venerdì 20 aprile 2018

RECENSIONE: The Lie Tree di Frances Hardinge

Ciao a tutti!
Oggi vi parlo di The Lie Tree di Frances Hardinge, romanzo che è stato tradotto dalla Mondadori qualche annetto fa con il titolo L’albero delle bugie (potete trovarlo sia in copertina rigida che in edizione economica). Io ho deciso di leggerlo in inglese perché l’edizione che ho scelto è illustrata Chris Riddell e perché, semplicemente, volevo leggerlo in lingua.
Vi anticipo che mi è piaciuto tanto, tantissimo!, e sicuramente lo ritroverete nella classifica delle letture migliori di quest’anno. Altrettanto sicuramente, nel prossimo futuro, leggerete altri post con protagonisti i libri di Frances Hardinge (ormai sono entrata in fissa).
AVVERTENZA: Per favore, non leggete la trama fornita dall’editore! Rivela fatti che accadono molto in là nel romanzo, oltre le cento pagine, e ciò rovina la lettura. Se siete ancora in tempo, evitatela! Al contrario, dimenticatela!!


The Lie Tree
di Frances Hardinge

Macmillan  20 Ottobre 2016  496 pagine  11,66 €  ITA
Fin da quando era piccola Faith ha imparato a nascondere dietro le buone maniere la sua intelligenza acuta e ardente: nell'Inghilterra vittoriana questo è ciò che devono fare le brave signorine. Figlia del reverendo Sunderly, esperto studioso di fossili, Faith deve fingere di non essere attratta dai misteri della scienza, di non avere fame di conoscenza, di non sognare la libertà. Tutto cambia dopo la morte del padre: frugando tra oggetti e documenti misteriosi, Faith scopre l'esistenza di un albero incredibile, che si nutre di bugie per dar vita a frutti magici capaci di rivelare segreti. È proprio grazie al potere oscuro di questo albero che Faith fa esplodere il coraggio e la rabbia covati per anni, alla ricerca della verità e del suo posto nel mondo. Magia, scienza e desiderio di libertà si incontrano in un questo romanzo, con una coraggiosa eroina che rompe gli schemi, nel solco di Jane Eyre.

My rolling thought
I want to be a bad example.
Faith, una ragazzina di quattordici anni figlia dell'Inghilterra vittoriana, è costretta a lasciare la sua casa nel Kent a causa di uno scandalo in cui è stato coinvolto suo padre, reverendo e naturalista, che ha a che fare con una delle sue scoperte scientifiche. La famiglia Sunderly spera di trovare riparo dai pettegolezzi su un’isoletta cogliendo l'occasione dell'inizio di alcuni scavi per cui è richiesta la presenza del reverendo, ma le voci corrono veloci e presto peccati passati, anche quelli che sembravano essere sepolti per sempre, tornano per tormentarla.
The Lie Tree di Frances Hardinge è un romanzo che si presenta come una mescolanza di generi: ci sono momenti thriller e atmosfere mistery, contaminazioni dal genere sovrannaturale e dell’orrore, uno studio approfondito dell’età vittoriana che rimanda al genere del romanzo storico. Inoltre è un romanzo dalla trama molto intricata, ci sono tanti piccoli misteri da svelare che ruotano attorno a quello centrale e tante piccole cosa da scoprire e su cui far chiarezza. Tuttavia è un romanzo molto compatto e chiara è la sua direzione fin dall’inizio: l’autorealizzazione della protagonista come autorealizzazione femminile in generale.
Frances Hardinge, infatti, racconta la storia di una ragazzina che, nonostante le avversità rappresentate soprattutto dalle convenzioni sociali dell’epoca in cui vive che vedono la donna solamente come creatura silenziosa e servizievole, riesce a infrangere tutte le regole per affermare se stessa e essere ciò che vuole essere veramente.
Da figlia di uno studioso esperto di fossili, Faith desidera seguire le orme del padre, nonostante la società si aspetta da lei che diventi una brava donna di casa pronta a sposare un uomo facoltoso.
Faith è dotata di una spiccata intelligenza e nutre un profondo amore per la scienza, è curiosa, intraprende e piena di risorse; al tempo stesso, risente delle pressioni di sua madre, che la vorrebbe una brava signorina — possibilmente anche silenziosa, di aspetto curato e di buone maniere —, e del peso degli interrogativi che si pone su se stessa e delle riflessioni che compie sui suoi pensieri e sulle sue azioni. L’autrice riesce quindi a caratterizzarla in modo assolutamente realistico, senza renderla una figurina o solamente “un personaggio da romanzo”.
Centrali in questo senso sono il rapporto padre-figlia e madre-figlia. Nonostante venga continuamente messa da parte, sottovalutata e in un certo qual modo anche sfruttata, Faith fa di tutto per conquistare la stima e la fiducia del padre mostrandosi meritevole del suo affetto e del suo amore, mentre pensa alla madre come a una donna frivola, opportunista e materialista. Con l’andare avanti della storia, l’infittirsi delle vicende e le scoperte che farà sulla sua famiglia, Faith sarà costretta a ricredersi e a cambiare la sua valutazione sui propri genitori, a dimostrazione che le persone sono molto più di quanto appaiono, percepiamo o vogliono farci credere che siano.
La protagonista è un dei due elementi più belli di questo romanzo, l’altro è lo stile di scrittura di Frances Hardinge: dettagliato, evocativo, profondo e accattivante.
Le scelte sul piano narrativo sono azzeccate in pieno. La Hardinge svela poco alla volta e non c’è nessuna rivoluzione clamorosa, riuscendo in questo modo a tenere viva e legata alla storia l’attenzione del lettore, che contemporaneamente elabora le proprie ipotesi circa il mistero centrale e riflette sulle tematiche sollevate dall’autrice.
L’albero delle bugie, di cui Faith scopre l’esistenza durante le sue investigazioni capace di svelare verità nascoste e segreti inconfessabili nutrendosi di bugie e riuscendo a sopravvivere solo nell’oscurità, è il chiaro rimando al percorso di crescita interiore di Faith che, scavando nella storia della sua famiglia e portandone alla luce i misteri, porta alla luce se stessa dall'oscurità per ribadire la sua essenza e la sua libertà.
Sviluppo scientifico e interrogativi religiosi corrono insieme, basti solo pensare al nome della protagonista e alla professione di reverendo e studioso naturalista di suo padre.
È un romanzo superbo sotto ogni punto di vista, dalla prosa, alla risoluzione dei misteri, fino alla caratterizzazione dei personaggi, è intrigante e ben sviluppato.
The Lie Tree centra il suo obiettivo e porta avanti una rivoluzione sociale tutta al femminile: la protagonista dimostra che le donne non sono creature indifese e fragili che necessitano di protezione, ma sono forti, intelligenti e caparbie tanto quanto gli uomini.
È dedicato a un pubblico giovane ma riesce a farsi apprezzare in pieno anche da un pubblico adulto, in particolare per lo stile di scrittura dell’autrice, l’accuratezza della ricostruzione storica e le atmosfere oscure.
Ve ne consiglio davvero la lettura perché è un romanzo stratificato e profondo, ogni pagina solleva un quesito e porta a fare una serie di riflessioni riguardo tematiche di attuale importanza, e perché la penna di Frances Hardinge è sferzante come una frusta.
This is a battlefield, Faith! Women find themselves on battlefields, just as men do. We are given no weapons, and cannot be seen to fight. But fight we must, or perish.
★★★★★
Wonderful. *^* 

martedì 17 aprile 2018

MANGA IN CORSO: Chiisakobe 1, Come dopo la pioggia 1, The Promised Neverland 1

Ciao a tutti!
Ho finalmente deciso di iniziare a parlarvi delle serie manga che sto seguendo o che ho iniziato a seguire di recente parlandovene volume per volume invece di aspettare di concluderle o di parlarvi solo di serie un po' vecchiotte e concluse. In questi appuntamenti, che non so quale cadenza avranno, vi parlerò quindi del contenuto dei singoli volumi, pertanto ci saranno necessariamente spoiler legati a quelli precedenti.
Spero vi faccia piacere avere un riscontro dei manga che leggo di questo tipo e che sia un'occasione per farvi scoprire qualcosa di nuovo, convincervi a leggere una serie sulla quale siete in dubbio e per scambiare qualche parere sulle serie che seguite anche voi.
In questo primo post vi parlo di tre numeri uno, due uscite recenti e una che risale all'anno scorso, che ho letto durante la scorsa settimana.


Chiisakobe 1 di  Minetaro Mochizuki • Trasposizione manga del romanzo di Shugoro Yamamoto, Chiisakobe racconta la storia di Shigeji, ventiseienne rimasto orfano dopo un incendio scoppiato nel suo quartiere che si ritrova sulle spalle la gestione dell’azienda di famiglia, una ditta di costruzioni che non sta passando un buon periodo e nella quale ha iniziato a lavorare come capo cantiere. Nessuno ha molta fiducia in questo giovane uomo in quanto viene visto un po’ come uno sfaticato ma, dopo un primo momento di sconforto e raccoglimento in posizione fetale, seguendo gli insegnamenti del padre (umanità e forza di volontà), si mette sotto con il lavoro deciso a recuperare il recuperabile. Un suo fidato collaboratore cerca di aiutarlo nella risoluzione di piccoli problemi tecnici, come l’apprendistato di due ragazzi di cui si occupava il padre e la gestione della casa, per la quale assuma Ritsu, una giovane ragazza che Shigeji conosce fin da bambino. Ritsu porta con sé in casa di Shigeji un gruppetto di bambini orfani che non hanno un posto in cui stare perché hanno perso il loro orfanotrofio a causa dell’incendio, e che si dimostra essere un altro fardello sulle spalle del povero Shigeji.
Chiisakobe è uno slice of life che racconta fatti quotidiani legati alla vita della società giapponese e secondo me, proprio per questo motivo, è una serie manga che potrebbe piacere anche a chi non si è mai approcciato alla lettura di fumetti giapponesi (ho testato e ho avuto successo). Nonostante racconti episodi di vita quotidiana, la storia contenuta in Chiisakobe è resa interessante dal fatto che i personaggi che la animano sono tipi un po’ particolari, scorbutici, scostanti e molto, molto silenziosi, tuttavia sorprendentemente incisivi a livello emotivo, tanto che il lettore non può fare a meno di appassionarsi e interessarsi alle loro vicende.
È un primo volume molto ricco, che presenta diverse linee narrative da seguire e che per questo getta le basi per gli intrecci e gli sviluppo futuri della storia: innanzitutto Shigeji e il suo percorso di crescita personale e professionale, nonché la sua ostinazione a non voler accettare alcun tipo di aiuto per risollevare e mandare avanti la sua ditta; Ritsu e il suo passato, sia per quanto riguarda la sua vecchia professione di hostess che ha ripercussioni sul suo presente in relazione ai pregiudizi sulla sua persona che per la sua storia famigliare; la questione dei bambini orfani, che sono un gruppetto molto scatenato, vivace e poco gestibile con facilità; il personaggio di Yu, un’altra vecchia conoscenza di Shigeji che si propone di occuparsi dell’educazione dei bambini, e i pensieri morbosi che suo padre ha verso di lei.
Minetaro Mochizuki ha uno stile pulitissimo, molto definito e marcato, in cui l’elemento che colpisce maggiormente sono i volti dei personaggi e le loro espressioni. È uno stile che personalmente mi fa impazzire e che mi ha fatto incuriosire nei confronti di questo manga.
Questo primo volume di Chiisakobe mi ha fatto una buonissima impressione e mi ha appassionato davvero tanto! È una serie che porterò sicuramente a conclusione perché quattro volumi sono pochi e ho delle sensazioni positive a riguardo.
J-Pop  1 Marzo 2018  200 pagine  9,50 € •  Seinen  ITA
NOTA SULL'EDIZIONE: Di formato maggiore rispetto i soliti tankōbon, presenta sovracopertina e pagine iniziali a colori.

Come dopo la pioggia 1 di Jun Mayuzuki • Akira Tachibana è una studentessa di diciassette anni che lavora part-time in un family restaurant. All’apparenza fredda e distaccata, è in realtà una ragazza molto matura che si è innamorata del suo direttore, Masami Kondo, un uomo di quaranticinque anni, divorziato e con un figlio, dopo che lui le ha riservato un gesto gentile che le ha scaldato il cuore.
Come dopo la pioggia affronta una tematica molto comune agli shoujo scolastici ma lo fa con toni molto più maturi, non solo perché in questo caso l’interesse amoroso è un personaggio molto più grande della protagonista ma perché la stessa Akira ha un modo di pensare, di comportarsi e di approcciarsi alla vita molto più maturo rispetto alle sue compagne di classe e più in generale alle sue coetanee.
Ho molto apprezzato la protagonista per via di questo suo tono di maturità, e l’ho trovata molto ben caratterizzata così come Kondo, l’uomo di cui è innamorata. Entrambi si presentano come personaggi molto complessi, niente affatto chiusi o timidi come potrebbero apparire in un primo momento, ma molto posati, eleganti e naturali. 
Il tratto di Jun Mayuzuki è molto fine ed elegante, mi fa pensare un po’ ai “manga classici”, e rende piena giustizia all’essenza dei personaggi. Mi ha colpito molto il volto di Akira e la sua espressività che, per citare un personaggio, “non riesco a capire se quella ragazza sia gentile o faccia paura”; sembra proprio una donna, la sua maturità si manifesta anche da un punto di vista estetico. Kondo ha un viso molto dolce e gentile, che ben si confà ai suoi modi di fare, che hanno tanto colpito Akira. Le tavole in generale non sono cariche di elementi ambientali o orpelli decorativi ma vengono lasciate volutamente ariose e spaziose, molte non hanno bisogno nemmeno di parole ma trasmettono la loro intensità attraverso gli sguardi, i gesti e la postura dei personaggi.
È un manga pervaso di una particolare leggerezza sia dal punto di vista grafico che da quello di sviluppo della storia che si equilibra con una tematica abbastanza importante quale può essere la relazione tra due persone con una notevole differenza di età, dei problemi che questa può comportare (in particolare nella società giapponese) e cosa può offrire a chi la sta vivendo, in cui da una parte c’è una ragazza che deve ancora sperimentare la vita e dall’altra un uomo vissuto, con alle spalle esperienze di un certo tipo.
Sono rimasta colpita da questo primo volume di Come dopo la pioggia perché, dopo aver letto milioni di shoujo con situazioni e sviluppi pressoché simili e con tratti di disegno molto dolci e dettagliati, mi ha offerto qualcosa di nuovo che si distacca completamente dalle altre serie, sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico, non è intriso di quella dolcezza stucchevole di cui dopo un po’ se ne ha abbastanza. Voglio assolutamente continuare questa serie perché si prospetta molto interessante, voglio assolutamente conoscere gli sviluppi della storia e come questa sarà gestita dall’autrice, ma anche perché ha fatto breccia nel mio cuore in modo molto speciale.
Star Comics  22 Giugno 2017  160 pagine  4,90 €  Seinen ITA
NOTA SULL'EDIZIONE: Di formato leggermente più grande rispetto i soliti tankōbon, presenta sovracopertina ma nessuna pagina a colori.

The Promised Neverland 1 di Kaiu Shirai & Posuka Demizu • Emma, Norman e Ray sono tre bambini di undici anni che vivono nell’orfanotrofio di campagna Grace Field House. L’orfanotrofio è gestito da Mamma Isabella, l’unico adulto presente, che si occupa dei trentanove bambini come se fossero suoi figli e loro, pur non avendo nessun legame di sangue, si considerano tutti fratelli. La loro vita trascorre tranquilla e pacifica, scandita da pasti abbondanti, test per tenere allenata la mente e giochi per distrarsi, le uniche regole da rispettare sono 1) non oltrepassare mai il cancello di entrata, e 2) il recinto che delimita i confini dell’orfanotrofio, per il resto sono liberi di andare dove vogliono. Un giorno Conny, una bambina di sei anni, viene adottata ma, nel lasciare l’orfanotrofio, dimentica il suo peluche preferito. Emma e Norman decidono di riportaglielo sperando di trovarla ancora presso il cancello d’entrata, disubbidendo così a una delle due regole di Mamma Isabella. Arrivati al cancello, fanno una scoperta che cambierà totalmente la loro vita e che li porterà alla realizzazione del vero significato che hanno i numeri identificativi sul loro collo.
Mi sono approcciata a questo primo volume di The Promised Neverland sapendone davvero nulla in proposito, ho deciso di provare a leggerlo perché mi sono imbattuta in un paio di pareri entusiastici e ne sono rimasta incuriosita. Credetemi, leggerlo così è stata un’esperienza sconvolgente. Magnifica, ma sconvolgente.
L’incipit dal quale si sviluppa la storia ideata da Kaiu Shirai e disegnata da Posuka Demizu è molto comune, ma sono le scelte narrative che la rendono una lettura interessante e coinvolgente.
Apparentemente l’orfanotrofio Grace Field House sembra un luogo tranquillo e sereno, ma fin dall’inizio vengono dati piccoli indizi sia direttamente che indirettamente che fanno intuire al lettore che c’è qualcosa che non va, che non si tratta di un semplice orfanotrofio.
Ho apprezzato il fatto che si arrivi a un primo risvolto di trama in modo molto veloce e senza tenere troppo sulle spine, prolungando una suspense che con il tempo sarebbe scemata perché il lettore ci sarebbe arrivato molto prima dei protagonisti. In questo modo ci si è potuto concentrare su ciò che avviene dopo la scoperta, il modo in cui reagiscono Emma e Norman, i loro pensieri e i loro processi mentali a riguardo, cosa decidono di fare e cosa non fare, un’opportunità anche per far emergere i loro caratteri.
L’attenzione del lettore è costantemente tenuta attiva e sollecitata perché è una storia che, oltre a lasciare molta ansia, coinvolge, in quanto porta a fare tantissime supposizioni sia sui futuri sviluppi ma anche perché le carte in tavola vengono continuamente ribaltate.
Questo primo volume mi ha colpito tantissimo per la trama inaspettata e per le scelte narrative  tutto è dipeso principalmente dal fatto che non ne sapessi nulla, ma sono sicura che avrà lo stesso effetto di sconvolgimento anche su chi conosce la trama nelle sue linee generali.
Le premesse per una serie nuova e originale ci sono tutte, quindi spero che con l’andare avanti non si trasformi in qualcosa di già visto ma mantenga le sue peculiarità.
J-Pop  1 Febbraio 2018  192 pagine  5,90 € •  Shonen  ITA
NOTA SULL'EDIZIONE: Di formato leggermente più piccolo rispetto i soliti tankōbon, presenta sovracopertina e pagine iniziali a colori.

venerdì 13 aprile 2018

Il piccolo vagabondo di Crystal Kung

Ciao a tutti!
Oggi vi parlo de Il piccolo vagabondo di Crystal Kung, che ho potuto leggere grazie all’Ufficio Stampa della
Bao Publishing
 che mi ha contattato per propormelo (grazie Chiara ). È un fumetto di cui aspettavo l’uscita con una certa trepidazione, quindi sono molto contenta di aver avuto la possibilità di leggerlo subito per parlarvene a ridosso dell’uscita.
Un’informazione importantissima: il volume, insieme a tutto il catalogo, rientra nella campagna del -25%. Se vi ispira o se sono riuscita a incuriosirvi, vi consiglio di approfittarne e di recuperarlo perché lo pagherete solo 13,50€.


Il piccolo vagabondo
di Crystal Kung

Bao Publishing  29 Marzo 2018  171 pagine  18,00 €  ITA
Un libro muto, che si guarda come un cartone animato e si legge come una favola moderna. Un bambino senza nome né meta a fare da filo conduttore tra storie che potrebbero avvenire in qualunque città, perché appartengono al vissuto di tutta l'umanità.

My rolling thought
Tutti hanno un piccolo vagabondo nel proprio cuore.
Crystal Kung, giovane studentessa di animazione 3D e character design, nel corso della sua vita ha viaggiato tantissimo spostandosi tra Oriente e Occidente, tanto che lei stessa si definisce figlia del mondo, sente di non appartenere a nessun paese e a nessuna nazionalità.
Ne Il piccolo vagabondo, suo fumetto d’esordio dai toni autobiografici, riversa quindi la sua esperienza di vita e la sua concezione del mondo e dei rapporti umani.
Il volume si compone di sei racconti muti, le uniche parole che si possono leggere sono quelle delle frasi poste in apertura a ognuno di essi che suggeriscono il taglio narrativo delle vicende raccontate.
Il filo conduttore delle storie è un bambino, un piccolo vagabondo, che con il suo cappuccio rosso compare dal nulla per aiutare i protagonisti dei racconti a ritrovare qualcosa che hanno perduto. Lo seguiamo in diversi luoghi del mondo — dal Tibet, a New York, a Xi’an, a Xinjiang, a Shanghai e infine a Taipei —, nelle città in cui la stessa Crystal Kung ha vissuto, a dedicare un ritratto a una illustratrice troppo presa a disegnare il volto degli altri per ricordarsi il proprio, a porgere un ombrello a un uomo anziano da solo in mezzo alla pioggia, a farsi seguire con una piccola lanterna tra la nebbia da un uomo che torna dopo tanto tempo nel suo paese d’origine, a offrire una chiave a una giovane ragazza per permetterle di entrare in contatto con le persone che ha intorno.
Ci si può perdere in tanti modi — fisicamente, psicologicamente, artisticamente —, ma il piccolo vagabondo, come uno spirito guida, aiuta chi si è perso offrendo la possibilità di ritrovare il cammino perduto, se stessi o il rapporto con gli altri con un piccolo gesto.
Sono storie molto limpide e chiare, che mostrano una profonda sensibilità e una straordinaria attenzione per i sentimenti e per il mondo interiore dell’essere umano. Sono storie che non rimangono anonime o di difficile interpretazione, ma si aprono anche alla chiave di lettura che il singolo lettore trova tra le tavole. Sono storie dal carattere universale, che potrebbero avvenire in qualsiasi luogo del mondo e in qualsiasi momento.


Essendo un fumetto muto, la storia si sviluppa e va avanti unicamente attraverso il disegno e la sua forza espressiva.
Il silenzio dell’opera riesce a coinvolgere e a far immergere il lettore con tutto se stesso e con tutti i suoi sensi nelle storie, gli permette di ascoltare la voce del piccolo vagabondo e di soffermarsi sulle piccole cose, sui dettagli. Di questi brevi, intensi e incontaminati incontri che accarezzano l’anima rimangono piccoli gesti gentili capaci di mostrare la bellezza e la bontà di quanto c’è ancora nel mondo e nelle persone.
Il tratto di Crystal Kung è delicato e morbido, attento alla forza espressiva dei volti e dei gesti. Le tavole sono magiche e oniriche, dai colori brillanti, caldi e luminosi, e costruite per piani orizzontali. La stessa autrice definisce la sua opera un lavoro di animazione, infatti i suoi racconti possono essere paragonati a dei cortometraggi animati per via della fluidità del disegno che sembra dare vita a immagini in continuo movimento.
Per la sua poesia e semplicità, Il piccolo vagabondo è una piccola perla capace di parlare senza aver bisogno delle parole e di rimanere impresso a lungo nell'anima di chi riesce ad ascoltarne la voce.

★★★★½
Awesome! :D

martedì 10 aprile 2018

LIBRINPRATICA: Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità di Marie Kondo

Ciao a tutti!
Il post discussione di questo mese mi permette di aprire un discorso che si protrarrà anche nei post discussione dei prossimi mesi che riguarderà vari temi legati ai libri, alle nostre librerie e al rapporto che abbiamo con esse.
l i b r i n p r a t i c a quindi non è una nuova rubrica, ma mi sembrava un nome carino per introdurre questo post e il suo contenuto. Ho infatti letto i due manuali di Marie Kondo sul riordino, Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità, e li ho messi in pratica.
Mi piacerebbe parlarvi di questi due volumi, di cosa penso di loro e di questo metodo, e della mia esperienza personale sul e di riordino. Una recensione non mi sembrava funzionale allo scopo, quindi, in maniera molto libera, vi lascio il mio pensiero.


Il magico potere del riordino & 96 lezioni di felicità
di Marie Kondo
Un rito di passaggio che vi permette di fare un inventario della vostra interiorità.
Cosa ho pensato immediatamente dopo aver finito di leggere Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità di Marie Kondo:
  1. Marie Kondo è una pazza scatenata;
  2. Marie Kondo mi ha battuto sul tempo, una cosa del genere (in parte) avrei potuta scriverla anche io e avere (in parte) il suo stesso successo.
Mi spiego meglio.
Marie Kondo è una giovane donna giapponese che fin da piccola ha la passione per il riordino. Nel corso della sua vita ha sperimentato molti metodi di riordino, dai “consigli della nonna” ai consigli delle riviste per casalinghi, ma nessuno è mai riuscita a soddisfarla in pieno. È quindi con il tempo arrivata a perfezionare un suo metodo personale, infallibile a detta sua e dei suoi clienti, che adesso espone in conferenze e corsi che tiene in giro per il mondo. Per chi non ha la possibilità di prendervi parte, ha scritto questi due manuali.
Dico che Marie Kondo è una pazza scatenata perché è davvero convinta della filosofia del suo metodo e di quello che fa, da quello che scrive traspare tutto il suo entusiasmo e la sua passione per la sua attività e riesce a trasmetterlo benissimo al suo pubblico; ma anche perché, se ci ferma a una lettura superficiale e solo teorica del suo pensiero, quello che dice può sembrare completamente assurdo.
Dico poi, con un pizzico di simpatia, che avrei potuto (in parte) scrivere anche io quello che ha scritto lei perché mi sono ritrovata in alcuni pensieri della sua filosofia di riordino e perché effettivamente mettevo — metto — in pratica alcuni dei suoi consigli senza sapere che facessero parte del suo metodo (sono infatti, fin da piccola, una persona molto ordinata e precisa, e mi piace avere le cose al proprio posto).
Ma come mai mi sono ritrovata a leggere questi due manuali? A fine febbraio ho dato un esame sul quale mi sono concentrata per un mese e mezzo circa praticamente quasi tutti i giorni. Avendo avuto solo questo esame per la testa sono arrivata a trascurare l’ordine della mia camera ma, una volta libera, ho sentito la necessità di dare una bella riordinata al mio spazio per riflesso dare ordine anche a me stessa e riprendere il contatto con la realtà. In questa occasione mi sono venuti in mente i libri di Marie Kondo, che ho voluto provare a leggere prima di riordinare per ricavarne qualche spunto interessante da mettere in pratica.

Il metodo di Marie Kondo si basa su questa semplice affermazione: riordinare è magico. Non si tratta semplicemente dell’atto di spostare delle cose per rimetterle nella loro posizione originale, ma passare in rassegna tutto ciò che si possiede, rendersi conto se quell’oggetto ci rende felici o meno, tenerlo o disfarlo sulla base della risposta-sensazione che ci dà, e metterlo poi al proprio posto.
Letta così sembra una cosa senza senso, come ho scritto poco fa, ma dietro c’è una vera e propria filosofia che ha come risultato non solo avere una casa dall’aspetto gradevole, ordinato e organizzato, ma anche fare ordine nella propria vita mentre si fa ordine nello spazio che ci circonda e in cui siamo quotidianamente immersi.
È un metodo che si applica principalmente allo stile di vita giapponese: gli appartamenti sono piccoli e c’è bisogno di sfruttare lo spazio alla sua massima potenzialità cercando contemporaneamente di non finire sommersi da ciò che si possiede, inoltre la mentalità giapponese tende a stabilire un forte legame con gli oggetti che si possiedono dandogli un’anima, uno spirito. Cogliendo il senso profondo del metodo, lo si può applicare a qualsiasi stile di vita. Il mio consiglio, se siete interessati alla lettura dei due manuali, è andare oltre il semplice testo scritto e di leggere tra le righe, filtrarlo attraverso il proprio punto di vista e, perché no, applicarlo in base alle proprie necessità. Se questo metodo non fa presa su di voi, avrete comunque ampliato i vostri orizzonti attraverso l’approccio a una mentalità e a uno stile di vita diversi.
Ne Il magico potere del riordino Marie Kondo non entra nel dettaglio di come riordinare, si concentra maggiormente nello spiegare come è nato il suo metodo, la filosofia che c’è dietro, gli obiettivi che si è posta e i risultati che ha raggiunto. È un libro di stampo prettamente autoreferienziale, in cui la Kondo mette in rilievo quanto sia brava, quanto i suoi clienti siano rimasti soddisfatti, e i suoi successi. Da un punto di vista puramente di marketing ci sta, perché deve convincere le persone a leggere il suo libro e dimostrare che il suo metodo è valido e che funziona, ma non è quello che a me interessava leggere. Ci sono dei momenti in cui dà dei consigli pratici, ma sono piuttosto riduttivi e generali. Con 96 lezioni di felicità si entra invece nella pratica del riordino, ci sono dei veri e propri consigli da seguire e attuare. Ripete alcuni parti de Il magico potere del riordino, ma l’ho trovato decisamente più utile, completo ed efficace. Se volete mettere direttamente in pratica il metodo e avere una visione d’insieme della filosofia che c’è dietro, vi consiglio direttamente 96 consigli di felicità; al contrario, se siete più interessati alla storia del metodo e alla sua filosofia con un sommario apparato di consigli, potete rivolgervi a Il magico potere del riordino.

Nel video vi faccio vedere la mia scrivania, il luogo da cui vi scrivo, e la mia postazione di lettura, quando non leggo in treno e non è occupata da Molly Brown (che ha reclamato la sedia a dondolo come suo Trono di Spade), e il modo in cui ho reso piacevole l'ambiente attraverso piccoli oggetti, candele, piantine, quadri e fiori che mi mettono allegria e mi ispirano.
Non mi soffermo, oltre quanto già detto, ad illustrarvi il metodo di Marie Kondo per diversi motivi: a) trovo senza senso riassumere il contenuto dei manuali quando si possono leggere i manuali stessi, b) internet e in particolare youtube sono pieni, rispettivamente, di articoli e di video che esplicano il metodo nei minimi dettagli.
Mi piacerebbe però passare in rassegna alcuni punti che mi hanno colpito (perché condivido il pensiero che c’è alla base) o che mi hanno fatto riflettere (perché non ci avevo mai pensato prima o perché sono in disaccordo).
  • Marie Kondo consiglia di riordinare tutto e in una sola volta per evitare l’effetto boomerang, ovvero tornare ad avere una casa disordinata e disorganizzata. Questo però non significa fare tutto in un giorno solo ma compiere questa operazione in un unico momento, ovvero in un unico arco di tempo. Lei calcola che ci vogliono circa sei mesi non solo perché non è affatto semplice ed è un momento che rivoluzionerà per sempre la vita di una persona, ma perché ci sono determinati oggetti che finiscono in una zona grigia per cui c’è bisogno di tempo per capire se ci rendono felici o se possiamo lasciarli andare. D’altra parte, aggiungerei, gli impegni personali non si possono mollare (a meno che non si è in ferie o in un periodo di vacanza), quindi bisogna essere anche un attimo oggettivi e concreti.
  • Consiglia di buttare quanto più possibile, che non significa buttare via tutto. La chiave di lettura di questo consiglio è “selezionare solo ciò che ci regala un’emozione”, che ci permette di creare un’atmosfera piacevole e confortevole attorno a noi. Ed è più che giusto visto che la nostra casa o la nostra stanza deve essere il luogo su tutti che ci permetta di vivere in armonia e in serenità con noi stessi, e questo è possibile circondandosi di oggetti che ci procurano felicità, perché legati a ricordi o sensazioni positive.
  • Nell’operazione di riordino, si deve seguire un ordine preciso: vestiti - libri - carte - komono (oggetti misti) - ricordi. Non è un ordine casuale perché si parte dalla categoria che è più facile riordinare e selezionare, come i vestiti, per arrivare a quella più difficile, i ricordi. Seguendo questo ordine, si arriva alla categoria dei ricordi, verso i quali si è molto legati da un punto di vista affettivo, con una mentalità più chiara e consapevole e sarà più semplice capire quali tenere e quali ormai hanno svolto il loro scopo. Sono completamente d’accordo perché è un’operazione che ho sempre compiuto anche io, l’unica cosa è che per me i libri arrivano alla fine perché sono la categoria più difficile da riordinare!
  • La Kondo consiglia di riordinare casa in base a queste categorie e non in base alle stanze, semplicemente perché è più semplice raccogliere tutte le cose di quella categoria e analizzarle tutte insieme, e di mettere tutti gli oggetti di una stessa categoria nello stesso posto. Tralasciando il fatto che vivo con la mia famiglia e che quindi posso limitarmi al riordino solo nella mia stanza e per le cose che mi appartengono, l’idea di procedere per categorie e non per stanza mi appare confusionaria. Ma non ho avuto modo di provare, quindi rimane solo un’impressione personale. Appoggio invece in pieno il fatto di mettere oggetti della stessa categoria insieme (ad esempio, tutti gli oggetti di cartoleria insieme) perché così ci si rende subito conto di quello che si ha e in quale quantità ed è più facile ritrovarli.
  • Tirare fuori e radunare tutte le cose di una stessa categoria insieme permette di capire effettivamente quante cose si hanno di quella determinata categoria. Probabilmente vi verrà un colpo rendervi conto di quante cose simili/uguali si hanno, ma lo scopo è proprio questo, darvi uno scossone. Tirare fuori per capire, selezionare e poi rimettere in ordine è un’altra di quelle cose che di solito ho sempre messo in pratica.
  • È assolutamente vietato mandare le vostre cose a casa dei vostri genitori o donarle ai vostri famigliari o amici perché non è un modo di disfarsene, anzi le avrete sempre con voi in un modo o nell’altro e poi porterete l’ “accumulo” in casa di altre persone. Io mi permetterei di aggiungere di considerare bene l’oggetto del quale volete disfarvi: se può essere utile, allora donate a amici o famigliari e anche ad associazioni, farete del bene ad altri facendo contemporaneamente del bene a voi stessi. Potete considerare anche di rivenderlo, non tanto per ricavarne un profitto ma giusto quel poco che si può averne in cambio e per liberarvene.
  • Non si può imporre il riordino ad altre persone o ordinare arbitrariamente le cose degli altri, bisogna rispettare la volontà e la proprietà altrui. Questo è un punto che mi mette estremamente in difficoltà. Vorrei riordinare e riorganizzare tutta casa, ma vivendo con la mia famiglia non posso farlo (argh!). Però Marie Kondo instilla un po’ di positività dicendo che è possibile influenzare le altre persone e portarle al riordino vedendo gli effetti positivi che questa attività ha avuto su di noi. (Non sta succedendo.)
  • Il riordino è un’operazione da compiere in totale silenzio perché si sta intraprendendo un percorso che porterà a un cambiamento definito per la nostra vita. La musica o la televisione in sottofondo distraggono, e non distraggono solo perché si smette di riordinare per seguire quella canzone o quel programma: distraggono dal permetterci di entrare in contatto con noi stessi. Marie Kondo ricollega il silenzio alla meditazione buddista. E io sono completamente d’accordo perché il silenzio, quando riordino, mi permette di concentrarmi su me stessa e i miei pensieri, e penso veramente tanto su qualsiasi cosa anche in relazione all’oggetto che ho in mano.
  • Quando la casa è in ordine e alleggerita, anche l’aria sembra più leggera, fresca e pulita. Vero, verissimo! Soprattutto quando si toglie la polvere nei punti più alti, ahah. Però è vero: quando i cassetti, gli armadi, le dispense e i ripostigli sono tutti belli in ordine e organizzati, si percepisce dietro le ante chiuse.
Da come avrete ormai capito da tutto quello che ho scritto perché l'ho ripetuto innumerevoli volte, il metodo di Marie Kondo è un metodo il cui fine ultimo è quello di portare felicità, serenità e benessere nelle vita delle persone attraverso il circondarsi delle cose che si amano e che portano vibrazioni positive nella propria vita, che aiuta a far riprendere il contatto con se stessi e quindi a rendere più consapevoli dei propri bisogni, dei propri desideri, delle proprie aspirazioni e degli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Riordinare è un’attività fisica e come tale stanca. È un po’ come quando si va in palestra e si arriva ad un certo punto del proprio percorso in cui, guardandocisi indietro, ci si sente sì stanchi, ma anche soddisfatti e con una più chiara percezione di se stessi.
Non so se alla fine dei conti è un metodo utile che effettivamente porta ad ottenere tutto quello che promette (tra cui mettere in ordine una volta e per sempre!), anche se le testimonianze dei clienti di Marie Kondo sono positive. Come ogni cosa è giusto provarci se provoca un minimo di interesse, soprattutto se siete “appassionati” di riordino. Da parte mia posso dire che condivido la filosofia che c’è alla base e che alcuni consigli pratici per mettere in ordine sono davvero ottimi.

• • • • 

Spero che questo post sia stato interessante da leggere e che vi abbia incuriosito sul magico potere del riordino, ahah. c: Fatemi sapere nei commenti se avete letto questi manuali, se condividete la filosofia che c’è alla base oppure no, e se avete provato a seguire il metodo e con quali risultati.
Il mese prossimo mi concentrerò nello specifico su come ho riordinato i libri, che è l’argomento che ci interessa trattare su un blog di libri. Spero di ritrovarvi! A presto.

venerdì 6 aprile 2018

RECENSIONE: The Girl of Ink & Stars di Kiran Millwood Hargrave

Ciao a tutti!
Oggi vi parlo di The Girl of Ink & Stars di Kiran Millwood Hargrave, tradotto recentemente dalla Mondadori con il titolo La ragazza di stelle e inchiostro, che ho deciso di leggere in inglese per via del costo decisamente più contenuto e delle particolarità grafiche che non sono state mantenute nell’edizione italiana (un vero peccato).


The Girl of Ink & Stars
di Kiran Millwood Hargrave

Scholastic  18 Maggio 2016  228 pagine  6,71 €  ENG
Cosa c'è oltre la foresta? Chi abita i Territori Dimenticati? Isabella, figlia del cartografo che ha mappato la misteriosa isola di Joya fin dove lo spietato governatore Adori permette di esplorarla, sogna di poter disegnare su una cartina la risposta a queste domande. Così quando Lupe, la sua migliore amica nonché figlia del governatore, sparisce proprio in quei territori, è Isabella a guidare la spedizione di ricerca. Le mappe di famiglia la guidano attraverso villaggi deserti, nere foreste e fiumi prosciugati, e le stelle che suo padre le ha insegnato a osservare la accompagnano dall'alto. Ma il vero pericolo del suo viaggio appare presto chiaro: nelle viscere bollenti della terra Yote, un demone di fuoco, si sta risvegliando…

My rolling thought
Each of us carries the map of our lives on our skin, in the way we walk, even in the way we grow.
Isabella vive a Gromera, una piccola cittadina sull’isola di Joya, con il padre cartografo, l’unico parente che le è rimasto dopo la morte della madre e del fratello gemello. La sua vita trascorre tranquilla fino a quando, il giorno di riapertura della scuola, un terribile incidente turba gli abitanti dell’isola e mette in moto una catena di eventi che vede anche la scomparsa di Lupe, la sua migliore amica e la figlia del governatore dell’isola. Isa, senza esitare, decide di partire alla volta dei Territori Dimenticati per salvare la sua amica e la sua famiglia, e per combattere per la salvezza dell’isola.
The Girl of Ink & Stars è un libro middle-grade che mi è piaciuto molto più di quanto mi aspettassi! All’inizio l’ho snobbato, poi ne sono rimasta incuriosita e alla fine ho deciso di provarlo. Mi ha colpito molto, nonostante sia una storia molto ordinaria, e per questo sono contenta di averlo letto.
È una storia che alterna momenti delicati a scene drammatiche e inaspettatamente forti e cruente, e Isa ne è la protagonista. È ribelle e anti-convenzionale, è poco più che una ragazzina (ha tredici anni e mezzo) ma è dotata di una forza e di un coraggio unici, di quelli che spesso mancano agli adulti.
Tutti i personaggi del libro sono estremamente naturali e si caratterizzano attraverso i dialoghi e le rispettive azioni. All’inizio della storia ognuno di loro si fa inquadrare da un certo punto di vista, ma durante lo svolgersi delle vicende cambiano nettamente, secondo il proprio percorso di crescita o di decrescita. Un esempio è Lupe, che all’inizio si presenta come un personaggio leggero e frivolo ma che poi mostrerà un coraggio tanto forte quanto quello di Isa.
The Girl of Ink & Stars è un romanzo che fonda la sua essenza sul valore dei miti. Per Isa i miti non sono solo storie della buona notte, quelle da raccontare e ascoltare prima di andare a dormire, non sono solo il frutto della fantasia del narratore ma il fondamento della società e dell’esistenza umana. I miti sono il fondamento di se stessa. Isa ha una fede profonda nel mito di Arinta, che con coraggio ha salvato la sua stessa comunità da un antico demone. È proprio dalla storia di questa giovane guerriera, che difende con forza dallo scetticismo del suo amico Pablo, che Isa trova la forza e il coraggio necessari per fare la stessa cosa e riportare indietro la sua amica.
Il romanzo è anche veicolo di una serie di riflessioni che riguardano la nostra quotidianità, come le differenze di genere e di classe sociale, e rappresentanti politici completamente assenti che pensano soltanto al proprio tornaconto.
Il worldbuilding costruito da Kiran Millwood Hargrave è molto interessante e plausibile: i personaggi hanno nomi spagnoleggianti e i toponimi richiamano la nostra geografia, ma effettivamente ci si trova in un tempo e in uno spazio non definiti che contribuiscono a rendere sospesa l’atmosfera del romanzo. Idee interessanti che però mancano di precisione, incuriosiscono ma fanno sorgere domande che non vengono soddisfatte.
L'autrice, infatti, pur avendo uno stile molto scorrevole, è avara di descrizioni riguardo le ambientazioni  un paradosso visto che stiamo parlando di cartografia.
Alla mancanza di descrizioni verbali sopperiscono però varie mappe di supporto che mettono a fuoco la geografia dell’isola e che rendono il libro molto curato dal punto di vista grafica, insieme alle pagine decorate con simboli nautici ed elementi marini, come navi, bussole e pesci.
È un libro che si legge molto velocemente e forse un altro suo lato negativo è proprio questo: si esaurisce proprio sul vivo, lasciando una grande curiosità e la voglia di proseguire nella lettura delle avventure di Isa.
The Girl of Ink & Stars è un libro che, nonostante i difetti, mi è piaciuto molto e che mi ha fatto scappare dalla realtà per qualche ora per seguire Isa sull’isola di Joya e nei Territori Dimenticati. Non è una storia indimenticabile ma dimostra quanto siano importanti le storie, e più precisamente i miti, per gli esseri umani.

★★¾
Good. :)

martedì 3 aprile 2018

❃ BOOKS & SPRING ❃

Ciao a tutti!
Siccome mi andava di scrivere un post un po’ a caso e chiacchiericcio, ho pensato di mettere insieme un tag, la mia tbr primaverile, dei consigli di lettura e uscite interessanti del periodo per parlare di libri e per portare allegria e freschezza sul blog, in pieno spirito primaverile.


Ditelo con i fiori
IDEATO DA BETH BOOK (LIBRAIA IN SOFFITTA)

Amo i fiori e amo i libri, quindi questo tag è perfetto per me. L’ho trovato diversi mesi fa e da allora ho atteso con trepidazione la primavera per rispondere alle domande e pubblicarlo. Lo utilizzerò per fare un breve riassunto delle letture che ho svolto da Gennaio a Marzo.

AZALEA Gioia, speranza e fortuna Il libro presente nella tua tbr su cui hai le aspettative più alte.
Un libro che non vedo l’ora di leggere, acquistato nei tre mesi appena passati, è The Lie Tree di Frances Hardinge. La protagonista Faith è stata paragonata a Calpurnia Tate di L’evoluzione di Calpurnia (una serie che amo tantissimo, QUI) per la sua passione per la scienza e l’archeologia, quindi non vedo l’ora di conoscerla. Tra l’altro sono andata in fissa per l’autrice, Frances Hardinge: ho aggiunto alla mia wishlist tutti i suoi libri nella nuova veste grafica che l’editore straniero sta pubblicando e mi sto davvero trattenendo per non comprarli tutti immediatamente. Il libro è stato tradotto dalla Mondadori con il titolo L’albero delle bugie, che ha anche pubblicato Una ragazza senza ricordi. Dalla Bologna Children’s Book Festival arriva la notizia della prossima pubblicazione di A Skinful of Shadow. Io ho scelto l’edizione uk perché sono presenti le illustrazioni di Chris Riddell.

GIGLIO Purezza, nobiltà d’animo  Un libro con un/una protagonista che incarni le più nobili qualità.
Come non pensare a Sara de La piccola principessa? È una ragazzina buona, altruista, generosa, anche quando perde ogni cosa e viene sfruttata dalla direttrice del collegio che frequenta. Nonostante questo, di Frances Hodgson Burnett ho però preferito Il giardino segreto (vi parlo QUI di entrambi).

BOCCA DI LEONE Capriccio  Un romanzo con un/una protagonista insopportabile.
Un’insopportabile Cornelia ha accompagnato la mia lettura de La ragazza con l’orecchino di perla. La figlia di Jan Vermeer è una ragazzina cattiva, meschina, subdola e calcolatrice, qualità che non perderà nemmeno da adulta. Avrei voluto prenderla a ceffoni. Ho analizzato QUI il libro di Tracy Chevalier dal punto di vista storico-artistico

LOTO Ammirazione  Un romanzo del tuo scrittore o della tua scrittrice preferito/a.
In questi tre mesi ho letto solo un romanzo di uno dei miei scrittori preferiti: The Archived di Victoria Schwab. L’avevo iniziato qualche mese prima ma poi l’ho messo da parte perché non mi stava prendendo molto. Adesso che l’ho terminato il mio pensiero è questo: come tutti i libri della Schwab ha una storia originale, una protagonista multi-sfaccettata e uno stile di scrittura molto intenso, ma non è riuscito a colpirmi come i suoi lavori più maturi seppur ci siano delle evidenti anticipazioni di questi.

MARGHERITA Semplicità  Un romanzo dedicato ad un pubblico giovane, ma che può piacere anche agli adulti.
Il castello errante di Howl di Diana Wynne Jones, decisamente, e non solo perché Sophie si ritrova trasformata in una vecchietta! È una lettura stratificata, che può essere letta da diversi punti di vista, e che affronta tematiche di una certa importanza con grande discrezione, come la solitudine, la vecchiaia, la consapevolezza e le convinzioni su se stessi. Ne ho (amorevolmente) parlato QUI.

ORCHIDEA Celebrazione dell’amore  Un libro che contenga una storia d’amore non convenzionale.
Sono abbastanza carente di romanzi che parlano di storie d’amore perché non mi piacciono molto, ma qualcosina ce l’ho e tra questi ho scelto The Game of Love and Death di Martha Brockenbrough. È un libro che parla di una storia d’amore “non convenzionale” perché prende le mosse da una sfida che da secoli vede coinvolti l’Amore e la Morte. L’ho trovata una lettura tenera e carina, seppur non particolarmente originale.

ORTENSIA Distacco, freddezza  La peggior delusione letteraria avuta quest’anno fino ad ora.
Oh, purtroppo devo nominare Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams, un libro che stazionava sui miei scaffali da qualche tempo e per il quale avevo delle aspettative. Riconosco la particolarità della storia, lo stile di scrittura dinamico e frizzante, e la grande inventiva di Adams, ma ho scoperto che il nonsense fantascientifico non fa per me, a quanto pare.

ROSA ROSSA Passione  Il romanzo con la storia d’amore più appassionante che tu abbia mai letto.
Di nuovo, per il fatto che non mi piacciono i romanzi che parlano d’amore, mi sono trovata in difficoltà MA recentemente ho letto un fumetto con una storia d’amore appassionante: Blankets di Craig Thompson. È semplicemente una meraviglia, mi ha preso come pochissimi libri e fumetti hanno fatto, e per questo una volta finito ci sono rimasta malissimo per l’epilogo. Ve ne parlerò presto perché devo convincervi a leggerlo.

VIOLA Umiltà e modestia  Il romanzo su cui non avresti scommesso un soldo e che invece si è rivelato un’ottima sorpresa.
A Study in Charlotte di Brittany Cavallaro, letto in occasione della reading chain organizzata da Chiara (Il Castello tra le Nuvole). La mia preferenza era andata a un altro libro ma ci tenevo comunque a partecipare perché mi piacciono un sacco le catene di lettura. Mi ci sono appassionata veramente e non me l’aspettavo! Ho trovato super-adorabili i due protagonisti, Charlotte e Jaime, e mi ha fatto venir voglia di recuperare le storie di Arthur Conan Doyle (cosa che ho realmente fatto).

ZINNIA Nostalgia  La miglior lettura dello scorso anno fino ad ora.
Io e la mia amica Alessia (Il profumo di libri) ogni tanto ci scegliamo a vicenda un libro da leggere dalle nostre tbr. Lei ha scelto per me Pet Sematary di Stephen King e… wow. Sarò ripetitiva, sarò banale, il mio commento sarà del tutto superfluo ma… Stephen King è Stephen King. È un vero Re, non ho altro da aggiungere.


To-Be-ReadThe Lie Tree di Frances Hardinge, La tigre nel pozzo di Philip Pullman, Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle, La collina dei conigli di Richard Adams, Swamplandia! di Karen Russell.

La lettura di The Lie Tree non può più essere rimandata, non vedo davvero l’ora (anche perché così avrò la scusa buona per comprare altri libri della Hardinge).
Proseguirò poi con le avventure di Sally Lockhart leggendo il terzo libro della serie di Pullman, La tigre nel pozzo. Sono rimasta sconvolta dall’epilogo del secondo libro e ho dovuto metabolizzarlo prima di affrontare il terzo; adesso sono pronta, lo sono! *piange di nascosto in un angolino*
Ve l’ho detto che A Study in Charlotte mi ha dato la motivazione giusta per leggere Arthur Conan Doyle! Ho recuperato Uno studio in rosso e adesso sono pronta per mettere in funzione le mie capacità deduttive e investigative.
Tendo ad evitare i libri con gli animali perché succede sempre qualcosa di brutto e io non voglio rimanerci male. Sento già che nel loro viaggio verso la libertà dovrò salutare qualche coniglio, ma sono davvero entusiasta per La collina dei conigli (soprattutto perché ho trovato questa bellissima edizione in un mercatino dell’usato) e non vedo l’ora di leggerlo.
Swamplandia! di Karen Russell è un libro abbastanza sconosciuto. Parla di una famiglia del tutto fuori dagli schemi e intreccia magia, spiriti, amore, nemici, modernità e viaggi di crescita. Si sviluppa da un racconto contenuto nella raccolta Il collegio di Santa Lucia per giovinette allevate dai lupi che mi ha colpito molto. Nonostante abbia letto pareri non propriamente entusiastici, sono molto curiosa di leggerlo.


Consigli di letturaNel profondo della foresta di Holly Black, Questo canto selvaggio di Victoria Schwab, Il circo della notte di Erin Morgenstern, Cuore Oscuro di Namoni Novik, La Regina nel bosco di Neil Gaiman.

Per questo periodo mi andava di consigliarvi letture avventurose, oscure e magiche per farvi immergere in atmosfere fantastiche e mondi immaginari.
Sul blog potete trovare le recensioni di Nel profondo della foresta (QUI), Cuore Oscuro (QUI) e La Regina nel bosco (QUI). Non vi lascio quella de Il circo della notte perché è una delle prime che ho scritto ed è brutta e di Victoria Schwab ho parlato in generale QUI.


Uscite interessantiCapriole sotto il temporale di Katherine Rundell, Il tempo dei maghi di Cressida Cowell, La Pomme Prisonnière di Kensji Tsuruta, Stelle o Sparo di Nova, Uma del Mondo di Sotto di Marta Baroni.

Capriole sotto il temporale e Il tempo dei maghi sono due recenti uscite Rizzoli. Il primo è il romanzo d’esordio di Katherine Rundell, una scrittrice adorabile che ho avuto l’occasione di intervistare insieme ad altre amiche blogger durante l’ultima edizione di Mare di Libri (QUI). Il tempo dei maghi lo ignoravo del tutto, non mi ricordo come l’ho scoperto ma l’ho scoperto per caso e mi ha colpito molto la trama, che parla di magia, Maghi e Guerrieri. Se Libraccio non li cancella dall’ordine, leggerò presto entrambi.
La Pomme Prisonnière è un volume unico manga di genere slice of life che, se ricorderete, vi ho presentato all’inizio dell’anno come una delle prossime uscite che non vedevo l’ora di leggere. Uscirà il 4 Aprile. Parla della quotidianità della ragazza in copertina che, libera e spensierata, trascorre le sue giornate in una città che rievoca Venezia insieme al suo gatto.
Gli ultimi due titoli sono fumetti che (probabilmente) usciranno a Maggio per Bao Publishing che mi hanno incuriosito per la trama. Non vorrei dire cavolate ma la trama del primo mi fa venire in mente un coming-of-age non convenzionale; il secondo è una storia avventurosa ambientata in Norvegia che ha come protagonista una ragazzina ribelle.

• • • • 

Bene, direi che l’obiettivo di un post a caso e chiacchiericcio è stato pienamente raggiunto! Spero di avervi tenuto compagnia e di avervi fatto conoscere qualche titolo interessante.
Fatemi sapere nei commenti se avete letto o aspettate anche voi qualcuno dei titoli che vi ho citato e cosa c’è nei vostri programmi di lettura primaverili. ❃ A presto!