venerdì 24 marzo 2017

GRUPPO DI LETTURA: Nimona di Noelle Stevenson

Ciao a tutti!
In questo post del venerdì mi piacerebbe proporvi un’iniziativa che spero possa interessarvi e che riceva almeno la metà dell’entusiasmo di quello che ho io adesso nel proporvela.
Prima della riapertura del blog ero alla ricerca di qualcosa che vi coinvolgesse e che richiedesse una maggiore interazione tra me e voi, e all’improvviso mi è venuta l’idea di questo GRUPPO DI LETTURA. In sé per sé un gruppo di lettura non è poi così tanto originale, nel senso che sono molto frequenti e gestiti da tanti blogger differenti, ma io ho pensato a qualcosa di diverso sia per il volume che - spero - andremo a leggere che nelle modalità.


Volevo leggere insieme a voi un fumetto e la scelta è ricaduta immediatamente su Nimona di Noelle Stevenson. Io l’ho già letto e ve ne ho parlato QUI, ma mi piacerebbe tantissimo rileggerlo insieme a voi.
Il volume è stato pubblicato in italiano da Bao Publishing il 4 febbraio 2016 al prezzo di € 24,00 ma, se volete, potete recuperarlo in lingua ad un prezzo più contenuto oppure provare a vedere se lo hanno in biblioteca (ho scoperto che le biblioteche hanno i fumetti! o.o).
Le vicende ruotano attorno a Nimona, una ragazza capace di trasformarsi in qualsiasi essere vivente, che si auto-nomina spalla di Lord Ballister Blackheart, super-cattivo in lotta contro il paladino della giustizia Sir Ambrosius Goldenloin, il tutto ambientato in un Regno medievale-tecnologico.
Ho scelto Nimona perché, oltre ad essere una storia originale e coinvolgente, con protagonisti al di fuori del comune e appassionanti, è diviso in capitoli ed è abbastanza cicciotto per farci durare la sua lettura un paio di settimane, e poi perché mi sembra un ottimo volume da cui iniziare se si vuole iniziare ad esplorare questo mondo.
Probabilmente molti di voi lo avranno già letto, ma potete - e mi farebbe molto piacere - partecipare lo stesso; chi ce l’ha e non l’ha ancora letto o chi vorrebbe leggerlo è più che benvenuto.
Le modalità di partecipazione sono molto semplici: non ci saranno i tipici post di recap qui sul blog perché, onestamente, mi porterebbero via troppo tempo ma anche perché vorrei qualcosa di più semplice e immediato tra di noi. Ho quindi pensato a un gruppo facebook (potete trovarlo QUI) in cui riunirci e discutere della lettura, con la possibilità di condividere tra di noi anche immagini, articoli, curiosità e recensioni molto più semplicemente.
Sempre in questo gruppo ci accorderemo sulla data di inizio, di modo che tutti possano avere il tempo di recuperare il volume, e i tempi di lettura.
Se fate già parte del gruppo fb dedicato alle letture in lingua — Let’s read in English — non c’è nulla di nuovo all’orizzonte perché le modalità di partecipazione saranno le stesse, ovvero: si legge il numero di capitoli stabilito e ci si ritrova una settimana dopo per commentare tutti insieme; nel frattempo, ognuno di voi è libero di condividere i contenuti che preferisce facendo attenzione a non fare spoiler.

Questo è tutto, spero che l’idea vi piaccia e che parteciperete. :)
Mi piacerebbe davvero tanto che questa diventasse un’abitudine del blog (infatti ho chiamato ottimisticamente il gruppo fb “She was in Wonderland ☆ Gruppi di Lettura”) da ripetere se non ogni mese, almeno ogni due o tre. Potremmo concentrare la nostra attenzione proprio sul mondo dei fumetti e leggere insieme nuove uscite, vecchie uscite e serie un po’ alla volta, proposte sia da me che da voi, oppure alternare con i libri. Aspetto i vostri pareri! Vi saluto, BYE

martedì 21 marzo 2017

BOOK & MOVIE: Miss Peregrine’s Peculiar Children - I bambini speciali di Ransom Riggs e Tim Burton

Ciao a tutti!
Oggi vorrei parlarvi della serie Miss Peregrine’s Peculiar Children scritta da Ransom Riggs e della trasposizione cinematografica del primo libro ad opera Tim Burton. Fatemi sapere nei commenti se avete letto i libri o visto il film, se siete rimasti soddisfatti da entrambi, se non vi è piaciuto qualcosa oppure quali aspettative avete nei loro confronti. :)


Protagonista di questa storia è Jacob, un ragazzino americano che vive in una famiglia benestante e che lavora in un supermercato della catena dei suoi genitori come apprendista. Quando era bambino suo nonno gli raccontava spesso storie legate alla sua infanzia, in particolare quando viveva in un orfanotrofio su un’isoletta del Galles insieme a bambini dalle abilità straordinarie, bambini Speciali, mostrandogli anche le loro foto. Ma se da bambino Jacob era affascinato dai racconti del nonno e da queste fotografie bizzarre e inquietanti, crescendo inizia a sospettare che queste storie non siano vere, che siano vaneggiamenti dell’anziano rimasto traumatizzato dall’esperienza della guerra, e che le foto siano palesemente ritoccate, pertanto inizia ad allontanarsi da lui. Tutto cambia di nuovo quando un giorno Jacob assiste alla morte del nonno per mano di un mostro che soltanto lui ha visto, e inizia a pensare che forse le storie del nonno non erano soltanto delle semplici storie. Dopo aver passato un periodo in terapia per superare la morte del nonno, la dottoressa dalla quale è in cura incoraggia il ragazzo a trascorrere un periodo sull’isoletta in cui ha vissuto il nonno per completare il suo percorso. Jacob parte quindi insieme al padre, aspirante ornitologo, riuscendo a trovare Miss Peregrine e i suoi bambini Speciali.
I libri: La serie Miss Peregrine’s Peculiar Children di Ransom Riggs è composta da tre libri — La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, Hollow City e La biblioteca delle anime — più la raccolta dei Racconti degli Speciali.
Ransom Riggs ha avuto una fantasia allucinante nella creazione della sua storia. Le premesse di Miss Peregrine sono fantastiche, la storia è molto originale, accattivante e unica; l’unico problema è che ci sono dei lati negativi presenti sin dal primo libro che si trascinano fino all’ultimo che riguardano forzature nella trama che la fanno risultare a tratti poco chiara, e un approfondimento dei personaggi davvero minimo se si escludono Jacob ed Emma, i principali. Questo è davvero un peccato perché, ripeto, la storia è davvero, davvero bella.
La serie si apre con una prima parte molto tranquilla in cui viene introdotto il personaggio di Jacob e viene approfondita minuziosamente la sua psicologia attraverso il resoconto del suo travaglio interiore che consiste nel credere fermamente in ciò che ha visto — il nonno ucciso da un mostro — e il fatto che le persone che lo circondano non gli credano perché, appunto, i mostri non esistono. Jacob quindi cerca di venire a patti con se stesso, con questo strano personaggio che è stato suo nonno, con i suoi racconti, e con ciò che vero e ciò che è finzione.
Questo entra in contrasto con il resto dei libri perché, se inizialmente si indaga così bene l’interiorità di Jacob, quella degli altri personaggi è quasi inesistente, e nel corso della storia il loro ruolo va sempre più assottigliandosi fino a diventare delle semplici macchioline secondarie per lasciare lo spazio a Jacob ed Emma. Mi è dispiaciuto veramente tanto perché si parla principalmente di questi bambini Speciali con delle capacità uniche, e vederli così poco approfonditi e presenti è come colpirsi e affondarsi da soli. Se non ci fossero state delle brevi presentazioni iniziali a cui far riferimento (che ho consultato praticamente sempre), non sarei riuscita a distinguerli l’uno dall’altro. Questi bambini hanno 80/100 anni e non sono rimasti tali solo fisicamente, ma anche mentalmente: si comportano esattamente come dei bambini capricciosi e questo fatto non mi ha convinto molto. Sono poi personaggi Speciali, con un passato e un vissuto alle spalle che sarebbe stato interessante approfondire; avendo queste capacità e avendo vissuto durante la guerra, si sono ritrovati a vivere in condizioni estreme e difficili, abbandonati dai loro genitori, sfruttati nei circhi o da persone che hanno tentato di guadagnare denaro ricorrendo alle loro capacità. Ci vengono dati degli accenni delle loro storie personali, che sono tante e tutte diverse, e secondo me condividerle, raccontarle, avrebbe dato tantissimo spessore non solo al libro ma ai personaggi stessi.
Dopo che Jacob riesce a incontrare Miss Peregrine e i bambini Speciali, la storia si fa più avventurosa con il racconto del salvataggio delle ymbryne e dei bambini Speciali dai Vacui e dagli Spettri. È una storia che si fa leggere e che appassiona facilmente, ma allo stesso tempo è anche abbastanza prevedibile, banalotta, con alcune dinamiche che non riesco ancora a capire bene e troppo incentrata su Jacob e Emma.
Non riesco a chiamarla storia d’amore, ma quello che c’è tra Jacob e Emma non mi ha convinto molto. È un po’ una storia d’amore ingiustificata, che nasce praticamente dal niente (no, non sto parlando di colpo di fulmine) in virtù del fatto che Jacob sia il nipote di suo nonno. È come se Jacob fosse il rimpiazzo di suo nonno, nel senso che gli vengono date le stesse caratteristiche e i bambini lo trattano come se fosse suo nonno, andando quindi a perdere le sue caratteristiche individuali. Per quanto si possa avere nostalgia per un vecchio amico, mi è sembrato un comportamento troppo… estremo.
Ho apprezzato invece molto il legame che si è creato tra la realtà del mondo dei Normali e la realtà a cui appartengono ymbryne e bambini Speciali. Questi ultimi sembra che vivano in un mondo distaccato, totalmente indipendente, in questi anelli temporali in cui si ripete ogni giorno lo stesso giorno giorno dopo giorno, ma in realtà ciò è stato dettato solo da una questione di sopravvivenza in quanto sfruttati e discriminati prima dai loro simili, e poi perseguitati dai mostri. E quindi ciò che ci chiede La biblioteca delle anime è proprio questo: Possono queste due realtà ricongiungersi e accettarsi l’una con l’altra?
Il mio giudizio complessivo su questa serie è abbastanza controverso: la storia tutto sommato mi è piaciuta molto, è riuscita a catturarmi con quelle premesse geniali e a farmi arrivare comunque alla fine nonostante queste imprecisioni che, accidenti a te Ransom Riggs!
I racconti degli speciali è il mio libro preferito tra tutti. Si tratta di una raccolta di dieci racconti che tende a simulare il primo libro degli Speciali, in cui vengono raccontate le vicende dei primi Speciali, delle prime ymbryne e dei primi anelli temporali. Sono storie che mi sono piaciute molto perché hanno anche una loro morale interna indipendente dalla storia principale. Ve la consiglio. Si può leggere anche indipendentemente da Miss Peregrine o in qualunque momento della storia vi troviate.
I libri di questa serie, graficamente parlando, sono dei piccoli gioielli, curati sotto ogni punto di vista (tranne l’ultimo libro che è di una rigidità sconcertante). I capitoli si aprono con un pattern che ricorda i vecchi libri, e ogni libro è pieno di foto d’epoca che sono stati utili all’autore nel creare personaggi, ambienti e situazioni. Queste foto inserite qui è là nella storia mi hanno aiutato molto ad entrare nell’atmosfera perché è come se il nonno di Jacob non le mostrasse solo a suo nipote ma anche a noi, e quindi si crea questo legame che unisce il lettore e Jacob. E poi sono vere foto d’epoca, una vera testimonianza del passato, e le ho trovare molto interessanti anche indipendentemente dalla storia che ci ha costruito attorno Ransom Riggs.

Il film: Diretto da Tim Burton, il film è uscito nelle sale italiane il 15 dicembre 2016 con il titolo Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali, per una durata complessiva di circa due ore.
Tim Burton o lo ami o lo odi, tanto può far dei capolavori quanto dei veri e propri disastri (e sta parlando una persona che adora Tim Burton e il cui film preferito fin da piccola è uno dei suoi).
La casa per bambini speciali è un libro molto difficile da trasportare in versione cinematografica — sbalzi temporali, i particolari poteri dei bambini da riprodurre, Vacui e Spettri — e credo che alla base della sua decisione di cambiare alcune cose della storia ci sia stato proprio questo. Bisognava un attimo distaccarsi dal testo originario perché altrimenti ci si sarebbe incartati ancora di più, l’importante è che le caratteristiche peculiari della storia di Riggs siano state mantenute.
Uno dei cambiamenti che si poteva notare fin dal trailer è la capacità di Emma che è stata cambiata con quella di Olive, quindi non più fuoco ma aria: anche lei è una delle protagoniste insieme a Jacob, e credo sia più interessante lavorare con l’aria a livello di effetti speciali piuttosto che con il fuoco. Un altro minimo cambiamento è quello che riguarda l’età anagrafica dei bambini: nel film non sono tutti bambini ma ci sono anche dei ragazzi (come Olive ed Enoch). Non so da cosa sia dipesa questa decisione — che ha portato ad un cambio di titolo anche nella nuova edizione dei libri tradotti qui da noi — e se c’è una motivazione precisa, ma mi piacerebbe conoscerla.
Così come la prima parte della Casa per bambini Speciali, anche il film ha una prima parte molto lenta e precisa che lavora sull’interiorità di Jacob e sul suo rapporto con il nonno, e una seconda che consiste a sua volta in una prima parte in cui c’è l’incontro con Miss Peregrine e gli Speciali e una seconda in cui si concentra l’azione vera e propria.
Il film mi è piaciuto fino all’incontro, dopo di che mi sono annoiata da morire e sinceramente non riesco a trovare nemmeno una motivazione per spiegare bene il perché… forse l’ho trovata una situazione troppo comica e burlesca.
Il personaggio, e di conseguenza l’attrice, che ho preferito di più tra tutti è stata Miss Peregrine. Eva Green è fenomenale. L’avevo già vista in Penny Dreadful e devo dire che qui mi ha fatto anche un po’ impressione perché, memore della sua precedente interpretazione, ero lì che mi ripetevo “adesso inizia a parlare in modo inquietante e viene posseduta aiuto”.  A parte questo, è stata bravissima e ha dato quel tocco di colore in più a Miss Peregrine (che è già un personaggio interessante nel libro). È il personaggio più riuscito dell’intero film perché gli altri rimangono abbastanza anonimi come nella serie.
Ho una scena preferita, che è quella in cui Miss Peregrine e gli Speciali resettano l’anello temporale.
Il film non finisce come il libro, ha la sua conclusione che mi fa sospettare non ci sia in programma in seguito (per fortuna?).
Alla fine dei conti non mi è dispiaciuto come film ma non l’ho trovato nemmeno eccezionale. Tim Burton ha dato la sua impronta anche a questa pellicola, portando sullo schermo ancora una volta una storia in cui è okay essere strani e diversi.

venerdì 17 marzo 2017

✎ COMIC & GRAPHIC NOVEL RECOMMENDATIONS: Consigli Tunué per gli acquisti!

CIAO A TUTTI!
Così come ho fatto in occasione degli sconti di Settembre dello scorso anno della Bao Publishing (QUI il post), vi lascio un nuovo post consigli-per-gli-acquisti questa volta dedicato agli sconti della TUNUÉ.
La Tunué ha tutto il suo catalogo al -25% dal 1° al 31 Marzo e, siccome ho da parte un paio di volume di cui non vi ho ancora parlato, mi sembrava l’occasione giusta per rimediare. 
Della Tunué mi piace un sacco la collana Tipitondi, che raccoglie le pubblicazioni dedicate ai piccoli grandi lettori, e oggi vi parlerò di un paio di questi volumi in relazione a due autori che apprezzo tantissimo — Amélie Fléchais e Enrique Fernández. Vi parlerò anche di due opere di Tony Sandoval, altro autore che apprezzo ma le cui opere non fanno parte di questa collana.
Grazie a questi sconti ho recuperato proprio l’ultimo lavoro di Amélie Fléchais e Séverine Gauthier, L’uomo montagna. Altri volumi che mi ispirano molto e che sto pensando di recuperare sono Viola Giramondo (se la ristampa uscirà per tempo!), La memoria dell’acqua, Non sei mica il mondo, Monster Allergy Collection (che leggevo da piccola!) e qualche altro volume di Tony Sandoval che ancora mi manca o Brigada di Enrique Fernández.
Anche in questo caso ci tengo a precisare che questo post nasce come mia iniziativa personale perché mi piace consigliarvi belle storie da leggere quando c’è la possibilità di risparmiare qualche soldino.


Amélie Fléchais
LUPETTO ROSSO, IL SENTIERO SMARRITO, L’UOMO MONTAGNA

Che lavori da sola o su testi di altri autori, il talento di Amélie Fléchais è innegabile e ogni volta riesce a farmi innamorare delle sue tavole — tanto che vorrei farne delle gigantografie da appendere ovunque in casa per poterle ammirare in tutta la loro bellezza. Qualche mese fa ho recuperato Lupetto Rosso e Il sentiero smarrito (QUI), e non aspettavo altro che la pubblicazione de L’uomo montagna.
Ascolta, porto sulle spalle le montagne del mondo, e la mia fronte reca u solchi di tutti i sentieri che ho percorso. Nella mia voce puoi sentire il rombo sordo della terra, nei miei occhi puoi vedere l'acqua di tutti i mari.
Un nonno, che ha viaggiato per tutta la sua vita, è ormai giunto alla fine del suo cammino ed è pronto per affrontare il suo ultimo viaggio. Suo nipote, che vorrebbe percorrere la strada insieme a lui come ha già fatto tante altre volte in passato, va alla ricerca del vento più forte che vive sulla montagna più alta di tutte per aiutare l’anziano a sostenere il peso delle montagne che porta su di sé perché lui non è abbastanza forte per aiutarlo.
L’uomo montagna è un racconto che parla di una fine e di un inizio, di radici, memoria ed esperienza, e del peculiare rapporto che si instaura tra un bambino e suo nonno. Séverine Gauthiere (con i suoi testi) e Amélie Fléchais (con i suoi disegni e i suoi colori) sono riuscite a dar vita a una storia molto dolce e delicata in poco più di cinquanta pagine, ricorrendo ad una serie di metafore molto forti ed evocative sia dal punto di vista letterario che grafico.
L’esperienza è una montagna che si accumula sulle spalle e sulla testa dei nostri due protagonisti, ma la montagna è anche la vita che si portano dietro - immensa e pesante una, ancora in germoglio l’altra -, che è una scalata, che è un’avventura, che è un viaggio.
Il bambino, con speranza e tenacia, affronta il suo primo viaggio da solo immerso nella Natura: passo dopo passo e incontro dopo incontro, farà tesoro degli insegnamenti degli Alberi, delle Pietre, del Re degli Stambecchi e del tanto cercato Vento, ritornando nel luogo in cui si è separato dal nonno profondamente cambiato, pronto a raccontare il suo primo grande viaggio e a far crescere le sue, di montagne.



Enrique Fernández
AURORE, L’ISOLA SENZA SORRISO, I RACCONTI DELL’ERA DEL COBRA

Un altro autore che amo tanto quanto Amélie Fléchais per la bravura nel disegnare, colorare e creare mondi è Enrique Fernández. Di suo ho letto Aurore, L’isola senza sorriso e I racconti dell’era del cobra: i primi due titoli raccontano di bambine avventurose e ed eclettiche le cui vicende si svolgono in ambienti naturali o esotici in compagnia di animaletti o creaturine buffe e fantastiche, a metà strada tra realtà e immaginazione; il terzo è un po’ più adulto e si discosta da questa tipologia di trama (infatti fa parte della collana Mirari).
La nostra gente ha perduto la fede. Gli antichi dei, che ci proteggevano in passato, sono ora offesi perché noi, in questi tempi grami, li abbiamo dimenticati. C'è ancora un'ultima speranza che i nostri spiriti tornino a brillare come un'aurora dopo le tenebre notturne?
Dopo aver toccato le acque di uno strano fiume dorato, Aurore si trasforma in pietra e perde la memoria. Il suo spirito entra in contatto con quello lupino di Vokko, il cui compito è quello di assistere la bambina affinché possa comporre una canzone che racconti le tradizioni e l’identità del suo popolo. Allo stesso tempo, i genitori di Aurore intraprendono un viaggio per capire cos’è e da dove proviene il fiume d’oro che ha fatto la sua comparsa nella loro tribù, e per trovare una soluzione per salvare la figlia.
I due viaggi paralleli intrapresi da Aurore e Vokko e dai genitori della bambina, metafisico il primo e tutto fisico il secondo, toccano i temi più vecchi del mondo riassumendosi molto semplicemente in quelle famose domande esistenziali che non hanno una soluzione concretamente valida e uguale per tutti ma che ognuno di noi nel suo intimo si pone e cerca di trovarvi il proprio senso: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Per trovare le loro risposte, i nostri quattro protagonisti percorrono il cammino della memoria e dell’identità.
Si potrebbe definire Aurore un mito a fumetti in cui, attraverso le varie dimensione tra cui si trovano a viaggiare i personaggi, si arriva alla scoperta della propria storia personale, quella della propria famiglia e quella dell’intera comunità. Non l’ho trovato un fumetto di facile e immediata ricezione ma ci ho messo un po’ per farlo mio, però alla fine sono riuscita ad apprezzarlo!
Signori, potete stare ben certi che niente riuscirà a strapparmi via questo sorriso dal volto.
Milander Dean è un burbero geologo che, dopo aver perso molto in passato, approda sull’isola di Yulkukany per compiere delle ricerche legate al suo lavoro. Qui incontra Elianor, una bambina esuberante, ricca di energia e fantasia, che cerca in tutti i modi di trasportarlo all’interno del suo mondo fatto di storie.
L’isola di Yulkukany è un’isola che vive di magia, strane creature e folklore, scenario dei dolori e delle difficoltà che i suoi abitanti si trovano quotidianamente a vivere ma anche testimone della loro tenacia, perseveranza e forza d’animo. L’incontro-scontro tra Milander Dean e Elianor è un momento fondamentale per la crescita di entrambi, che impareranno ad affrontare la vita accettandone sia i momenti felici che quelli tristi.
È un fumetto dalle molte sfaccettature che lancia un forte messaggio sulla gioia di vivere e sull’importanza di non perdere mai la speranza — perché la speranza è l’ultima a morire e, se non c’è lei, nulla mai potrà andare per il verso giusto — nonché di non giudicare mai l’altro con troppa fretta perché non conosciamo il suo vissuto e i drammi e le perdite che hanno segnato la sua vita. Un ruolo fondamentale in questo fumetto lo svolgono le storie, sia quelle che ci creiamo da soli che quelle che ci vengono tramandate, attraverso le quali i fatti inspiegabili possono essere metabolizzati per trovare una spinta propositiva per affrontare le asprezze della vita.
Tra quelle che ho letto, L’isola senza sorriso è la mia opera preferita di Enrique Fernández perché mescola realtà e fantasia, e perché ha saputo stupirmi quando veramente tutto sembrava perduto.
Oggi, nel quinto anniversario della notte dei fuochi, racconterò per il vostro diletto la mia storia. Una storia intessuta con i fili di molte altre...
Nella terra dei sette Regni, in occasione del quinto anniversario della notte dei fuochi, un misterioso narratore racconta le vicende amorose di Irvi e Sian, due ragazzi che a causa delle differenze sociali che intercorrono tra di loro e rimanendo vittime degli eventi vedono andare in frantumi il loro sogno d’amore. La loro vicenda si intreccia a quella di molti altri personaggi, tra cui quella del Cobra, un omone sanguinario e violento intenzionato a conquistare tutti i Regni uccidendone i rispettivi principi, e di Maluuk, un artista di strada pieno di spirito e dalle idee rivoluzionarie.
I racconti dell’era del cobra è una storia molto particolare, in cui eventi e personaggi viaggiano in parallelo tra di loro apparentemente senza alcun legame per poi intrecciarsi finalmente insieme in un finale che, come le vicende, è pieno di sorprese e dalle mille possibilità.
Enrique Fernández è stato abilissimo nel gestire una narrazione così particolare e con così tanti personaggi. Stiamo parlando di cento pagine molto dense, ma non ci si annoia mai perché Fernández riesce a tenere sempre vivo l’interesse del lettore attraverso i suoi meravigliosi disegni e i suoi colori brillanti, ricorrendo anche alla tecnica del metateatro attraverso la quale diventiamo spettatori non solo della storia che ci sta raccontanto ma anche spettatori degli spettatori del misterioso cantastorie, che commentano il suo modo di narrare — ora troppo lento o senza piglio oppure troppo poco avventuroso.
I personaggi sono davvero tantissimi ma ognuno, da quelli principali ai secondari, ha il suo specifico ruolo corredato di scheletri nell’armadio e la sua personale psicologia.
È un fumetto dalle molte tematiche: si parla di amore — quello passionale tra Irvi e Sian, quello per il potere del Cobra, quello per l’arte e lo spettacolo di Maluuk, e quello che può unire un popolo nella rivoluzione contro il sovrano oppressore —, di vendetta e del potere dell’arte, non solo come mezzo di intrattenimento ma anche come potente veicolo di messaggi.
Mi è piaciuto tantissimo leggere I racconti dell'era del cobra e mettere man mano insieme i pezzi di questa storia, tra romanticismo, dramma e quella particolare vena rivoluzionaria. Dal punto di vista stilistico (la colorazione è magnifica!), letterario, tematico e della costruzione della trama, è l’opera più raffinata di questo autore.



Tony Sandoval
MILLE TEMPESTE, WATERSNAKES

Tony Sandoval è un artista molto particolare e non mi sento assolutamente in grado di parlarvene come si deve e metterlo nella giusta luce della quale è degno, ma ci proverò lo stesso! Di questo autore messicano ho letto due opere, Mille tempeste prima e poi sono riuscita a procurarmi una copia di Watersnakes. Si tratta di due storie che ho trovato molto vicine tra di loro, quindi ve le commento insieme.
Mi chiamo Lisa e colleziono piccole ossa e sassi strani. Mi piace uscire a prendere tutta la bellezza della natura per sfuggire alla quotidianità di casa.
Lisa è una ragazzina che vive con sua zia, una donna che non riesce a capirla e con la quale non è felice. Ama fare lunghe passeggiate tra i boschi o sulle spiagge, raccogliendo sassi, ossa di animali e altri strani oggetti per includerli nella sua personale collezione. Per questo suo comportamento così bizzarro e solitario, Lisa non è ben vista tra i ragazzi e gli altri abitanti del paese, anzi: molti pensano che sia una strega. Un giorno, durante una delle sue consuete passeggiate, la ragazza si imbatte in uno strano passaggio tra due alberi, una porta dimensionale che la conduce in un luogo abitato da strane creature.
Seguimi! Siamo degli animali adesso. Io sono una volpe e tu un serpente d'acqua con una maschera da coniglio!
Un giorno Mia conosce Agnés, uno spirito libero, senza regole, imprevedibile e avventurosa. Tra di loro si instaura una forte amicizia che porterà al coinvolgimento di Mia nella battaglia di Agnés tra il bene e il male.

Tony Sandoval mi piace perché le sue storie non hanno mai una sola chiave di lettura ma si prestano bene a diverse interpretazioni a seconda del tipo di lettore che le stringe tra le mani: possono essere lette come “semplice” racconto fantastico, romanzo grafico di formazione oppure si può fare un passo un po’ più in là e trovarvi addirittura un significato escatologico, che riguarda il destino ultimo dell’uomo e dell’universo.
Mille tempeste e Watersnakes rientrano in pieno nella descrizione che vi ho appena fatto, raccontando le vicende di Lisa e Mia, due ragazze che ad un certo punto della loro vita si trovano ad affrontare una battaglia che le vede coinvolte in prima persona.
In queste due opere i disegni e i colori di Sandoval sono bellissimi (ma comunque lo sono sempre!), eterei e onirici. La particolarità di questo artista è che nei suoi lavori mescola diverse tecniche che si adattano all’andamento della storia, quindi possiamo trovare matite, inchiostro e acquerelli a seconda del particolare momento che stiamo leggendo.



Il post è giunto al termine! Fatemi sapere se c’è qualche titolo che vi ispira tra quelli di cui vi ho parlato o se ne avete già letto qualcuno, se avete dei titoli da consigliarmi, e se approfitterete di questi sconti! Grazie e A PRESTO!

martedì 14 marzo 2017

RECENSIONE: Carve the Mark. I predestinati di Veronica Roth

CIAO A TUTTI!
Oggi voglio parlare con voi di Carve the Mark, il nuovo libro scritto da Veronica Roth. Il mio parere nei confronti di questo lavoro è negativissimo, quindi mi piacerebbe discutere con voi delle mie perplessità sulla base di ciò che vi ho scritto nel post. :)


Carve the Mark. I predestinati
Carve the Mark di Veronica Roth

Mondadori 17 Gennaio 2017  427 pagine  15,90 €  ITA
In una galassia percorsa da una forza vitale chiamata corrente, ogni uomo possiede un dono, un potere unico e particolare, in grado di influenzarne il futuro. CYRA è la sorella del brutale tiranno che regna sul popolo shotet. Il suo dono, che le conferisce potere provocandole allo stesso tempo dolore, viene utilizzato dal fratello per torturare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un'arma nelle mani del tiranno. Lei è molto più di questo. Molto più di quanto lui possa immaginare. AKOS è il figlio di un contadino e di una sacerdotessa-oracolo del pacifico popolo di Thuvhe. Ha un animo generoso e nutre una lealtà assoluta nei confronti della famiglia. Da quando i soldati shotet hanno rapito lui e il fratello, l'unico suo pensiero è di liberarlo e portarlo in salvo, costi quel che costi. Nel momento in cui Akos, grazie al suo dono, entra nel mondo di Cyra, le differenze tra le diverse origini dei due ragazzi si mostrano in tutta la loro evidenza, costringendoli a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l'un l'altro. Carve the Mark - I predestinati è un racconto sul potere, l'amicizia e l'amore in una galassia carica di doni inaspettati.

My rolling thought
Ogni marchio è testimonianza di una perdita. Non di un trionfo.
Non aspettavo con particolare ansia l’uscita di Carve the Mark, ero semplicemente curiosa di leggere una nuova storia scritta da Veronica Roth. Lo ero principalmente perché l’autrice stessa aveva annunciato di aver scritto qualcosa di più maturo - storia più matura, personaggi più maturi, stile di scrittura più maturo - rispetto a Divergent, e sono sempre ben disposta nei confronti di un autore quando mi fa simili promesse di crescita rispetto al suo lavoro precedente.
Purtroppo Carve the Mark non mi è piaciuto per niente: non l’ho trovato né maturo né originale né scritto e né pensato bene; non un passo avanti rispetto a Divergent, ma molti di più indietro.
Il libro è ambientato su un pianeta distante in cui le persone sviluppano poteri unici chiamati donicorrenti, donati appunto da una corrente magica che scorre nella galassia. Molte persone trovano utili i loro doni, ma per altre questi doni possono essere un vero e proprio peso, e finiscono per diventare un mezzo da sfruttare per il vantaggio di altre persone. Questo è il caso di Cyra e Akos, due ragazzi che provengono rispettivamente da Thuvhe e Shotet, in conflitto tra di loro.
La storia è confusa e mi chiedo ancora cosa abbia letto. Questa confusione riguarda un sovraccarico di informazioni che in realtà non vengono spiegate. Ho letto diversi libri con un’ambientazione o un world-building molto ricco, complesso e particolare (Sanderson, Martin, Tolkien), con tanti nomi e informazioni da tenere a mente, ma non mi sono mai sentita così persa e confusa come invece mi è successo qui. C’è una confusione pazzesca tra nomi di pianeti, piante, lingue, modi di combattere; viene tutto gettato sulla carta senza che si riesca a fermarlo chiaramente in testa per poterlo ricordare.
Inoltre la storia non è abbastanza coinvolgente ed efficace, anzi l’ho trovata molto noiosa, piatta e banale. L’azione c’è occasionalmente ma non è l’inizio di qualcosa: nasce e muore, così. Ogni volta che succedeva qualcosa pensavo “ecco, adesso ci siamo”, ma no, non ci siamo, e la storia non ingrana nemmeno nelle battute finali del libro. Questo, unito a tutta la confusione, non mi ha messo nella giusta predisposizione, e mi sono letteralmente trascinata fino all’ultima pagina. Secondo me, la Roth non è riuscita a trovare il giusto compromesso tra ritmo e contenuti della storia.
Un’altra pecca è quella che riguarda l’ambientazione. L’ambientazione è nello spazio, ma in realtà non c’è ambientazione. Per alcuni potrebbe essere positivo che non si senta l’ambientazione spaziale, ma per me non è affatto così: se ambienti una storia nello spazio, me lo descrivi anche. È come se questa storia potesse essere ambientata ovunque, non c’è quella particolare caratteristiche che renda necessaria o giustificabile un’ambientazione come questa. E ciò ha conseguenze anche sulla costruzione del world-building, di cui ho parlato prima: non mi bastano nomi di pianeti e rituali messi a caso, in libri del genere per me è fondamentale avere un’ambientazione adeguata.
Anche i personaggi non sono abbastanza interessanti. A pagina cento non sapevo ancora di che pasta erano fatti: mi stanno simpatici, antipatici? Sono odiosi, li ritengo forti? Conosco solo il loro fato e il loro dono, ancora adesso non riesco ad averne una valutazione. Sono anonimi e come tanti altri ma il gentile Akos mi rimane più sconosciuto di Cyra, la cui vita è segnata dal dolore e dalla perdita e che nasconde la sua fragilità sotto una corazza di ferro.
È interessante l’intero discorso sul fato di ogni persona - si diventa quello che era scritto che diventassimo? O ci si può opporre? -, ma non si va oltre lo sfruttare questa trovata per giustificare determinate azioni da parte dei personaggi.
Come in ogni ya, anche in Carve the Mark c’è l’antagonista da combattere. In questo caso si tratta del fratello di Cyra, il malvagio, violento e tirannico sovrano di Shotet che usa il dono della sorella per realizzare i suoi piani e torturare i suoi nemici. Non è un cattivo con una psicologia complessa o un particolare approfondimento psicologico, è cattivo solo perché le sue azioni sono tali per Akos e Cyra e perché si contrappone a loro. Io mi domando: perché sei cattivo, perché sei diventato così, qual è la tua storia, cosa pensi?
Questo libro mi è parso semplicemente mancanza di creatività. Il tema dei poteri, nonostante mi piaccia sempre, è visto e rivisto e qui non ha nulla di originale o coinvolgente; ci sono echi di Star Wars, Shatter Me, Divergent stesso e mille altri ya del genere.
Neanche lo stile di scrittura si salva. Ricordo frasi nella trilogia di Divergent molto intense e dense di significato; qui lo stile è piatto, non particolarmente coinvolgente, una semplice cronaca di azioni.
Era possibile lavorare su molte cose: la questione del fato e il conflitto interiore di Cyra che nasce dal suo dono, per dirne due.
Prima di concludere, vorrei un attimo concentrare l’attenzione su due questioni in cui mi sono imbattuta andando alla ricerca di pareri una volta concluso il libro e che non mi sento di ignorare. Con Carve the Mark, Veronica Roth è stata accusata di razzismo e di aver sfruttato le malattie croniche per il dono di Cyra. Per quanto riguarda questo secondo punto, durante la lettura, mi sono ritrovata anch’io nel pensiero di tutte quelle persone che, soffrendo o comunque conoscendo persone che convivono con questa malattia, hanno detto a gran voce che non è un dono provare dolore. Io non ho nessuna voce in capitolo perché non ne soffro e non conosco persone che ne soffrono ma, dal mio punto di vista, trovandomi d’accordo con “il dolore non è un dono”, la questione non è stata ben approfondita dalla Roth. Cosa voglio dire? Come per il fatto del “cattivo”, non ho visto particolare cura nel descrivere la situazione di Cyra, non c’è un percorso psicologico che possiamo seguire affinché la storia di questa ragazza possa essere d’ispirazione per altre persone. Per la prima questione, beh, questa è più complessa. Io ho svolto una lettura davvero molto, ma molto superficiale da un certo punto in poi perché altrimenti non sarei arrivata alla fine del libro, pertanto non ho colto questi riferimenti razziali. Pur non avendoli colti, sono sempre e comunque contro ogni forma di razzismo e, se delle persone hanno percepito questo, la discussione non è da sottovalutare. Io non sono la Roth e non sono nella sua testa ma, sapendo che la maggior parte degli ya operano per stereotipi (un’altra cosa che andrebbe abbattuta), secondo me è semplicemente scivolata. Ma comunque non voglio giustificare nessuno, qui voglio dire solamente che è fondamentale rappresentare nei libri l’intero spettro umano, oltre che avere libri scritti come si deve.
Con questo sono davvero arrivata alla fine! Cosa vorrei che venga migliorato nel secondo libro: beh, tutto! In generale, vorrei tutto più approfondito e trattato con cura (personaggi, ambientazione, storia) ma a questo punto non sono per niente invogliata a continuare questa nuova storia della Roth.
Non posso fare altro che sconsigliarvi nel modo più assoluto Carve the Mark dopo tutto questo papiro ma, siccome il mio è solo un parere tra tanti, vi consiglio - come sempre - di leggerne altri e prendere la vostra decisione.

★ ☆ ☆ ☆ ☆
Yuck. >.<

venerdì 10 marzo 2017

✁ VITA DA BLOGGER: Come mi organizzo?

Ciao a tutti!
Oggi vorrei parlarvi del modo in cui ho deciso di organizzarmi con tutto ciò che ha a che fare con il blog, blogger e i libri da quando ho ricominciato a scrivere. Ho già scritto un post simile in occasione dell’ultima edizione del BLOGGER LOVE PROJECT (potete trovarlo QUI) parlandovi in maniera molto generale della mia vita da blogger, ma quello che voglio fare in questo caso è approfondire la parte di come tengo nota della gestione dei post, delle nuove uscite che aspetto, delle idee che mi vengono in mente e tutte queste cose qui. Ho riletto il vecchio post e ho visto che nell’ultimo periodo alcune cose sono rimaste le stesse e altre sono cambiate, quindi è anche un’occasione per vedere il modo in cui ho adattato la mia sempre presente voglia di parlare di libri alle mie nuove esigenze.


Nel vecchio post ho scritto che non sono una blogger super-organizzatissima, non ho un calendario editoriale o le dita flash, e che mi scoccio a stare davanti al pc. Beh, non è cambiato nulla tranne una cosa: mi sono organizzata. In che modo? Quel semplicissimo e normalissimo foglietto in cui scrivevo i giorni e separavo le settimane per organizzarmi con i post è diventato una vera e propria agenda.
Ho sempre avuto una strana allergia per le agende: piuttosto che avere una sola e unica cosa organizzata in cui scrivere tutto ciò di cui ho bisogno e che devo ricordarmi, da aprire, aggiornare e consultare velocemente, mi è sempre piaciuto complicarmi la vita appuntandomi le cose su foglietti volanti per poi imbarcarmi in una vera e propria caccia al tesoro per ritrovarli. Sì, perché il foglietto poi mica rimane dove lo metti: no!, va a farsi una passeggiata chi sa dove.
Il passaggio dal foglio all’agenda, in realtà, non è stato un passo che ho deciso di compiere consapevolmente, ma è una più una cosa nata spontaneamente senza che la programmassi o decidessi di utilizzare un’agenda.
Rimettendo in ordine i miei quadernini (sì, sono una di quelle persone fissate con la cartoleria), mi sono imbattuta in questa agendina rosa (la stellina argentata l’ho messa io. Attacco stelline argentate ovunque) e mi sono messa a sfogliarla, trovando le diverse sezioni in cui è divisa molto utili per tutto ciò che ha a che vedere con il blog e la mia vita da lettrice.
È un’agendina davvero molto semplice, di nessuna marca in particolare (Niji), ma la trovo molto comoda perché è piccola e compatta. Non so dove potete trovarne una simile perché mi è stata regalata e al momento sto vivendo il piccolo dramma di non avere i fogli di ricambio per il prossimo anno (se magari voi lo sapete, potete scrivermelo nei commenti. Vi ringrazio dal profondo del mio cuore già da adesso) — motivo per cui sto scrivendo a matita, così poi posso cancellare tutto quello che ho scritto alla fine dell’anno. Ha una molla per portarsi comodamente dietro una penna e un paio di scomparti al suo interno per carte, tessere, biglietti e altri fogliettini. Al momento non ho biglietti da conservare, solo foglietti, ma se dovessi partecipare a qualche evento in particolare, allora saprei dove conservarli per non perderli. In uno di questi foglietti ho scritto una scaletta standard per le recensioni, che uso quando non mi sento particolarmente ispirata.
L’agenda è divisa in cinque sezioni (diary planner, communication / meeting, projects, expenses, goals / notes) più una pagina iniziale in cui riportare le tradizionali informazioni del proprietario, un piccolo calendario e una rubrica finale.


Ora vi parlo del modo in cui utilizzo ogni singola sezione.
La prima sezione è DIARY PLANNER, a sua volta divisa in tre parti: monthly planner, weekly planner e diary planner. Il calendario mensile è come un vero e proprio calendario, con i giorni in colonna sulla sinistra e uno spazio bianco sulla destra in cui scrivere, e lo uso per segnarmi le uscite dei libri e dei fumetti che aspetto mese per mese (nel caso in cui so si sappia ancora il giorno o il mese di uscita, mi segno il titolo in un foglietto separato). Quello settimanale riporta l’intera settimana sulla pagine a cui io ho aggiunto i giorni, e lo uso per organizzarmi con la pubblicazione dei post. Quello giornaliero è diviso in fasce orarie con uno spazio blu sul fondo per le note, e lo utilizzo quando c’é qualche evento in particolare per cui è importante che ricordi determinati orari (come ho detto, al momento non ho nessun evento in programma quindi non ho ancora riempito queste pagine).
La seconda sezione è COMMUNICATION / MEETING e consiste in una pagina bianca con una banda blu in alto su cui è scritto subject. Questa parte la uso per scrivere liste di ogni tipo: libri da leggere, titoli o numeri di fumetti da recuperare, titoli di una collana, ecc.
Segue PROJECT, che forse è la sezione che mi piace di più anche se al momento è ancora vuota — nonostante abbia già pensato a come sfruttarla. I fogli vanno considerati sia sul fronte (projects) che sul retro (required resources) e sono divisi in diverse parti, ciascuna con una targetta: target, start, finish, idea/summary, plan, person, materials, budget expenses. Facendo finta che ci sia un blogtour in programma, questo è il modo in cui utilizzerei questa parte: innanzitutto scriverei nel riquadro bianco in alto a destra blogtour, in target il titolo del libro, e in start e finish le date di inizio e fine; in idea / summary scriverei in cosa consiste la mia tappa e in plan le fonti da consultare, se ho qualche ricerca in particolare da fare; in person riporterei i nomi delle altre blogger, i nomi dei loro blog, la tappa di cui si occupano e il giorno di pubblicazione; in materials se ho del materiale da recuperare o quello che mi serve per completare la mia tappa; infine, in budget expenses se c’è qualche spesa in particolare da fare. Questa parte può tornare anche utile se c’è un’intervista da tenere o un incontro.
Un veloce accenno alla parte EXPENSES, visto che il contenuto è personale e non penso vi interessino le mie spese! I fogli sono completamente bianchi e in alto a destra ho scritto i nomi dei mesi. In questa parte dell’agenda segno le mie entrate e uscite in generale (quindi non solo inerenti al blog o ai libri), di modo che riesca a tener traccia di come utilizzo i miei soldi, poter risparmiare e vedere quanto effettivamente riesco a risparmiare ogni mese.
L’ultima sezione dell’agenda è GOALS / NOTES e la trovo molto di ispirazione. Anche in questo caso le pagine sono bianche e ci si può scrivere su tutto quello che si vuole. Io ho utilizzato una pagina durante la pausa per valutare i punti di forza e di debolezza del blog, e quali rubriche tenere e quali archiviare. Al momento uso questa parte per prendere nota delle idee che mi vengono per scrivere post sul blog.
L’agenda si conclude con la classica rubrica divisa per lettere, in cui riportare il nome del contatto, la sua mail, il numero di telefono e quello di fax. Io non utilizzo questa parte (quindi l’ho tolta dall’agenda) se non per un foglio senza etichetta in cui ho riportato i contatti delle Case Editrici con le quali collaboro.

Questa quindi è la mia piccola agendina, il modo in cui è organizzata e quello in cui ho pensato di utilizzarla. Fino ad ora mi trovo molto bene e non l’avrei mai detto, vista la mia difficoltà nel tenerne una.
Spero che questo post vi sia stato utile e di ispirazione anche nel realizzare la vostra agenda personale; vanno molto di moda i bullet journal, quindi potreste prendere spunto da come è organizzata la mia per creare la vostra. Fatemelo sapere nei commenti e ditemi se anche voi avete o non avete un’agenda, se vi piace essere organizzati e il modo in cui lo fate. CIAO!

martedì 7 marzo 2017

Safari Honeymoon e E così conoscerai l'universo e gli dei: i mondi di Jesse Jacobs

Ciao a tutti!
Oggi ho in programma per voi un post fumettoso in cui vi presento un artista davvero molto bravo e originale, e le sue due opere pubblicate qui in Italia dalla ERIS EDIZIONI. Vi ho già parlato di questa Casa Editrice in merito ad un altro fumetto che ho provato a recensire un paio di mesi fa, ma voglio rinnovare il mio invito nell’andare a sfogliare il loro catalogo perché secondo me è un gruppo interessante, che propone autori, opere e storie nuove e anticonvenzionali.


Iniziamo dall’inizio: Chi è Jesse Jacobs? Jesse Jacobs è un fumettista canadese che ha studiato al Nova Scotia College of Art and Design ad Halifax, dove ha scoperto il suo interesse per il fumetto. Le sue opere si intitolano Even the Giants (2011), By This Shall You Know Him (2012), Safari Honeymoon (2014) e Crawl Space, il suo lavoro più recente e di prossima pubblicazione. Ha lavorato a Cartoon Network per lo show di Adventure Time e le sue opere vengono esposte in diverse gallerie in tutto il Canada.
La sua prima opera ad essere stata pubblicata in Italia è Safari Honeymoon (2015), seguita da E così conoscerai l’universo e gli dei (By This Shall You Know Him, 2017).

Io ho conosciuto Jesse Jacobs proprio sfogliando il catalogo della Eris Edizioni, rimanendo in particolar modo colpita dallo stile molto vicino a quello di Adventure Time e dal fatto che la scelta cromatica dei suoi lavori giri attorno un singolo colore, accompagnato dal bianco e dal nero. A Lucca C&G ho poi appreso che la Casa Editrice avrebbe pubblicato un suo nuovo fumetto quest’anno, e questo è stata la spinta necessaria per farmi recuperare Safari Honeymoon e leggerlo.

Qualunque cosa a un certo punto si riduce al suo stato più primitivo.
Protagonista di Safari Honeymoon è una giovane coppia di sposini che ha deciso di trascorrere la luna di miele in una foresta molto, molto strana, popolata da una vegetazione parassita, esseri gommosi e particolari creature umanoidi telepatiche. Una guida esperta nella sopravvivenza in questa foresta accompagnerà la coppia, che subirà e sperimenterà le bizzarie dell’habitat di cui sono ospiti, nelle loro esplorazioni.
Centrale in questo fumetto è il rapporto fra l’uomo contemporaneo e la natura selvaggia, una relazione che si esprime in termini di supremazia talvolta da parte degli esseri umani e talvolta da parte delle creature animali e vegetali: se infatti da una parte troviamo una guida che con un grosso fucile fa fuori le creature che attaccano la coppia di sposini perché “la morte è la scelta più umana possibile” e subito dopo si mette a pensare alla cena, dall’altra marito e moglie subiscono le metamorfosi, e le distorsioni temporali e spaziali di questo ambiente rimasto inalterato da mano umana. Due mondi inizialmente incompatibili, ma la natura saprà chiamare a sé l’uomo e l’uomo saprà accogliere il suo canto; egli, libero da qualunque inibizione, con nuova conoscenza di se stesso e dell’altro, diventerà membro di questa primordiale realtà.
Questi u-mani potranno offrire un bel po' di intrattenimento al nostro gruppo.
Cosa succede invece quando un gruppetto di divinità si mette a lavorare con la materia? E cosa succede quando uno di loro inizia a provare invidia e gelosia verso il lavoro dell’altro? Vengono creati l’universo, gli animali e gli uomini — e nasce E così conoscerai l’universo e gli dei.
In questo volume seguiamo le vicende parallele di un gruppo di dei e dei primi abitanti della Terra, una sorta di mito della creazione.
Gli dei principali sono essenzialmente due: Ablavar e Zantek. Ablavar è il più tenero e tranquillo del gruppo, ama lavorare con il carbonio e finisce per creare i dinosauri prima e gli animali dopo; Zantek è il più competitivo, inizia con il creare delle palline in silicio molto morbide ma, davanti al successo di Ablavar, sviluppa un sentimento di gelosia talmente forte che lo porta a creare gli umani, un uomo e una donna che poi daranno vita a loro volta a due bambini.
Ma se anche gli dei litigano tra di loro, cosa potrebbero mai fare i loro figli di carbonio? Animali e umani sembrano riprodurre il comportamento dei rispettivi creatori, soprattutto gli umani e in particolare uno dei figli, il cui animo è corrotto proprio da Zantek.


Safari Honeymoon e E così conoscerai l’universo e gli dei sono due mondi completamente diversi ma allo stesso tempo legati tra di loro: la scelta di lavorare con un solo colore (o al massimo due), i giochi grafici e geometrici, gli schemi ripetuti che costruiscono mondi e personaggi sono gli stessi in entrambe le opere, e la seconda può facilmente operare come prequel della prima, mostrando il passaggio dalla genesi del mondo ad opera di divinità capricciose, annoiate e in competizione tra di loro, alla perdita e al successivo recupero della relazione tra uomo e natura.
Le storie di Jesse Jacobs hanno uno sviluppo lineare ma il loro autore ce le presenta in modo molto particolare: le vicende umane della coppia di sposini e quelle ultraterrene degli dei sono raccontate attraverso scenette narrative che, mantenendo sempre la loro logica, sembrano aprirsi e chiudersi su un determinato momento, alternate da pagine che operano da intermezzo in cui ci sono i giochi grafici e geometrici tipici di questo autore, che ci fanno conoscere la ricchezza e le stranezze del luogo in cui i personaggi si muovono.
Le tavole sono ricche, dettagliate e curate, caratterizzate da una morbidezza feroce che si esprime attraverso i tratti dei personaggi umani, animali, vegetali e divini: questi tratti infatti possono essere molto dolci e delicati in alcune situazioni, mentre in altre si trasformano per diventare più marcati e osceni, fino a sfiorare il grottesco, al fine di rivelare crudeltà, perfidia e tutto ciò che si nasconde all’interno di queste creature.
La regolarità geometrica, le scelte cromatiche, la fantasia e il senso dell’assurdo di questo autore catturano il lettore trasportandolo in una situazione surreale e ipnotica, nei mondi della sua immaginazione.

★ ★ ★ ★ ☆
Awesome! :D

Spero che la Eris Edizioni continui con la pubblicazione delle opere di Jesse Jacobs (magari continuando con la pubblicazione a ritroso perché mi incuriosisce tantissimo Even the Giants!) perché è un artista fenomenale, e spero anche di essere stata brava nel presentarvelo e nel convincervi a dargli un’opportunità!