuno dei quali accettato dai loro pari, finiti casualmente in un incubo durante una calda estate quando Eisenhower era ancora presidente.
Il romanzo si compone di due linee temporali che si alternano tra di loro fino quasi a fondersi nell’ultima parte. La prima linea temporale è ambientata tra il 1957 e il 1958 e racconta gli eventi dei sette protagonisti principali quando sono ancora dei ragazzini, formano il club dei Perdenti e affrontano per la prima volta questa entità malvagia che loro chiamano It; la seconda è ambientata ventisette anni dopo, quando ormai Bill, Eddie, Ben, Beverly, Richie, Stan e Mike sono diventati adulti, si sono separati, allontanati da Derry e persi di vista, fino a quando una chiamata molto particolare li riunisce di nuovo nella loro città natale per onorare una vecchia promessa.
Queste sono le linee temporali principali che racchiudono il cuore di IT ma questo romanzo è fatto di tantissime trame e sottotrame, digressioni e testimonianze che Stephen King integra per mettere in piedi il grandioso personaggio che è la cittadina di Derry, Maine, e per connotare i personaggi umani — siano essi principali, secondari o anche delle comparse — e le entità in ogni loro più piccolo particolare attraverso le loro storie personali.
Protagonisti assoluti sono sette ragazzini che nel corso della storia si riuniscono tra di loro nel club dei Perdenti. Il primo nucleo è formato dai due amici Bill e Eddie: Bill è il fratello maggiore di Georgie, il famoso bambino con l’impermeabile giallo che durante una giornata di pioggia insegue la sua barchetta e viene ucciso da It; Eddie è un ragazzino piccolo e gracile, vittima dell’ipocondria della madre. A loro si unisce Ben, un ragazzino cicciottello dalla grande sensibilità e intelligenza, durante la sua fuga dai bulli. Il trio viene completato da Richie, un po’ il buffone del gruppo che sdrammatizza le situazioni più difficili con le sue battute e le sue voci, Stan, il più realista dei sette e appassionato di uccelli, Beverly, la sola ragazza del gruppo che subisce violenza sia psicologica che fisica dal padre, e Mike, l’unico ragazzino di colore di Derry che come Ben deve vedersela con i bulli per il colore della sua pelle.
King spende pagine e pagine e pagine per descrivere la loro amicizia, la forza della loro unione e la compattezza del loro circolo, tale da permetter loro di affrontare It non solo una ma ben due volte. Questo perché hanno la consapevolezza che non sono da soli ad affrontare It, ad affrontare le loro paure, ma possono fare affidamento l’uno sull’altro.
Per questo IT è un romanzo incentrato sulla paura e non è un romanzo su un pagliaccio assassino, l’immagine entrata nel repertorio comune per via del sottotitolo della mini-serie degli anni Novanta. Se IT parlasse davvero di un pagliaccio assassino, il libro sarebbe stato lungo nemmeno duecento pagine. Le apparizioni di It nel romanzo, e sotto forma di pagliaccio, sono pochissime.
Sembra che le cose brutte, le cose malvagie, trovino il terreno adatto in questa città.
Derry, la cittadina nel Maine in cui si svolgono le vicende, non è solo lo sfondo della lotta tra i Perdenti e It ma è un vero e proprio personaggio. King descrive Derry a lungo e in modo molto preciso: vengono descritti interi quartieri, strade, abitazioni, negozi, punti di riferimento e anche le persone che guardano le altre persone dal bordo della strada; ventisette anni dopo, vengono descritti quegli stessi luoghi e ogni più piccolo cambiamento che c’è stato.
Anche It appartiene a Derry, è legato ad essa. It, Pennywise il pagliaccio ballerino, Robert Gray, non è altro che tutta la cattiveria che risiede a Derry. Gli adulti di Derry dimenticano, fanno finta di non vedere tutto il male che c’è, ignorano, si girano dall’altra parte e sono anche bravissimi a farlo perché sono tutti sotto il controllo di It. Tutte le uccisioni e tutti i bambini scomparsi vengono liquidati con una facilità estrema, si trova ogni tipo di scusa per giustificare i fatti orribili che succedono. Questo è ciò che fa davvero venire i brividi ed è il vero racconto dell’orrore all’interno di IT.
It prospera tra questa cattiveria e si nutre delle paure delle persone, soprattutto dei bambini, che finiscono per diventare le sue vittime catturandole personificando la loro paura più grande, anche se sembra che il suo aspetto preferito sia proprio quello di un pagliaccio.
Come si può sconfiggere It? Sconfiggendo le proprie paure. IT è un romanzo molto profondo, una storia veramente bella sull’amicizia e sulla paura che si vive in ogni sua singola parola e pagina. Oltre che sbagliato, sarebbe riduttivo riassumerlo nel personaggio di un pagliaccio assassino. L’unica cosa che non mi è piaciuta è l’episodio che riguarda Beverly alla fine degli eventi nel 1958. Non direi che non l’ho capito, perché ho capito cosa voleva dire King, non mi è piaciuto e basta.


È impossibile trasportare sullo schermo 1200 pagine di romanzo quindi è normale aspettarsi tagli e modifiche più o meno grandi, che infatti ci sono stati sia nella mini-serie che nel remake. Non ci si può aspettare nemmeno tutto il lavoro di andare in profondità che King ha fatto con Derry, It e ogni singolo personaggio, ma nonostante questo il cuore della storia è stato mantenuto intatto in tutti e due gli adattamenti. 
La mini-serie si è presa più libertà rispetto al remake. Una delle differenze più evidenti, ad esempio, è che sono state modificate le paure di alcuni Perdenti, che fortunatamente nel remake sono state mantenute identiche.
La mini-serie è molto meno cruda rispetto al libro. Là dove King non si risparmia nel descrivere le sevizie che It infligge alle sue vittime, in questo primo adattamento le scene sono state auto-censurate con dissolvenze o altro o comunque si interrompono su gli atti più volenti e macabri, e non ci sono i riferimenti sessuali che invece ci sono nel romanzo. Tutto ciò probabilmente per evitare problemi di censura dall'esterno. Vedendolo (o rivedendolo) adesso, la paura non è più quel tipo di paura che poteva scatenare negli anni Novanta, in alcuni casi fa anche ridere. È per questi motivi che, per quanto possa esser fatta bene, questa mini-serie è figlia del suo tempo. Tim Curry che interpreta Pennywise è l’unico a salvarsi a livello di interpretazione all'azione del tempo e, anche se non è così spaventosa come può esserlo quella di Bill Skarsgård, il lavoro che ha fatto è più che apprezzabile e il suo It, che ha traumatizzato generazioni e generazioni, rimarrà nella storia.
Il remake nasce accompagnato da una serie di aspettative molto alte: adattare una delle opere maggiori di King anche alla luce del precedente adattamento e comprimere in due ore un romanzo di 1200 pagine.
Una prima soluzione molto intelligente, anche se si perde tutto il gioco dei piani temporali di King, è stata quella di optare per un Capitolo I e un Capitolo II, separando quindi il passato dal presente. Il regista poi è stato molto bravo nel rimanere fedele al romanzo nonostante i cambiamenti necessari alla storia — perché tutto quello che funziona su carta non necessariamente funziona su pellicola, ma anche per dare maggiore impatto visivo a determinate situazioni e per svecchiarle, renderle più vicine allo spettatore, pur conservando l'atmosfera da anni Ottanta (perché qui ci troviamo in questi anni). Parti anche importanti del libro mancano ma ci si rende conto che meglio di così non si poteva fare perché IT-romanzo è un universo enorme. 
Ho trovato la prima parte molto schematica e ripetitiva: Perdente che ha a che fare con It, Perdente che ha a che fare con It, Perdente che ha a che fare con It e avanti così fino a quando tutti i Perdenti si sono scontrati faccia a faccia con la loro paura. In questo modo si perde e non accresce quel senso di terrore e tensione che invece dovrebbe esserci. I personaggi dei Perdenti sono stati definiti molto meglio nella mini-serie, in questo remake continuavo a confonderli tra di loro e ci ho messo un bel po’ per riuscire finalmente a ricordarmi chi era chi. La seconda parte è decisamente migliore a livello di paura, è più coinvolgente e più inquietante, e mi ha coinvolto un sacco. La sequenza nella casa al 29 di Neibolt Street è magnifica: nella mini-serie manca ma qui è OHMIODIO anche più spaventosamente bella che nel libro.
Bill Skarsgård nei panni di It mi è piaciuto tantissimo, punta molto sulla fisicità e sulle espressioni del volto per incutere terrore. Nel film si vede poco (come il personaggio che interpreta nel romanzo) e quando c’è è raro che ci sia nella sua interezza, si tratta per lo più di ammiccamenti, apparizioni improvvise e sfuggenti. L’ho rivisto in lingua e il suo accento è fantastico, ancora più inquietante.
IT è un bel film horror — per quanto ne possa dire io che mi tengo il più possibile alla larga dai film horror —, anche se non mi sono spaventata come mi aspettavo e come avrei voluto (volevo spaventarmi anche con la mini-serie, ma niente anche con questa). Ho apprezzato molto determinate scene (come la suddetta nella casa) e il lavoro di attori e regista, adesso aspetto il Capitolo II sperando che sia altrettanto bello.


Adesso fatemi sapere voi: Avete letto IT, lo state leggendo, volete leggerlo, non volete leggerlo? Avete già visto o andrete a vedere il film? Cosa ne pensate? Avete visto la mini-serie? Insomma, raccontatemi. 🤡 🎈