domenica 30 agosto 2015

RECENSIONE: L'ultima volta che ti ho detto addio di Cynthia Hand

#PROGRAMMARECUPERORECENSIONI PARTE V/V
Volevo pubblicare questa recensione ieri ma ho dovuto rimandare ad oggi perché è stata particolarmente difficile da mettere insieme. (???)

L’ultima volta che ti ho detto addio
The Last Time We Say Goodbye di Cynthia Hand

Editore: Harlequin Mondadori (16 Giugno 2015)
Pagine: 315
Prezzo: € 14.90
Lexie Rigs è un genio della matematica tutto per lei è rigorosamente razionale, così quando inizia a percepire in casa segni della presenza del fratello - da poco scomparso - non riesce a confidarsi con nessuno. Di certo non lo può dire a sua madre, già convinta che Tyler sia con loro. Non può raccontarlo alle amiche nerd come lei, perché la prenderebbero per pazza. Non può lasciarselo scappare nemmeno con il suo psicanalista: non vuole certo finire imbottita di farmaci. Alla fine, lo confida alla vecchia amica e vicina di casa, Sadie, che non si scompone minimamente di fronte a quell'assurdità, e anzi la aiuta a capire che cosa potrebbe volere Tyler da lei, se davvero si trattasse di lui. Inizia così per Lexie una sorta di viaggio nelle ultime ore del fratello, e ogni tassello del mistero che circonda la sua morte trova piano piano il suo posto. Così Lexie capisce che un fantasma non deve per forza essere vero per impedirti di andare avanti. E ora è il momento di andare avanti.

My rolling thought
Il tempo passa, questa è la regola. Non importa cosa succede, non importa quanto tu possa essere certo che la tua vita si sia ormai congelata per sempre intorno a un particolare momento, il tempo continua a procedere.
La mente a volte lavora in modi misteriosi. L’ultima volta che ti ho detto addio mi ispirava già quando aveva il titolo The Last Time We Say Goodbye; desideravo tantissimo leggerlo, non so perché, ma credo che in gran parte la colpa sia da attribuire alla cover e al titolo originali, evocativi e misteriosi.
Questa é la storia di Lexie Rigs, una ragazza dalla mente geniale, che ha appena perso suo fratello Ty, morto suicida; questo è il suo viaggio attraverso i ricordi del passato e i fantasmi del presente, l’ultima tappa: il perdono.
L’ultima volta che ti ho detto addio è il tipico libro che sta nel mezzo, che mi è piaciuto per certi aspetti e che non mi è piaciuto per altri.
La storia in sé (mettendo da parte il fatto che prende il via da una reale esperienza di vita vissuta dall’autrice, su cui non mi sento né in diritto né in dovere di sindacare) è all’inizio molto semplice e lineare, per poi diventare leggermente caotica a pochi passi dalla fine. C’è una sorta di plot twist che non ho ben capito e che non credo di aver apprezzato particolarmente perché ai miei occhi non ha aggiunto nulla alla trama: non ha né un inizio plausibile né una fine reale; è messo lì, a vivere il suo momento. Gli elementi principali che compongono questo libro sono già forti di per sé, questa “aggiunta” blocca e disorienta quello che dovrebbe essere il naturale evolversi della storia.
Ci sono diversi personaggi secondari ma, essendo questa la storia di Lexie, lei occupa tutta la scena; nonostante ciò, essi hanno spazio a sufficienza per farsi conoscere dal lettore. Ho apprezzato il personaggio di Lexie perché la sua personalità è a tratti vicina e a tratti lontana dalla mia: la sua è una mente scientifica, matematica, fredda, razionale, non si lascia andare facilmente e le sue emozioni sono di conseguenza fagocitate da un modo di essere che non vuole condividere nulla con gli altri. Per questo motivo è stato interessante leggere il suo percorso terapeutico attraverso i drammi e le problematiche che sta vivendo: emozioni come rabbia, sofferenza, senso di colpa, dolore sono centrali in questo romanzo, e ci si aspetterebbe una storia forte e intensa, ma proprio per l’essenza ben piantata a terra di Lexie, non è così. Questo aspetto del libro mi è piaciuto molto, perché mostra un altro modo di affrontare il dolore e la perdita.
Anche lo stile narrativo segue la stessa linea, freddo e razionale, e questo è invece l’aspetto negativo: se l’autrice fosse stata in grado di unire un personaggio così  volutamente distaccato dal dolore che porta con sé ad un narrazione forte e decisa, sarebbe stato un romanzo più intenso e profondo (secondo me).
Un ulteriore aspetto che mi è piaciuto, e che non mi è piaciuto, è che in questo libro si parla della perdita di una persona con cui si condividono dei legami di sangue: sono centrali i sentimenti fraterni, non quelli amorosi; il dolore appartiene alla propria famiglia, non ad un’altra per quanto vicina questa possa essere. Quello che non mi è piaciuto è l’immenso cliché su cui è stata costruita questa famiglia: genitori divorziati, padre con una nuova famiglia e madre che annega nell’alcool i suoi dolori.
Consigliato? Io non sconsiglio mai nulla (tranne in casi particolari), ma il tono freddo e distaccato con cui vi sto parlando di questo libro (che forse ho ereditato dalla Hand), nonostante le tre stelline, credo facciano capire che tra alti e bassi non sono stata coinvolta nelle vicende, e che la lettura di queste tematiche non mi aggrada (più) molto. (Approfondirò l'argomento in un'altra tipologia di post.)

★ ★ ★ ☆ ☆
Good. :)

2 commenti:

  1. Uhm non mi ispirava particolarmente devo dire (forse solo perché non ho visto quella figata di cover originale) però penso proprio che ne starò alla larga :/ anche io non apprezzo questa tematica e poi mi fido del tuo parere e non ho voglia di leggere un libro mediocre >.<

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capisco un pochino pochino pochino quello che dici, anche se molto probabilmente abbiamo motivazioni diverse. A questa recensione avevo aggiunto anche un altro pezzo dove spiego perché non mi "aggradano" più questo tipo di storie, ma poi l'ho tagliato perché credo di espanderlo e parlarne meglio da un'altra parte.
      Non credo tu sia alla ricerca di storie del genere, ma se lo fossi, potresti leggerlo - ma no, non ne sei alla ricerca, quindi non leggerlo. ^_^

      Elimina

Grazie! Risponderò presto al tuo commento. (◠﹏◠✿)