martedì 31 ottobre 2017

IT

This is Halloween, this is Halloween ♪ che riecheggia in lontananza.

Ciao a tutti!
Non avrei mai pensato che sarebbe giunto questo giorno: io che mi metto a scrivere di Stephen King. Anzi, per essere più precisi: io che mi metto a scrivere di Stephen King in relazione a IT.
Ottobre è stato un mese di recuperi e di nuove conoscenze sia in ambito letterario che cinematografico: ho letto e scoperto Shirley Jackson e Agatha Christie, due scrittrici che infestavano i miei pensieri già da tempo, e, sull’onda dell’entusiasmo del remake, ho recuperato IT sia nella veste dell’indiscusso capolavoro letterario di King che in quella della mini-serie degli anni Novanta.
Oggi è il 31 Ottobre, IT. Capitolo I è al cinema già da qualche tempo ma immagino continuerà ad esserci ancora per qualche giorno, Stephen King è il Re del brivido e dell’orrore… quindi perché non parlarvi di IT in tutte le sue forme?
(Chiedo anticipatamente scusa agli amanti di King e agli esperti di cinema per le eventuali sciocchezze.)

Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti.
Leggere IT è stata un’esperienza unica e irripetibile considerando sia la sua mole che il suo contenuto. È un libro molto lungo e richiede del tempo, tempo per leggere tutte le 1200 pagine che lo compongono e tempo per andare in profondità nella storia. Per quanto mi riguarda sono stata molto veloce a leggerlo, ci ho messo meno di una decina di giorni ma solo perché sono entrata nel tunnel remake - mini-serie - libro (la lettura e le visioni sono avvenute praticamente in contemporanea, non riuscivo a venirne fuori) e perché ho avuto tempo per farmi assorbire completamente. Penso sia stata la lettura più estrema che abbia mai fatto e non credo che riuscirò a replicare l’impresa in futuro.
Complici di questa folle ossessione sono stati i personaggi e la storia, che non ti abbandonano facilmente. Stephen King è stato superbo nel mettere in piedi una storia di questa portata, una cittadina al completo, un mondo intero. Qualunque cittadina può essere Derry e qualunque ragazzino/ragazzina e qualunque uomo/donna può essere uno dei Perdenti per quanto King li ha resi non solo credibili ma anche reali attraverso il suo grandioso e minuzioso lavoro di costruzione e caratterizzazione.
Avevo già letto qualcosa di King prima di leggere IT, i romanzi più famosi (Shining, Misery, L’uomo in fuga), ma credo che questo romanzo racchiuda in sé tutta la sua essenza. Per questo, nonostante la lunghezza, lo consiglierei come una tra le prime letture per approcciarsi e per conoscere questo grandissimo scrittore. Ma è una lettura che va fatta anche perché è un pezzo di letteratura: non si può sapere cosa è IT vedendo solo i prodotti cinematografici derivati (per quanto validi possano essere), bisogna leggerlo.
In fondo questa non è solo la storia di sei ragazzi e una ragazza, nessuno dei quali molto felice, nessuno dei quali accettato dai loro pari, finiti casualmente in un incubo durante una calda estate quando Eisenhower era ancora presidente.
Il romanzo si compone di due linee temporali che si alternano tra di loro fino quasi a fondersi nell’ultima parte. La prima linea temporale è ambientata tra il 1957 e il 1958 e racconta gli eventi dei sette protagonisti principali quando sono ancora dei ragazzini, formano il club dei Perdenti e affrontano per la prima volta questa entità malvagia che loro chiamano It; la seconda è ambientata ventisette anni dopo, quando ormai Bill, Eddie, Ben, Beverly, Richie, Stan e Mike sono diventati adulti, si sono separati, allontanati da Derry e persi di vista, fino a quando una chiamata molto particolare li riunisce di nuovo nella loro città natale per onorare una vecchia promessa.
Queste sono le linee temporali principali che racchiudono il cuore di IT ma questo romanzo è fatto di tantissime trame e sottotrame, digressioni e testimonianze che Stephen King integra per mettere in piedi il grandioso personaggio che è la cittadina di Derry, Maine, e per connotare i personaggi umani — siano essi principali, secondari o anche delle comparse — e le entità in ogni loro più piccolo particolare attraverso le loro storie personali.
Protagonisti assoluti sono sette ragazzini che nel corso della storia si riuniscono tra di loro nel club dei Perdenti. Il primo nucleo è formato dai due amici Bill e Eddie: Bill è il fratello maggiore di Georgie, il famoso bambino con l’impermeabile giallo che durante una giornata di pioggia insegue la sua barchetta e viene ucciso da It; Eddie è un ragazzino piccolo e gracile, vittima dell’ipocondria della madre. A loro si unisce Ben, un ragazzino cicciottello dalla grande sensibilità e intelligenza, durante la sua fuga dai bulli. Il trio viene completato da Richie, un po’ il buffone del gruppo che sdrammatizza le situazioni più difficili con le sue battute e le sue voci, Stan, il più realista dei sette e appassionato di uccelli, Beverly, la sola ragazza del gruppo che subisce violenza sia psicologica che fisica dal padre, e Mike, l’unico ragazzino di colore di Derry che come Ben deve vedersela con i bulli per il colore della sua pelle.
King spende pagine e pagine e pagine per descrivere la loro amicizia, la forza della loro unione e la compattezza del loro circolo, tale da permetter loro di affrontare It non solo una ma ben due volte. Questo perché hanno la consapevolezza che non sono da soli ad affrontare It, ad affrontare le loro paure, ma possono fare affidamento l’uno sull’altro.
Per questo IT è un romanzo incentrato sulla paura e non è un romanzo su un pagliaccio assassino, l’immagine entrata nel repertorio comune per via del sottotitolo della mini-serie degli anni Novanta. Se IT parlasse davvero di un pagliaccio assassino, il libro sarebbe stato lungo nemmeno duecento pagine. Le apparizioni di It nel romanzo, e sotto forma di pagliaccio, sono pochissime.
Sembra che le cose brutte, le cose malvagie, trovino il terreno adatto in questa città.
Derry, la cittadina nel Maine in cui si svolgono le vicende, non è solo lo sfondo della lotta tra i Perdenti e It ma è un vero e proprio personaggio. King descrive Derry a lungo e in modo molto preciso: vengono descritti interi quartieri, strade, abitazioni, negozi, punti di riferimento e anche le persone che guardano le altre persone dal bordo della strada; ventisette anni dopo, vengono descritti quegli stessi luoghi e ogni più piccolo cambiamento che c’è stato.
Anche It appartiene a Derry, è legato ad essa. It, Pennywise il pagliaccio ballerino, Robert Gray, non è altro che tutta la cattiveria che risiede a Derry. Gli adulti di Derry dimenticano, fanno finta di non vedere tutto il male che c’è, ignorano, si girano dall’altra parte e sono anche bravissimi a farlo perché sono tutti sotto il controllo di It. Tutte le uccisioni e tutti i bambini scomparsi vengono liquidati con una facilità estrema, si trova ogni tipo di scusa per giustificare i fatti orribili che succedono. Questo è ciò che fa davvero venire i brividi ed è il vero racconto dell’orrore all’interno di IT.
It prospera tra questa cattiveria e si nutre delle paure delle persone, soprattutto dei bambini, che finiscono per diventare le sue vittime catturandole personificando la loro paura più grande, anche se sembra che il suo aspetto preferito sia proprio quello di un pagliaccio.
Come si può sconfiggere It? Sconfiggendo le proprie paure. IT è un romanzo molto profondo, una storia veramente bella sull’amicizia e sulla paura che si vive in ogni sua singola parola e pagina. Oltre che sbagliato, sarebbe riduttivo riassumerlo nel personaggio di un pagliaccio assassino. L’unica cosa che non mi è piaciuta è l’episodio che riguarda Beverly alla fine degli eventi nel 1958. Non direi che non l’ho capito, perché ho capito cosa voleva dire King, non mi è piaciuto e basta.


È impossibile trasportare sullo schermo 1200 pagine di romanzo quindi è normale aspettarsi tagli e modifiche più o meno grandi, che infatti ci sono stati sia nella mini-serie che nel remake. Non ci si può aspettare nemmeno tutto il lavoro di andare in profondità che King ha fatto con Derry, It e ogni singolo personaggio, ma nonostante questo il cuore della storia è stato mantenuto intatto in tutti e due gli adattamenti. 
La mini-serie si è presa più libertà rispetto al remake. Una delle differenze più evidenti, ad esempio, è che sono state modificate le paure di alcuni Perdenti, che fortunatamente nel remake sono state mantenute identiche.
La mini-serie è molto meno cruda rispetto al libro. Là dove King non si risparmia nel descrivere le sevizie che It infligge alle sue vittime, in questo primo adattamento le scene sono state auto-censurate con dissolvenze o altro o comunque si interrompono su gli atti più volenti e macabri, e non ci sono i riferimenti sessuali che invece ci sono nel romanzo. Tutto ciò probabilmente per evitare problemi di censura dall'esterno. Vedendolo (o rivedendolo) adesso, la paura non è più quel tipo di paura che poteva scatenare negli anni Novanta, in alcuni casi fa anche ridere. È per questi motivi che, per quanto possa esser fatta bene, questa mini-serie è figlia del suo tempo. Tim Curry che interpreta Pennywise è l’unico a salvarsi a livello di interpretazione all'azione del tempo e, anche se non è così spaventosa come può esserlo quella di Bill Skarsgård, il lavoro che ha fatto è più che apprezzabile e il suo It, che ha traumatizzato generazioni e generazioni, rimarrà nella storia.
Il remake nasce accompagnato da una serie di aspettative molto alte: adattare una delle opere maggiori di King anche alla luce del precedente adattamento e comprimere in due ore un romanzo di 1200 pagine.
Una prima soluzione molto intelligente, anche se si perde tutto il gioco dei piani temporali di King, è stata quella di optare per un Capitolo I e un Capitolo II, separando quindi il passato dal presente. Il regista poi è stato molto bravo nel rimanere fedele al romanzo nonostante i cambiamenti necessari alla storia — perché tutto quello che funziona su carta non necessariamente funziona su pellicola, ma anche per dare maggiore impatto visivo a determinate situazioni e per svecchiarle, renderle più vicine allo spettatore, pur conservando l'atmosfera da anni Ottanta (perché qui ci troviamo in questi anni). Parti anche importanti del libro mancano ma ci si rende conto che meglio di così non si poteva fare perché IT-romanzo è un universo enorme. 
Ho trovato la prima parte molto schematica e ripetitiva: Perdente che ha a che fare con It, Perdente che ha a che fare con It, Perdente che ha a che fare con It e avanti così fino a quando tutti i Perdenti si sono scontrati faccia a faccia con la loro paura. In questo modo si perde e non accresce quel senso di terrore e tensione che invece dovrebbe esserci. I personaggi dei Perdenti sono stati definiti molto meglio nella mini-serie, in questo remake continuavo a confonderli tra di loro e ci ho messo un bel po’ per riuscire finalmente a ricordarmi chi era chi. La seconda parte è decisamente migliore a livello di paura, è più coinvolgente e più inquietante, e mi ha coinvolto un sacco. La sequenza nella casa al 29 di Neibolt Street è magnifica: nella mini-serie manca ma qui è OHMIODIO anche più spaventosamente bella che nel libro.
Bill Skarsgård nei panni di It mi è piaciuto tantissimo, punta molto sulla fisicità e sulle espressioni del volto per incutere terrore. Nel film si vede poco (come il personaggio che interpreta nel romanzo) e quando c’è è raro che ci sia nella sua interezza, si tratta per lo più di ammiccamenti, apparizioni improvvise e sfuggenti. L’ho rivisto in lingua e il suo accento è fantastico, ancora più inquietante.
IT è un bel film horror — per quanto ne possa dire io che mi tengo il più possibile alla larga dai film horror —, anche se non mi sono spaventata come mi aspettavo e come avrei voluto (volevo spaventarmi anche con la mini-serie, ma niente anche con questa). Ho apprezzato molto determinate scene (come la suddetta nella casa) e il lavoro di attori e regista, adesso aspetto il Capitolo II sperando che sia altrettanto bello.


Adesso fatemi sapere voi: Avete letto IT, lo state leggendo, volete leggerlo, non volete leggerlo? Avete già visto o andrete a vedere il film? Cosa ne pensate? Avete visto la mini-serie? Insomma, raccontatemi. 🤡 🎈

7 commenti:

  1. Avevo letto il romanzo alle medie - quindi stiamo parlando di quindici anni fa! xD - e ancora ricordo molto bene certi passaggi.
    La mia ex-migliore amica aveva la mini-serie registrata su VHS e ricordo che tutti ne erano terrorizzati, così un pomeriggio è venuta a casa mia e l'abbiamo guardata ma per me calma piatta - e parla una a cui si è bloccata la crescita vedendo The Ring.
    Il film mi è piaciuto tantissimo soprattutto grazie a Bill Skarsgård - ha tutte le espressioni e la fisicità, l'avevo già apprezzato in Hemlock Grove.

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    1. Oh, che bello *w* anche a me sarebbe piaciuto leggere IT alle medie per essere vicina di età ai personaggi!
      Ma guarda, io mi sono sempre considerata una fifona per quanto riguarda i film horror e per questo non ho mai visto IT, perché tutti ne sono rimasti terrorizzati. O.O" Sicuramente vederlo da bambini e vederlo da adulti fa un altro effetto. v.v
      Bill Skarsgård è stato fenomenale :o adesso voglio vedere anche Hemlock Grove! Come hai trovato questa serie?

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    2. Ho visto solo la prima stagione quando è stata trasmessa un paio di anni fa su La5 - poi, presumo per bassi ascolti, è stata interrotta quindi dovrò recuperare le altre due stagioni in un altro modo.
      Comunque è a tinte horror e splatter anche Hemlock Grove e la prima stagione mi era piaciuta molto, sebbene con alcuni buchi nella mitologia che non vengono spiegati - e ho letto il libro ed è la stessa cosa, forse perché lo scrittore stesso è sceneggiatore e produttore. Comunque i due protagonisti, Bill e Landon, sono bravissimi e Famke Janssen è inquietante come non mai.
      Per una volta poi mi sento di dire che la serie - o perlomeno la prima stagione che copre tutto il romanzo poi so che la storia prosegue per conto suo nella seconda e nella terza - è decisamente meglio del libro: se non avessi visto la prima stagione, non avrei capito nulla del romanzo.
      Ti lascio la mia recensione in cui spiego meglio perché, se ti va di leggerla. :)

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    3. Certo, grazie mille per il commento e il link! :3
      Mi ri-aggiungo anche tra i lettori, visto che la settimana scorsa ho avuto problemi con blogger e ho dovuto fare un nuovo profilo per gestire il blog, perdendo tutti i blog che seguivo. >-<
      Non sapevo ci fosse un libro :o comunque non penso di leggerlo (se poi nemmeno si capisce...), ma vedrò di sicuro la serie!

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  2. Avevo scritto un commento lungo e articolato, ma la connessione si è suicidata ed è andato perduto :(
    Concordo con quasi tutto quello che hai scritto, sul libro e gli adattamenti (quasi perchè secondo me i Perdenti erano riconoscibili pure nel nuovo film, anche se non è corale come la miniserie :P).
    La cosa bella di IT è che non è solo un libro dell'orrore, ha dei momenti malinconici e a volte pieni di tenerezza, che nessun adattamento potrà mai ricostruire... a meno che non facciano direttamente un telefilm. Cioè, io so già che quando si vedrà Silver nella vetrina del negozio non proverò niente al cinema, mentre nel libro ci ho lasciato il cuore XD
    Così come mi dispiace che sia impossibile inserire la Tartaruga, anche se ho apprezzato i due richiami nel film, della serie "Non possiamo metterla, ma sappiamo che c'è" ç_ç
    Per quella scena, ho sentito che il prima regista ha abbandonato il progetto proprio perchè la voleva assolutamente inserire e tutti gli dicevano di no D: da pazzi, come fai a chiedere a dei bambini di recitarla?

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    1. Sì, esatto! Un film fatto bene si riconosce anche dal fatto che, sapendo di non poter inserire tutto, vengono fatti degli accenni che riesce a cogliere chi ha letto il libro v.v e chi lo legge dopo, riguardandolo o riflettendoci, si accorge di questi dettagli.
      Questa cosa su quella scena non la sapevo. :/

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  3. Voglio assolutamente leggere il libro di King, non appena riuscirò a recuperarlo in edizione brossurata, e recuperare la miniserie degli anni '90 ^^ Hai scrito un post meraviglioso.

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Grazie! Risponderò presto al tuo commento. (◠﹏◠✿)