venerdì 31 marzo 2017

☞ ASK THE BLOGGER #1 ☜

HELLO!
Come state? In questo preciso momento non mi trovo in Italia ma sono in Danimarca, a Copenaghen, e spero di essere riuscita a vedere — finalmente!! — la statua della Sirenetta. Ho in mente di scrivere un post (sempre a tema libresco) su questa mia esperienza, quindi magari fatemi sapere nei commenti se potrebbe interessarvi.
Oggi volevo cogliere l’occasione (anche se non so bene quale occasione, ma mi sembrava il momento giusto) per pubblicare il primo post Ask the Blogger. Qualche tempo fa, su fb e instagram, vi avevo chiesto se vi andava di rivolgermi delle domande — come nella migliore tradizione degli ask su youtube — di modo che ci potesse essere più interazione tra di noi ma anche per capire il modo in cui mi percepite e cosa vi arriva di me. L’idea era quella di arrivare a realizzare una serie di post sul blog ognuno dedicato ad un argomento specifico (me, blogger, libri, fumetti, film, serie tv, consigli di ogni tipo, qualunque cosa salterà fuori) in cui avrei risposto nel modo più esaustivo e preciso possibile alle vostre domande e alle vostre curiosità per farmi conoscere meglio. Avevo molta paura di venire ignorata perché pensavo che la cosa, molto semplicemente, non sarebbe stata di vostro interesse ma sono arrivate un paio di domande a cui vorrei rispondere anche per rompere il ghiaccio. ʕ·ᴥ·ʔ


GEMMAQual è il tuo cibo preferito? Supereroe Marvel preferito?
Ho sempre risposto a questa domanda con “panna e fragole” da quando sono piccola, quindi panna e fragole! :)
Anche per la seconda domanda riesumo delle preferenze d’infanzia e ti rispondo Spiderman e Hulk, anche se non so per quale motivo adorassi proprio questi due. Ho provato più volte, anche di recente, ad introdurmi nell’universo Marverl, ma è un mondo così vasto e sì, anche abbastanza confuso che mi perdo e rinuncio ogni volta. Se qualcuno volesse istruirmi in proposito, io sono qui.

VANESSA5 serie tv che consiglieresti? :D E 5 oggetti che per te sono indispensabili?
Le cinque serie che consiglio, in ordine di preferenza, sono queste:
i. Twin Peaks: Questa serie è la mia vita! Se non l’avete mai vista, recuperatela immediatamente anche perché il 22 maggio esce la terza stagione dopo una cosa come quasi venticinque anni. Non so come avrei fatto, io, se avessi seguito la programmazione regolare e aspettare poi venticinque anni per il seguito! Anche perché la serie era bella e conclusa — e finisce in un modo assurdo (non si può mettere la parole FINE lì, secondo me!). A parte questo, David Lynch è geniale e amo l’agente speciale Cooper / Kyle Maclachlan. In tutto questo, di cosa parla? Il corpo di Laura Palmer viene ritrovato su una spiaggia della cittadina di Twin Peaks. L’agente speciale dell’FBI Dale Cooper è chiamato per investigare su questa strana scomparsa per arrivare invece a scoprire un’intricata tela di misteri che lo conduce nel cuore della foresta vicino a Twin Peaks, dove operano forze dell’occulto.
ii. Game of Thrones: Perché sì, perché se non vi piace Game of Thrones avete un grosso problema e non possiamo essere amici. The North Remembers, Veronica Remembers.
iii. Penny Dreadful: La mia personale scoperta e mi è piaciuta veramente, veramente tanto. Trovo ingiusto che sia stata troncata alla terza stagione! Mi spiego meglio: il finale è perfetto, non si poteva chiedere e avere di meglio, ma sono state introdotte proprio all’ultimo diverse storyline che non hanno avuto il tempo di svilupparsi ed è un vero peccato. Questa serie prende spunto dai penny dreadful, pubblicazioni periodiche inglesi del XIX secolo che costava per l’appunto un penny, brevi e che diffondevano storie dalle tinte horror. Penny Dreadful riprende i personaggi più famosi della letteratura (più o meno) horror - Dorian Gray, Frankenstein e la Creatura, Dracula, Wolfman, Dr Jeckyll e Mr. Hyde, streghe in generale — intrecciandole anche a questioni inerenti la fede. Penny Dreadful è la serie con il mio personaggio preferito in assoluto fino ad ora e credo per sempre, la Creatura: sia lo sceneggiatore che l’attore, Rory Kinnear, sono riusciti a creare un personaggio splendido, profondo ed emozionante. Io lo adoro, non posso farci niente. Immediatamente dopo, ma di pochissimo, altrettanto schifosamente brava è Eva Green nei panni di Vanessa Ives, che spesso e volentieri è riuscita a mettermi spavento e ancora me la sogno la notte.
iv. Galavant: Odio i musical — gli odio con tutta me stessa — e odio i film/cartoni in cui si canta — sopporto solo quelli della Disney. Ma posso io odiare Galavant? No, NO. Galavant riprende tutti i luoghi comuni del mondo delle fiabe e li distrugge a suon di balli, canzoni e battute geniali. Entrate in questo mondo anche voi e amate King Richard. E King Richard con Tad Cooper. E i monaci. Sprattutto Hey, Hey, We’re the Monks. Non scordate i monaci. Mi raccomando. Ah, e anche Galavant rientra nelle serie ingiustamente interrotte.
v. Questa me la gioco un po’ bonus perché non sono arrivata a trovare una quinta serie tv preferita sopra ogni cosa, ma ho un paio di titoli che mi piacciono tutti allo stesso modo e non saprei tra chi scegliere perché non ce n’é uno che riesce a spiccare in modo particolare in quanto ognuno ha quella particolare caratteristica che me lo fa piacere. Tra le più recenti cito Outlander, Sense8 e Stranger Things; tra quelle della mia infanzia Sabrina vita da strega e Veronica Mars.
Comunque credo di non avere una cultura da serie tv molto vasta e approfondita, ho ancora molte cose da vedere e da scoprire.
Per i cinque oggetti che per me sono indispensabili… uhm, fammici pensare un attimo. Questa è difficile! Direi: fazzoletti (se finisco i fazzoletti / se non ho i fazzoletti, è una tragedia), cellulare (ma non per comunicare o collegarmi a internet, più per prendere nota di quello che mi viene in mente e per fare foto), acqua (perché sono vecchia dentro e non esco mai senza la bottiglia dell’acqua — e i fazzoletti), il balsamo (ma solo di quella specifica marca che uso, l’unico che più o meno mi tiene i capelli in ordine) … e sì, OVVIAMENTE qualcosa da leggere (la banalità).

ALESSIACosa ti ha spinto a diventare vegetariana? Ti senti a disagio nella tua vita di tutti i giorni? Quale piatto preferisci cucinare? Il tuo social network preferito? Perché? Quale usi meno e quale di più?
In realtà non sono mai stata una mangiatrice di carne — non ho mai mangiato bistecche e il pollo solo se accuratamente ripulito — e anche il pesce non mi è mai piaciuto; mi sono sempre limitata a cose semplici (affettato) e non impressionabili (le ossa del pollo, santo cielo) quindi diciamo che sono sempre stata sulla buona strada. Da veramente piccola, tipo alle elementari, ho provato a ribellarmi decidendo di non mangiare più carne (ricordo che avevo preso questa decisione davanti una confezione aperta di salame ma non ricordo cosa mi aveva spinto a farlo) e ci sono riuscita per una buona settimana, ma poi perché mi minacciavano con la scusa delle punture (“se non mangi almeno l’affettato, ti ammali e ti devono fare le punture all’ospedale”), e siccome ho dei precedenti per i quali ho il terrore degli aghi e degli ospedali, ho ripreso. Non so dire bene quando abbia smesso di mangiare carne definitivamente — sicuramente da più adulta di quando avevo sette anni —, diciamo che se mi veniva offerta una scelta tra due cose e una era senza carne, preferivo quella. Con tutto questo va considerato il fatto che ho sempre avuto un rapporto molto stretto con gli animali: da quando sono nata sono sempre stata a contatto con cani, gatti, uccellini, tartarughe, criceti, conigli e qualunque tipo di animale domestico, e con il tempo credo di aver sviluppato una certa sensibilità che mi permette di entrarci in contatto molto meglio di come (non) riesca a farlo con le persone. Per me una mucca, una capra o un maialino è come un cane, un gatto o un pappagallo. Quando sono diventata abbastanza autonoma da sensibilizzarmi circa l’allevamento degli animali a scopi alimentari, ecco, no, sono condizioni invivibili e di sofferenza per queste povere creature e mi domando, poi, cosa diamine ci mangiamo.
Io non mi sento assolutamente a disagio nella mia vita di tutti i giorni, il disagio lo ha la gente idiota ma quella veramente idiota. Passo oltre i commenti senza problemi— il mangiatore di carne perché “mangiare carne è nella natura umana” e a quello che “eh ma anche la verdura e la frutta sono trattate", ad esempio — ma quella che una volta a mia madre disse “e tu prova a frullare la carne o a nascondergliela tra le altre cose, con i miei figli ci riesco e non si accorgono di nulla” no, tu sei fuori da ogni grazia. Se permetti, ho quasi un quarto di secolo e decido io cosa mangiare e perché, non ho mica quattro anni che devi fare questi giochetti.
Chiudendo questa grossa parentesi sul cibo, odio cucinare. Ma non sono solo io che odio cucinare, è anche la cucina che odia me! Quando provo a fare qualcosa combino dei disastri allucinanti, perciò mi avvicino ai fornelli (protetta da coperchio come scudo) solo quando c’è estremo bisogno. Quindi non ho un piatto preferito da cucinare, mi dispiace.
Considerando che oltre twitter - facebook - instagram non vado (goodreads e tv show time non li considero perché li uso solo per segnare libri e serie tv), il mio social network preferito penso sia instagram. Ci trascorro più tempo rispetto a gli altri e per me è una grande fonte di ispirazione: mi perdo tra foto di animaletti batuffolini, libri, fiori e posti che vorrei visitare. Twitter non l’ho mai usato tantissimo se non per condividere i post sul blog perché con soli centoquaranta caratteri mi sento una deficiente (non riesco a condensare il mio pensiero in poche parole o concetti), anche se ultimamente mi è venuta voglia di provare a scriverci ogni tanto. Facebook mi mette un’angoscia tremenda, quindi lo uso il meno possibile perché ogni volta trovo sempre un motivo diverso per non avere fiducia nel genere umano.

SILVIA •  Quale Paese ti incuriosisce (per tradizioni, cultura, monumenti, etc) e vorresti visitare? In quale Paese vorresti essere nata? Quale città (anche non italiana) ha rubato il tuo cuore?
Ti ringrazio per queste domande a tema viaggio perché viaggiare mi piace tantissimo e vorrei farlo per tutta la mia vita!
Il Paese che mi incuriosisce di più per tradizioni, cultura e monumenti, e che quindi vorrei visitare è il Giappone. Ho sempre letto manga e grazie a questa forma d’arte sono riuscita ad entrare in contatto con un Paese che, per tutto quello che mi hai chiesto, è diversissimo dall’Italia. In generale, mi interessa tutto quello che si discosta dalla mia cultura di appartenenza e capire perché c’è quella determinata abitudine o credenza e da dove si è sviluppata perché sono molto curiosa e mi piace arricchirmi e crescere come persona. Il Giappone è una terra molto ricca da questo punto di vista e mi piacerebbe visitarlo proprio per sperimentare dal vivo tutto ciò di cui ho sempre letto e toccarlo con mano. Mi piacerebbe andarci in particolare nel momento della fioritura dei ciliegi. :)
Vorrei essere nata ovunque tranne che qui. c: Rispondo seriamente: mi piacerebbe essere nata in un posto in cui possa parlare in inglese perché, molto banalmente, è una lingua che mi piace molto. Esercitano su di me un certo fascino anche i paesi nordici per via dell’elemento naturale: mi piacerebbe vedere l’aurora boreale e vivere a più stretto contatto con la natura, e poi preferisco i climi più freschi rispetto a quelli caldi.
Anche se mi piace viaggiare, ho ancora tantissimo da visitare e scoprire quindi non ho una città che porto nel cuore in particolare. Adesso mi trovo a Copenaghen, ma di città estere ho visitato “solo” Londra, Barcellona e Marsiglia; tra quelle italiane ho visitato le principali, come Roma, Milano, Firenze, Verona, ecc. Diciamo che vorrei espandere ancora di più i miei orizzonti per stabilire qual è la mia città del cuore — anche se credo che non ne avrò mai una proprio perché mi piace viaggiare.

DENISECome sei capitata nel modo di Alice la primissima volta?
In realtà non lo so XD è una cosa che mi porto dietro da sempre: molto semplicemente, fa parte di me e basta. Ho sempre conosciuto la storia di Alice e i suoi bizzarri personaggi, e proprio perché sono così “curiosi” e “strani” — due aggettivi che spesso hanno associato alla mia persona — mi ci sono sempre trovata bene insieme. Soprattutto con Alice, una bambina curiosa che si ritrova ad esplorare un mondo in cui cade letteralmente dentro. Ovviamente da piccola ho visto il film di animazione della Disney e probabilmente qualcuno mi avrà letto spezzoni dell’opera di Carroll, ma solo dalle medie (quando si inizia un po’ a studiare la letteratura) ho iniziato ad approfondire autonomamente sia l’opera che il suo autore e quindi ho iniziato a scoprire molte cose oltre il semplice racconto delle avventure di Alice.

Con questo è tutto! Spero di essere riuscita a soddisfare qualche curiosità e a farmi conoscere un po’ di più con le mie risposte a queste domande. Se volete chiedermi qualche altra cosa o vi è sorta una nuova curiosità leggendo le mie risposte, potete scrivermi nei commenti e continuerò a rispondervi lì senza problemi. Sicuramente in futuro preparerò un nuovo post di questa rubrica (chiamiamola così!) perché mi è piaciuto rispondere a queste domande; come sempre, raccoglierò i vostri quesiti su fb e instagram (anticipazione: penso che mi concentrerò sul mondo di blogger, questa volta. Anzi! Se avete già qualcosa da chiedermi, i commenti sono sempre vostri). Grazie a tutti ❤︎ e A PRESTO!

martedì 28 marzo 2017

❃ Manga (e anime) sulla moda ❃

Ciao a tutti!
Oggi parliamo di manga e nello specifico di shoujo, ovvero di prodotti indirizzati principalmente ad un pubblico femminile di bambine e adolescenti — ma, ovviamente, se siete ragazzi o se siete "fuori età" nulla vi vieta di leggerli.
Fin da bambina ho sempre letto tantissimi manga, soprattuto durante la mia adolescenza. Vi lascio QUI il post che ho scritto qualche mese fa in cui condivido con voi il modo in cui mi sono approcciata al mondo dei fumetti giapponesi.
Ho diverso materiale di cui parlarvi e solo l'imbarazzo della scelta; per questa volta, ho deciso di concentrare la mia attenzione su quattro shoujo che hanno come filo conduttore lo stesso argomento, ovvero il mondo della moda (per un certo periodo di tempo ho avuto il pallino di diventare una stilista, e quindi mi sono data alla maratona selvaggia di Project Runway e America's Next Top Model). Ve li presento in una sorta di scaletta, da quello che preferisco meno ai miei preferiti.


Runway Lover di YUKA SHIBANO - Runway Lover è la storia di due ragazze, Yui e Aki: la prima è la talentuosa figlia di una ex top model che vuole riuscire a partecipare alla settimana della moda di Parigi, evento a cui la madre anni prima ha dovuto rinunciare; la seconda è un’aspirante modella con nessuna esperienza ma molto dotata che sta iniziando a muovere i suoi primi passi in questo mondo.
È una serie manga sulla moda molto ordinaria ma tutto sommato piacevole da leggere. La mangaka è stata molto brava nel descrivere un ambiente fatto di sacrifici, competizioni, delusioni e rivalità, e i momenti in cui le due protagoniste si trovano alle prese con provini, sfilate e registrazioni.
Yui e Aki si impegnano per realizzare un sogno, ma la domanda a cui devono trovare una risposta è: quale sogno stanno realizzando? Il loro o quello di qualcun altro?
Il tratto è quello tipico da shoujo manga, molto carino ma senza caratteristiche distintive che faccia capire immediatamente che quella è la mano di Yuka Shibano.
STAR COMICS 3 VOLUMI  4,30 €  2011  ★ ★ ★ ☆ 

Jelly Beans di MOYOCO ANNO - Mameko Endo — Mame per gli amici — è una ragazzina di quattordici anni non particolarmente bella che sogna di diventare una modella. Dopo essersi recata a Tokyo per tentare di intraprendere questa strada, Mame capisce che ciò che vuole fare nella vita è la stilista e non la modella come inizialmente pensava. Visto il suo desiderio sempre crescente di realizzare vestiti e la sua indomita creatività, inizia presto ad impegnarsi sul serio per realizzare il suo sogno.
Jelly Beans è un manga sulla moda molto ironico e divertente, e questo soprattutto per via della protagonista Mame. Ci troviamo alle prese con un personaggio dal carattere allegro e aperto, con una grande energia e un carisma molto forte. Se però da una parte abbiamo un personaggio così ben caratterizato, dall’altro i personaggi secondari rimangono sullo sfondo; tuttavia Mame è la protagonista, quindi in questo caso è anche giusto che sia così.
Le tavole in cui Mame si abbandona alla sua ispirazione sono molto belle e interessanti, a loro volta di grande ispirazione per il lettore (e a questo punto mi piacerebbe sapere dove e da cosa la Anno abbia preso ispirazione!). Lo stile di Moyoco Anno è personalissimo e facilmente riconoscibile, dai tratti volutamente sporchi e poco precisi.
Onestamente la trama non è originalissima e ogni volumetto si concentra su un momento specifico della vita di Mame, ma è una serie con quel qualcosa in più dato appunto da una protagonista molto forte e dal tratto personale della Anno che è impossibile rimanerne delusi.
PLAY PRESS  4 VOLUMI  4,00 €  2007  ★ ★ ★ ★ 

Cortili del cuore di AI YAZAWA - Mikako Koda è una ragazza di sedici anni che sogna da sempre di diventare una stilista e di creare il suo marchio di moda, pertanto studia con passione all’istituto d’arte Yazawa dove è conosciuta con il soprannome “la fanatica dei pomeriggi”. Il suo migliore amico, nonché amico di infanzia e vicino di casa, è Tsutomo, anche lui studente dello Yaza ma con le idee ancora confuse su cosa vorrebbe fare da grande. Le loro giornate trascorrono più o meno tranquille tra piccoli drammi personali e famigliari, sogni da realizzare, complesse questioni amorose e un mercatino (l’Akindo) da portare avanti insieme agli amici di sempre: Risa, molto matura per la sua età e dall’animo punk; P-chan, una ragazza molto dolce con la passione per i peluche; lo scontroso Yusuke; Jiro, un abile informatico; la bella Mariko e suo fratello minore Shintaro; e Ayumi, anche lei molto dolce e un’amica fedele.
Ai Yazawa è una mangaka bravissima per un’infinita di motivi e il primo è che lei sì, scrive shoujo, ma non si limita solo a questo, ovvero non si concentra unicamente sulle vicende amorose dei suoi personaggi: lei va oltre, includendo nel loro universo le loro famiglie, le lo loro passioni, i loro sogni e le loro ambizioni, i loro amici e il modo in cui si relazionano non solo con loro ma anche con gli adulti, e in questo modo riesce a costruire personaggi a tutto tondo, con pregi e difetti, di cui è possibile seguire l’arco evolutivo durante il susseguirsi di tutte le vicende, non limitandosi ad essere solo dei personaggi su carta ma dei modelli di persone in cui è possibile identificarsi e con i quali si possono stabilire delle forti relazioni di empatia. Questo fa sì che riesca a scrivere gli shoujo più belli che ci sono in circolazione.
Ognuno dei suoi personaggi, poi, non viene mai lasciato indietro: pur identificando Mikako e Tsutomu come i due protagonisti della serie, ognuno ha la sua storia che si intreccia con quella degli altri e il proprio approfondimento. È vero che per alcuni questo è più forte mentre per altri è più debole (P-chan e Jiro, ad esempio), ma basti pensare anche solo al personaggio di Noriji che, attraverso piccoli siparietti, riusciamo comunque a conoscere in modo molto preciso.
Trattandosi di un manga sulla moda, la Yazawa si è sbizzarrita nel creare abiti e acconciature sempre nuovi e diversi per tutti i suoi personaggi — questa però è una caratteristica tipica dell’autrice, infatti si può ritrovare anche in altre sue opere, ma qui appunto è sottolineata maggiormente. Il suo è uno dei tratti che più preferisco perché, oltre ad essere personalissimo, sa trasmettere molto bene la giusta emozione della scena che ci si trova a leggere.
PANINI COMICS  4 VOLUMI  12,50 €  2011  ★ ★ ★ ★ ★

Paradise Kiss di AI YAZAWA - Yukari Hayasaka frequenta il terzo anno di un prestigioso liceo. La sua vita è interamente dedicata allo studio e si impegna costantemente per raggiungere un risultato sempre migliore per poter entrare così in una altrettanto ottima Università. Nel momento più importante della sua carriera scolastica, quello in cui ora più che mai deve concentrarsi e impegnarsi al massimo per passare i test di ammissione, però, quattro ragazzi che frequentano l’istituto d’arte Yazawa le chiedono di fare da modella per indossare il loro abito in occasione della sfilata organizzata dalla scuola.
Paradise Kiss si configura come una sorta di seguito di Cortili del Cuore: l’ambientazione è sempre la stessa così come il tema principale, ma c’è un ricambio generazionale che fa in modo che i protagonisti siano due personaggi completamente nuovi accompagnati da quelli introdotti nelle ultimissime pagine di Cortili del Cuore, e che Mikako, Tsutomo e il loro gruppo diventino delle comparse.
Il mio personaggio preferito di Paradise Kiss è Isabella, bello e delicato; la Yazawa si tiene stretta la sua storia fino agli ultimi capitoli, ma qualcosa ci viene accennato o si riesce comunque ad intuire. Segue Miwako, che è troppo dolce e carina e adorabile, con Arashi, che alla fine è solo un duro dal cuore tenero. Joji semplicemente lo odio con tutta me stessa: sono più che d’accordo quando dice che bisogna prendere da soli le proprie scelte e affrontare le conseguenza senza far ricadere la colpa sugli altri solo perché non si è in grado di prendersi le proprie responsabilità ma, accipicchia!, almeno un cavolo di parere potresti anche darlo. E quindi si arriva a Yukari, la protagonista, che non è riuscita semplicemente a fare breccia.
Ciò che ho scritto prima per la caratterizzazione dei personaggi, la costruzione della storia, le tematiche affrontate e lo stile di disegno vale anche per Paradise Kiss, quindi mi sembra inutile ripetermi. Aggiungo solo che qui si sente più forte il tema dei sogni e delle ambizioni personali, la necessità di trovare da soli la propria strada per diventare chi davvero vogliamo essere e non quelli che gli altri vogliono o si aspettano, il bisogno di prendere in mano le redini della propria vita e tutto l’impegno che ci vuole per affrontare gli ostacoli che ciò comporta.
PANINI COMICS  5 VOLUMI  4,50 €  2004  ★ ★ ★ ★ ★


In previsione di questo post, non solo ho riletto i volumetti di cui vi ho parlato ma ho deciso anche di rivedere l'anime di Paradise Kiss e di vedere per la prima volta Curiosando nei cortili del cuore per parlarvi brevemente anche di loro.
Curiosando nei cortili del cuore è stato trasmesso per la prima volta in Italia nel 1998, ma io non mi ci sono mai imbattuta nemmeno per sbaglio. Si tratta di una sola stagione composta da cinquanta episodi della durata di una ventina di minuti ciascuno. L'ho visto in giapponese sottotitolato in inglese ed è stata un'esperienza molto interessante! Sono contenta di averlo visto in questo modo perché poi sono andata a cercarmi la versione doppiata in italiano e ew, che orrore. Quindi, se siete interessati, consiglio anche a voi di vedere la versione sottotitolata senza alcun timore di non capire nulla perché si segue molto, molto bene. Nell'anime sono stati mantenuti i ruoli e le caratterizzazioni di tutti personaggi, nonché riprodotte graficamente le loro caratteristiche fisiche. La storia segue per la prima parte quella del manga, salvo alcuni spostamenti temporali e minime modifiche che però non portano su altre strade, e l'aggiunta di alcuni episodi per approfondire alcuni personaggi come Jiro e P-chan che, purtroppo, nel manga rimangono piuttosto anonimi. A circa venti episodi dalla fine, la serie diventa un po' pesante tra spezzoni di episodi passati ripetuti in continuazione e primi piani che durano una vita. L'anime esclude tutta la seconda parte della serie manga, quindi il personaggio di Seiji non esiste, la sfilata dello Yaza non c'è come sono escluse le vicende legate alla forte aspirazione di Mikako nel diventare una stilista. È un vero peccato perché così l'anime si limita a concentrarsi unicamente sulle questioni sentimentali dei suoi protagonisti.
Paradise Kiss invece è stato un rewatch. Anche in questo caso siamo difronte ad una singola stagione composta però solo da dodici episodi, sempre di una ventina di minuti circa. Rispetto a Curiosando nei cortili del cuore è molto più recente — è stato trasmesso per la prima volta nel 2008 —, quindi la grafica è più vicina a quella degli anime contemporanei rispetto a quelli degli anni Ottanta/Novanta (che, secondo me, hanno un loro fascino). In questo caso l’anime è la trasposizione letterale del manga e, essendo composto da solo dodici episodi, ha un ritmo piuttosto sostenuto. L’anime pecca un po’ della profondità psicologica che nel manga i personaggi invece hanno e mi ha dato fastidio da morire il fatto che, spesso e volentieri, quando i personaggi parlano tra di loro, noi non riusciamo a vederli perché la telecamera si concentra su un dettaglio inutile che è vicino a loro. A parte questo, è un anime molto piacevole, simpatico, colorato e veloce da guardare!

Ho finito di blaterare! Spero che questo post vi sia piaciuto :) fatemi sapere nei commenti se conoscevate questi manga/anime e se li avete letti/visti oppure se vi ho fatto conoscere qualcosa di nuovo. CIAO!

venerdì 24 marzo 2017

GRUPPO DI LETTURA: Nimona di Noelle Stevenson

Ciao a tutti!
In questo post del venerdì mi piacerebbe proporvi un’iniziativa che spero possa interessarvi e che riceva almeno la metà dell’entusiasmo di quello che ho io adesso nel proporvela.
Prima della riapertura del blog ero alla ricerca di qualcosa che vi coinvolgesse e che richiedesse una maggiore interazione tra me e voi, e all’improvviso mi è venuta l’idea di questo GRUPPO DI LETTURA. In sé per sé un gruppo di lettura non è poi così tanto originale, nel senso che sono molto frequenti e gestiti da tanti blogger differenti, ma io ho pensato a qualcosa di diverso sia per il volume che - spero - andremo a leggere che nelle modalità.


Volevo leggere insieme a voi un fumetto e la scelta è ricaduta immediatamente su Nimona di Noelle Stevenson. Io l’ho già letto e ve ne ho parlato QUI, ma mi piacerebbe tantissimo rileggerlo insieme a voi.
Il volume è stato pubblicato in italiano da Bao Publishing il 4 febbraio 2016 al prezzo di € 24,00 ma, se volete, potete recuperarlo in lingua ad un prezzo più contenuto oppure provare a vedere se lo hanno in biblioteca (ho scoperto che le biblioteche hanno i fumetti! o.o).
Le vicende ruotano attorno a Nimona, una ragazza capace di trasformarsi in qualsiasi essere vivente, che si auto-nomina spalla di Lord Ballister Blackheart, super-cattivo in lotta contro il paladino della giustizia Sir Ambrosius Goldenloin, il tutto ambientato in un Regno medievale-tecnologico.
Ho scelto Nimona perché, oltre ad essere una storia originale e coinvolgente, con protagonisti al di fuori del comune e appassionanti, è diviso in capitoli ed è abbastanza cicciotto per farci durare la sua lettura un paio di settimane, e poi perché mi sembra un ottimo volume da cui iniziare se si vuole iniziare ad esplorare questo mondo.
Probabilmente molti di voi lo avranno già letto, ma potete - e mi farebbe molto piacere - partecipare lo stesso; chi ce l’ha e non l’ha ancora letto o chi vorrebbe leggerlo è più che benvenuto.
Le modalità di partecipazione sono molto semplici: non ci saranno i tipici post di recap qui sul blog perché, onestamente, mi porterebbero via troppo tempo ma anche perché vorrei qualcosa di più semplice e immediato tra di noi. Ho quindi pensato a un gruppo facebook (potete trovarlo QUI) in cui riunirci e discutere della lettura, con la possibilità di condividere tra di noi anche immagini, articoli, curiosità e recensioni molto più semplicemente.
Sempre in questo gruppo ci accorderemo sulla data di inizio, di modo che tutti possano avere il tempo di recuperare il volume, e i tempi di lettura.
Se fate già parte del gruppo fb dedicato alle letture in lingua — Let’s read in English — non c’è nulla di nuovo all’orizzonte perché le modalità di partecipazione saranno le stesse, ovvero: si legge il numero di capitoli stabilito e ci si ritrova una settimana dopo per commentare tutti insieme; nel frattempo, ognuno di voi è libero di condividere i contenuti che preferisce facendo attenzione a non fare spoiler.

Questo è tutto, spero che l’idea vi piaccia e che parteciperete. :)
Mi piacerebbe davvero tanto che questa diventasse un’abitudine del blog (infatti ho chiamato ottimisticamente il gruppo fb “She was in Wonderland ☆ Gruppi di Lettura”) da ripetere se non ogni mese, almeno ogni due o tre. Potremmo concentrare la nostra attenzione proprio sul mondo dei fumetti e leggere insieme nuove uscite, vecchie uscite e serie un po’ alla volta, proposte sia da me che da voi, oppure alternare con i libri. Aspetto i vostri pareri! Vi saluto, BYE

martedì 21 marzo 2017

BOOK & MOVIE: Miss Peregrine’s Peculiar Children - I bambini speciali di Ransom Riggs e Tim Burton

Ciao a tutti!
Oggi vorrei parlarvi della serie Miss Peregrine’s Peculiar Children scritta da Ransom Riggs e della trasposizione cinematografica del primo libro ad opera Tim Burton. Fatemi sapere nei commenti se avete letto i libri o visto il film, se siete rimasti soddisfatti da entrambi, se non vi è piaciuto qualcosa oppure quali aspettative avete nei loro confronti. :)


Protagonista di questa storia è Jacob, un ragazzino americano che vive in una famiglia benestante e che lavora in un supermercato della catena dei suoi genitori come apprendista. Quando era bambino suo nonno gli raccontava spesso storie legate alla sua infanzia, in particolare quando viveva in un orfanotrofio su un’isoletta del Galles insieme a bambini dalle abilità straordinarie, bambini Speciali, mostrandogli anche le loro foto. Ma se da bambino Jacob era affascinato dai racconti del nonno e da queste fotografie bizzarre e inquietanti, crescendo inizia a sospettare che queste storie non siano vere, che siano vaneggiamenti dell’anziano rimasto traumatizzato dall’esperienza della guerra, e che le foto siano palesemente ritoccate, pertanto inizia ad allontanarsi da lui. Tutto cambia di nuovo quando un giorno Jacob assiste alla morte del nonno per mano di un mostro che soltanto lui ha visto, e inizia a pensare che forse le storie del nonno non erano soltanto delle semplici storie. Dopo aver passato un periodo in terapia per superare la morte del nonno, la dottoressa dalla quale è in cura incoraggia il ragazzo a trascorrere un periodo sull’isoletta in cui ha vissuto il nonno per completare il suo percorso. Jacob parte quindi insieme al padre, aspirante ornitologo, riuscendo a trovare Miss Peregrine e i suoi bambini Speciali.
I libri: La serie Miss Peregrine’s Peculiar Children di Ransom Riggs è composta da tre libri — La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, Hollow City e La biblioteca delle anime — più la raccolta dei Racconti degli Speciali.
Ransom Riggs ha avuto una fantasia allucinante nella creazione della sua storia. Le premesse di Miss Peregrine sono fantastiche, la storia è molto originale, accattivante e unica; l’unico problema è che ci sono dei lati negativi presenti sin dal primo libro che si trascinano fino all’ultimo che riguardano forzature nella trama che la fanno risultare a tratti poco chiara, e un approfondimento dei personaggi davvero minimo se si escludono Jacob ed Emma, i principali. Questo è davvero un peccato perché, ripeto, la storia è davvero, davvero bella.
La serie si apre con una prima parte molto tranquilla in cui viene introdotto il personaggio di Jacob e viene approfondita minuziosamente la sua psicologia attraverso il resoconto del suo travaglio interiore che consiste nel credere fermamente in ciò che ha visto — il nonno ucciso da un mostro — e il fatto che le persone che lo circondano non gli credano perché, appunto, i mostri non esistono. Jacob quindi cerca di venire a patti con se stesso, con questo strano personaggio che è stato suo nonno, con i suoi racconti, e con ciò che vero e ciò che è finzione.
Questo entra in contrasto con il resto dei libri perché, se inizialmente si indaga così bene l’interiorità di Jacob, quella degli altri personaggi è quasi inesistente, e nel corso della storia il loro ruolo va sempre più assottigliandosi fino a diventare delle semplici macchioline secondarie per lasciare lo spazio a Jacob ed Emma. Mi è dispiaciuto veramente tanto perché si parla principalmente di questi bambini Speciali con delle capacità uniche, e vederli così poco approfonditi e presenti è come colpirsi e affondarsi da soli. Se non ci fossero state delle brevi presentazioni iniziali a cui far riferimento (che ho consultato praticamente sempre), non sarei riuscita a distinguerli l’uno dall’altro. Questi bambini hanno 80/100 anni e non sono rimasti tali solo fisicamente, ma anche mentalmente: si comportano esattamente come dei bambini capricciosi e questo fatto non mi ha convinto molto. Sono poi personaggi Speciali, con un passato e un vissuto alle spalle che sarebbe stato interessante approfondire; avendo queste capacità e avendo vissuto durante la guerra, si sono ritrovati a vivere in condizioni estreme e difficili, abbandonati dai loro genitori, sfruttati nei circhi o da persone che hanno tentato di guadagnare denaro ricorrendo alle loro capacità. Ci vengono dati degli accenni delle loro storie personali, che sono tante e tutte diverse, e secondo me condividerle, raccontarle, avrebbe dato tantissimo spessore non solo al libro ma ai personaggi stessi.
Dopo che Jacob riesce a incontrare Miss Peregrine e i bambini Speciali, la storia si fa più avventurosa con il racconto del salvataggio delle ymbryne e dei bambini Speciali dai Vacui e dagli Spettri. È una storia che si fa leggere e che appassiona facilmente, ma allo stesso tempo è anche abbastanza prevedibile, banalotta, con alcune dinamiche che non riesco ancora a capire bene e troppo incentrata su Jacob e Emma.
Non riesco a chiamarla storia d’amore, ma quello che c’è tra Jacob e Emma non mi ha convinto molto. È un po’ una storia d’amore ingiustificata, che nasce praticamente dal niente (no, non sto parlando di colpo di fulmine) in virtù del fatto che Jacob sia il nipote di suo nonno. È come se Jacob fosse il rimpiazzo di suo nonno, nel senso che gli vengono date le stesse caratteristiche e i bambini lo trattano come se fosse suo nonno, andando quindi a perdere le sue caratteristiche individuali. Per quanto si possa avere nostalgia per un vecchio amico, mi è sembrato un comportamento troppo… estremo.
Ho apprezzato invece molto il legame che si è creato tra la realtà del mondo dei Normali e la realtà a cui appartengono ymbryne e bambini Speciali. Questi ultimi sembra che vivano in un mondo distaccato, totalmente indipendente, in questi anelli temporali in cui si ripete ogni giorno lo stesso giorno giorno dopo giorno, ma in realtà ciò è stato dettato solo da una questione di sopravvivenza in quanto sfruttati e discriminati prima dai loro simili, e poi perseguitati dai mostri. E quindi ciò che ci chiede La biblioteca delle anime è proprio questo: Possono queste due realtà ricongiungersi e accettarsi l’una con l’altra?
Il mio giudizio complessivo su questa serie è abbastanza controverso: la storia tutto sommato mi è piaciuta molto, è riuscita a catturarmi con quelle premesse geniali e a farmi arrivare comunque alla fine nonostante queste imprecisioni che, accidenti a te Ransom Riggs!
I racconti degli speciali è il mio libro preferito tra tutti. Si tratta di una raccolta di dieci racconti che tende a simulare il primo libro degli Speciali, in cui vengono raccontate le vicende dei primi Speciali, delle prime ymbryne e dei primi anelli temporali. Sono storie che mi sono piaciute molto perché hanno anche una loro morale interna indipendente dalla storia principale. Ve la consiglio. Si può leggere anche indipendentemente da Miss Peregrine o in qualunque momento della storia vi troviate.
I libri di questa serie, graficamente parlando, sono dei piccoli gioielli, curati sotto ogni punto di vista (tranne l’ultimo libro che è di una rigidità sconcertante). I capitoli si aprono con un pattern che ricorda i vecchi libri, e ogni libro è pieno di foto d’epoca che sono stati utili all’autore nel creare personaggi, ambienti e situazioni. Queste foto inserite qui è là nella storia mi hanno aiutato molto ad entrare nell’atmosfera perché è come se il nonno di Jacob non le mostrasse solo a suo nipote ma anche a noi, e quindi si crea questo legame che unisce il lettore e Jacob. E poi sono vere foto d’epoca, una vera testimonianza del passato, e le ho trovare molto interessanti anche indipendentemente dalla storia che ci ha costruito attorno Ransom Riggs.

Il film: Diretto da Tim Burton, il film è uscito nelle sale italiane il 15 dicembre 2016 con il titolo Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali, per una durata complessiva di circa due ore.
Tim Burton o lo ami o lo odi, tanto può far dei capolavori quanto dei veri e propri disastri (e sta parlando una persona che adora Tim Burton e il cui film preferito fin da piccola è uno dei suoi).
La casa per bambini speciali è un libro molto difficile da trasportare in versione cinematografica — sbalzi temporali, i particolari poteri dei bambini da riprodurre, Vacui e Spettri — e credo che alla base della sua decisione di cambiare alcune cose della storia ci sia stato proprio questo. Bisognava un attimo distaccarsi dal testo originario perché altrimenti ci si sarebbe incartati ancora di più, l’importante è che le caratteristiche peculiari della storia di Riggs siano state mantenute.
Uno dei cambiamenti che si poteva notare fin dal trailer è la capacità di Emma che è stata cambiata con quella di Olive, quindi non più fuoco ma aria: anche lei è una delle protagoniste insieme a Jacob, e credo sia più interessante lavorare con l’aria a livello di effetti speciali piuttosto che con il fuoco. Un altro minimo cambiamento è quello che riguarda l’età anagrafica dei bambini: nel film non sono tutti bambini ma ci sono anche dei ragazzi (come Olive ed Enoch). Non so da cosa sia dipesa questa decisione — che ha portato ad un cambio di titolo anche nella nuova edizione dei libri tradotti qui da noi — e se c’è una motivazione precisa, ma mi piacerebbe conoscerla.
Così come la prima parte della Casa per bambini Speciali, anche il film ha una prima parte molto lenta e precisa che lavora sull’interiorità di Jacob e sul suo rapporto con il nonno, e una seconda che consiste a sua volta in una prima parte in cui c’è l’incontro con Miss Peregrine e gli Speciali e una seconda in cui si concentra l’azione vera e propria.
Il film mi è piaciuto fino all’incontro, dopo di che mi sono annoiata da morire e sinceramente non riesco a trovare nemmeno una motivazione per spiegare bene il perché… forse l’ho trovata una situazione troppo comica e burlesca.
Il personaggio, e di conseguenza l’attrice, che ho preferito di più tra tutti è stata Miss Peregrine. Eva Green è fenomenale. L’avevo già vista in Penny Dreadful e devo dire che qui mi ha fatto anche un po’ impressione perché, memore della sua precedente interpretazione, ero lì che mi ripetevo “adesso inizia a parlare in modo inquietante e viene posseduta aiuto”.  A parte questo, è stata bravissima e ha dato quel tocco di colore in più a Miss Peregrine (che è già un personaggio interessante nel libro). È il personaggio più riuscito dell’intero film perché gli altri rimangono abbastanza anonimi come nella serie.
Ho una scena preferita, che è quella in cui Miss Peregrine e gli Speciali resettano l’anello temporale.
Il film non finisce come il libro, ha la sua conclusione che mi fa sospettare non ci sia in programma in seguito (per fortuna?).
Alla fine dei conti non mi è dispiaciuto come film ma non l’ho trovato nemmeno eccezionale. Tim Burton ha dato la sua impronta anche a questa pellicola, portando sullo schermo ancora una volta una storia in cui è okay essere strani e diversi.

venerdì 17 marzo 2017

✎ COMIC & GRAPHIC NOVEL RECOMMENDATIONS: Consigli Tunué per gli acquisti!

CIAO A TUTTI!
Così come ho fatto in occasione degli sconti di Settembre dello scorso anno della Bao Publishing (QUI il post), vi lascio un nuovo post consigli-per-gli-acquisti questa volta dedicato agli sconti della TUNUÉ.
La Tunué ha tutto il suo catalogo al -25% dal 1° al 31 Marzo e, siccome ho da parte un paio di volume di cui non vi ho ancora parlato, mi sembrava l’occasione giusta per rimediare. 
Della Tunué mi piace un sacco la collana Tipitondi, che raccoglie le pubblicazioni dedicate ai piccoli grandi lettori, e oggi vi parlerò di un paio di questi volumi in relazione a due autori che apprezzo tantissimo — Amélie Fléchais e Enrique Fernández. Vi parlerò anche di due opere di Tony Sandoval, altro autore che apprezzo ma le cui opere non fanno parte di questa collana.
Grazie a questi sconti ho recuperato proprio l’ultimo lavoro di Amélie Fléchais e Séverine Gauthier, L’uomo montagna. Altri volumi che mi ispirano molto e che sto pensando di recuperare sono Viola Giramondo (se la ristampa uscirà per tempo!), La memoria dell’acqua, Non sei mica il mondo, Monster Allergy Collection (che leggevo da piccola!) e qualche altro volume di Tony Sandoval che ancora mi manca o Brigada di Enrique Fernández.
Anche in questo caso ci tengo a precisare che questo post nasce come mia iniziativa personale perché mi piace consigliarvi belle storie da leggere quando c’è la possibilità di risparmiare qualche soldino.


Amélie Fléchais
LUPETTO ROSSO, IL SENTIERO SMARRITO, L’UOMO MONTAGNA

Che lavori da sola o su testi di altri autori, il talento di Amélie Fléchais è innegabile e ogni volta riesce a farmi innamorare delle sue tavole — tanto che vorrei farne delle gigantografie da appendere ovunque in casa per poterle ammirare in tutta la loro bellezza. Qualche mese fa ho recuperato Lupetto Rosso e Il sentiero smarrito (QUI), e non aspettavo altro che la pubblicazione de L’uomo montagna.
Ascolta, porto sulle spalle le montagne del mondo, e la mia fronte reca u solchi di tutti i sentieri che ho percorso. Nella mia voce puoi sentire il rombo sordo della terra, nei miei occhi puoi vedere l'acqua di tutti i mari.
Un nonno, che ha viaggiato per tutta la sua vita, è ormai giunto alla fine del suo cammino ed è pronto per affrontare il suo ultimo viaggio. Suo nipote, che vorrebbe percorrere la strada insieme a lui come ha già fatto tante altre volte in passato, va alla ricerca del vento più forte che vive sulla montagna più alta di tutte per aiutare l’anziano a sostenere il peso delle montagne che porta su di sé perché lui non è abbastanza forte per aiutarlo.
L’uomo montagna è un racconto che parla di una fine e di un inizio, di radici, memoria ed esperienza, e del peculiare rapporto che si instaura tra un bambino e suo nonno. Séverine Gauthiere (con i suoi testi) e Amélie Fléchais (con i suoi disegni e i suoi colori) sono riuscite a dar vita a una storia molto dolce e delicata in poco più di cinquanta pagine, ricorrendo ad una serie di metafore molto forti ed evocative sia dal punto di vista letterario che grafico.
L’esperienza è una montagna che si accumula sulle spalle e sulla testa dei nostri due protagonisti, ma la montagna è anche la vita che si portano dietro - immensa e pesante una, ancora in germoglio l’altra -, che è una scalata, che è un’avventura, che è un viaggio.
Il bambino, con speranza e tenacia, affronta il suo primo viaggio da solo immerso nella Natura: passo dopo passo e incontro dopo incontro, farà tesoro degli insegnamenti degli Alberi, delle Pietre, del Re degli Stambecchi e del tanto cercato Vento, ritornando nel luogo in cui si è separato dal nonno profondamente cambiato, pronto a raccontare il suo primo grande viaggio e a far crescere le sue, di montagne.



Enrique Fernández
AURORE, L’ISOLA SENZA SORRISO, I RACCONTI DELL’ERA DEL COBRA

Un altro autore che amo tanto quanto Amélie Fléchais per la bravura nel disegnare, colorare e creare mondi è Enrique Fernández. Di suo ho letto Aurore, L’isola senza sorriso e I racconti dell’era del cobra: i primi due titoli raccontano di bambine avventurose e ed eclettiche le cui vicende si svolgono in ambienti naturali o esotici in compagnia di animaletti o creaturine buffe e fantastiche, a metà strada tra realtà e immaginazione; il terzo è un po’ più adulto e si discosta da questa tipologia di trama (infatti fa parte della collana Mirari).
La nostra gente ha perduto la fede. Gli antichi dei, che ci proteggevano in passato, sono ora offesi perché noi, in questi tempi grami, li abbiamo dimenticati. C'è ancora un'ultima speranza che i nostri spiriti tornino a brillare come un'aurora dopo le tenebre notturne?
Dopo aver toccato le acque di uno strano fiume dorato, Aurore si trasforma in pietra e perde la memoria. Il suo spirito entra in contatto con quello lupino di Vokko, il cui compito è quello di assistere la bambina affinché possa comporre una canzone che racconti le tradizioni e l’identità del suo popolo. Allo stesso tempo, i genitori di Aurore intraprendono un viaggio per capire cos’è e da dove proviene il fiume d’oro che ha fatto la sua comparsa nella loro tribù, e per trovare una soluzione per salvare la figlia.
I due viaggi paralleli intrapresi da Aurore e Vokko e dai genitori della bambina, metafisico il primo e tutto fisico il secondo, toccano i temi più vecchi del mondo riassumendosi molto semplicemente in quelle famose domande esistenziali che non hanno una soluzione concretamente valida e uguale per tutti ma che ognuno di noi nel suo intimo si pone e cerca di trovarvi il proprio senso: Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Per trovare le loro risposte, i nostri quattro protagonisti percorrono il cammino della memoria e dell’identità.
Si potrebbe definire Aurore un mito a fumetti in cui, attraverso le varie dimensione tra cui si trovano a viaggiare i personaggi, si arriva alla scoperta della propria storia personale, quella della propria famiglia e quella dell’intera comunità. Non l’ho trovato un fumetto di facile e immediata ricezione ma ci ho messo un po’ per farlo mio, però alla fine sono riuscita ad apprezzarlo!
Signori, potete stare ben certi che niente riuscirà a strapparmi via questo sorriso dal volto.
Milander Dean è un burbero geologo che, dopo aver perso molto in passato, approda sull’isola di Yulkukany per compiere delle ricerche legate al suo lavoro. Qui incontra Elianor, una bambina esuberante, ricca di energia e fantasia, che cerca in tutti i modi di trasportarlo all’interno del suo mondo fatto di storie.
L’isola di Yulkukany è un’isola che vive di magia, strane creature e folklore, scenario dei dolori e delle difficoltà che i suoi abitanti si trovano quotidianamente a vivere ma anche testimone della loro tenacia, perseveranza e forza d’animo. L’incontro-scontro tra Milander Dean e Elianor è un momento fondamentale per la crescita di entrambi, che impareranno ad affrontare la vita accettandone sia i momenti felici che quelli tristi.
È un fumetto dalle molte sfaccettature che lancia un forte messaggio sulla gioia di vivere e sull’importanza di non perdere mai la speranza — perché la speranza è l’ultima a morire e, se non c’è lei, nulla mai potrà andare per il verso giusto — nonché di non giudicare mai l’altro con troppa fretta perché non conosciamo il suo vissuto e i drammi e le perdite che hanno segnato la sua vita. Un ruolo fondamentale in questo fumetto lo svolgono le storie, sia quelle che ci creiamo da soli che quelle che ci vengono tramandate, attraverso le quali i fatti inspiegabili possono essere metabolizzati per trovare una spinta propositiva per affrontare le asprezze della vita.
Tra quelle che ho letto, L’isola senza sorriso è la mia opera preferita di Enrique Fernández perché mescola realtà e fantasia, e perché ha saputo stupirmi quando veramente tutto sembrava perduto.
Oggi, nel quinto anniversario della notte dei fuochi, racconterò per il vostro diletto la mia storia. Una storia intessuta con i fili di molte altre...
Nella terra dei sette Regni, in occasione del quinto anniversario della notte dei fuochi, un misterioso narratore racconta le vicende amorose di Irvi e Sian, due ragazzi che a causa delle differenze sociali che intercorrono tra di loro e rimanendo vittime degli eventi vedono andare in frantumi il loro sogno d’amore. La loro vicenda si intreccia a quella di molti altri personaggi, tra cui quella del Cobra, un omone sanguinario e violento intenzionato a conquistare tutti i Regni uccidendone i rispettivi principi, e di Maluuk, un artista di strada pieno di spirito e dalle idee rivoluzionarie.
I racconti dell’era del cobra è una storia molto particolare, in cui eventi e personaggi viaggiano in parallelo tra di loro apparentemente senza alcun legame per poi intrecciarsi finalmente insieme in un finale che, come le vicende, è pieno di sorprese e dalle mille possibilità.
Enrique Fernández è stato abilissimo nel gestire una narrazione così particolare e con così tanti personaggi. Stiamo parlando di cento pagine molto dense, ma non ci si annoia mai perché Fernández riesce a tenere sempre vivo l’interesse del lettore attraverso i suoi meravigliosi disegni e i suoi colori brillanti, ricorrendo anche alla tecnica del metateatro attraverso la quale diventiamo spettatori non solo della storia che ci sta raccontanto ma anche spettatori degli spettatori del misterioso cantastorie, che commentano il suo modo di narrare — ora troppo lento o senza piglio oppure troppo poco avventuroso.
I personaggi sono davvero tantissimi ma ognuno, da quelli principali ai secondari, ha il suo specifico ruolo corredato di scheletri nell’armadio e la sua personale psicologia.
È un fumetto dalle molte tematiche: si parla di amore — quello passionale tra Irvi e Sian, quello per il potere del Cobra, quello per l’arte e lo spettacolo di Maluuk, e quello che può unire un popolo nella rivoluzione contro il sovrano oppressore —, di vendetta e del potere dell’arte, non solo come mezzo di intrattenimento ma anche come potente veicolo di messaggi.
Mi è piaciuto tantissimo leggere I racconti dell'era del cobra e mettere man mano insieme i pezzi di questa storia, tra romanticismo, dramma e quella particolare vena rivoluzionaria. Dal punto di vista stilistico (la colorazione è magnifica!), letterario, tematico e della costruzione della trama, è l’opera più raffinata di questo autore.



Tony Sandoval
MILLE TEMPESTE, WATERSNAKES

Tony Sandoval è un artista molto particolare e non mi sento assolutamente in grado di parlarvene come si deve e metterlo nella giusta luce della quale è degno, ma ci proverò lo stesso! Di questo autore messicano ho letto due opere, Mille tempeste prima e poi sono riuscita a procurarmi una copia di Watersnakes. Si tratta di due storie che ho trovato molto vicine tra di loro, quindi ve le commento insieme.
Mi chiamo Lisa e colleziono piccole ossa e sassi strani. Mi piace uscire a prendere tutta la bellezza della natura per sfuggire alla quotidianità di casa.
Lisa è una ragazzina che vive con sua zia, una donna che non riesce a capirla e con la quale non è felice. Ama fare lunghe passeggiate tra i boschi o sulle spiagge, raccogliendo sassi, ossa di animali e altri strani oggetti per includerli nella sua personale collezione. Per questo suo comportamento così bizzarro e solitario, Lisa non è ben vista tra i ragazzi e gli altri abitanti del paese, anzi: molti pensano che sia una strega. Un giorno, durante una delle sue consuete passeggiate, la ragazza si imbatte in uno strano passaggio tra due alberi, una porta dimensionale che la conduce in un luogo abitato da strane creature.
Seguimi! Siamo degli animali adesso. Io sono una volpe e tu un serpente d'acqua con una maschera da coniglio!
Un giorno Mia conosce Agnés, uno spirito libero, senza regole, imprevedibile e avventurosa. Tra di loro si instaura una forte amicizia che porterà al coinvolgimento di Mia nella battaglia di Agnés tra il bene e il male.

Tony Sandoval mi piace perché le sue storie non hanno mai una sola chiave di lettura ma si prestano bene a diverse interpretazioni a seconda del tipo di lettore che le stringe tra le mani: possono essere lette come “semplice” racconto fantastico, romanzo grafico di formazione oppure si può fare un passo un po’ più in là e trovarvi addirittura un significato escatologico, che riguarda il destino ultimo dell’uomo e dell’universo.
Mille tempeste e Watersnakes rientrano in pieno nella descrizione che vi ho appena fatto, raccontando le vicende di Lisa e Mia, due ragazze che ad un certo punto della loro vita si trovano ad affrontare una battaglia che le vede coinvolte in prima persona.
In queste due opere i disegni e i colori di Sandoval sono bellissimi (ma comunque lo sono sempre!), eterei e onirici. La particolarità di questo artista è che nei suoi lavori mescola diverse tecniche che si adattano all’andamento della storia, quindi possiamo trovare matite, inchiostro e acquerelli a seconda del particolare momento che stiamo leggendo.



Il post è giunto al termine! Fatemi sapere se c’è qualche titolo che vi ispira tra quelli di cui vi ho parlato o se ne avete già letto qualcuno, se avete dei titoli da consigliarmi, e se approfitterete di questi sconti! Grazie e A PRESTO!