martedì 29 novembre 2016

☂ NOVEMBER BOOK HAUL ☂

Ciao a tutti!
Novembre non è un mese che mi piace particolarmente, mi angoscia un sacco e mi deprime a livelli assurdi. Come ho detto nel post precedente, però, apprezzo il clima perché non sono proprio per niente una figlia dell’estate. Non so se a qualcuno di voi capita la stessa cosa o comunque qualcosa di simile, nel caso fatemelo sapere. Per risollevare il mio animo e quello di tutti coloro che si sentono come me, mi metto a parlare dei libri che mi hanno raggiunto in casa durante questo mese.


Premetto che sarà un post davvero piccolissimo perché non ho molti libri da mostrarvi e di alcuni vi ho già parlato, quindi vi lascio i link se volete leggere il mio parere.
C’è un motivo ben preciso che spiega perché non ho molti libri di cui parlare, ed è questo: come molti di voi già fanno, ho deciso di mettere in atto la pratica di leggere un buon numero di libri prima di acquistarne altri. Devo dire che ci sto riuscendo discretamente... e ultimamente mi sento anche soddisfatta perché sto leggendo più velocemente di quanto abbia fatto nelle ultime settimane.
WILDWOOD e MODERN WITCHES sono acquisti di Ottobre, ma mi sono arrivati solo a Novembre. Wildwood me l’ha mandato Denise @ READING IS BELIEVING, che si è ricordata che volevo leggerlo e quindi mi ha chiesto se mi interessava ancora. Inoltre, le ho commissionato quella volpina troppo dolcina di cui mi aveva fatto vedere la bozza che riprende la grafica del suo blog. È troppo carinaaa! Ce l’ho sulla libraria e ogni volta che la vedo mi mette allegria. (Sto facendo pubblicità occulta, sì.) Di Modern Witches vi ho parlato QUI.
LA CHIAVE DI BRONZO è l’unico arrivo libresco di Ottobre ma, siccome ho dedicato il precedente book haul alla mia esperienza di Lucca, mi sembrava invasivo inserirlo. Mi è stato gentilmente inviato dalla Mondadori e ne ho già parlato QUI insieme al secondo volume della serie, Il Guanto di Rame.
Anche LA RAGAZZA DEI LUPI mi è stato inviato dalla Casa Editrice, sotto mia richiesta. Ringrazio tanto Giulia per avermi accontentato. Ve ne parlo QUI.
In due momenti diversi di depressione acuta (a cui ho accennato nell’introduzione del post), ho preso UPROOTED, FORTUNATELY, THE MILK e HILDA E IL TROLL.
Per un buon periodo di tempo, ho sognato Uprooted in ogni istante della mia vita. Quando sono stata a Londra l’anno scorso non riuscivo a staccarmene, giravo attorno a quel banchetto e come se ci avessi lasciato su un pezzo di cuore. Non l’ho mai preso perché l’edizione in rigida ha il suo costo. ç.ç Qualche settimana fa mi sono decisa per la brossura e devo dire che è un’edizione molto bella; insomma, non mi pento di averlo preso così, mi piace anche di più.
Fortunately, The Milk l’ho preso per questi motivi: a) continuare la mia collezione di Neil Gaiman, b) disegni di Skottie Young, c) volevo provare a leggere Gaiman in inglese.
Hilda è un po’ come Uprooted: ha infestato le mie notti per mooolto tempo e finalmente mi sono decisa. Ho adorato l’avventura di Hilda in questo primo volume, non vedo l’ora di continuare e voglio essere come lei. v.v
Ora tocca a voi: parlatemi dei vostri libri e commentate i titoli che vi ho presentato, ditemi se li avete letti e il vostro parere o se avete intenzione di farlo. LOVE.

venerdì 25 novembre 2016

RECENSIONE: La ragazza dei lupi di Katherine Rundell

HI!
Come state? Non so voi, ma io mi porto dietro un sonno allucinante o.ò fino a una certa ora ho caldo e poi, nel tardo pomeriggio, inizio a morire di freddo. Però non mi dispiace del tutto questo tempo perché sopporto molto meglio il freddo che il caldo... e poi questo clima si è adattato bene alla mia ultima lettura, di cui vi parlerò in questo post. Vi giuro che il collegamento in questa introduzione non era stato premeditato, mi è venuto da solo.


La ragazza dei lupi
The Wolf Wilder di Katherine Rundell

Rizzoli  17 Novembre 2016  277 pagine  15,00 €  ITA
I soffialupi sono quasi impossibili da scoprire. Visti da fuori sembrano più o meno persone normali. Certo, ci sono degli indizi: è assai facile che manchi loro un pezzo di dito, il lobo di un orecchio, una o due dita dei piedi. Perché un soffialupi è il contrario di un domatore: accoglie un lupo cresciuto in cattività e gli insegna a vivere di nuovo tra i boschi, a ululare, ad ascoltare il Richiamo della foresta. Feo è una di loro, proprio come la sua mamma, e da sempre vive tra boschi perennemente bianchi di neve, avvolta nel profumo di legna e di pelliccia. Non tutti però amano i lupi, e ancor meno chi li aiuta a tornare selvaggi. E così, quando la mamma viene incarcerata ingiustamente, Feo non ci sta, e corre a salvarla.

My rolling thought
Si dice che avere un lupo in casa porti fortuna: soldi e celebrità, bambini dai nasi puliti e fanciulle senza brufoli. Pietro il Grande aveva sette lupi, tutti bianchi come la luna. I lupi prigionieri vivono in catene dorate e vengono addestrati a restare seduti immobili anche quando sono circondati da persone che ridono, bevono e soffiano loro negli occhi il fumo dei sigari. […] Non è possibile, però, addestrare un lupo come si addestra un cane, né costringerlo a vivere segregato.
Feo e sua madre Marina vivono in una Russia selvaggia di cento anni fa. Sono delle soffialupi, ovvero delle persone il cui compito è quello di aiutare i lupi addomesticati dalla nobiltà russa a reinserirsi nel loro habitat naturale, quindi a imparare a cacciare di nuovo e a cavarsela da soli per tutto ciò che riguarda la loro sopravvivenza. Non tutti però amano i lupi e chi li aiuta a ritornare al loro stato naturale così, quando madre e figlia entrano in contrasto con il comandante dell’esercito imperiale dello zar, Marina verrà incarcerata ingiustamente, ma Feo non esiterà un solo secondo per correre a salvare sua madre.
Attorno a La ragazza dei lupi c’è una storia strana. Questo libro era entrato nel mio radar in lingua e stavo quasi per comprarlo quando, all’ultimissimo secondo, mi sono accorta che l’edizione che avevo scelto non conteneva le illustrazioni. Esattamente il giorno dopo ho scoperto che la Rizzoli lo aveva appena pubblicato e, beh, sono più che contentissima di aver avuto l’opportunità di leggerlo.
La ragazza dei lupi è una storia adorabile e magica, fiabesca, e la migliore chiave di lettura - secondo me - è leggerla proprio in questo modo, come se fosse una storia o una fiaba. Leggerla con occhi diversi potrebbe essere una condanna al libro stesso perché inizierebbero a saltar fuori tanti piccoli difetti che ne corromperebbero la bellezza intrinseca insita nel profondo della storia, nella sua natura, che non si manifesta solo o comunque completamente esteriormente.

Cosa ho apprezzato di questo libro:
  • L’ambientazione, una Russia gelida e piena, pienissima di neve;
  • Le illustrazioni, che non consistono solo in strisce o tavole che rappresentano una determinata scena delle vicende narrate, ma anche in piccoli dettagli come alberelli, fiocchi di neve, impronte e lanterne che spuntano qui e là tra le pagine e che contribuiscono a rendere ancora più viva l’ambientazione, ad immergere e trasportare completamente il lettore in un altro mondo, a estraniarlo da ciò che lo circonda per permettergli di percepire il freddo pungente del vento o il calore della pelliccia dei lupi;
  • Marina, la mamma di Feo, una donna forte che nel libro è descritta in questo modo: Marina aveva spalle, schiena e fianchi larghi; aveva muscoli da uomo, o forse, da lupo. Il suo viso, però, aveva detto una volta un ospite, pareva forgiato nello stesso stampo dei leopardi delle nevi, o dei santi. “Sembra una dea, con qualche piccola modifica.”;
  • Feo e i lupi, e la sua relazione con essi. Feo è una ragazzina che ha sempre e solo vissuto con sua mamma e tra i suoi lupi, si sente più a suo agio con loro che con le altre persone perché conosce nel profondo questi animali, come si comportano e come comunicare con loro. Agli occhi del resto della comunità, Feo appare come una ragazzina selvaggia, quasi lei stessa un lupo, una strega, e Feo è davvero una ragazzina selvaggia e un lupo, ma in accezione positiva.
E i piccoli difetti:
  • Ogni tanto la storia si blocca, ribattendo sempre sui soliti punti e finendo per girare a vuoto. Affinché la situazione si sblocchi, ci vogliono un paio di pagine;
  • Anche se ho adorato Feo per essere così naturalmente se stessa, ogni tanto l'ho trovata anche piuttosto ingenua, una caratteristica che si scontra con la sua fermezza  nell'addestrare i lupi e la sua risolutezza in determinate situazioni;
  • Ingenue sono anche diverse soluzioni adottate dall’autrice nella risoluzione delle vicende, ma non mi hanno dato fastidio più di tanto;
  • Mi sarebbe piaciuto che ci fosse un background storico/culturale più approfondito. Nelle prime pagine vengono date diverse informazioni riguardo la Russia e la pratica di addomesticare i lupi, ma avrei voluto saperne molto di più perché l’intero discorso era di mio interesse.
In ogni caso, La ragazza dei lupi è e rimane la bellissima storia dell’avventura di una ragazza indipendente che attraversa l’intera madre Russia per salvare sua madre, tra monti innevati e incantevoli lupi selvaggi. È una storia sul coraggio, sulla speranza, sulla libertà, sull’amicizia e su quanto sia importante battersi tutti insieme contro il nemico o l’ostacolo comune. Le storie possono scatenare rivoluzioni.
Dopo aver fatto la conoscenza di Katherine Rundell con questo libro, non vedo l’ora di leggere Sophie sui tetti di Parigi!

★ ★ ★ ¾ ☆
Good. :)

martedì 22 novembre 2016

cartaceo VS ebook: Cosa ne penso?

Ciao a tutti ~
Oggi ho pensato di lasciarvi questo piccolo post per parlarvi della mia esperienza cartaceo VS ebook e scambiare pareri, opinioni e punti di vista con voi. Ho accennato qualcosina in post passati, ma non ho mai trattato questo argomento in modo preciso e ordinato, quindi mi sembrava carino creare questa opportunità per me e per voi. Ci sono già milioni e milioni di post-discussione attorno questa questione, ma ci tenevo comunque a rispolverarla per ri-parlarne insieme.


Fino a poco tempo fa rientravo nella tipologia di lettrice che No, ebook, vade retro. ereader, per me non esisti, sei un oggetto completamente inutile e senza senso. Ritorna da dove sei venuto, nelle profondità delle tenebre!” *aggiungere risata malefica*
Probabilmente - anzi, sicuramente - pensavo questo perché non avevo un ereader, quindi non avevo mai potuto rendermi conto in prima persona come fosse leggere un ebook. Il mio pensiero si basava per lo più su un pensiero astratto piuttosto che su un’esperienza vera e propria; in poche parole, non potevo accorgermi dei vantaggi che un oggetto del genere porta con sé perché non l'avevo mai provato. Sì perché, per quanto il libro cartaceo sia sacro e insostituibile, è inutile negare che un ereader non offra tutta una serie di possibilità in più al lettore.

Ecco il modo in cui l’avere un ereader (anche se io ho un iPad, ma questi sono *dettagli*) ha contribuito a rendere ancora più folle la mia vita da divoratrice di libri:
  • Non avendo un ereader, rimanevo sempre fregata quando volevo leggere novelle o libri pubblicati SOLO IN QUESTO FORMATO. Prima mi mettevo l’anima in pace e andavo avanti (perché leggere sul pc o sul telefono proprio no, grazie), ora il limite è l’infinito (?);
  • Magari ci sono quei libri cartacei andati FUORI CATALOGO di cui è reperibile solo la versione digitale. Come cavolo li leggo? :/
  • Il RISPARMIO ECONOMICO, che non è mai da sottovalutare. Spesso, in attesa di poter comprare un libro particolarmente costoso, mi consolo con l’ebook! :)
  • La VELOCITÀ. Sicuramente vi sarà capitato, un giorno, di voler leggere un libro in particolare ma di non averlo a portata di mano… ops, ‘acquista con un click’. “È successo da solo, io non c’entro niente!”;
  • Quando NON SO SE UN LIBRO PUÒ PIACERMI OPPURE NO leggo l’ebook così, se alla fine non mi è piaciuto, il danno è stato ridotto al minimo (spazio, soldi, tempo di attesa di arrivo del pacco o il tempo impiegato per raggiungere la libreria - okay, quest’ultima è pessima);
  • Odio i libri cartacei scritti in un FONT MICROSCOPICO perché non riesco mai-mai-mai a leggerli. Mi passa letteralmente la voglia di prenderli in mano, anche se sono libri che mi ispirano o so già che mi piaceranno. Purtroppo l’insofferenza verso il font batte la voglia di leggere il libro, e questo per me è sempre stato un vero problema! Un grosso, grossissimo problema! Con l'ebook, invece, si può regolare la grandezza;
  • Non mi “spaventa” leggere LIBRI LUNGHI, diciamo che quello che mi preoccupa di più è la loro mole: sono grandi, difficili da leggere e difficili da trasportare. Ho sempre letto libri lunghi - infatti spalle / braccia / schiena / collo ancora mi maledicono -, ma l’iPad è stata una vera e propria salvezza perché pesa niente e occupa niente;
  • Lo SPAZIO IN LIBRERIA. Ultimamente sto entrando nel meccanismo di leggere prima un libro in ebook e poi, se proprio mi è piaciuto tantissimo - ma proprio tantissimo, alla follia -, prenderlo cartaceo. Devo ancora perfezionarmi, ma posso farcela.
NOTA: Non so perché, ma mi sono resa conto di esser più veloce a leggere sull’iPad o.ò i wonder why!
Rimango sempre del parere che il libro cartaceo sia qualcosa di sacro, personale, perché ognuno di noi, ad esempio, può farlo più suo rendendo visibile la sua esperienza di lettura attraverso sottolineature, appunti a margine, foglietti lasciati qua e là tra le pagine, segnalibri per mettere in evidenza passaggi che sono piaciuti. Io non faccio queste cose, ma capisco la posizione di coloro che non riescono ad entrare nella concezione di come un ammasso di pixel possa essere paragonabile all’avere in mano un libro, sentirne il peso tra le mani e il profumo così famoso che per noi lettori è una vera e propria droga (ah ah ah!). Come si possono fare tutte queste cose con un ebook? Come sento l’odore delle pagine? Come mi rendo conto di quello che sto leggendo o che ho letto? Tutte domande legittime, alcune me le ponevo anche io!
E comunque, andrò sempre in visibilio per una bella edizione. Suvvia, ce ne sono alcune che sono delle vere e proprie opere d’arte, curate fin nei più piccoli e impensabili dettagli. Esempio: Illuminae di Amy Kaufman e Jay Kristoff. Come si fa a leggere un libro del genere in ebook? Io l’ho fatto ed è stata una pessima idea, il cartaceo è tutta un’altra cosa.
Per me ebook e ereader non sostituiranno mai e poi mai il libro cartaceo, ma ebook e ereader mi permettono di fare tutte quelle cose che vi ho elencato che prima non riuscivo a fare con il “solo” libro cartaceo come unica opzione. L’uno non sostituisce l’altro, quindi, ma si compensano a vicenda. :-)

Se non ho dimenticato nulla, questa è la mia esperienza / posizione cartaceo VS ebook. Non vedo l’ora di leggere i vostri commenti, quindi scrivetemi pure senza problemi cosa ne pensate di questa eterna sfida (?) e la vostra posizione in merito, qual è la vostra esperienza, come vi trovate meglio a leggere, se avete qualche punto in comune con me tra quelli che vi ho elencato… insomma, tutto ciò che potrebbe venirvi in mente o che avete da dire! :D Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto, BYE!

venerdì 18 novembre 2016

Grimorio & Modern Witches -- A very witchy post ⁂

BONJOUR
Con il post di oggi spero di raggiungere un doppio obiettivo: a) proporvi qualcosa di carino, e b) parlarvi di qualcosa di carino. :)


È da qualche tempo che vado alla ricerca di libri o comunque di storie incentrate sulle streghe, che sono le figure che più preferisco quando si parla di paranormale, folclore, mitologia, tradizione… In particolare, cercavo qualcosa che esulasse dal tipico stereotipo di vecchietta con tanto di cappello a punta, calderone e gatto nero al seguito, ma che non arrivasse nemmeno a toccare la tipica storia di magia per ragazzi o il tipico meccanismo young adult (lo so che ultimamente parlo spesso di questo e che quindi posso risultare ridondante, ma sto cercando di spingermi oltre); in poche parole, ero alla ricerca di qualunque tipologia di scritto che mi presentasse le streghe come figure depositarie di saperi e tradizioni benevole da tramandare al prossimo per avere un rapporto più armonioso e profondo con se stessi, le altre persone e il mondo circostante - per sommi capi, insomma. Non ho trovato libri o manuali di questo tipo, ma mi sono imbattuta in due progetti artistici molto carini che racchiudono l'essenza della mia richiesta: Grimorio e Modern Witches.

Sabbath - Fabio Mancini

Grimorio 
Grimorio nasce dalla volontà di tutti i partecipanti di rendere un tributo a quella parte di immaginario collettivo che da secoli influenza la fantasia e la creatività di noi mortali: la magia. E soprattutto vuole riportare agli antichi fasti quella parte di magia che nella storia ha consumato vite e ne ha elevate altre: la stregoneria. Vendicheremo le streghe arse al rogo e la saggezza perduta dei testi distrutti!, ma non brandiremo scope, bensì matite. Grimorio è un'antologia che raccoglie illustrazioni e storie a fumetti sulla stregoneria. Realizzate da mani diverse fra loro e con tecniche miste, promettiamo non lascerà deluso nessun palato, neanche quello avvezzo agli intrugli più maleodoranti.
Grimorio è un progetto tutto italiano nato da un’idea di Ariel Vittori e Laura Guglielmo che, per realizzarlo, si sono affidate al mezzo del crowdfunding. Questo progetto ha avuto tutto il successo che merita, quindi oggi possiamo stringere tra la mani un volume che vede la collaborazione di talentuosi artisti italiani (soprattutto) e stranieri che si sono cimentati sul tema della stregoneria.
Il tema della stregoneria è un vero e proprio mondo da esplorare, fatto di innumerevoli porte da aprire e finestre a cui affacciarsi, che permette tantissima libertà e interpretazione personale, ispirazione.
In Grimorio si raccolgono quindi storie e illustrazioni in cui la stregoneria è trattata nelle sue doppie valenze di antica e moderna, benevola e malvagia, piena di streghe tradizionali e streghe moderne, maghi, raminghi, piccoli famigli, calderoni, maledizioni e pozioni di e da ogni cultura e parte del mondo.
Ogni singolo autore di questa raccolta ha dato vita a una storia o a un’illustrazione che non è mai uguale a un’altra, ma centrali restano sempre il rapporto con se stessi, con gli altri - la famiglia e le persone amate - e con la natura / il mondo.
Sono storie simpatiche, dolci, cattive, divertenti, irriverenti, delicate, affilate, provocatorie e incisive, dai colori accesi, pop, a quelli più tenui, cupi e malinconici.


Modern Witches
Le streghe esistono ancora al giorno d’oggi, ma non sono le vecchie signore con il naso a punta delle fiabe. Quelle che possono trasformare i bambini in rane e che cavalcano le scope… No, oggi chiunque può essere una strega e imparare delle diverse forme della stregoneria moderna! Con questo libro scoprirai i lavori di artisti talentuosi e il modo in cui hanno interpretato il tema Modern Witches. Sarà un viaggio attraverso il modo di vivere delle streghe moderne con un magico mix di fantasia e realtà.
Modern Witches è un piccolo libriccino, una raccolta di illustrazioni con annesso manuale curato da Vicky Pandora  che nasce da un semplice presupposto: Chiunque può essere una strega.
La magia esiste ancora oggi e centinaia di persone la praticano in tanti modi differenti: alcuni la usano per comunicare con i morti e con gli spiriti, qualche volta con lo scopo di portarli indietro; altri la usano per realizzare pozioni per curare qualcuno, sembrare più giovani o addirittura vivere più a lungo; altri ancora per conoscere il futuro e il loro destino attraverso le carte, la palla di cristallo o le stelle. Alcuni imparano a lanciare incantesimi e usare la magia nella vita di ogni giorno, altri hanno il dono di ricorrere agli elementi naturali in diverse situazioni, altri ancora possono leggere la mente degli altri o far muovere gli oggetti. Ci sono molti tipi di magia e di poteri, e ogni persona ha il suo personale modo di ricorrervi. Anche in un mondo moderno come il nostro.
In virtù di questo, cosa si può trovare in questo volumetto? Oltre a splendide illustrazioni, delle pagine che vanno a comporre un piccolo manuale “stregonesco” in cui si parla delle fasi della luna, delle proprietà delle pietre, dei sigilli, delle differenze tra le varie streghe che praticano magia in relazione agli elementi naturali e delle diverse tipologie di streghe in generale. In poche parole, tutto ciò che potrebbe essere utile ad una strega per intraprendere il suo percorso.

Sono molto contenta di essermi imbattuta in Grimorio e Modern Witches, e quindi di vantarli tra la mia collezione. Secondo il mio modesto parere, sono due progetti riuscitissimi dal punto di vista artistico e di diffusione.
La prima tiratura di Grimorio è andata esaurita al Lucca Comics, ma ulteriori copie saranno ristampate in occasione degli incontri di Milano (19 Novembre) e Roma (3 Dicembre). Non so se verranno ristampati ancora successivamente e secondo quali modalità, quindi vi consiglio di andare se siete curiosi o comunque seguire la pagina facebook: QUI.
Modern Witches, invece, aveva un tempo di acquisto limitato, nel senso che sarebbero andate in stampa solo un numero di copie pari al numero delle richieste, quindi non è più disponibile. Non so se nel prossimo futuro verranno stampate nuove copie quindi, anche in questo caso, vi lascio il link alla pagina facebook ufficiale (QUI), quella di Vicky Pandora (QUI) e il suo profilo instagram (QUI).
Spero che questo post vi sia piaciuto e che vi abbia ispirato! Aspetto speranzosa i vostri commenti. *w*

Viviamo in un mondo pieno di magia.
Basta solo accendere l’immaginazione e aprire gli occhi per rendercene conto.

martedì 15 novembre 2016

RECENSIONE: Stazione Undici di Emily St. John Mandel

Ciao, ragazzi!
Oggi vorrei parlarvi di Stazione Undici, un libro che mi è piaciuto molto e che vi consiglio soprattutto se vi piacciono i distopici / post-apocalittici. Mi sembra una recensione piuttosto breve, ma ho voluto postarla da sola e non insieme a recensioni di altri libri perché volevo che questo titolo avesse la mia e la vostra attenzione. Fatemi sapere se lo avete letto e se vi è piaciuto, se volete o non volete leggerlo e perché, o se vi ispira. c:


Stazione Undici
Station Eleven di Emily St. John Mandel

Bompiani  5 Novembre 2015  412 pagine  19,50 €  ITA
Kirsten Raymonde non ha mai dimenticato la sera in cui Arthur Leander, famoso attore di Hollywood, ebbe un attacco di cuore sul palco durante una rappresentazione di Re Lear. Fu la sera in cui una devastante epidemia di influenza colpì la città, e nel giro di poche settimane la società, così com'era, non esisteva più. Vent'anni più tardi Kirsten si sposta tra gli accampamenti sparsi in questo nuovo mondo con un piccolo gruppo di attori e musicisti. Tra loro si chiamano Orchestra Sinfonica Itinerante e si dedicano a mantenere vivo ciò che resta dell'arte e dell'umanità. Ma quando arrivano a St. Deborah by the Water si trovano di fronte un profeta violento che minaccia l'esistenza stessa di questo piccolo gruppo. E man mano che gli eventi precipitano, in un continuo viaggiare avanti e indietro nel tempo, mostrando com'era la vita e com'è dopo la grande epidemia, ecco che l'imprevedibile evento che unisce tutti i personaggi viene rivelato. Riuscirà a quel punto l'umanità a sconfiggere i suoi fantasmi e conquistare un nuovo futuro?

My rolling thought
E' da così tanto che ci siamo persi. Desideriamo solo il mondo in cui siamo nati.
Non sapevo bene cosa aspettarmi da Stazione Undici, a dire il vero. È un libro la cui trama mi è molto familiare per via degli innumerevoli YA distopici e post-apocalittici che ho letto ma, non essendo per l’appunto uno YA, sapevo che avrebbe avuto un contenuto trattato in modo differente nonostante le simili premesse da fine-del-mondo-conosciuto, solo che non riuscivo a immaginare il modo in cui avrebbe potuto svilupparsi.
Stazione Undici quindi è un libro post-apocalittico, ambientato in un mondo dove un’epidemia ha uccisioni milioni e milioni di persone. La storia si sviluppa su due linee temporali diverse, una ambientata nel passato e una nel presente, ovvero: il mondo prima della malattia e il mondo dopo la malattia, all’incirca dieci/quindici anni dopo. È un libro che si sviluppa molto tranquillamente, nonostante il suo contenuto, che ha i suoi tempi per definire situazioni e personaggi. Dopo essere entrata nel meccanismo, la storia si è rivelata molto più interessante e concreta di quel che pensavo.
Non c’è un vero e proprio protagonista in questo libro, seguiamo diversi personaggi tra passato e presente che sono in qualche modo tutti connessi tra di loro. Uno degli aspetti interessanti di questo libro è, infatti, cercare di capire e conoscere tutte le connessioni e le relazioni tra di loro mentre si legge, anche se per me alcune connessioni sono state abbastanza prevedibili. Cambiare continuamente punto di vista, da un lato, mi ha aiutato a sentirmi più coinvolta nella storia proprio per via di questo meccanismo di correlazioni di cui ho appena accennato ma, dall’altra parte, non è riuscito a mettermi nella posizione di sentirmi vicina a nessun personaggio. Nonostante questo, è stato interessante osservare lo sviluppo di ogni singolo personaggio tra prima e dopo l'epidemia e nelle loro relazioni con gli altri.
Stazione Undici fa porre l’attenzione del lettore su alcuni argomenti complicati in situazioni al limite, come sopravvivenza, umanità, arte, religione. C'è un'abissale differenza tra vivere e sopravvivere, quindi è sufficiente sopravvivere? Dov’è l’umanità in un essere umano per cui l’unica cosa che conta è procurarsi da mangiare e da bere? L’arte e la religione possono essere un conforto e una guida in queste situazioni? Stazione Undici vuole inoltre insinuare la consapevolezza di quanto sia fragile il modo in cui conduciamo la nostra vita oggi, quanto siano fragili i nostri obiettivi. In questo mondo post-apocalittico è scomparso tutto in una manciata di giorni — niente più tv, niente più aerei, niente più automobili —, ed è una prospettiva terrificante se pensiamo solo a come ci paralizziamo quando salta la connessione wifi. Cosa succede quando “salta” tutto ciò da cui siamo dipendenti e che diamo per scontato? L’Orchestra Sinfonica Itinerante fa qualcosa che è molto di più che mettere in scena le più grandi opere teatrali, qualcosa che è molto di più che semplicemente sopravvivere: non far “saltare” l’umanità, mantenere civile un mondo che è andato in rovina.
L’epidemia che ha colpito il genere umano e che ha scaturito la fine di tutto è stata spiegata e sviluppata perfettamente dall'autrice. Non stiamo parlando di un’apocalisse zombie, della presa di potere da parte di una determinata porzione della società, bensì di qualcosa di molto più semplice, qualcosa nell’aria che può svilupparsi naturalmente e che non si può evitare.
L’unica piccola nota negativa di Stazione Undici è che non c’è una vera e propria fine, che rende il romanzo uno spaccato della vita, delle esperienze e delle relazioni di questo gruppo di personaggi. Comunque sia, è un libro che ha al suo intero molto e offrire ancora qualcosa sarebbe stato superfluo, non necessario.
Stazione Undici rappresenta il libro che mi ha permesso di fare il passaggio che stavo cercando di fare da YA distopici / post-apocalittici che veicolano un certo tipo di messaggio corredati di azione, colpi di scena e storie d’amore al limite della sopravvivenza a distopici / post-apocalittici con lo stesso identico messaggio (parlando in modo molto generale) spogliati però di tutto questo, che mi ha permesso di farmi focalizzare interamente su quello che stavo leggendo e il significato che stava assumendo per me.

★ ★ ★ ★ ☆
Awesome! :D

venerdì 11 novembre 2016

✎ Let's talk about MANGA

HELLO PEOPLE!
Oggi vorrei occupare un po’ di tempo della vostra giornata parlandovi di manga, ovvero: cosa sono, quando e da dove ho cominciato, i generi che preferisco e, in modo molto generale, della mia collezione. Da quando ho iniziato a parlarvi di fumetti / graphic novel, ho sempre avuto il desiderio di parlarvi anche di manga ma non sapevo bene come cominciare e di cosa parlarvi. Nei giorni scorsi ho fatto un po’ di ordine nella mia testa e ho pensato di iniziare con questo post introduttivo.


Prima di diventare un’avida lettrice di libri ero un’avida lettrice di manga. Per diventare un’avida lettrice di manga sono prima passata dagli anime in tv, e questo è successo quando ero una piccola e simpatica e cara bambina. I MANGA sono i fumetti giapponesi e gli ANIME non sono altro che opere di animazione giapponese tratti anche e soprattutto dai manga. Dicevo quindi che da bambina avevo la passione per gli anime, le mie serie preferite (ma lo sono tutt’ora) erano Card Capture Sakura, Magic Night Rayheart, Sailor Moon e Do Re Mi, e poi Tokyo Mew Mew e Mermaid Malody, ma queste penso siano arrivate dopo. In pratica adoravo spudoratamente tutti quegli anime che hanno come protagoniste un gruppo di ragazze che scoprono di avere qualche particolare potere magico, ovvero il genere MAJOKKO. Io e le mie piccole amiche giocavamo anche ad impersonarle, e io ero sempre il capo o comunque quella in rosa. u.u Adoravo (adoro e adorerò) alla follia anche i Pokémon: non vedevo l’ora di compiere dieci anni per poter andare in giro per il mondo e catturarli tutti. Una volta che ho scoperto che questi “cartoni animati” erano tratti da dei fumetti - i manga, appunto -, li ho recuperati e letti (okay, tranne Do Re Mi, che non riesco a trovare, e i Pokémon, che credo stiano stampando in questo periodo).
PICCOLA NOTA: Nel corso del tempo ho letto anche altre opere delle Clamp (Chobits, La leggenda di Chun Hyan, Wish, Gate 7, Alice in Wonderland), ma Card Capture Sakura e Magic Night Rayheart sono rimasti i miei preferiti in assoluto. (Vorrei provare Kobato.)


Andando avanti, intorno ai quindici anni, c’è stato il mio periodo SHOUJO, ovvero quei manga che si rivolgono alle ragazze che hanno tra i dieci e i diciotto anni. Ne ho letti davvero, davvero tanti: a partire da quelli di Nana Haruta e Yoko Maki per arrivare a titoli più recenti come Ali di farfalla o 360° material (sono i primi che mi vengono in mente). La molla è scattata quando ho preso il primo volume di The Gentlemen’s Alliance Cross di Arina Tanemura, una mangaka a cui sono molto legata molto brava nello shoujo fantasy. Sono molto legata anche a Yoko Maki perché lei e Arina Tanemura sono state le prime mangaka che ho iniziato a seguire con costanza, oltre al fatto che le sue storie e i suoi disegni hanno un qualcosa che mi affascina sempre.
Gi shoujo possono essere di vario genere, come ad esempio vita scolastica, fantasy, storico, ecc. Negli shoujo fantasy e storici c’è comunque una storia d’amore ma hanno un’ambientazione diversa da quelli di “tipo” vita scolastica. Quello che mi è sempre piaciuto degli shoujo scolastici è il fatto che raccontano i primi innamoramenti in modo molto semplice, delicato e spontaneo, con tutti i piccoli problemi e le insicurezze che riguardano l’entrare in relazione non solo con la persona che piace alla protagonista / al protagonista ma anche con gli altri.
Quelli che vi mostro nella foto qui su sono quelli che, nel corso del tempo, ho deciso di tenere perché ci sono particolarmente affezionata o perché, semplicemente mi piacciono perché trovo che abbiano quella caratteristica distintiva in più rispetto agli altri.
La prosecuzione naturale degli shoujo sono i JOSEI, fumetti rivolti ad un pubblico femminile adulto che appunto raccontano la vita quotidiana delle donne giapponesi una volta terminata la scuola, alle prese con il mondo del lavoro e la loro vita sentimentale. Ho letto qualche josei ma, in tutta sincerità, non fanno per me. Forse mi sono imbattuta nelle storie sbagliate ma leggere di donne frustrate e soggette a molestie sul posto di lavoro… uhm, no, grazie.


Con questa foto vorrei parlarvi brevemente di due mangaka che per me rappresentano una sorta di vetta degli shoujo e che hanno segnato in qualche modo questo genere negli ultimi anni, oltre che mostrarvi le opere che ho letto. Sto parlando di Ai Yazawa e Moyoco Anno.
Ai Yazawa è una mangaka molto amata da una mia amica. Lei è fissatissima con Nana, che io non ho mai iniziato perché mi spaventa la lunghezza (tralasciando il fatto dell’attuale sospensione); comunque, mi attiravano di più le altre sue opere quindi, quando ho potuto, ho recuperato I Cortili del Cuore, Paradise Kiss, Non sono un angelo e Ultimi raggi di luna. Non saprei proprio dirvi il mio preferito in assoluto perché sono tutti stupendi, sia dal punto di vista grafico che da quello della trama.
Moyoco Anno, invece, l’ho conosciuta per il discorso che vi ho fatto all’inizio, per l’anime di Sugar Sugar Rune che davano in tv. Di suo ho letto solo Sugar Sugar e Jelly Beans ma anche lei, come Ai Yazawa, ha un tratto unico e sa dare vita a storie originali.


Riesco ad infilare Alice anche in un post che riguarda i manga! v.v Oltre alla Alice delle Clamp (che non mi è piaciuta), ho letto solo Alice in Heartland di QuinRose e Soumei Hoshino che ricordo essermi piaciuto tanto.
Di seguito vi ho messo un manga di Yuana Kazumi (Canto del cielo perduto), che mi dà l’opportunità di accennarvi a questa mangaka e ai suoi lavori. Ho letto Canto del cielo perduto, Il fiore del sonno profondo, Un milione di lacrime e Haru Hana; non ricordo benissimo ogni singola trama nei particolari, ma mi porto dietro il ricordo di storie molte delicate e allo stesso tempo malinconiche, che mi hanno colpito e spinta a conservare questi volumi fino ad oggi. Dovrei proprio rileggerli.
Caro Fratello, invece, mi dà la possibilità di parlarvi di un’altra grande importante fetta del mondo degli shoujo manga, quelli che si potrebbero definire i “classici”. Questi classici sono ad esempio le opere di Riyoko Ikeda, che tutti conoscerete per Lady Oscar, Yumiko Igarashi (Candy Candy, Georgie, Mayme Angel, Ann è Ann, Koronde Pokkle), Chieko Hara (Fostine, La leggenda dell’arcobaleno, Sonata del Vento); tutte quelle  mangaka che hanno iniziato la loro attività negli anni Settanta (spero di non star dicendo una cavolata). Ho letto i manga che vi ho citato (tranne Lady Oscar), ma le storie di "orfane mai una gioia" non fanno per me.
La piccola me, oltre ad amare gli anime majokko, trovava fighissimi anche One Piece e Dragon Ball - e anche qui si ripete un po’ la storia “oh-mio-dio non sapevo fossero manga”. Questo tipo di manga si chiama SHONEN, il corrispettivo degli shoujo indirizzati però ad un pubblico maschile. Non ho mai recuperato Dragon Ball (o anche Naruto), ma anni fa mi sono imbarcata nella fallimentare impresa di recuperare One Piece. Mi sono fermata al volume tredici.
Hallelujah Overdrive è uno shonen che parla di musica (con cui dovrei mettermi in pari, a dir la verità).


Fino ad ora vi ho parlato di manga, ora invece vi parlo un po’ di MANHWA. I manhwa non sono altro che fumetti coreani, il corrispettivo dei manga che però si leggono da sinistra verso destra e non da destra verso sinistra.
I manhwa che ho letto (Model, I fiori del male, Ciel, June The Little Queen, Doll Song e un’altro di cui ora non ricordo proprio il nome, o.o) sono tutti accomunati dal fatto di avere una particolare e minuziosa attenzione nella resa dei dettagli e storie con temi molto forti e anticonvenzionali, che sinceramente non ho mai trovato nei manga. Nella foto vi mostro le mie tre serie preferite (mi sa che mi piacciono i manhwa fantasy!).


Il mondo dei manga / manwha è davvero molto vasto e in questo post ve ne ho parlato in modo molto generale, così come in modo generale ho trattato della mia esperienza di lettura. Comunque sia, questo post mi serviva un po’ per rompere il ghiaccio e cercare di capire quanti di voi leggono / hanno letto manga e quali sono / sono stati i vostri preferiti, nonché i generi che amate di più. Vi invito quindi a rispondere nei commenti a queste domandine e a commentare anche tutto ciò che vi ho scritto nel post, magari lasciandomi qualche parere sui titoli che vi ho citato, se li conoscete, o parlandomi della vostra esperienza. Spero che questo post vi sia piaciuto! Io vi saluto con un’altra foto del mio assistente Zissou (ho anche un’altra assistente, Babusha, la mia cagnolina, ma lei non può salire sul tavolo e segue le operazioni dai piani bassi. v.v). HAVE A NICE DAY!

martedì 8 novembre 2016

ULTIME LETTURE: Il Guanto di Rame + La Chiave di Bronzo di Holly Black & Cassandra Clare, A Torch Against the Night di Sabaa Tahir, La bambina di neve di Eowyn Ivey

CIAO A TUTTI! c:
Ultimamente non sto trovando la concentrazione adatta per scrivere delle recensioni abbastanza lunghe da proporvi in un post singolo, mi vengono con più semplicità dei piccoli commenti in cui esprimo il mio pensiero riguardo una determinata lettura. Per me è un vero e proprio dramma, ma spero che queste piccole-recensioni di gruppo vi piacciano lo stesso e possano essere di aiuto/ispirazione. >//////< Oggi vi parlo di quattro letture che ho svolto più o meno nell'ultimo periodo: il secondo e il terzo libro della serie Magisterium, A Torch Against the Night e La bambina di neve.

La foto è abbastanza schifida ma, quando non ti organizzi e torni ogni giorno alle sette di sera, bisogna accontentarsi.

Il Guanto di Rame + La Chiave di Bronzo
The Copper Gauntlet + The Bronze Key di Holly Black & Cassandra Clare

È inutile negare o comunque camuffare il fatto che in Magisterium non ci sia uno degli elementi caratterizzanti della saga di Harry Potter ma, nonostante questo, da una stessa premessa si possono sviluppare storie sempre diverse, sta alla bravura dell’autore - delle due autrici, in questo caso - nel proporre qualcosa di nuovo e di innovativo che, partendo da qualcosa di già visto, sappia stupire e appassionare continuamente. Il mondo di Magisterium ha tantissimi elementi originali e interessanti - Makar, Creature del caos, Primitivi -, e la storia può certamente assumere prospettive personali, se si sanno sfruttare le sue potenzialità. Dopo aver finito di leggere L’Anno di Ferro, quindi, ero comunque intenzionata a dare al lavoro di Holly Black e Cassandra Clare un’altra opportunità proprio per via della bravura della Clare di saper rinnovare ogni volta lo stesso mondo e quella della Black di crearne sempre di nuovi e originali.
Ho iniziato la lettura de Il Guanto di Rame con molta cautela, ma questo secondo volume non è riuscito a piacermi/convincermi almeno tanto quanto ci era riuscito il primo. Se il secondo libro non è riuscito ad entusiasmarmi, La Chiave di Bronzo ha risollevato mooolto la situazione generale - la storia, il mio parere riguardo questa serie.
Avendo alle spalle la lettura di tre libri, è chiaro che la trama venga gestita sempre allo stesso modo: l’inizio si mantiene sempre abbastanza lento e l’azione è tutta relegata alle battute finali. Ovvero: c’è tutta una parte iniziale relativamente “tranquilla”, in cui Call, Aaron e Tamara cercano di arrivare a fondo di una questione ricorrendo a tutti i mezzi che conoscono (mettendosi anche nei guai) per arrivare, alla fine, alla rivelazione finale.
Ne Il Guanto di Rame, una simile organizzazione - per quanto mi riguarda - ha influito negativamente sulla storia perché, prima di arrivare alla fine, non mi sentivo più coinvolta nelle vicende. Con La Chiave Di Bronzo, invece, è andata meglio per due motivi: sono ritornata ad apprezzare i personaggi e le nuove informazioni/dinamiche introdotte mi sono semplicemente piaciute di più rispetto a quelle del precedente volume.
Non so perché ma nel secondo libro Holly Black e Cassandra Clare hanno trasformato i loro personaggi nella versione odiosa di loro stessi: Aaron viene descritto in modo talmente perfetto che diventa inevitabilmente piatto e noioso; Tamara ha le trecce, è brillante, è ricca… okay, volete dirmi anche altro, per favore? Call mantiene il suo personaggio come lo abbiamo conosciuto ne L’Anno di Ferro, solo con qualche “paranoia” in più che mi piace sempre seguire. Ne La Chiave di Bronzo sono ritornata ad apprezzare Aaron e Tamara, e mi è piaciuto il modo in cui è stato descritto e si evoluto il rapporto di amicizia tra i tre ragazzi, nonché il dibattito interiore di Call,
L’aspetto che però più mi preme sottolineare di Magisterium - e che per me rappresenta una sorta di limitazione alla stessa serie - è il fatto che è come se si cercasse di non andare troppo a fondo di quello che viene detto, rimanendo su un certo grado di superficialità che non riesce mai a soddisfarmi del tutto.
Faccio un esempio: Quando si tratta di magia, mi aspetto che si parli di magia (la magia presa in esame può essere di qualunque tipo, non è importante). Parlando per Magisterium, per me è fondamentale assistere, ad esempio, alle lezioni degli studenti, conoscere il modo in cui vengono addestrati e comprendere bene il funzionamento dei vari incantesimi, non per sommi capi. Non so se è solo una mia particolare esigenza, ma mi piacerebbe che ci si focalizzasse di più su questo particolare aspetto perché spesso e volentieri ci si perde a raccontare di episodi o di dettagli che a me non interessano e non sono utili nemmeno ai fini della trama. Con questo non voglio dire che tutto deve essere finalizzato allo sviluppo della trama perché è giusto che ci siano episodi di questo tipo, ma  quando c’è molto altro di cui parlare di cui, effettivamente, si parla poco è fastidioso. È come se ci fossero dei paletti che le due autrici non vogliono sorpassare.
Magisterium però continua a piacermi e a incuriosirmi, nonostante tutti i difetti di cui ho parlato. Quello che personalmente mi frega, in questa serie, è che il colpo di scena arriva sempre alla fine ed è un colpo di scena sempre interessante che inevitabilmente mi fa scegliere di proseguire la lettura. Non voglio fare l’antipatica della situazione ma questa è un’ottima mossa di marketing, e io ci casco in pieno• ★ ★ ★ ½ ☆ Good. :)


A Torch Against the Night
di Sabaa Tahir

An Ember in the Ashes mi era piaciuto tanto, tantissimo; l’ho trovato un fantasy / distopico davvero ben fatto, con una trama avvincente e personaggi interessanti. Una delle migliori letture dell’anno scorso, in poche parole, e, nonostante dovesse essere uno stand-alone, per una volta mi sono ritrovata d’accordo con l’autrice nel proseguire la sua storia. Purtroppo A Torch Against the Night non mi è piaciuto per niente: tanto ho amato An Ember in the Ashes e tanto ho odiato A Torch Against the Night.
In ATATN non c’è una vera e propria trama: a mio avviso, si va semplicemente da un punto A a un punto B. Sabaa Tahir ha deciso di non concentrarsi tanto sull’azione, in questo libro, ma sullo sviluppo psicologico dei suoi personaggi: Elias deve fare i conti con i suoi sensi di colpa per tutto ciò che è stato costretto a fare nel libro precedente; Laia, per poter salvare suo fratello, deve prendere delle decisioni difficili, molto spesso sbagliando. Il mio problema non è stata la mancanza di azione o il concentrarsi per la maggior parte sulla psicologia di questi personaggi perché mi piace sempre leggere un buon libro, anche piuttosto tranquillo, in cui ci si prende un momento per avere a che fare con se stessi, per ri-conoscersi dopo che qualcosa è cambiato; il problema, dicevo, è che tutto ciò avviene in maniera stucchevole, fastidiosa, snervante: si ricorrono ai soliti meccanismi YA che sinceramente mi hanno abbastanza stufato, come la geometria amorosa e le solite frasi fatte (You are my temple. You are my priest. You are my prayer. You are my release.).
Mi è piaciuta molto Helene, invece, che per me è stato il personaggio più consistente: è divisa tra la fedeltà verso la sua famiglia e l’Impero e il forte legame che condivide con Elias ma non può sottrarsi agli obblighi del suo ruolo, quindi mette sempre in discussione le sue decisioni.
In poche parole, con ATATN non è scattata quella scintilla che c’è stata invece per AEITA. Per me, il primo libro è di gran lunga migliore del secondo. Non lo sconsiglio a priori perché personalmente non vedevo l’ora di leggerlo, credo che ATATN non abbia semplicemente funzionato con me (forse perché mi aspettavo troppo?). • ★ ☆ ☆ ☆ ☆ Yuck. >.<

La bambina di neve
The Snow Child di Eowyn Ivey

La bambina di neve è una storia incantevole e un po’ magica, delicata e malinconica, che ha come tema centrale l’indissolubile legame tra amore e dolore che caratterizza particolari rapporti famigliari e di amicizia, con la persona amata e con la natura.
Tutto inizia come la più tipica delle fiabe: Mabel e Jack sono moglie e marito, un’anziana coppia senza figli che si è trasferita in Alaska in seguito a una tragica perdita e che, quasi per magia, si ritrova ad ospitare ogni inverno una bambina venuta dal nulla.
Mabel e Jack sono soltanto due dei protagonisti di questo libro. Tutto comincia con loro ma, man mano che si va avanti nella lettura, con l’aprirsi di questa donna e di questo uomo al mondo, i due lasciano il posto ad altri importanti personaggi di questa storia. All’inizio, infatti, conosciamo una Mabel e un Jack che non sono riusciti ad andare avanti dopo l’evento che ha segnato in negativo le loro vite, che si sono chiusi sempre più in loro stessi, che hanno alzato barriere non sono l’uno con l’altra ma anche con il resto della comunità. Mabel desidera più di ogni altra cosa avere un bambino e Jack si sente impotente davanti alla depressione che attanaglia la vita della moglie, e l’unica cosa a cui riesce a pensare per non pensare è quella di occuparsi delle risorse necessarie per far fronte ai lunghi e rigidi inverni dell’Alaska. La tristezza regola le loro vite ma, una notte, quando tutto sembra ormai perduto, Jack si abbandona al desiderio della moglie di realizzare un pupazzo di neve. Da questo esatto momento, una bambina entra a far parte delle loro vite, prima come piccola ombra e poi come una presenza sempre più stabile e costante. L’arrivo di Pruina dà un senso alla vita di Mabel e Jack, che ritrovano fiducia in loro stessi, nell’altro e anche nelle altre persone, trovando dei fedeli amici in Esther, George e i loro tre figli.
Il processo di consolidamento interiore di Mabel e Jack è affiancato dalla crescita di Pruina e Garrett, il figlio minore di Esther e George. Pruina è reale o è no? È una bambina di neve, una fata, un’orfana? È un’essenza sfuggente, e tale rimarrà agli occhi del lettore fino alla fine del romanzo. Garrett è il fratello minore, quello spensierato, che ha progetti tutti suoi per il futuro ma che, con il passare degli anni, metterà la testa sulle spalle, diventando sempre più consapevole di ciò che realmente desidera e delle sue responsabilità.
L’ambientazione sembra amplificare i sentimenti dei personaggi e mettere il lettore in una posizione in cui è capace di toccare le loro anime e le corde del loro cuore, tra montagne innevate e notti silenziose in cui l’unico suono che si sente è l’ululare dei lupi.
È stata una lettura davvero molto bella e d’ispirazione, che vi consiglio assolutamente. • ★ ★ ★ ★ ½ Awesome! :D

mercoledì 2 novembre 2016

LUCCA COMICS & GAMES 2016: La mia esperienza, consigli e acquisti.

BUONGIORNO A TUTTI! :)
Come state? Spero abbiate trascorso bene questo lungo ponte. Io avevo intenzione di dormire (!), leggere e studiare con molta tranquillità ma il terremoto ha scombussolato un po’ tanto i miei piani, quindi ho passato le mie giornate sempre sul chi va là.
Nonostante questo, sabato sono andata a Lucca per il Lucca Comics & Games e ciò che vorrei fare oggi con questo post è descrivervi la mia esperienza, darvi qualche consiglio se state pianificando di partecipare a questa fiera l’anno prossimo (ricordate: non si è mai troppo in anticipo per organizzarsi), scambiare pareri, opinioni e - per l’appunto - esperienze su questo evento, e mostrarvi i miei acquisti con le relative dediche da parte degli autori. Credo che ne uscirà un post abbastanza lungo, quindi vi ringrazio fin da ora se leggerete tutto. 

Mi ha aiutato in questa impresa un aiutante / fotomodello d'eccezione: Zissou, il mio gatto.
Il Lucca Comics & Games è la più importante fiera italiana interamente dedicata al fumetto, all’animazione, ai giochi e, di conseguenza, anche al fantasy e al fantascientifico, che si svolge ogni anno tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre e che quest’anno celebra i suoi primi cinquant’anni.
Questa non è la mia priva volta al Lucca C&G, bensì la quarta: ho visitato questa fiera nel 2010, nel 2011, l’anno scorso e quest’anno. L'ho sempre fatto in un’unica giornata e in compagnia di altre persone, ma quest’anno sono andata da sola (in realtà mi ha accompagnato mio fratello, ma ognuno si è fatto i cavoli suoi all’interno dei padiglioni) e ho potuto godere di una certa libertà che non avevo avuto negli anni passati. È sempre bello vivere queste esperienze con altre persone, ma in realtà non è nemmeno tanto male gironzolare da soli perché, sì, è vero, più si è e più è divertente, però ognuno ha le sue necessità, le sue esigenze e i suoi gusti, e non sempre si riesce a fare tutto ciò che vuole ogni singola persona.
Dalle mie parti, ogni anno, vengono organizzati per Lucca diversi autobus; io, anche questa volta, mi sono rivolta a uno di questi gruppi di viaggio perché, per me, è il modo più semplice ed economico per raggiungere la fiera. Sono partita puntualissima alle due di notte e sono arrivata a Lucca più o meno verso le otto. Per ammazzare il tempo, prima di partire, mi sono maratonata un paio di episodi di Black Mirror e poi ho visto Hercules perché di dormire non se ne parlava proprio - un po’ per via dell’ansia da terremoto ma anche perché altrimenti sarei rimasta sveglia tutto il tempo sull’autobus di notte e già sapevo che mi avrebbe assalito la noia. (Non amo particolarmente farmi vedere mentre dormo dagli sconosciuti, ma odio ancora di più annoiarmi a morte.)
Nei giorni precedenti alla partenza, mi sono organizzata in questo modo: man mano che i diversi editori annunciavano ospiti, giorni e orari per le signing session, e relativi padiglioni e stand in cui trovarli, mi sono preparata una mappa per rendermi conto della disposizione degli stand che volevo visitare e della distanza tra i vari padiglioni, e questo mi è stato utile anche per incastrare i vari orari tra di loro. (Sì, questa si chiama paranoia.)


Arrivata a Lucca, quindi, il primo punto della mia lista era lo stand della BAO PUBLISHING. Sapevo che la Bao sarebbe stata in un certo qual modo presa d’assalto, quindi volevo togliermi subito il pensiero; inoltre, avevo con me quattro loro volumi portati da casa e volevo assolutamente alleggerirmi le spalle per visitare la fiera, in quanto davano la possibilità di lasciare i volumi allo stand per farli dedicare e ritornare più tardi per ritirarli. Mi sono diretta quindi verso il Padiglione Napoleone e ho aspettato in coda l’orario d’apertura. Quando si sono aperte le porte, sono stata letteralmente travolta; non chiedetemi come sono riuscita a raggiungere lo stand della Bao perché io non ne ho idea. Volevo accaparrarmi l’edizione variant di Odio Favolandia di Scottie Young e, anche qui, non chiedetemi come ho fatto, ma ci sono riuscita. In realtà, ho esitato un momento prima di prenderne una copia perché non so mai se faccio bene o se faccio male a toccare le cose esposte in qualunque fiera, quindi volevo aspettare uno dei ragazzi della Bao per chiedere, ma alla fine ho fatto da me perché tutti si stavano servendo (?) da soli. Ho pagato e poi ho lasciato i miei volumi per le dediche, spuntando dalla mia lista di cose da fare il punto più impegnativo.
In tutta sincerità, non mi piace tanto l’idea di lasciare i volumi o delegare qualcun altro per le dediche perché, nonostante sia la persona più timida e chiusa sulla faccia di questa terra, che si fa i problemi pure per pagare il conto alla cassa del supermercato, dire ‘ciao’ a un autore, scambiare due parole e vederlo disegnare dal vivo è sempre un momento unico e irripetibile. Per questo motivo, pur avendo lasciato i miei volumi allo stand per risparmiare tempo sulle file, nei momenti vuoti durante la giornata (se mai ci possano essere momenti vuoti in questa fiera!), mi sono fatta un paio di giri attorno lo stand della Bao per vedere gli autori disegnare.


Il mio impegno successivo era andare allo stand della ERIS EDIZIONI per la signing session di Adam Tempesta, autore di Itero Perpetuo. Poiché l’orario stabilito era le 10 ed ero abbastanza in anticipo sulla mia tabella di marcia, mi sono diretta al Caffé degli Artisti nel Palazzo Ducale di Lucca, che si trova proprio difronte Piazza Napoleone, per andare a ritirare il mio pre-ordine dello sketchbook di Liana Recchione, autrice di Risenfall. È stato troppo carino incontrarla di nuovo! Confesso che ero un pochino in ansia prima di incontrarla perché non sapevo cosa dire, ma lei è stata gentilissima e carinissima, e vederla disegnare per la seconda volta dal vivo è stato fantastico. Il disegno che ha fatto sulla mia copia mi piace da impazzire; mi piace tantissimo il suo tratto e volevo portarmi a casa tutto il suo banchetto. T_T Dopo aver salutato Liana, sono ritornata allo stand della Eris e ho aspettato pazientemente le 10. Ora, io ve l’ho detto che sono stra-schifosamente timida e che mi vergogno per ogni minima cosa: dalla Eris mi è preso il panico. Questo perché avevo ricevuto una mail dall’Ufficio Stampa prima di Lucca con gli orari degli ospiti e avevo risposto che avrei fatto un salto; mi sembrava stupido passare senza dire chi ero dopo aver detto che l’avrei fatto (non perché sono qualcuno di importante o di interessante o boh, ma perché mi sembrava giusto far vedere la mia faccia), quindi l’ho fatto dopo aver raccolto tutto il mio coraggio (e no, davvero, non sto esagerando) e niente, ciao Veronica, sono andata comunque nel panico. Non so se ho fatto una figuraccia oppure no, ma ringrazio comunque Gabriele per essersi presentato e per avermi accolto, lasciandomi la piccola anteprima di Misdirection di Lucia Biagi, un nuovo volume che uscirà l’anno prossimo (sono riuscita solo a sfogliarlo, ma mi piace già anche solo per la scelta cromatica). Ma ritornando un attimo al protagonista di questo paragrafo: Adam Tempesta e Itero Perpetuo. Ci tenevo tantissimo ad avere sulla mia copia della sua storia un suo personaggio, e quello che ha disegnato per me è molto figo. v.v
Impegno delle 11: Sarah Andersen da BECCO GIALLO. Poiché dalla Eris mi sono sbrigata abbastanza velocemente, ho deciso di mettermi in fila per Sarah Andersen perché pensavo di trovarne già una chilometrica nonostante ci volesse ancora del tempo prima dell’orario stabilito. Devo dire che ho fatto molto bene a mettermi in fila perché, nonostante prima di me ci fossero solo cinque-sei persone, dopo che sono arrivata la fila è diventata lunghissima. Sarah Andersen mi è sembrata una persona simpatica e carina, è stata veloce nelle nostre dediche ma ci ha accolto con un sorriso, un grazie e un ciao. :3
Per il mio prossimo impegno era abbastanza presto, quindi, trovandomici già, ho fatto un salto allo stand della KLEINER FLUG per prendere una copia di Salomé di Silvia Vanni e Emilia Cinzia Perri, e informarmi sulla signing delle 14. La ragazza allo stand è stata gentilissima e mi ha fatto lasciare lì la mia copia per la dedica.


A questo punto, pur essendo abbastanza in anticipo, ho deciso di iniziare ad incamminarmi verso il Padiglione Carducci, che si trova al di fuori delle mura della città, per le firme di Brandon Sanderson. Allo stand della FANUCCI, mi hanno dirottato direttamente alla Sala Ingellis dove si sarebbe tenuta la sua conferenza perché, vista l’affluenza del giorno prima, Sanderson avrebbe firmato direttamente lì le copie. Non mi ero segnata la conferenza di Sanderson, ma questo “fuori programma” ha riempito un’oretta della mia attesa e sono molto, molto contenta di avervi assistito. Brandon Sanderson è una persona simpaticissima e disponibilissima, mi è piaciuto un sacco sentirlo parlare e la mia ammirazione nei suoi confronti è cresciuta a dismisura. Ha parlato del suo processo creativo, delle sue opere e dei mondi nati dalla sua fantasia, di Mistborn e dell’acquisizione dei diritti per una serie tv. La Sala era abbastanza piena e mi ero già preparata psicologicamente ad una fila chilometrica per le firme ma, poiché ero in piedi, finita la conferenza sono scattata sul retro della Sala e sono riuscita a fare abbastanza in fretta. Mentre ero in fila, mi è tornata l’ansia da “E ora cosa dico? E se non capisco cosa mi dice? E se non capisce cosa dico? A i u t o” perché la traduttrice non c’era più e io già non riesco a spiccicare parola in italiano, figuriamoci in inglese. Anche Sanderson ha accolto tutti, tutti, tutti con un sorriso, ha chiesto ad ogni singola persona come stava e se aveva una domanda per lui. Ha risposto e ascoltato tutti, sempre con gentilezza e disponibilità. Quando gli ho consegnato la mia copia, mi ha detto “WOW, hai l’edizione UK!” e sono riuscita a dire sì. Dopo di che ha ripetuto il mio nome e mi ha detto se avevo qualcosa da chiedergli; ho pensato che la mossa migliore era dire che ero senza parole, quindi gliel’ho detto e gli ho detto anche che volevo ringraziarlo. Mi ha risposto che lo apprezzava davvero tanto e mi ha ringraziato per il mio grazie, augurandomi buona giornata. Ora ditemi se non è una delle persone migliori di questo mondo!


Dopo aver controllato l’orario, mi sono resa conto che ero in tempissimo per la signing delle 14 di Maria Llovet allo stand di EDIZIONI BD. Non conoscevo questa autrice ma, nei giorni prima di Lucca, la BD aveva annunciato l’anteprima in fiera di Heart Beat e la presenza della sua autrice. Sono andata ad informarmi immediatamente su questa autrice e ne sono rimasta immediatamente colpita, quindi l’ho inserita tra le mie tappe. Ero la prima in fila e anche qui ho aspettato pochissimo. Maria Llovet mi ha fatto uno sketch bellissimo, lo adoro dal profondo del mio cuore. Nel momento stesso in cui ha iniziato a disegnare, sono rimasta rapita. Poi, quando ha iniziato a fare i fiori, ero *—* ! Spero portino qualcos’altro di suo perché voglio la sua opera omnia nella mia libreria.
Poiché erano ormai le 14 passate, sono ritornata allo stand della Kleiner Flug, ma la mia copia non era ancora pronta. Mi sono fermata un momento a vedere Silvia Vanni all’opera e poi ho deciso di passare un po’ del mio tempo alla Self Area nella Chiesa dei Servi.
L’anno scorso non ero riuscita a passare alla Self Area proprio perché non ero da sola a Lucca, e quindi avevo dovuto rinunciarci; quest’anno la Self Area è stata una mia priorità, e niente e nessuno mi avrebbe impedito di andarci. Avevo già delle tappe obbligatorie: Giulio Macaione, per il suo nuovo fumetto autoprodotto; Ofride, per il pre-ordine che avevo fatto di Nilihuè; l’antologia Grimorio; e la Manticora.


Giulio Macaione e Ofride erano allo stesso stand, insieme a Giulia Fragola (autrice di Miss Hall) e l’autrice di 2FindU, che non conoscevo (se stai leggendo questo post, mi spiace infinitamente non conoscere il tuo nome >///<). Qui sono stata presa da un momento di esaltazione nel mio intimo (ma credo di essere stata abbastanza brava a rimanere impassibile al di fuori) perché dopo anni sono finalmente riuscita a incontrare Giulio Macaione e a fargli scarabocchiare i miei volumini *^* anche lui è stato disponibile e troppo carino, sono riuscita a parlargli e lo ringrazio per aver fatto qualche chiacchiera con me. Nel frattempo, Ofride sketchava la mia copia e io buttavo un occhio a lei e un occhio a Giulio Macaione, cercando di resistere all’impulso di afferrare le copie di Miss Hall e lo sketchbook di Ofride. Avrei tanto voluto portare con me anche loro, ma avevo un budget da rispettare … mi sono sentita una brutta persona a lasciare quei tesori lì, ma prometto che li recupererò.


Dopo aver salutato, mi sono diretta al prossimo stand per prendere Grimorio, un’antologia a tema streghe/stregoneria nata con un crowdfunding che avevo perso e che volevo assolutamente recuperare. Ho preso la bellissima edizione regular più l’adesivo GO OUT THERE; mio fratello, invece, ha preso una spilletta di Stranger Things. Io volevo quella di John Snow ma, non chiedetemi come, alla fine me ne sono dimenticata - forse è stato nello scambio volume/soldi.
Un’altra fermata obbligatoria alla Self Area era lo stand della Manticora, dove ho recuperato due volumi che desideravo da tempo: Le piccole morti e Feral Children. Ho preso anche Maison Là Là - finalmente ho un calendario! - e la spilletta ANSIA (invidiavo alla follia le loro spillette).
La Self Area è un posto pericoloso: ci sono le cose più interessanti e originali, e se non state attenti potreste dilapidare il vostro patrimonio (?). Volevo farmi un altro giro, dopo aver fatto ciò che ero andata a fare, ma poi ho deciso che forse era meglio di no perché durante il primo giro avevo fatto degli avvistamenti interessanti, ma non potevo proprio cedere. (Comunque sulla mappa ci sono i nomi dei vari stand e già so che quando avrò un po’ di tempo andrò a cercarmi tutti gli espositori.)


Dalla Self Area sono ritornata al Padiglione Napoleone per ritirare Salomé, e da qui poi mi sono diretta presso la Japan Town, dove ho gironzolato per un po’ in attesa della signing di Terry Brooks. Purtroppo non sono riuscita ad incontrarlo perché la fila era davvero troppo, troppo lunga. Avevo l’autobus per il ritorno e, se fossi rimasta in fila, mi sarei sentita davvero uno schifo arrivare ad un passo da lui ma dover poi rinunciare per forza di cose. Dopo una mezz’oretta, ho quindi abbandonato e mi sono seduta su una panchina davanti il Padiglione Napoleone a sfogliare i vari volumi che avevo acquistato perché tanto ormai avevo fatto tutto quello che mi ero programmata di fare (ed ero anche stanca, a dirla tutta). Verso le 18 sono andata a ritirare le mie copie allo stand della Bao (perché Federico Rossi Edrighi aveva la signing alle 18) e qui ho avuto lo shock più grande della mia vita. Faccio ancora fatica a parlarne e a realizzare la cosa, al momento faccio finta che l’intera faccenda non sia mai esistita, ma so che fra qualche giorno mi ritornerà l’angoscia. Okay, allora. Ho aperto la mia copia di Fanc*lo Favolandia e … non c’era scritto il mio nome. No, quello non è decisamente VERONICA. Mi sono detta “Calmati, Veronica, rivai dalla Bao, c’è sicuramente stata confusione con i talloncini”. Purtroppo non c’era nessuna copia ‘per Veronica’ e ora ho questa qui con il nome … della mia nemesi? del mio alterego? (al momento è l’unico modo che il mio cervello ha trovato per farmi accettare la cosa e farmi superare il trauma) sopra. Mi sono consolata con una copia di Plutona e i bellissimi disegni su La Principessa Spaventapasseri, Aiuto!, Freezer e Basilicò.


Vi mostro anche le copie di Come quando eravamo piccoli e Il suono del mondo a memoria che si è fatto autografare mio fratello (Come quando eravamo piccoli in origine era mio, ma sono stata derubata .-.). Sempre mio fratello, allo stand THIS IS NOT A LOVE SONG, ha acquistato tre cassette-remake di Pulp Fiction, The Goonies e The Royal Tenenbaums. Vi lascio al sito per capire meglio cosa sono: QUI.


Dopo questo lungo, lunghissimo resoconto che spero non vi abbia annoiato, vorrei lasciarvi qualche piccolo consiglio per Lucca C&G dopo esserci stata quattro volte (non che abbia chissà quale esperienza ma, se non ci siete mai stati e programmate di andarci, allora posso darvi qualche tip utile).
Come ho scritto all’inizio del post, non è mai troppo presto per organizzarsi per Lucca C&G. Se siete lontani e avete bisogno di pernottare lì o volete semplicemente visitare la fiera con calma e per più giorni, cercate di prenotare un posto dove dormire il prima possibile, non ricordatevi di farlo a poche settimane dall’evento perché non troverete nulla nel modo più assoluto. Ovviamente è comodo trovare direttamente qualcosa in città, ma durante i giorni di fiera vengono aggiunte nuove corse dei treni, quindi non è una cattiva idea cercare posto anche nelle località vicine.
I giorni più tranquilli, ovvero quelli con la minor affluenza, sono venerdì e martedì, ma il numero degli ospiti è maggiore di sabato e domenica. Purtroppo, da questo punto di vista, non ci si può programmare con anticipo perché gli ospiti, i giorni e gli orari, vengono comunicati nelle settimane precedenti alla fiera.
Il braccialetto e il biglietto per l’accesso ai padiglioni: io ho sempre avuto la fortuna di ricevere braccialetto e biglietto sull’autobus perché presi in prevendita, quindi non ho mai fatto file. Se avete la possibilità di comprarli in prevendita, vi consiglio questo metodo perché si risparmia tempo da investire nella fiera.
Ogni editore ha le sue modalità di incontro per gli autori. Alcuni sono molto organizzati, altri un po’ meno; alcuni permettono una firma su volumi pubblicati da altri editori, altri lo vietano, e altri ancora permettono firma e sketch solo con l’acquisto in fiera. Il consiglio che mi sento di darvi è questo: imparate a conoscere ogni singolo editore (magari andando a ricercarvi il modo in cui si è organizzato l’anno precedente) e, anche se non condividete il suo pensiero, organizzatevi di conseguenza. (Io, ad esempio, non condivido affatto la pratica di consentire l’autografo e lo sketch solo con l’acquisto in fiera. Questa cosa non l’ho mai capita: io che ho comprato il volume appena uscito o comunque prima, sono lo scemo di turno? Mah.) Quest’anno io mi sono portata dietro / ho acquistato prima i volumi già usciti da far firmare per evitare anche la fila dell’acquisto o l’ansia da copia finita, ho preso in fiera solo le anteprime o le autoproduzioni.
Non sottovalutate le file. Quest’anno sono stata molto fortunata e non ho praticamente fatto file, nel senso che non ho dovuto aspettare ore e ore e ore per il mio turno. L’anno scorso, ad esempio, ho fatto una sola fila e ci ho perso un intero pomeriggio. Vi consiglio quindi di organizzarvi almeno un minimo, fare un piano (magari non così estremo come il mio, éwè) per ottimizzare i vostri tempi. Questo, ovviamente, se ci tenete a farvi firmare qualche copia o volete incontrare un numero abbastanza importante di autori.
Un ultimo consiglio, forse superfluo: DIVERTITEVI! Tra una fila e l'altra, un incontro e l'altro, mi sono ritrovata spessissimo a pensare "Mi sto divertendo un mondo - mi sto divertendo un mondo - mi sto divertendo un mondo!!!".

Se non ho dimenticato qualcosa, questo è davvero tutto. Fatemi sapere nei commenti se avete mai partecipato al Lucca C&G, cosa avete fatto e chi avete incontrato, se state programmando per l’anno prossimo, se avete letto o vi interessa qualcuno dei titoli che vi ho citato (così posso farmi un’idea anche per le prossime recensioni). Io vi saluto e vi ringrazio per aver letto questo papiro. BYE!

Per tutti gli autori e le persone che ho incontrato e che ho citato: se vi trovate a passare di qui e a leggere il mio post, volevo ringraziarvi ancora una volta per i disegni e le chiacchiere.