martedì 13 marzo 2018

The Earl and the Fairy di Mizue Tani & Ayuko

Ciao a tutti!
Torniamo a parlare di manga e lo facciamo insieme a The Earl and the Fairy, mini-serie in quattro volumi di cui ai tempi avevo letto solo il primo volume e di cui conservavo un buon ricordo. Nei giorni scorsi l'ho ripresa in mano e l'ho terminata, e questo è il mio pensiero a riguardo.


The Earl and the Fairy
Hakushaku to Yousei di Mizue Tani & Ayuko

Flashbook  2012  4 volumi  5,90 €  ITA
Capelli rosso rame, occhi verde acqua: molte ragazze pagherebbero per poter essere così, eppure Lydia Carlton, diciassettenne inglese di epoca vittoriana, si vede sbagliata, inadeguata, forse a causa di un complesso nei confronti della madre scomparsa, una donna la cui incomparabile bellezza è rimasta impressa nelle menti e nei ricordi di chiunque l’avesse incontrata… Turbe adolescenziali a parte, Lydia conduce un’esistenza tutt'altro che ordinaria come “fairy doctor”: sfruttando il suo dono innato di poter vedere le creature magiche e comunicare con loro, si adopera per aiutarle a risolvere i loro problemi preservando la pace e l’equilibrio fra il loro mondo e quello degli umani. Quando s’imbarca in una nave diretta a Londra, per andare a far visita al padre, Lydia s’imbatte, fortuitamente quanto rocambolescamente, nel bell’Edgar Ashenbert, fascinoso individuo che, rivelatole di essere il legittimo discendente del leggendario “Cavaliere Blu”, chiede la sua collaborazione nella ricerca di una preziosa spada trafugata alla sua famiglia, fantomatico monile che gli permetterebbe di vedere finalmente riconosciuta la sua appartenenza alla stirpe del Cavaliere Blu. Messa alle strette, Lydia finisce per accettare. Ma siamo sicuri che lui gliela stia raccontando giusta…?

My rolling thought
Anche se non le puoi vedere, le fate ci sono.
The Earl and the Fairy è uno shoujo fantasy ambientato in epoca vittoriana completo in quattro volumi scritto da Mizue Tani e disegnato da Ayuko, tratto da una light novel composta da trentatré volumi di cui riadatta solo la parta iniziale e da cui è stato tratto anche un anime composto da dodici episodi.
Lydia è una fairy doctor, una delle poche persone rimaste con la capacità di vedere le creature fatate che vivono nel nostro mondo. Ha ereditato questa capacità dalla madre defunta, verso la quale prova un sentimento di amore e ammirazione molto profondo, motivo per il quale ha deciso di seguire le sue orme e di mettere a disposizione degli esseri umani le sue conoscenze e le sue capacità diplomatiche per risolvere i problemi con il piccolo popolo. Peccato però che nel piccolo paesino della Scozia in cui vive da sola la gente la consideri solo una ragazza un po’ eccentrica. Durante il suo viaggio verso Londra per andare a trovare suo padre, professore di Storia Naturale, viene rapita da un gruppo di uomini e successivamente portata in salvo da Edgar Ashenbert, che la ingaggia come fairy doctor per ritrovare la spada sacra del Cavaliere Blu, nominato all’epoca di Edoardo I protettore delle fate.
I primi due volumi di questa mini-serie si concentrano nel racconto della caccia al tesoro di Lydia e di Edgar, accompagnati dai due fedeli amici-servitori di lui Raven ed Ermine e con alle calcagna i loro nemici.
Gli altri due aprono un secondo arco narrativo che inizia subito dopo la conclusione del primo: Lydia è a Londra e lavora a tempo pieno come fairy doctor di Edgar, il primo incarico che ottiene è quello di ritrovare Doris, la figlia scomparsa del defunto barone Warpool che si pensa sia stata rapita dall’uomo delle nebbie.


Onestamente sono rimasta un po’ delusa da questa mini-serie.
La base di partenza della storia (esseri fatati e eventi misteriosi) è interessante e il periodo storico preso in considerazione (l’età vittoriana) si presta molto bene a questo tipo di contenuto, l’ambientazione è accattivante e resa magnificamente (Regno delle fate e Londra), e i personaggi hanno tantissimo potenziale… ma la storia? Poteva essere una bellissima storia ma è stata gestita male, per me è un’occasione sprecata. Non è stata una lettura scorrevole, si evolve troppo rapidamente (soprattutto la prima parte) ed è stato complicato seguire tutti i misteri e le incomprensioni che alla fine lasciano più domande che risposte (soprattutto la seconda parte).
Si potrebbe in qualche modo giustificare facendo riferimento al fatto che questa mini-serie manga riadatta solo l’inizio della relativa light novel, quindi magari sono stati fatti dei tagli e la light novel è più precisa nel raccontare lo svolgersi degli eventi e più profonda nella caratterizzazione e nello sviluppo dei personaggi, ma rimane il fatto che non capisco perché fermarsi all’inizio e non proseguire nel riadattamento.
Personalmente avrei comunque proseguito nella lettura perché, difetti a parte, è una serie carina e godibile. La prima parte mi è piaciuta molto, più della seconda, perché è improntata maggiormente sul fantasy e si sente più forte la presenza e il peso delle creature fatate; la seconda vede sempre il coinvolgimento di esseri fatati, ma si concentra maggiormente sugli intrighi e sul desiderio di vendetta che ruotano attorno al passato di Edgar. Adesso rimarrò a vita con il desiderio di voler continuare a leggere questa storia con la consapevolezza di non poterlo fare (facendo ricerche in rete mi sono imbattuta in immagini decisamente eloquenti sul futuro di Lydia ed Edgar).
Anche i personaggi non sono stati resi al massimo. Più nello specifico, Lydia ed Edgar sono due personaggi stereotipati: lei è la tipica ragazza ingenua e credulona ma dal grande cuore; lui è il tipico spaccone che poi dimostra di avere anche un cuore, ma nel frattempo non sai se prenderlo sul serio oppure no. Raven ed Ermine invece sono i due personaggi più interessanti, hanno tantissimo potenziale e una psicologia che, se esplorata, poteva dare dei risvolti interessanti alla storia, invece sono stati sfruttati solamente per dare una giustificazione alle azioni di Edgar.
Il mio personaggio preferito in assoluto rimane Nico. Nico è uno spirito fatato che assume le sembianze di un gatto che (anche se non lo ammetterebbe mai) ricopre il ruolo di protettore di Lydia. È uno spirito-gatto estremamente esigente, sarcastico e dai modi aristocratici, le parti in cui c’è anche lui sono le più memorabili del fumetto.
Il disegno è limpido e arioso, si mantiene molto generale senza soffermarsi sui particolari ma trasmette un senso di morbidezza molto piacevole e avvolgente. Se avete letto altre opere di Ayuko, allora riuscite a capire bene di cosa parlo.
Tirando le somme di The Earl and the Fairy, è una lettura piacevole e carina ma ha dei difetti e per me rimane incompleta. Non saprei se consigliarvelo, al massimo mi sento di dirvi di valutare se preferite leggere una serie, per l’appunto, piacevole e con dei difetti di cui però al momento non potrete conoscere la fine (se proprio l'elemento magico e l'ambientazione vi attirano) oppure rinunciarvi in partenza (tanto non perderete la storia dell’anno).

★★★☆☆
Good. :)

2 commenti:

  1. Ricordo che iniziai l’anime, ma lo abbandonai perché non aveva mordente... almeno per i miei gusti. Mi pare di capire che anche il manga soffre dello stesso problema.

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    1. L'anime non l'ho visto e non sono per niente invogliata, soprattutto sapendo di non poter conoscere sviluppo e fine della storia (proprio come il manga, che alla fine non è malaccio ma lasciato così non ha senso).

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