lunedì 9 maggio 2016

BLOGTOUR: Il Segreto della Regina Rossa di A.G. Howard - Tappa #4: il Paese delle Meraviglie

HELLO, PLUMS!
Oggi sono felice di poter ospitare un nuovo blogtour dedicato ad un’altra delle mie serie preferite: Splintered di A.G. Howard, riscrittura delle due opere più famose di Lewis Carroll. Ho letto questa serie in lingua più di un annetto fa, e sono contentissima che l’abbiano tradotta in italiano e, soprattutto, conclusa.
QUI potete trovare le mie - vecchissime - recensioni. Devo dire che subito dopo aver concluso la lettura di Ensnared ero rimasta un po’ dubbiosa del finale ma ora, con il passare del tempo e la lettura di Untamed (la raccolta di novelle), riesco ad apprezzarlo mooolto di più. La chiudo qui, anche perché ho blaterato abbastanza qui sotto. Spero che la tappa possa piacervi. :-)


Il mio compito, per quanto riguarda questa tappa, è quello di parlarvi del Paese delle Meraviglie, ovvero dell’ambientazione del libro di Lewis Carroll Alice’s Adventures in Wonderland e di quella della serie Splintered di A.G. Howard.
Prima di farlo, però, vorrei lasciarvi i link alle precedenti tappe del blogtour e i dati del romanzo:

Il Segreto della Regina Rossa
Ensnared di A.G. Howard

Newton Compton  5 Maggio 2016  448 pagine  12,90 € • ITA
Dopo essere sopravvissuta al disastroso ballo, Alyssa si sente più coraggiosa che mai ed è decisa, nonostante sia una follia, a salvare i suoi due mondi e le persone che ama. Anche se questo significa sfidare Rossa, sua acerrima nemica, su un campo minato da trucchi e astuzie. E l’unico modo per raggiungere il Paese delle Meraviglie, ora che la tana del coniglio è chiusa, è quello di attraversare il Paese dello Specchio, una dimensione parallela popolata da pericolosi mutanti. Con l’aiuto del padre, Alyssa affronta così il viaggio verso il centro della magia e del caos alla ricerca di sua madre. Riuscirà, insieme a Jeb e Morpheus, a salvare il mondo dalla distruzione in cui è intrappolato?

W O N D E R L A N D

Il Paese delle Meraviglie si trova sottoterra (non a caso la prima versione della storia si intitola Alice’s Adventures Underground), e Alice riesce a raggiungerlo dopo aver attraversato la tana del Coniglio Bianco che si trova sotto una siepe nelle vicinanze del giardino in cui la bambina si trova insieme a sua sorella maggiore e alla sua gattina Dinah.
In realtà non abbiamo quasi mai descrizioni dei luoghi di cui Carroll ci parla, e le rare volte in cui ci sono gli scenari appaiono appena tratteggiati, come se fossero un semplice sfondo alle avventure di Alice.
Capiamo che siamo in un bosco, in una foresta o in un grande giardino da indizi come la presenza di fiori, erba, alberi e funghi. Tradizionalmente il bosco e la foresta sono i luoghi per eccellenza in cui si realizzano i riti di iniziazione, che si concludono con il passaggio dall’età della fanciullezza all’età adulta, e in cui magia, fantastico, forze irrazionali e naturali si incontrano e si scontrano. In una delle sue tante letture, il viaggio di Alice ha tutti gli elementi per essere paragonato a questo percorso di crescita; inoltre, il Paese delle Meraviglie è il regno del nonsense per via di tutti i giochi di parole, degli indovinelli, delle innumerevoli e talvolta assurde riflessioni di Alice, e di tutti i particolari personaggi che la bambina incontra, che rafforzano l’immagine di un luogo surreale, fatto di regole tutte sue, al di là del tempo e dello spazio.
Alice attraversa vari quadri, ciascuno dei quali costituisce un universo limitato, dai confini prestabiliti, netti e precisi. Ogni quadro è un mondo a se stante, e ogni mondo sembra non avere rapporti con quello precedente. Alice passa così dalla stanza in fondo alla tana alla spiaggia, ha una brutta avventura in casa del Coniglio e poi s’imbatte nel Brucaliffo sul suo fungo, è ospite in casa della Duchessa e parla con lo Stregatto sul ramo di un albero non molto lontano da essa, viene indirizzata verso la casa della Lepre Marzolina, ma preferisce quella del Cappellaio Matto, finendo per partecipare al suo strambo tea party, e solo alla fine riesce a raggiungere il giardino che ha avvistato all’inizio attraverso la porticina nella tana, che non è altro che il giardino del palazzo della Regina di Cuori.
In un certo senso è come se le descrizioni fossero superflue perché le ambientazioni vengono rese attraverso le descrizioni dei peculiari personaggi che abitano questo strambo paese; è come se i luoghi si appropriassero e riflettessero la loro unica e folle caratterizzazione, un mondo che si costruisce sul loro atto verbale.
Se gli spazi esterni rimangono perlopiù accennati, per quelli interni si nota una maggiore attenzione al dettaglio, al gusto descrittivo. La stanza in cui Alice cade entrando nella tana del Coniglio è fin troppa ingombra di arredi; l’innarrivabile giardino al di là della porticina aperta con la chiave d’orata, perfetto ma cristallizzato, si popola di fiori parlanti, prende movimento e vita.
Tuttavia, anche in questo caso, la cura descrittiva nella descrizione dell’ambiente è solo una falsa impressione: l’elemento naturale e l’elemento naturale sono indifferenti, non entrano in relazione tra di loro. (1)
   […] e fece appena in tempo a vedere che si infilava in una grossa tana, sotto la siepe.
   Un attimo dopo anche Alice gli andò dietro, senza fermarsi neppure un momento a pensare come avrebbe fatto a riuscirne.
   Per un po’ la tana si prolungava come una galleria, ma a un certo punto sprofondava all’improvviso, tanto all’improvviso che Alice non ebbe neanche un momento per pensare a fermarsi; e si trovò a precipitare giù per quello che pareva un pozzo assai profondo.
   O il pozzo era assai profondo, o la sua caduta assai lenta: il fatto è che Alice ebbe tutto il tempo, precipitando, di guardarsi intorno e di chiedersi cos’altro le sarebbe accaduto a questo punto. Dapprima cercò di guardare in basso e di distinguere la sua destinazione, ma era troppo buio per vedere nulla; allora guardò le pareti del pozzo, e notò che queste erano piene di credenze e scaffali; qua e là vide appesi quadri e carte geografiche. Prese al passaggio un vasetto da uno scaffale. L’etichetta diceva MARMELLATA DI ARANCE, ma con sua grande delusione il vasetto era vuoto; Alice non volle lasciarlo cadere, per paura di ammazzare qualcuno sotto, e fece in modo di posarlo sopra una credenza, sempre durante la caduta.
   Giù, giù, sempre più giù. Non c’era altro da fare, ragion per cui Alice riprese ben presto a parlare. […] quando a un tratto, tu-tum! atterrò su un mucchio di ramoscelli e foglie secche, e la caduta finì.
   Alice non si era fatta alcun male, e in un attimo fu in piedi; guardò in alto, ma sopra era tutto buio; davanti aveva un altro lungo cunicolo, in fondo al quale era ancora visibile il Coniglio Bianco che correva. Non c’era un momento da perdere; Alice partì come il vento, e fece appena in tempo a sentirgli dire, mentre svoltava un angolo: «Oh!, orecchi miei, baffi miei, com’è tardi!». Quando svoltò l’angolo a sua volta lo aveva quasi raggiunto, ma il Coniglio non era più in vista; e Alice si trovò in un vestibolo lungo e basso, illuminato da una fila di lampade che pendevano dal soffitto.
   Intorno alla stanza c’erano tante porte, ma tutte chiuse a chiave; e dopo aver percorso prima un lato e poi l’altro, provando ciascuna porta, Alice venne mogia mogia in mezzo al vestibolo, chiedendosi come fare per uscirne.
   Quand’ecco che si imbatté in un tavolinetto a tre gambe, tutto di vetro massiccio: sopra non c’era altro che una minuscola chiave d’oro, e Alice pensò subito che potesse appartenere a una delle porte del vestibolo; ma ahimè! O le serrature erano troppo grandi, o la chiave troppo piccina, sta di fatto che non ne aprì nessuna. Però al secondo tentativo Alice trovò una tenda bassa che prima non aveva notato, e dietro, una porticina non più alta di una quarantina di centimetri; provò la chiavetta d’oro in quella serratura, e con sua grande gioia vide che funzionava.
   Alice aprì la porticina e trovò che dava su un corridoietto non molto più ampio di una tana di topo; s’inginocchiò e guardò lungo il corridoio, e vide che in fondo c’era il più bel giardino che avesse mai visto. Come le sarebbe piaciuto uscire da quel vestibolo buio e andare fra quelle aiuole di fiori vivaci e quelle fontane d’acqua fresca! Ma non riuscì a infilare nella porta nemmeno la testa. (2)
A.G. Howard rielabora la storia di Alice contenuta nelle due opere di Carroll Alice’s Adventures in Wonderland e Through the Looking-Glass and What Alice Found There in modo originale e unico, proponendo una versione del Paese delle Meraviglie inquietante, dalle tinte gotiche e oscure.
Il più grande pregio dei libri della Howard è il suo magnifico stile di scrittura, attraverso il quale riesce letteralmente a circondarci e a immergerci nel suo Paese delle Meraviglie, un luogo ricco di sensazioni, colori, profumi, natura e architetture. Rispetto a Carroll, la Howard è molto più accurata e descrittiva, in quanto si sofferma nella descrizione minuziosa di ambientazioni, personaggi, luoghi e situazioni.
Questo è il passaggio riscritto dalla Howard relativo all’arrivo della protagonista al cospetto della tana del Coniglio. Potete confrontarlo con quello di Carroll che vi ho lasciato poco qui su.
   Sento un rumore di pietre che sfregano contro il metallo mentre la statua si ribalta di lato. Si solleva una nuvola di polvere che pian piano si dissolve, rivelando un’apertura grande quanto l’entrata di un pozzo. […]
   Il terreno sotto le mie mani cede. Lancio un urlo disperato, cercando di aggrapparmi a qualcosa ma stringo solo aria tra le dita mentre precipito nella tana.
   All’interno, il tunnel si allarga. Mi ritrovo a galleggiare in aria come una piuma nel vento e il mio corpo si posiziona in orizzontale rispetto al suolo. […]
   Vediamo scorrere accanto a noi armadi aperti pieni di abiti, mobili, mensole volanti piene di libri, dispense, barattoli di marmellata e cornici senza foto, appesi a casaccio alle pareti del tunnel come se qualcuno ce li avesse attaccati con il velcro. Tutti gli oggetti sono fissati alle pareti di terra del tunnel da grossi tralci di edera che li avvolgono, bloccandoli al loro posto.
   […] A un certo punto, libero un braccio dalla sua presa e afferro un barattolo avvolto in un ramo di edera. Tolgo il coperchio e allungo di nuovo il braccio per lasciarlo sospeso in aria a testa in giù. Dal barattolo fuoriesce un rivolo di marmellata di arance che fluttua accanto a noi mentre continuiamo a scendere giù, giù, sempre più giù. Finalmente i nostri piedi si posano delicatamente a terra, come se qualcuno ci stesse calando con delle corde.
   Vista da quaggiù, l’entrata della tana non è altro che un puntino di luce lontanissimo. Ci ritroviamo in una stanza vuota e senza finestre, illuminata soltanto dal flebile bagliore delle candele sospese a testa in giù nei candelabri. Nell’aria aleggia un forte odore di cera e di polvere. […]
   Mi fermo accanto alle pareti a righe viola, sotto a uno dei candelabri appesi a testa in giù. Il pavimento circolare è rivestito di mattonelle bianche e nere. Sotto ogni candela gocciolante c’è un mucchietto di cera cremosa e profumata grande quanto un formicaio. Non so come sia possibile che gli stoppini rimangano accesi. Anche se la cera si scioglie, le dimensioni delle candele non sembrano diminuire. […]
   Ritorno accanto alle pareti e cerco una via d’uscita. Di tanto in tanto, lungo le pareti ci sono tende di velluto rosso, fermate da corde dorate che terminano con un bella nappa. Le tende sono abbastanza lunghe da poter nascondere una porta.
   Apro la prima, sperando di trovare uno sfarzoso portone antico con una serratura adatta alla chiave che porto appesa al collo. Invece, dietro alla stoffa c’è soltanto un muro. Provo ad aprire un’altra tenda, ma il risultato è lo stesso. […]
   […] Sgattaiolo via tra le sue dita, raggiungo la fine del corridoio e poi, armeggiando con la chiave che ora è grande quanto il mio palmo, apro la porta e mi tuffo nel Paese delle Meraviglie. (3)
(1) Per la scrittura di questo passaggio mi sono aiutata con un saggio presente nell’edizione di Alice nel Paese delle Meraviglie pubblicata dalla Newton Compton. Le parti che ho rielaborato sono in corsivo, il resto è una mia personale interpretazione/riflessione.
(2) Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie, edizione annotata da Martin Gardner, Rizzoli, capitolo 1
(3) A.G. Howard, Il mio splendido migliore amico, Newton Compton, Capitolo 6


BENVENUTI NEL VERO PAESE DELLE MERAVIGLIE
IL SEGRETO DELLA REGINA ROSSA di A.G. Howard (Splintered #3) è stato pubblicato il 5 MAGGIO 2016 dalla NEWTON COMPTON.
Noi vi diamo l'opportunità di provare a vincerne UNA COPIA. Per farlo, vi basta seguire il blogtour e riempire il form qui sotto.

17 commenti:

  1. Non vedo proprio l'ora di iniziare questa nuova trilogia, ho recuperato già i primi due volumi e aspettavo il terzo prima di immergermi in questo mondo, sembra bellissimo!

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  2. Sempre più interessante..ancora non ho letto nulla ..dovrò incominciare!

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  3. Concordo sul fatto che lo stile della Howard, in particolare nel descrivere il Paese delle Meraviglie in tutti i suoi minimi dettagli, è unico e meraviglioso. Ti permette di immergerti completamente nella storia, come se anche tu fossi lì con i personaggi e tutte quelle strane creature.

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  4. Lo stile dell'autrice mi interessa molto così come la sua bravura nel descrivere con toni dark un nuovo Paese delle Meraviglie !

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  5. Magnifica! La storia di questo libro e l'ambientazione di cui tu parli sono semplicemente magnifiche **

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  6. Che bel confronto tra le due opere che hai fatto!
    La Howard poi riesce a farti immergere davvero nella sua atmosfera gotica grazie a tutti quei dettagli descritti così minuziosamente.

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  7. La "rivisitazione" del paese delle meraviglie della Howard mi piace veramente tanto, soprattutto per il suo tocco "dark" ed originale.

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  8. wow, mi ispira proprio tantooo! ;)

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  9. Veramente molto interessante le moltissime analisi che si possono compiere sul Paese delle Meraviglie.
    A me piace moltissimo la rivisitazione della Howard, così oscura e ancor più bizzarra dell'originale!

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  10. Non vedo l'ora di leggere questa serie ^^

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  11. Non ho letto l'opera originale ed ignoravo che le descrizioni di Carrol degli esterni fossero approssimative, al contrario degli interni. Ha sicuramente fatto il classico, ma al momento posso dire che preferisco le atmosfere cupe e gotiche della Howard, più consone al tipo di letture che prediligo.

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  12. Io ho adorato totalmente l'ambientazione che la Howard ha creato, misteriosa, inquietante e folle come un Paese delle Meraviglie deve essere!! *_*

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  13. Non vedo l'ora di leggere questa serie!! :)

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  14. L'ambientazione è sicuramente una delle cose che preferisco di questa trilogia!! Ci starebbe benissimo un film realizzato da Tim Burton *-*

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  15. Trovo sempre più interessante la capacità che ha avuto l'autrice di trasformare il Paese delle Meraviglie in un'ambientazione ancora più intrigante, misteriosa e un po' creepy anche. Adoro il suo stile!

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  16. Bellissima analisi, Vero *o* mi hai fatto venire ancora più voglia di mettere le manine sull'edizione annotata Y-Y shame on you!

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