martedì 31 ottobre 2017

IT

This is Halloween, this is Halloween ♪ che riecheggia in lontananza.

Ciao a tutti!
Non avrei mai pensato che sarebbe giunto questo giorno: io che mi metto a scrivere di Stephen King. Anzi, per essere più precisi: io che mi metto a scrivere di Stephen King in relazione a IT.
Ottobre è stato un mese di recuperi e di nuove conoscenze sia in ambito letterario che cinematografico: ho letto e scoperto Shirley Jackson e Agatha Christie, due scrittrici che infestavano i miei pensieri già da tempo, e, sull’onda dell’entusiasmo del remake, ho recuperato IT sia nella veste dell’indiscusso capolavoro letterario di King che in quella della mini-serie degli anni Novanta.
Oggi è il 31 Ottobre, IT. Capitolo I è al cinema già da qualche tempo ma immagino continuerà ad esserci ancora per qualche giorno, Stephen King è il Re del brivido e dell’orrore… quindi perché non parlarvi di IT in tutte le sue forme?
(Chiedo anticipatamente scusa agli amanti di King e agli esperti di cinema per le eventuali sciocchezze.)

Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti.
Leggere IT è stata un’esperienza unica e irripetibile considerando sia la sua mole che il suo contenuto. È un libro molto lungo e richiede del tempo, tempo per leggere tutte le 1200 pagine che lo compongono e tempo per andare in profondità nella storia. Per quanto mi riguarda sono stata molto veloce a leggerlo, ci ho messo meno di una decina di giorni ma solo perché sono entrata nel tunnel remake - mini-serie - libro (la lettura e le visioni sono avvenute praticamente in contemporanea, non riuscivo a venirne fuori) e perché ho avuto tempo per farmi assorbire completamente. Penso sia stata la lettura più estrema che abbia mai fatto e non credo che riuscirò a replicare l’impresa in futuro.
Complici di questa folle ossessione sono stati i personaggi e la storia, che non ti abbandonano facilmente. Stephen King è stato superbo nel mettere in piedi una storia di questa portata, una cittadina al completo, un mondo intero. Qualunque cittadina può essere Derry e qualunque ragazzino/ragazzina e qualunque uomo/donna può essere uno dei Perdenti per quanto King li ha resi non solo credibili ma anche reali attraverso il suo grandioso e minuzioso lavoro di costruzione e caratterizzazione.
Avevo già letto qualcosa di King prima di leggere IT, i romanzi più famosi (Shining, Misery, L’uomo in fuga), ma credo che questo romanzo racchiuda in sé tutta la sua essenza. Per questo, nonostante la lunghezza, lo consiglierei come una tra le prime letture per approcciarsi e per conoscere questo grandissimo scrittore. Ma è una lettura che va fatta anche perché è un pezzo di letteratura: non si può sapere cosa è IT vedendo solo i prodotti cinematografici derivati (per quanto validi possano essere), bisogna leggerlo.
In fondo questa non è solo la storia di sei ragazzi e una ragazza, nessuno dei quali molto felice, nessuno dei quali accettato dai loro pari, finiti casualmente in un incubo durante una calda estate quando Eisenhower era ancora presidente.
Il romanzo si compone di due linee temporali che si alternano tra di loro fino quasi a fondersi nell’ultima parte. La prima linea temporale è ambientata tra il 1957 e il 1958 e racconta gli eventi dei sette protagonisti principali quando sono ancora dei ragazzini, formano il club dei Perdenti e affrontano per la prima volta questa entità malvagia che loro chiamano It; la seconda è ambientata ventisette anni dopo, quando ormai Bill, Eddie, Ben, Beverly, Richie, Stan e Mike sono diventati adulti, si sono separati, allontanati da Derry e persi di vista, fino a quando una chiamata molto particolare li riunisce di nuovo nella loro città natale per onorare una vecchia promessa.
Queste sono le linee temporali principali che racchiudono il cuore di IT ma questo romanzo è fatto di tantissime trame e sottotrame, digressioni e testimonianze che Stephen King integra per mettere in piedi il grandioso personaggio che è la cittadina di Derry, Maine, e per connotare i personaggi umani — siano essi principali, secondari o anche delle comparse — e le entità in ogni loro più piccolo particolare attraverso le loro storie personali.
Protagonisti assoluti sono sette ragazzini che nel corso della storia si riuniscono tra di loro nel club dei Perdenti. Il primo nucleo è formato dai due amici Bill e Eddie: Bill è il fratello maggiore di Georgie, il famoso bambino con l’impermeabile giallo che durante una giornata di pioggia insegue la sua barchetta e viene ucciso da It; Eddie è un ragazzino piccolo e gracile, vittima dell’ipocondria della madre. A loro si unisce Ben, un ragazzino cicciottello dalla grande sensibilità e intelligenza, durante la sua fuga dai bulli. Il trio viene completato da Richie, un po’ il buffone del gruppo che sdrammatizza le situazioni più difficili con le sue battute e le sue voci, Stan, il più realista dei sette e appassionato di uccelli, Beverly, la sola ragazza del gruppo che subisce violenza sia psicologica che fisica dal padre, e Mike, l’unico ragazzino di colore di Derry che come Ben deve vedersela con i bulli per il colore della sua pelle.
King spende pagine e pagine e pagine per descrivere la loro amicizia, la forza della loro unione e la compattezza del loro circolo, tale da permetter loro di affrontare It non solo una ma ben due volte. Questo perché hanno la consapevolezza che non sono da soli ad affrontare It, ad affrontare le loro paure, ma possono fare affidamento l’uno sull’altro.
Per questo IT è un romanzo incentrato sulla paura e non è un romanzo su un pagliaccio assassino, l’immagine entrata nel repertorio comune per via del sottotitolo della mini-serie degli anni Novanta. Se IT parlasse davvero di un pagliaccio assassino, il libro sarebbe stato lungo nemmeno duecento pagine. Le apparizioni di It nel romanzo, e sotto forma di pagliaccio, sono pochissime.
Sembra che le cose brutte, le cose malvagie, trovino il terreno adatto in questa città.
Derry, la cittadina nel Maine in cui si svolgono le vicende, non è solo lo sfondo della lotta tra i Perdenti e It ma è un vero e proprio personaggio. King descrive Derry a lungo e in modo molto preciso: vengono descritti interi quartieri, strade, abitazioni, negozi, punti di riferimento e anche le persone che guardano le altre persone dal bordo della strada; ventisette anni dopo, vengono descritti quegli stessi luoghi e ogni più piccolo cambiamento che c’è stato.
Anche It appartiene a Derry, è legato ad essa. It, Pennywise il pagliaccio ballerino, Robert Gray, non è altro che tutta la cattiveria che risiede a Derry. Gli adulti di Derry dimenticano, fanno finta di non vedere tutto il male che c’è, ignorano, si girano dall’altra parte e sono anche bravissimi a farlo perché sono tutti sotto il controllo di It. Tutte le uccisioni e tutti i bambini scomparsi vengono liquidati con una facilità estrema, si trova ogni tipo di scusa per giustificare i fatti orribili che succedono. Questo è ciò che fa davvero venire i brividi ed è il vero racconto dell’orrore all’interno di IT.
It prospera tra questa cattiveria e si nutre delle paure delle persone, soprattutto dei bambini, che finiscono per diventare le sue vittime catturandole personificando la loro paura più grande, anche se sembra che il suo aspetto preferito sia proprio quello di un pagliaccio.
Come si può sconfiggere It? Sconfiggendo le proprie paure. IT è un romanzo molto profondo, una storia veramente bella sull’amicizia e sulla paura che si vive in ogni sua singola parola e pagina. Oltre che sbagliato, sarebbe riduttivo riassumerlo nel personaggio di un pagliaccio assassino. L’unica cosa che non mi è piaciuta è l’episodio che riguarda Beverly alla fine degli eventi nel 1958. Non direi che non l’ho capito, perché ho capito cosa voleva dire King, non mi è piaciuto e basta.


È impossibile trasportare sullo schermo 1200 pagine di romanzo quindi è normale aspettarsi tagli e modifiche più o meno grandi, che infatti ci sono stati sia nella mini-serie che nel remake. Non ci si può aspettare nemmeno tutto il lavoro di andare in profondità che King ha fatto con Derry, It e ogni singolo personaggio, ma nonostante questo il cuore della storia è stato mantenuto intatto in tutti e due gli adattamenti. 
La mini-serie si è presa più libertà rispetto al remake. Una delle differenze più evidenti, ad esempio, è che sono state modificate le paure di alcuni Perdenti, che fortunatamente nel remake sono state mantenute identiche.
La mini-serie è molto meno cruda rispetto al libro. Là dove King non si risparmia nel descrivere le sevizie che It infligge alle sue vittime, in questo primo adattamento le scene sono state auto-censurate con dissolvenze o altro o comunque si interrompono su gli atti più volenti e macabri, e non ci sono i riferimenti sessuali che invece ci sono nel romanzo. Tutto ciò probabilmente per evitare problemi di censura dall'esterno. Vedendolo (o rivedendolo) adesso, la paura non è più quel tipo di paura che poteva scatenare negli anni Novanta, in alcuni casi fa anche ridere. È per questi motivi che, per quanto possa esser fatta bene, questa mini-serie è figlia del suo tempo. Tim Curry che interpreta Pennywise è l’unico a salvarsi a livello di interpretazione all'azione del tempo e, anche se non è così spaventosa come può esserlo quella di Bill Skarsgård, il lavoro che ha fatto è più che apprezzabile e il suo It, che ha traumatizzato generazioni e generazioni, rimarrà nella storia.
Il remake nasce accompagnato da una serie di aspettative molto alte: adattare una delle opere maggiori di King anche alla luce del precedente adattamento e comprimere in due ore un romanzo di 1200 pagine.
Una prima soluzione molto intelligente, anche se si perde tutto il gioco dei piani temporali di King, è stata quella di optare per un Capitolo I e un Capitolo II, separando quindi il passato dal presente. Il regista poi è stato molto bravo nel rimanere fedele al romanzo nonostante i cambiamenti necessari alla storia — perché tutto quello che funziona su carta non necessariamente funziona su pellicola, ma anche per dare maggiore impatto visivo a determinate situazioni e per svecchiarle, renderle più vicine allo spettatore, pur conservando l'atmosfera da anni Ottanta (perché qui ci troviamo in questi anni). Parti anche importanti del libro mancano ma ci si rende conto che meglio di così non si poteva fare perché IT-romanzo è un universo enorme. 
Ho trovato la prima parte molto schematica e ripetitiva: Perdente che ha a che fare con It, Perdente che ha a che fare con It, Perdente che ha a che fare con It e avanti così fino a quando tutti i Perdenti si sono scontrati faccia a faccia con la loro paura. In questo modo si perde e non accresce quel senso di terrore e tensione che invece dovrebbe esserci. I personaggi dei Perdenti sono stati definiti molto meglio nella mini-serie, in questo remake continuavo a confonderli tra di loro e ci ho messo un bel po’ per riuscire finalmente a ricordarmi chi era chi. La seconda parte è decisamente migliore a livello di paura, è più coinvolgente e più inquietante, e mi ha coinvolto un sacco. La sequenza nella casa al 29 di Neibolt Street è magnifica: nella mini-serie manca ma qui è OHMIODIO anche più spaventosamente bella che nel libro.
Bill Skarsgård nei panni di It mi è piaciuto tantissimo, punta molto sulla fisicità e sulle espressioni del volto per incutere terrore. Nel film si vede poco (come il personaggio che interpreta nel romanzo) e quando c’è è raro che ci sia nella sua interezza, si tratta per lo più di ammiccamenti, apparizioni improvvise e sfuggenti. L’ho rivisto in lingua e il suo accento è fantastico, ancora più inquietante.
IT è un bel film horror — per quanto ne possa dire io che mi tengo il più possibile alla larga dai film horror —, anche se non mi sono spaventata come mi aspettavo e come avrei voluto (volevo spaventarmi anche con la mini-serie, ma niente anche con questa). Ho apprezzato molto determinate scene (come la suddetta nella casa) e il lavoro di attori e regista, adesso aspetto il Capitolo II sperando che sia altrettanto bello.


Adesso fatemi sapere voi: Avete letto IT, lo state leggendo, volete leggerlo, non volete leggerlo? Avete già visto o andrete a vedere il film? Cosa ne pensate? Avete visto la mini-serie? Insomma, raccontatemi. 🤡 🎈

venerdì 27 ottobre 2017

RECENSIONE: The Accident Season e Spellbook of the Lost and Found di Moïra Fowley-Doyle

Ciao a tutti!
Questo venerdì voglio parlarvi di due libri che mi sono piaciuti tantissimo: The Accident Season e Spellbook of the Lost and Found di Moïra Fowley-Doyle. Ho deciso di parlarvi di questi due romanzi insieme perché sono molto simili tra di loro, oltre che della stessa scrittrice, quindi avrei scritto le stesse identiche cose per ognuno. Se siete alla ricerca di storie misteriose, magiche e oscure ma non spaventose da leggere ad Halloween, ve li consiglio assolutamente. :)


The Accident Season • È la stagione degli incidenti, lo stesso momento ogni anno. Le ossa si rompono, la pelle si strappa, i lividi fioriscono. La stagione degli incidenti fa parte della vita della diciassettenne Cara da quando ha memoria. Verso la fine di Ottobre, predetta dalla morte di molti parenti prima di loro, la famiglia di Cara diventa inspiegabilmente incline agli incidenti. Fanno sparire i coltelli in cassetti sigillati, coprono gli angoli affilati del tavolo con l’imbottitura, spengono tutti gli elettrodomestici - ma gli incidenti li inseguono ovunque vadano, e la stagione degli incidenti diventa un’ossessione e una paura sempre crescente.  Corgi Children  1 Luglio 2015  288 pagine  ENG

Spellbook of the Lost and Found • Il nuovo libro dell’autrice di The Accident Season è una storia ricercata e contorta su delle cose andate perdute, cose ritornate dal passato e un gruppo di adolescenti, connessi in modi che non avrebbero mai potuto immaginare. In una impetuosa notte estiva irlandese, Olive e la sua migliore amica, Rose, iniziano a perdere delle cose. Inizia con semplici oggetti come mollette per capelli e gioielli, ma subito diventa chiaro che Rose ha perso qualcosa di molto più grande, qualcosa di cui non vuole parlare, e Olive pensa che la sua migliore amica stia scivolando via. Poi iniziano ad apparire in tutta la città delle ammalianti pagine di diario scritte da una ragazza di nome Laurel. E Olive incontra tre misteriosi stranieri: Ivy, Hazel e il suo fratello gemello Rowan, che occupano segretamente una dimora abbandonata. Il trio è selvaggio e invitante, ma anche loro sembrano persi — e come Rose si tengono stretti segreti dolorosi. Quando scoprono il libro degli incantesimi, tutto cambia. Umido, lacero e antico, è pieno di incantesimi scritti a mano per evocare le cose che sono state perse. E può essere la loro occasione per scoprire cosa ognuno di loro ha bisogno per far tornare tutto come era prima. A meno che non li stia portando verso cose che non sarebbero mai dovute essere scoperte…  Corgi Children  8 Agosto 2017  416 pagine  ENG
If you’re not careful you can spend your whole life looking for what you’ve lost.

My rolling thought
All witches keep their kisses in everyday objects, so that their hearts won’t break too often.
Pur avendo letto solamente due libri, posso affermare con sicurezza che adoro Moïra Fowley-Doyle come scrittrice. Se Morgan Matson è la Regina dell’Estate, Moïra Fowley-Doyle è la Regina dell’Autunno: le sue storie sono magiche e oscure, gioca con i fenomeni paranormali e la magia, intreccia tra di loro storie, vicende e personaggi che in un primo momento sembrano non avere nessun legame tra di loro. Entrambe partono da premesse molto particolari e si sviluppano in modo molto originale, condividono gli stessi elementi rimanendo però due storie diverse tra loro.
I romanzi di Moïra Fowley-Doyle sono riconducibili al genere del realismo magico, in cui il confine tra realtà e eventi paranormali / magici è molto labile. Le parti iniziali sono molto interessanti e coinvolgenti, in particolare colpisce fin da subito il modo in cui gli elementi sovrannaturali e magici riescono a fondersi in modo del tutto naturale alla realtà di tutti i giorni e alla vita dei vari personaggi, tanto che una stagione degli incidenti o degli oggetti che tornano inspiegabilmente (anche se non ai rispettivi proprietari) dopo essere stati perduti potrebbero essere più che plausibili. Per tutto il tempo non si riesce a capire se ciò che si sta leggendo sia reale o meno, se stia accadendo davvero oppure no, se è tutto frutto della mente dei personaggi, la cui percezione è molto spesso distorta e alterata per via delle particolari situazioni che si trovano a vivere. Questo, secondo me, è il bello dei romanzi di Moïra Fowley-Doyle e li rende ancor più interessanti e coinvolgenti.
Le trame si sviluppano con molta tranquillità: non ci sono grandissimi eventi che portano a dei colpi di scena eclatanti, ma piccoli misteri e dilemmi che, sommandosi tra di loro nel corso della narrazione, contribuiscono a rendere l’atmosfera ancor più misteriosa e indefinita.
In realtà, sotto tutti questi eventi paranormali e questa magia, oltre tutti questi eventi inspiegabili, strani e anche abbastanza inquietanti, si nascondono e vengono esplorati i grandi temi di un qualunque romanzo coming-of-age, e quindi si parla di vita, morte, perdita, dolore, violenza, amore e amicizia. The Accident Season e Spellbook of the Lost and Found non sono solo storie di eventi inspiegabili e fantasmi, incantesimi e amuleti; sono molto più concrete di quanto possano sembrare e le rispettive conclusioni dimostrano proprio questo.
L’ambientazione irlandese è suggestiva, quasi mistica, contribuisce a rendere l’atmosfera surreale e magnetica. Sembra proprio che qualcosa di magico e inquietante possa accadere da un momento all’altro… infatti non mancano ponti che crollano, lampadari che si staccano dal soffitto, sinistre case abbandonate e boschi attraversati da fiumi che trasmettono un senso di inquietudine e pericolo.
I personaggi rimangono un passo indietro rispetto alla costruzione delle trame e all’ambientazione, ma sono comunque interessanti: ognuno ha la propria caratterizzazione e il proprio mondo personale, le relazioni che si stabiliscono tra di loro sono complesse e intricate.
Lo stile di scrittura di Moïra Fowley-Doyle è magico: a tratti semplice a tratti poetico, è molto scorrevole e trascina letteralmente il lettore nella storia.
The Accident Season e Spellbook of the Lost and Found sono due romanzi che coinvolgono e che si divorano per le particolarità delle trame e per lo stile di scrittura di Moïra Fowley-Doyle. A me sono piaciuti tantissimo soprattutto per il modo in cui l’autrice ha giocato con la realtà e il soprannaturale ma ho apprezzato molto anche i personaggi, diversi e lontani dai soliti stereotipi, e l’ambientazione irlandese, che come teatro delle vicende è stata più che perfetta.

★★★★★
Wonderful. *^*

martedì 24 ottobre 2017

Ѽ HALLOWEEN BOOK TAG Ѽ

Ciao a tutti!
Oggi vi propongo un piccolo tag a tema Halloween nato dalla fusione tra quello ideato da Naomi (THEBOOKLOVER) qualche anno fa e quello ideato da Ilenia (LIBRI DI CRISTALLO), Serena (LIBRI E MOLTO ALTRO) e Katia (LA SOGNATRICE INTERROTTA), visto che sono molto simili.


ZUCCA • Quale libro vorresti fare a fette e bruciare?
Tutti quelli che non mi sono piaciuti?! XD Sono una persona troppo carina e gentile, non manderei mai al macero un libro solo soletto. (!)

DOLCETTO O SCHERZETTO • Quale libro è un dolcetto e quale uno scherzetto?
I libri di Jenny Han su Lara Jean sono dei dolcetti, e non solo perché Lara Jean ama cucinare dolci. È una serie adorabile, troppo carina e zuccherosa. ♥︎ (QUI) Un libro che mi ha fatto uno scherzetto è stato… A Torch Against the Night (Una fiamma nella notte) di Sabaa Tahir. An Ember in the Ashes (Il dominio del fuoco) è un libro stupendo, mi è piaciuto veramente tanto, ma il secondo mi ha deluso tantissimo. (QUI e QUI).

CASA INFESTATA • Un libro dalla copertina inquietante.
La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di Ransom Riggs. Quella foto in copertina mi inquieta davvero, davvero tanto. Aiuto. (QUI) o.ò

FANTASMA • Il libro più spaventoso che hai letto.
Non leggo libri spaventosi quindi molto banalmente mi butterò su uno dei (pochi) libri di Stephen King che ho letto: Misery. Dal momento che siamo in argomento, avete qualche libro di King da consigliarmi? Oltre a Misery, ho letto Shining e L’uomo in fuga, e sto leggendo It.

VAMPIRO • Un libro che ti ha ammaliato.
Il mio adorato The Strange and Beautiful Sorrows of Ava Lavender di Leslye Walton. La storia è bellissima, lo stile dell’autrice è bellissimo… è tutto bellissimo. *—* (QUI)

STREGA  Quale libro ti ha ingannato?
Carve the Mark. Mi sono sentita particolarmente ingannata (per non dire altro) dopo averlo letto. (QUI)

BARA • Certi libri è meglio chiuderli per non soffrire troppo. Quali?
(Penso di non averne mai parlato qui sul blog (male), quindi rimedierò adesso.) La serie su Gemma Doyle di Libba Bray. La fine dell’ultimo libro, La rivincita di Gemma, fa malissimo. ç.ç

RAGNATELA • In quale libro ti sei impigliato e hai avuto difficoltà a liberarti?
Six of Crows di Leigh Bardugo. Mi dispiace davvero tanto perché alla fine non è che non mi sia piaciuto, è che è stato difficilissimo arrivare alla fine, ahimé (e Leigh Bardugo mi piace molto).

SCHELETRO • Qual è il tuo scheletro nell’armadio?
Scheletro nell’armadio, uhm… direi che sono una frana con il rating. Spesso, ripensandoci, mi rendo conto di aver dato troppo o troppo poco; altrettanto spesso mi ritrovo a non saper come tradurre in stelline il mio pensiero e quindi non le metto… un vero disastro.


Fatemi sapere le vostre risposte nei commenti e se avete letto qualcuno dei libri che ho citato. Vi auguro una buona giornata. ♥︎

venerdì 20 ottobre 2017

Dieci piccoli indiani & Assassinio sull'Orient Express — Il mio approccio a Agatha Christie

Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi del mio approccio a Agatha Christie e più in generale del mio rapporto con i romanzi gialli. Non avevo mai letto nulla di suo prima di qualche settimana fa e devo dire che mi ha colpito tantissimo. Vi lascio al post per poter parlare insieme di questa scrittrice e dei suoi lavori. :)


Non mi sono mai interessata granché ai gialli perché, molto semplicemente, è un genere che non mi attira. Nonostante questo disinteressamento di base, ho un paio di problemi con i prodotti in cui la gente viene uccisa e si deve scoprire chi è stato e perché. Questi problemi sono:
  • Mi perdo nelle indagini: tra nomi, passato e presente dei personaggi, personalità varie, resoconti dei fatti, motivazioni e alibi, non riesco a tenere il filo del discorso ( .__. );
  • L’autore non è abbastanza bravo a incuriosirmi per farmi andare avanti o mi fa capire subito chi è l’assassino ( .__. ).
La consapevolezza di avere questi problemi deriva dalla visione di svariati episodi di Bones, CSI et similia durante la mia adolescenza. Gli unici tentativi di lettura di libri gialli sono quelli che riguardano la serie della Rowling scritta sotto lo pseudonimo di Robert Galbraith, Cormoran Strike (Il richiamo del cuculo, Il baco da seta, La via del male), in cui si sono verificate entrambe le situazioni precedenti ma che leggo con piacere per via dei due personaggi principali (Cormoran e Robin) e per l’immenso stile di scrittura della Rowling.
Comunque sia. Mi sono sempre detta che, nel caso in cui avessi mai voluto approcciarmi alla lettura di libri gialli, avrei sicuramente iniziato da Agatha Christie: la regina del giallo, la madre di Miss Marple e Hercule Poirot, i due grandi detective nati dalla sua penna e dalla sua immaginazione.
Con Agatha Christie ho scoperto un mondo: è la scrittrice di gialli che riesce a incastrarsi perfettamente con la me lettrice e le mie esigenze, che riesce a incuriosirmi e soprattutto a non confondermi.

Agatha Christie ha scritto 66 romanzi gialli, tra storie autoconclusive e quelle dedicate ai personaggi di Miss Marple e Poirot. Io ho scelto di approcciarmici partendo dai suoi due scritti più famosi: Dieci piccoli indiani e Assassinio sull’Orient Express.
Di queste storie conoscevo solo l’essenziale, ovvero:
  • DIECI PICCOLI INDIANI: Un gruppo di persone viene invitato su un’isola. Uno alla volta, vengono tutti uccisi da un assassino invisibile che segue i versi di una filastrocca;
  • ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS: Mentre l’Orient Express è bloccato a causa del maltempo, un uomo viene ucciso. Tra i passeggeri c’è Poirot, che viene incaricato di risolvere il caso e scoprire chi è l’assassino.
Inizierei subito sottolineando la facilità di lettura estrema di queste due storie: sia Dieci piccoli indiani che Assassinio sull’Orient Express sono scorrevolissimi, la trama è sempre limpida e lineare, e non ci si perde tra le indagini — ci sono passi volutamente schematici e riassuntivi. Agatha Christie ha un stile di scrittura molto pieno e descrittivo, in poche battute dà molte informazioni al lettore e continua a darle anche nel corso delle vicende ma non risulta mai e nel modo più assoluto pesante o ridondante.
Ogni personaggio ha una caratterizzazione ben definita e una storia ben definita, così come i rispettivi alibi e le varie motivazioni che li spingono a comportarsi in *quel* determinato modo. Pur avendo a che fare con un gruppo nutrito di persone, in virtù di ciò, è davvero difficile scordarsi i nomi o confondere i personaggi tra di loro — e per me questo è fondamentale.
Una caratteristica che ho notato, comune a entrambi i romanzi, è stata la sobrietà. Delle persone vengono uccise, in modi diversi e anche impensabili, ma non ci sono descrizioni minuziose su come sono avvenuti gli omicidi, non ci sono dettagli disgustosi o osceni. Al contrario, è tutto molto ordinato ed elegante — e questo è un bene se si è sensibili a *determinate* scene di violenza.
La struttura delle due storie è molto simile tra loro: c’è un assassino, che si nasconde probabilmente nel gruppo, che ha ucciso una persona o sta uccidendo delle persone in un luogo isolato e soggetto ad avverse condizioni climatiche. Potrà sembrare abbastanza scontato, ma mettere in piedi e far reggere due romanzi con queste caratteristiche — in cui ci sono tanti personaggi e un assassino in un luogo così piccolo, isolato e claustrofobico, senza luoghi in cui potersi nascondere o in cui è difficile poterlo fare — non deve essere stato affatto semplice.
E quello che ha pensato la Christie, dall’alto della mia ignoranza, è plausibilissimo e credibilissimo. Le vicende si presentano come dei rompicapi impossibili da risolvere, però, quando si arriva alla fine e si scioglie l’enigma, tutto ha senso. Agatha Christie è quel tipo di narratrice che dà in mano al lettore tutti gli elementi per risolvere il caso, non lascia nulla all’oscuro. Per questo l’ho apprezzata tanto, perché in alcuni casi chi scrive si tiene per sé determinate informazioni che poi sgancia per il colpo di scena ( .__. ). La Christie invece fa mettere in moto il cervello, fa girare le rotelle, e tu lettore sei lì con Poirot, Miss Marple o chi per loro a mettere insieme i pezzi e a risolvere il caso.
Dieci piccoli indiani ha una particolarità in più: si ha la consapevolezza che tutti i personaggi moriranno e si conosce anche il modo per via della filastrocca che lo preannuncia, quindi dopo poche pagine si comincia ad avvertire la tensione che aumenta; più si va avanti, più ci si aspetta che da un momento all’altro arriverà qualcuno a salvare gli invitati, che troveranno un modo per salvarsi da soli o che scopriranno chi è l’assassino. Dall'altra parte, c'è anche una certa aspettativa per scoprire in che modo si compirà la filastrocca nella realtà. È in un certo qual modo oscuro e angoscioso, definitivo.

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Mi piace fare delle ricerche quando leggo per la prima volta un nuovo scrittore per poterlo conoscerlo meglio e per scoprire eventualmente qualche curiosità. Per quanto riguarda Agatha Christie mi sono imbattuta in due interessanti articoli (QUI e QUI) che spiegano come le traduzioni delle sue opere durante il regime fascista siano state compromesse, e di come modifiche e tagli siano stati portati avanti nel corso del tempo e nelle edizioni successive. Penso possano essere utili anche per capire quale edizione prendere per evitare testi corrotti.

In relazione ai due romanzi di Agatha Christie di cui ho parlato, vi consiglio:
  • La mini-serie tv And Then There Were None prodotta dalla BBC nel 2015 che in tre episodi riadatta Dieci piccoli indiani;
  • In nuovo adattamento di Assassinio sull’Orient Express in uscita a Dicembre, che vede Kenneth Branagh nei panni di regista e di Hercule Poirot.

Consiglio di lettura a tema Halloween
HALLOWE'EN PARTY
(Poirot e la strage degli innocenti)
A Woodleigh Common i ragazzi stanno festeggiando Halloween quando viene fatta una scoperta agghiacciante: la tredicenne Joyce é stata assassinata. La giallista Ariadne Oliver, presente al party, si precipita dall'amico Poirot e lo convince a interessarsi del caso: Joyce, infatti, poco prima della morte, si era vantata di aver assistito a un omicidio, ma nessuno le aveva creduto. Possibile che invece la ragazza, conosciuta per essere una gran bugiarda, avesse detto la verità? E che il colpevole abbia deciso di chiuderle la bocca per sempre?

La smetto di scrivere e vi lascio la parola. :) Fatemi sapere se avete mai letto qualcosa di Agatha Christie e se vi piace oppure se volete leggere qualcosa di suo e cosa vi ispira, e ovviamente se avete dei consigli di lettura. Ciao!

martedì 17 ottobre 2017

SPOOKY HALLOWEEN: Consigli di tutto un po'!

Ciao a tutti!
Ci troviamo ormai a metà Ottobre, quindi è arrivato il momento di un bel post di consigli a tema Halloween per quanto riguarda libri, fumetti, film e serie tv. :D Vi consiglierò per ogni categoria tre titoli, scelti tra quelli di cui parlo meno spesso o di cui non ho mai parlato.

La camera di sangue di Angela Carter • Scrittrice al di fuori di ogni convenzione letteraria e sociale per la sua fantasia barocca e il suo malizioso sensualismo, senza dubbio la personalità femminile di maggior spicco nella narrativa inglese dell'ultimo decennio, Angela Carter ha riscritto a modo suo dieci favole celebri sovvertendone le trame con irridente arguzia. Alcune sono favole sediziosamente familiari, come Barbablu (a cui si ispira il racconto che dà il titolo alla raccolta), Cappuccetto rosso, La bella e la bestia, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata. Altre sono le storie più atroci e orridamente inquietanti della tradizione nordica, con lupi  e vampiri, nevi e foreste, porte misteriose e scricchiolii sinistri. In questi intrecci dissacranti e in queste atmosfere fra lo stralunato e lo scabroso vibra un conturbante umorismo ma soprattutto s'impone, con immagini rapacemente licenziose, un erotismo sadico-sarcastico che svela e dileggia le simbologie sessuali sommerse nella tradizione favolistica.
✰ Angela Carter è una scrittrice fenomenale. Questa raccolta riunisce riscritture delle fiabe più famose in cui le vere protagoniste sono le figure femminili, che riescono a riscattarsi dalla condizione di subalternità che viene loro convenzionalmente attribuita. Si tratta di racconti oscuri, sensuali e violenti.

Shining di Stephen King • L'Overlook, uno strano e imponente albergo che domina le alte montagne del Colorado, è stato teatro di numerosi delitti e suicidi e sembra aver assorbito forze maligne che vanno al di là di ogni comprensione umana e si manifestano soprattutto d'inverno quando l'albergo chiude e resta isolato per la neve. Uno scrittore fallito, Jack Torrance, con la moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni, accetta di fare il guardiano invernale all'Overlook ed è allora che le forze del male si scatenano. Dinanzi a Danny, che è dotato di potere extrasensoriale, lo shine, si materializzano gli orribili fatti accaduti nelle stanze dell'albergo, ma se il bambino si oppone con forza a insidie e presenze, il padre ne rimane vittima.
✰ Uno dei romanzi più famosi di Stephen King. Non ho letto molto di King *accidenti* e potevo scegliere tra questo e Misery, ma alla fine ho scelto Shining perché ho avvertito maggiormente la tensione che si accumula e cresce pagina dopo pagina. (Mi è piaciuta molto anche la versione cinematografica di Kubrick.)

Il figlio del cimitero di Neil Gaiman • Ogni mattino Bod fa colazione con le buone cose che prepara la signora Owens. Poi va a scuola e ascolta le lezioni del maestro Silas. E il pomeriggio passa il tempo con Liza, sua compagna di giochi. Bod sarebbe un bambino normale. Se non fosse che Liza è una strega sepolta in un terreno sconsacrato. Silas è un fantasma. E la signora Owens è morta duecento anni fa. Bod era ancora in fasce quando è scampato all'omicidio della sua famiglia gattonando fino al cimitero sulla collina, dove i morti l'hanno accolto e adottato per proteggerlo dai suoi assassini. Da allora è Nobody, il bambino che vive tra le tombe, e grazie a un dono della Morte sa comunicare con i defunti. Dietro le porte del cimitero nessuno può fargli del male. Ma Bod è un vivo, e forte è il richiamo del mondo oltre il cancello. Un mondo in cui conoscerà l'amicizia dei suoi simili, ma anche l'impazienza di un coltello che lo aspetta da undici lunghissimi anni…
✰  Avrei potuto consigliarvi un qualsiasi libro di Neil Gaiman perché, per me, ogni suo lavoro è sempre un po’ magico e un po’ oscuro. Ho scelto Il figlio del cimitero semplicemente perché è il libro che rileggerei io in questo esatto momento.

Francis di Loputyn • All'ombra del Monte Orfano si preparano incantesimi, pozioni, evocazioni: doveri di streghe. Ma a Metillia piace anche divertirsi, a volte a scapito dei suoi doveri. Pur sapendo che ormai manca poco alla prova più importante della sua carriera di strega, non è riuscita a prendere il controllo del proprio destino: ormai è tardi per prepararsi, può solo deludere le aspettative delle sue compagne di clan. Ma proprio l'ultima notte, quando sembrano non esserci speranze per lei, il destino le regala un incontro favorevole per svoltare la situazione. O forse no. Francis è uno spiritello, ma ha un corpo fisico, può divertirsi, può disgregarsi e tornare alla natura, per poi riassemblarsi nella forma che più gli piace. La sua preferita è quella di volpe. E soprattutto Francis è pigro, meschino e dissoluto. Ma il tempo stringe, la notte sta per finire…
✰ Ne ho parlato QUI!

La principessa spaventapasseri di Federico Rossi Edrighi • Morrigan è un'adolescente tipica nella sua unicità, e la località dell'Inghilterra rurale dove sua madre a suo fratello - che scrivono a quattro mani storie misteriose tradotte in tutto il mondo - non la entusiasma. Un giorno conosce un'anziana vedova, che le fa un dono destinato a cambiarle la vita, e a costringerla ad affrontare il Re dei Corvi, l'incarnazione di tutto ciò che è perverso e malato nel mondo. O in ciascuno di noi?
✰ Ne ho parlato QUI!

Anya e il suo Fantasma di Vera Brosgol • Anya è figli di immigrati. A scuola non ha molti amici e spasima in segreto per un ragazzo che la calcola appena. Un giorno incontra Emily... che è morta quasi un secolo prima. Tra la ragazza e il fantasma nasce una grande, inaspettata amicizia. Un giorno, però, Emily cambia e Anya sente il bisogno di scoprire come sia morta la sua amica.
✰ Ne ho parlato QUI!


Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola • Per la falsa notizia della sconfitta e morte sul campo di Vlad III, la moglie Elisabetta si suicida lanciandosi dall'alto di una roccia. Il condottiero, folle d'ira e di dolore, giura vendetta contro l'Onnipotente, resta "non morto per sempre", ambizioso di potere, assetato del sangue di cui si nutre, lussurioso e ancora vivo, nella secolare leggenda di Dracula. Nella Londra vittoriana si sposta in caccia della donna eletta, per azzannarla al collo, travolgerla in un turbine di sangue e di eros, farle assaporare il gusto del potere e trasmetterle la vita eterna sulla terra. Dapprima seduce Lucy poi Mina medesima. Mina a detta di lui, assomiglia prodigiosamente alla defunta Elisabetta, Lucy è presto perduta.
✰ Nonostante il titolo, la pellicola di Coppola non è affatto fedele al romanzo di Bram Stoker. Mi è piaciuta, soprattutto perché la storia di Dracula e la sua amata attraverso i secoli ha la sua logica all’interno della storia come ce l'ha raccontata Stoker. Ho adorato la recitazione di Gary Oldman e Winona Ryder, le riprese e Dracula versione dandy.

Crimson Peak di Guillermo del Toro • In una cupa Inghilterra del diciannovesimo secolo, all’interno di una minacciosa abitazione vittoriana persa nelle campagne rurali del nord: la vita di Edith Cushing si svolge qui, impegnata nel suo lavoro da aspirante scrittrice e combattuta tra l'amore per due persone diverse. All'indomani di una tragedia familiare, l'esistenza della ragazza si trasforma in un incubo, i cui oscuri protagonisti si rivelano essere il nuovo, misterioso marito e la casa stessa, che la travolge con i suoi più paurosi ricordi.
✰ Una storia tutto sommato canonica ma onirica, evocativa e bellissima da vedere.

Nightmare Before Christmas di Tim Burton • Jack Skeletron è il capo di Halloween, villaggio abitato da mostri. Piuttosto insoddisfatto ed annoiato della sua vita e di dover continuamente dover spaventare bambini, scopre per caso nel tronco di un albero l'entrata al regno di Babbo Natale. Decide subito di mettere in atto un piano semplicissimo: rapire Babbo Natale e sostituirlo con se stesso per la consegna dei regali! Per fortuna a fianco di Jack ci sarà Sally, la bambola di pezza innamorata di lui da tempo, che lo aiuterà a risolvere tutti i guai che combinerà…
✰ Qual è quel film che si può vedere sia ad Halloween che a Natale? ;) This is Halloween, this is Halloween

Penny DreadfulAlcuni dei personaggi più terrificanti della letteratura – tra cui lo schivo e scettico Dott. Frankenstein e l’ambiguo e narciso Dorian Gray – sono in agguato negli angoli più bui della Londra vittoriana. La storia delle loro origini si intreccia con quella dell’aristocratico Malcolm Murray, uno dei maggiori esponenti dell’organizzazione impegnata nella caccia alle creature soprannaturali che infestano la città. Gli dà manforte l’amica e collega Vanessa Ives, il cui compito è reclutare persone disposte a unirsi alla loro causa. Come Ethan Chandler, un rampollo e tiratore scelto caduto in disgrazia per la sua vita piena di eccessi.
✰ Ne ho parlato QUI!

Stranger ThingsNell'idillica cittadina di Hawkins, nell'Indiana del 1983, le vite ordinarie di un piccolo gruppo di giovani nerd, delle loro famiglie danneggiate e di una comunità sonnolenta sono stravolte in modi diversi dalla scomparsa di un dodicenne, Will. Mentre amici, familiari e una polizia a corto di risorse e spirito d'iniziativa portano avanti le ricerche, talvolta sconfinando l'uno nel territorio dell'altro, attorno al caso si muovono inquietanti forze misteriose che coinvolgono esperimenti governativi top-secret, presunte creature mostruose e una strana bambina con un nome e un appetito ancora più strani.
✰ Molto, molto, molto carina. Molto carina. Penso sempre che, se non fosse stata ambientata negli anni Ottanta, avrebbe perso 3/4 del suo fascino.

StregheTre sorelle (Prue, Piper e Phoebe), dopo la morte della loro nonna, che lascia loro una splendida casa vittoriana a San Francisco, scoprono di avere dei poteri magici.
✰ Ero indecisa tra Streghe e Buffy, ma Streghe è la mia infanzia più di quanto lo sia stata Buffy… ed è andata per Streghe.

✰ ✰ 

Questi sono i piccoli consigli che ho voluto darvi quest’anno. Fatemi sapere se avete letto o visto qualcosa di quello che vi ho citato e se vi ho dato qualche suggerimento utile. Ovviamente aspetto i vostri consigli, quindi fatevi sotto! :D Ciao!

lunedì 16 ottobre 2017

✎ REVIEW PARTY: Gli anni che restano di Brian Freschi & Davide Aurilia

Ciao a tutti e buon lunedì! :-)
Oggi vi aspetta un post "a sorpresa" che non ha nulla a che fare con il nostro tema autunno-e-Halloween.
Ho avuto la possibilità di prendere parte al Reviw Party organizzato da BAO PUBLISHING (grazie mille per l'opportunità!) per parlarvi insieme ad altri fantastici blogger e youtuber di Gli anni che restano di Brian Freschi e Davide Aurilia, una delle loro ultime pubblicazioni.
Vi lascio i dati dell'edizione, il mio commento e a seguire i link dei blog e dei canali youtube che hanno preso parte all'iniziativa. Vi invito a leggere/visionare i post/video di tutti per avere una panoramica a 360° su questo lavoro. (◕‿◕✿)


Gli anni che restano
di Brian Freschi & Davide Aurilia

Bao Publishing  5 Ottobre 2017  144 pagine  17,00 €  ITA
Mauro e Antonio sono stati grandi amici. Poi è successa la vita. Il tempo è passato, la distanza si è fatta incolmabile, finché una distanza assoluta, definitiva, non costringe Mauro a ripercorrere il tempo che è passato, alla ricerca di un senso che gli è sfuggito in tutti quegli anni. Capirà molte cose del suo amico, alcune fondamentali su di sé, e smetterà di pensare a quegli anni, per dedicarsi finalmente ai soli che contano, quelli che non voleva affrontare, e che stavano scivolando via, non vissuti. Gli anni che restano. Brian Freschi scrive una storia senza tempo sul passare del tempo, e Davide Aurilia la illustra in modo audace, clamoroso, straordinario.

My rolling thought
Alcuni giorni fa stavo viaggiando in treno. DI fianco a me avevano dimenticato una rivista, uno di quei mensili per cervelloni. In un articolo spiegavano la nascita del verbo ricordare. Ricordare. Richiamare nel cuore. Perché il cuore è la casa dei ricordi. E perché siamo noi a richiamarli ogni volta che ne sentiamo il bisogno. È così per tutti.
Mauro e Antonio si conoscono fin da bambini: sono cresciuti insieme e hanno frequentato la stessa Università, ma con il tempo si sono persi di vista e ognuno è andato per la sua strada. A distanza di anni, la vita di Mauro torna ad intrecciarsi con quella di Antonio per via di una telefonata che lo fa tornare nella sua città natale, Milano. Con il suo ritorno a casa ritorneranno anche tanti ricordi: non tutti piacevoli e alcuni messi a tacere ormai da tanti anni, riguardo qualcosa di brutto che è accaduto e che non è mai stato affrontato dai due.
Gli anni che restano nasce dalla collaborazione di Brian Freschi (storia) e Davide Aurilia (disegni), due artisti molto giovani alle prese con il loro primo romanzo grafico. Di Brian Freschi avevo già letto qualcosa nel campo delle autoproduzioni (Nessuno ci farà entrare è stato abbastanza scioccante), Davide Aurilia è stato una vera e propria novità.
La loro storia è un viaggio alla volta della scoperta e della riscoperta di se stessi attraverso i propri ricordi e il proprio passato.
Compiamo questo viaggio, sia fisico che mentale, insieme al protagonista Mauro, un uomo incompiuto e infelice, incastrato in una relazione inappagata e in un lavoro insoddisfacente. Con lui ripercorriamo le tappe più importanti della vita di un uomo — partendo dall’infanzia, attraversando l’adolescenza e arrivando all’età adulta — e ci rendiamo conto di come le scelte personali, particolari situazioni politiche e sociali o anche determinate compagnie possano portare qualcuno a deviare su un’altra strada, impensabile e improbabile per quella persona.
Non è un viaggio sempre piacevole. C’è molta malinconia, che deriva principalmente dall’atto di guardarsi indietro e rendersi conto di aver perso persone, cose e occasioni nella propria vita per i più disparati motivi. Tutta questa malinconia però può portare anche qualcosa di positivo: una nuova consapevolezza di sé e il coraggio che è sempre mancato per iniziare una nuova fase della propria vita, per vivere gli anni che restano.


Ho apprezzato molto il modo in cui Freschi e Aurilia hanno scelto di raccontare la storia di Mauro e Antonio: il passato non solo si fonde ma si sovrappone al presente, non ci sono separazioni o stacchi netti e l’unica discriminante tra i due piani temporali è il colore.
Il tratto di Davide Aurilia è molto essenziale, elegante e armonico, gli acquerelli sono il punto forte: amplificano l’atmosfera malinconica della storia, rendono il passato e il presente, sottolineano i momenti belli e quelli brutti. Più si va avanti nella storia e più cresce questo senso di angoscia, ma la dolcezza estrema dei colori avvolge e scalda davvero il cuore.Brian Freschi è un bravissimo narratore: mi hanno colpito molto i monologhi, profondi, intensi e incisivi; i dialoghi sono efficaci e naturali.
L’unico piccolo difetto è che l’inizio è un po’ macchinoso e non si capisce bene dove si sta andando, ma si tratta di uno spaesamento momentaneo dovuto dalla sovrapposizione dei piani temporali e dal fatto che ci viene già dato in mano il cuore della storia.
Gli anni che restano è una bella storia che parla di amore, amicizia, vita e morte, crescita ed esperienze. Nonostante la giovane età, i due autori raccontano i dubbi, i timori e le angoscie dell’età adulta con una facilità e un’immediatezza estrema.





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