martedì 31 maggio 2016

♪ MAY BOOK HAUL ♪

ALOHAAA
Maggio è terminato e all’orizzonte c’è un Giugno che mi spaventa troppo D: esami e caldo, ma il lato positivo è che dovrei anche andare in esplorazione da qualche parte e non vedo l’ora.
Sperando di potervi parlare delle mie avventure, per il momento dovrete accontentarvi di un po’ di chiacchiericcio sui libri che sono giunti a casa mia durante questo mese. :)


Questo mese ho ricevuto tre libri da parte di tre Case Editrici diverse - vorrei ringraziarle come faccio ogni volta che ricevo qualcosa e riescono ad accontentarmi perché è un’opportunità in più per parlarvi di un libro e per farvi conoscere qualcosa di nuovo. La Fazi mi ha inviato IL PROFESSORE, la Sonzogno ROSS POLDARK e la Mondadori L’EROE PERDUTO A FUMETTI. Ho già scritto e pubblicato le recensioni de Il Professore e Ross Poldark (potete trovarle QUI e QUI), quella de L’Eroe Perduto arriva presto. c:
Questo è stato il mese di Rick Riordan, ovvero il mese in cui mi sono messa a recuperare i libri che mi mancano di questo (adorabile) autore. Prima della nuova serie su Apollo ci tenevo tantissimo a leggere LA SPADA DEL GUERRIERO così, approfittando di uno sconto che avevo in libreria, ho preso questo e PERCY JACKSON RACCONTA GLI EROI GRECI. Su Libraccio ho preso invece LA PIRAMIDE ROSSA e IL TRONO DI FUOCO. Il terzo e ultimo libro della serie non c’era. *dannazione*
Sempre su Libraccio ho preso IL BACO DA SETA, I FIUMI DELLA GUERRA e IL FIGLIO DEL CIMITERO.
Apro parentesi: Il Baco da Seta l’ho preso perché volevo maratonarmelo insieme a Il Richiamo del Cuculo prima dell’uscita del seguito, ma non se ce la faccio perché una strana congiunzione astrale (?) vuole che io debba leggere alcuni libri prima di partecipare a cose. I Fiumi della Guerra … avevo tre buchi nella serie, e ora ne ho riempito uno. Il problema è che il mio caro librario mi ha detto che la Mondadori ha ritirato questa edizione perché è uscita la nuova D: P A N I C O D: spero di riuscire a procurarmi gli ultimi due che mi mancano in qualche modo. T_T Il Figlio del Cimitero perché è Gaiman e non potevo lasciarlo lì e io voglio tutti i suoi libri nella mia collezione. Chiusa parentesi.
Apro una nuova parentesi. Ho fatto questo ordine su Libraccio perché mi serviva un libro per un esame e, beh, insomma, io ne ho approfittato … Chiudo di nuovo parentesi.
Infine ci sono THE UNEXPECTED EVERYTHING e SECOND CHANCE SUMMER di Morgan Matson. In realtà avrei dovuto prendere solo il primo perché è stato il titolo più votato per quanto riguarda la doppia READING CHAIN che Chiara e io abbiamo organizzato, ma poi per la strana congiunzione astrale (?) di cui vi ho parlato prima ho “dovuto” prendere anche l’altro libro della Matson. Ora ho tutti i suoi libri e presto vi faccio un bel post di suggerimenti di lettura. ^w^


Sempre questo mese sono successe due cose bellissime e sono tutte legate alle graphic novel di cui vi parlerò ora.
Dopo tre mesi che l’avevo ordinata, è finalmente arrivata la mia copia di LUMBERJANES 2. Sono così contenta di poterla avere tra le mani che il solo pensiero di aver aspettato tutto questo tempo mi fa venire da piangere. T_____T Drammi a parte, l’ho recensito insieme al primo volume QUI!
La seconda cosa bellissima è che l’adorabile Susi @ BOOKISH ADVISOR si è impegnata per poter farmi arrivare le copie autografate dell’ARTBOOK di Loputyn e di TOBIKO di Maurizia Rubino direttamente dal Salone. Ormai non so più come ringraziarla, le avrò detto mille volte grazie, ma grazie-sul-serio-e-di-nuovo, è stato un bel gesto e mi ha reso tanto felice. T____T Non vedo l'ora di parlarvene. Guardate poi che bei sketchini:


Per questo mese è tutto. :-)
Ora parlatemi dei vostri acquisti, dei vostri libri, delle vostre letture… e v e r y t h i n g you want to tell me !

♡ 

sabato 28 maggio 2016

RECENSIONE: Il Professore di Charlotte Brontë

hello !
Non sono riuscita a postare nulla in settimana, ma ho trovato un po' di tempo oggi per parlarvi di un'altra delle mie ultime letture. Sono impegnata nello studio, ma non sono disperata; insomma, un po' di ansia e preoccupazione c'è sempre (hello anxiety my old friend), ma si tratta solo di memorizzare i contenuti piuttosto che di leggere libri su libri su libri su libri su libri barbosi e incomprensibili. Prima o poi qualcosa mi entrerà in testa e ci rimarrà. Ora vi lascio a Charlotte Brontë e al suo Professore!


Il Professore
The Professor di Charlotte Brontë

Fazi Editore  14 Aprile 2016  304 pagine  18,00 €  ITA
Il professore è il primo romanzo scritto da Charlotte Brontë. Inizialmente rifiutato dagli editori perché giudicato troppo realistico, fu pubblicato solo nel 1857, due anni dopo la morte dell’autrice. Il protagonista è William Crimsworth, primo e unico narratore maschile da lei utilizzato, il quale racconta in prima persona la sua storia: uomo sensibile e colto, fugge da un lavoro pesante e competitivo nella zona industriale dello Yorkshire e si trasferisce in Belgio per insegnare presso un istituto femminile. Qui conosce Frances Henri, studentessa indigente e particolarmente dotata della quale poco alla volta si innamora, corrisposto. Ma la coppia non avrà vita facile: saranno infatti molte le avversità che i due dovranno affrontare – a cominciare dall’aperta ostilità dell’astuta direttrice della scuola – prima di riuscire a coronare il loro amore. Come Villette, Il professore prende spunto dall’esperienza personale della Brontë, che nel 1842, quando studiava il francese a Bruxelles, si innamorò del suo insegnante, Monsieur Héger (una relazione che non ebbe però un lieto fine). Lettura trascinante, il romanzo formula un’estetica nuova, mettendo in discussione molti dei presupposti su cui era basata la società vittoriana e rivelandosi come precursore dei lavori più maturi dell’autrice: l’approfondimento psicologico dei personaggi e la vivacità descrittiva degli ambienti in cui si muovono sono chiaramente riconducibili al genio di Charlotte Brontë.

My rolling thought
Metterò una tazza sotto questo continuo stillicidio; resterà lì ferma immobile. Quando sarà piena, traboccherà, nel frattempo pazienza.
Tra un Cime Tempestose di qua e un Jane Eyre di là, un passo alla volta, sto facendo la conoscenza delle sorelle Brontë. La mia ultima lettura è stata Il Professore, il primo libro scritto da Charlotte ma, paradossalmente, l’ultimo ad essere stato pubblicato (e anche postumo) per via dei numerosi rifiuti ricevuti da parte degli editori.
Il protagonista di questo romanzo è William Crimsworth, un giovane uomo orfano di entrambi i genitori che, dopo aver concluso gli studi e aver rifiutato con decisione ogni tipo di aiuto da parte dei parenti materni che lo hanno allevato fino a quel momento, decide di intraprendere la carriera commerciale al fianco del fratello maggiore, ormai un imprenditore affermato che non vede da diverso tempo. Una volta raggiunto quest’ultimo, però, Crimsworth si accorge di dover fare i conti con un fratello dalla natura dispotica, poco propenso all’umanità ma molto all’irascibilità e alla prepotenza. Dopo aver subìto mesi di angherie, Crimsworth decide di abbandonare il suo impiego sicuro e di andare a trovare lavoro in Belgio, grazie anche all’aiuto dell’unica persona che durante il suo periodo di lavoro assieme al fratello è riuscito ad avvicinare e a farsi amica, Mr Hudsen. In Belgio, Crimsworth viene assunto come professore di inglese prima in una scuola maschile e, successivamente, anche in un istituto femminile.
Charlotte Brontë è una narratrice superba. Mi fa letteralmente impazzire perché con il suo lessico elegante, raffinato e ricercato, e con le sue riflessioni argute e anche un po’ ironiche riesce a coinvolgermi fin da subito nella narrazione e a farmi relazionare con i suoi personaggi come se fossero vecchi amici. Le basta davvero poco per dare vita ad atmosfere, situazioni, sensazioni, emozioni, caratteri vividi e forti. Nonostante questo sia il suo primo romanzo, come la stessa autrice dice nella prefazione scritta di suo pugno, non è affatto una prima prova ingenua o traballante, non è un’ “opera giovanile” che mostra incertezze di qualunque tipo; Il Professore è un romanzo solido, concreto e consapevole.
La trama è molto semplice, così come il suo svolgimento; non ci sono momenti particolarmente incisivi, ma è piacevole da seguire. Anche i personaggi non brillano di certo per la loro simpatia o per la loro originalità, tutto il contrario: William Crimsworth, ad esempio, potrebbe risultare un po’ antipatico, una macchiolina grigia che si muove sulle pagine senza un minimo di personalità, ma ha una morale davvero molto solida e ammirevole, una caratteristica che condivide con Frances, la studentessa della scuola femminile, anch’essa apparentemente un po’ scialba e s-personalizzata, ma una donna con un carattere forte e propositivo, che ha voglia di migliorare se stessa, con una grande forza di volontà, umiltà e pienamente consapevole delle proprie capacità e possibilità. Sono due personaggi molto simili - e infatti si trovano a vicenda -, molto positivi, che incarnano il mito tutto americano del self-made man, ovvero dell’uomo e della donna che con le proprie capacità si sono “fatti” da soli partendo dal nulla. Entrambi sono l’alter-ego di Charlotte e racchiudono in loro l’anima dei suoi successivi figli.
Le tematiche affrontate dalla Brontë sono quelle tipiche del periodo e quelle care all’autrice, ovvero: lo scontro di classe e la relazione tra insegnante e alunna, quindi di conseguenza l’amore tra due persone distanti tra di loro da diversi punti di vista; l’importanza dell’integrità morale, la parità tra uomo e donna nel matrimonio, il valore del lavoro e il peso della religione.
L’unico neo, ovvero ciò che mi ha disturbato di più durante la lettura, sono stati i continui pregiudizi basati sulle differenze di nazionalità (belgi, francesi, fiamminghi) dei vari personaggi primari, secondari e delle comparse. Sono pesanti, e troppe, e spezzano l’armonia del romanzo.
Riassumendo il tutto, Il Professore è una lettura che sono contenta di aver potuto svolgere, nonostante il piccolo difetto di cui ho appena parlato. Ho ritrovato la Charlotte Brontë che era riuscita ad appassionarmi con Jane Eyre e sono riuscita ad immergermi un pochino di più nella produzione letteraria di questa grande scrittrice vittoriana.
Vi consiglio la lettura di questo libro se siete appassionati di letteratura inglese e/o letteratura vittoriana, se amate le sorelle Brontë o se Charlotte è la vostra passione, se siete semplicemente curiosi o se siete alla ricerca di una lettura piacevole, non impegnata, ma con contenuti.

★ ★ ★ ★ ☆
Awesome! :D

sabato 21 maggio 2016

RECENSIONE: Ross Poldark di Winston Graham

CIAO A TUTTI :)
Oggi è una giornata del tutto negativa per quanto riguarda il contenuto di questo post: ho fatto centordici foto e sono venute tutte una più bleah dell'altra, e non mi piace nemmeno di come ho parlato del protagonista di oggi! Avevo una bozza da un paio di giorni e neanche lavorandoci tutta la mattinata sono riuscita a sistemarla in modo tale che mi soddisfacesse! Siccome credo che la situazione non migliorerà se lascio passare altro tempo, prima che arrivi ad odiarla del tutto, vi lascio questa recensione che non mi rende per nulla contenta di me stessa. Mi dispiace.


Ross Poldark
Ross Poldark di Winston Graham

Sonzogno  5 Maggio 2016  431 pagine  18,50 €  ITA
Cornovaglia, 1783. Ross Poldark, figlio di un piccolo possidente morto da poco, torna a casa, esausto e provato, dopo aver combattuto per l’esercito inglese nella Rivoluzione americana. Ora è un uomo maturo, non più l’avventato ed estroverso ragazzo che aveva dovuto abbandonare l’Inghilterra per problemi con la legge. Desidera soltanto lasciarsi il passato alle spalle e riabbracciare la sua promessa sposa, la bella Elizabeth. La sera stessa del suo arrivo, però, scopre che, anche a causa di voci che lo davano per morto, la donna sta per convolare a nozze con un altro uomo. Non solo: Nampara, la casa avita, si trova in uno stato di abbandono, cui ha contribuito anche una coppia di vecchi servi, fedeli ma ubriaconi. Devastato dalla perdita del suo grande amore, Ross decide di rimettere in sesto Nampara e di concentrarsi sugli affari che il padre ha lasciato andare a rotoli, tornando a coltivare le terre e lanciandosi nell’apertura di una nuova miniera. Viene aiutato dall’affezionata cugina Verity, dai due servi e da Demelza, una rozza ma vivace ragazzina che ha salvato da un pestaggio e che, impietosito, ha preso a lavorare con sé come sguattera. Nella terra ventosa di Cornovaglia – aspra quanto la vita dei suoi minatori, percorsa dai fremiti di nuove sette religiose e afflitta da contrasti sociali – si intrecciano i destini dei membri della famiglia Poldark, primo fra tutti il forte e affascinante Ross, ma anche della gentile Verity, di Elizabeth, tormentata da segrete preoccupazioni, e di Demelza che, diventata una bellissima donna, è determinata a conquistare il cuore dell’uomo che le ha cambiato la vita.

My rolling thought
Solo questo ha importanza, avere qualcuno che ti ama e da amare a tua volta. Finché la vita non te lo porta via, sei al sicuro da tutto il resto.
Ross Poldark è il primo volume della lunghissima e - come riportato sulla copertina del libro - fortunata saga storica che ha conquistato intere generazioni di lettori scritta da Winston Graham tra il 1945 e il 2002.
Le vicende sono ambientate in Cornovaglia, l’anno in cui tutto ha inizio è il 1783. Ross Poldark, un giovane uomo figlio di un piccolo possidente, ritorna a casa dopo aver combattuto nella Rivoluzione Americana tra le fila dell’esercito inglese. Partito per evitare problemi con la legge, Ross riesce a far ritorno sano e salvo per essersi aggrappato, nei momenti peggiori dei combattimenti, all’amore per la donna a cui ha promesso il suo cuore, ma ad attenderlo non ci sono affatto buone notizie: suo padre è morto ed Elizabeth sta per sposare suo cugino Francis. A Ross non rimane altro che la vecchia tenuta di Nampara, ormai ridotta ad un rudere e occupato solo da una vecchia coppia di servitori ubriachi che non sono riusciti ad occuparsi del mantenimento della casa paterna. Nonostante tutte le avversità, i problemi e i debiti che sono ricaduti improvvisamente sulle sue spalle, Ross si rimbocca le maniche e inizia ad affrontarli uno ad uno. Partendo dalle pochissime risorse che gli sono rimaste, inizia a coltivare la sua terra e prende la decisione di riaprire la vecchia miniera del padre, aiutato dai suoi fedeli fittavoli, dai suoi due servitori, da sua cugina Verity e poi anche da Demelza, una ragazzina tutta pelle e ossa che salva da un pestaggio in strada e che assume come sua domestica.
Sono tanti gli elementi che fanno di Ross Poldark un buon romanzo: una storia accattivante, affascinante e senza tempo; una narrazione con mordente, che cattura e incuriosisce; un vasto assortimento di personaggi, ognuno delineato perfettamente nei suoi angoli più oscuri e nascosti.
Winston Graham racconta ai lettori la sua storia come se fosse una cronaca: è un resoconto in alcune parti molto veloce (possono passare mesi in poche righe e tra un capitolo e l’altro) in quanto non si sofferma troppo nel racconto cronologico di ogni singola vicenda, ma decide di concentrarsi su determinati eventi, presentati e analizzati in modo molto chiaro, preciso e dettagliato. Il filo delle vicende o il punto della narrazione non si perde affatto, e non è un racconto superficiale o poco curato: Graham riesce a mantenere viva l’attenzione e la curiosità.
Alla storia di Ross si intrecciano quelle di Demelza, di Elizabeth e Francis, di Verity, dei suoi fittavoli e dei suoi servitori, che, con l’avanzare delle vicende, daranno vita ad una fitta rete di relazioni sempre più stretta e intricata.
I rapporti tra i vari personaggi sono trattati in modo molto particolare: dal momento che la storia procede con un ritmo così serrato, da una parte non si ha modo di seguirne crescita e sviluppo passo dopo passo, però ogni volta che passa del tempo, che queste relazioni ritornano sulla scena, si riescono a percepire i cambiamenti. Questo vale sia per le relazioni dei vari personaggi tra di loro sia per i singoli personaggi in sé. Ad esempio, il rapporto tra Ross e Demelza: Graham non sta lì a descrivere ogni loro singolo cambiamento, però ogni volta che il lettore li incontra di nuovo capisce che sono cambiati sia loro che quello che c'è tra di loro.
Forse per via dello stile di scrittura unito anche al modo in cui l’autore ne parla, con (quasi) tutti i personaggi è possibile riuscire a stabilire delle relazioni empatiche.
È un romanzo profondamente umano perché i personaggi non sono semplicemente esseri bidimensionali, fatti di carta e inchiostro: i loro sentimenti sono forti e palpabili, struggenti, devastanti, travolgenti; sono personaggi reali ed estremamente attuali.
Tutti loro hanno almeno due elementi in comune: la Cornovaglia e Ross. La Cornovaglia, una terra affascinante ma dura e ostile, fa da sfondo alle vicende umane di questi personaggi umani. Essa non è mai motivo di gioia e non riesce ad offrire sussistenza ai suoi abitanti che chiedono solo quel poco che basta per poter condurre una vita dignitosa. Anche la Cornovaglia è un altro grande personaggio della storia perché è come se Graham sentisse l’esigenza di parlare di questa terra in questo preciso periodo storico, di farcela conoscere attraverso le sue magnifiche descrizioni e le persone che la abitano, da un lato i ricchi affamati di ricchezza e potere, e dall’altro i semplici uomini e le semplici donne che con la fame vera devono fare i conti ogni giorno. Ross, un ricco impoverito, si colloca nel mezzo e mette in contatto queste due realtà della società inglese di fine Settecento.
Non mi sono soffermata nell’analisi dettagliata di ogni singolo personaggio perché sarebbe bello se ognuno di voi li scoprisse da solo, che facesse la conoscenza in prima persona con un Ross Poldark scontroso e dai modi duri ma trementamente giusto e di buon cuore, e una Demelza esuberante e solare, che con la sua giovinezza e il suo calore riesce a riscaldare la vecchia dimora di Nampara e il cuore dei suoi abitanti.
Con questo primo volume si inizia a scalfire solo la punta dell’iceberg della storia dei Poldark, di cui abbiamo ancora molto da conoscere e scoprire. Ho dato come voto tre stelline e mezzo perché Ross Poldark è un buonissimo punto di partenza, ma sono sicura che nei prossimi undici volumi (e io voglio leggerli tutti! sperando che non mi vengano a noia prima) ci aspettano altre vicende appassionanti, colpi di scena imprevedibili e intrighi di ogni sorta, che metteranno alla prova Ross e la sua famiglia.

★ ★ ★ ½ ☆
Good. :)


la serie tv: P O L D A R K
La gente nobile è strana.
Siccome ho parlato poco *sarcasmo*, volevo lasciarvi due righe anche per quanto riguarda il mio pensiero sulla serie tv realizzata dalla BBC lo scorso anno.
La serie tv si compone di otto episodi dalla durata di un’ora circa ognuno. I primi quattro coprono le vicende del primo libro della serie di Winston Graham, Ross Poldark per l’appunto, mentre i successivi quattro sono la trasposizione del seguito, Demelza.
Va da sé che, vedendola, ci si spoilera la lettura del secondo libro, ma credetemi: in questi quattro episodi le vicende si fanno molto più interessanti, infatti li ho preferiti ai primi quattro.
La serie tv, per quanto riguarda la prima parte, è molto fedele al libro e mantiene la stessa narrazione veloce.
Quello che mi è piaciuto di più è che ho trovato meglio rappresentate le relazioni tra i vari personaggi e Ross, che è un po’ il nucleo cenrale; quello che invece secondo me lascia un po' a desiderare sono le singole storie dei personaggi secondari, che invece nel libro ci sono e sono molto più coinvolgenti. Le mie storie preferite sono quelle di Jim e Verity, ma nella serie sono trattate superficialmente o comunque non con la giusta attenzione. Una menzione d’onore va a Jud e Purdie, i due servitori di Ross, che sono fantastici sia nel libro che nella serie.
Gli attori li ho trovati perfetti per i loro ruoli e i miei preferiti, oltre i già menzionati Jud/Phil Davis e Purdie/Beatie Edney, sono Verity/Ruby Bentall, Ross/Aidan Turner (◕ ‿ ◕) e Demelza/Eleanor Tomlinson.
Se avete letto il libro, vi consiglio la serie tv; se avete visto la serie tv, vi consiglio il libro. Si completano a vicenda e non rimarrete delusi né dall’una né dall’altra.

martedì 17 maggio 2016

✱ BOOK SERIES: Serie Concluse, pt II ✱

GOOD AFTERNOON :3
Se riuscite a leggere questo post significa che sono uscita vincitrice dalla dura battaglia contro la combo wifi + cattivo tempo.
Oggi vi lascio la seconda parte del post che ho pubblicato un po’ di tempo fa dedicato alle serie che ho concluso di leggere. Vi parlerò di: autori italiani, Lisa Jane Smith, contemporary young adult, due serie che ho letto quando ero una piccola lettrice, due serie che mi sono dimenticata di mettere nel post precedente, e Patrick Ness.
Vi lascio anche il link alla prima parte: CLICK!


La Trilogia di Lilac: #1 PERFETTO #2 SEGRETO #3 INFINITO di Alessia Esse
Muses: #1 MUSES #2 LA DECIMA MUSA di Francesco Falconi
La profezia del lupo: #1 L’EREDITÀ DELL’OMBRA #2 LA PROFEZIA DEL CAOS di Marilù Monda
Non leggo molti autori italiani, lo so. Non è perché io sia diffidente o altro; prima lo ero, e quindi mi sono impegnata a trovare libri/serie di autori italiani che potevano incontrare il mio gusto. Come succede per ogni cosa, mi sono imbattuta in bei libri e libri che ho trovato meno belli. Tra le serie concluse che mi sono piaciute e che conservo serbandone un buon ricordo ci sono sicuramente La Trilogia di Lilac (tutti con la dedica di Alessia Esse), Muses (di questo ho il primo autografato), La profezia del lupo. In realtà non so se Marilù Monda sia italiana ewè mi sembra di sì.
Il Diario del Vampiro: #1 IL RISVEGLIO #2 LA LOTTA #3 LA FURIA #4 LA MESSA NERA #5 IL RITORNO #6 SCENDE LA NOTTE #7 L’ANIMA NERA #8 L’OMBRA DEL MALE #9 MEZZANOTTE #10 L’ALBA di Lisa Jane Smith
I Diari delle Streghe: #1 L’INIZIAZIONE #2 LA PRIGIONIERA #3 LA FUGA #4 IL POTERE di Lisa Jane Smith
Dark Visions: #1 IL DONO #2 IL VAMPIRO DELLA MENTE #3 LA PASSIONE di Lisa Jane Smith
Il Gioco Proibito: #1 LA CASA DEGLI ORRORI #2 L’INSEGUIMENTO #3 L’ULTIMA MOSSA di Lisa Jane Smith
I libri di Lisa Jane Smith hanno segnato profondamente e indelebilmente la mia vita da lettrice. XD Dico questo perché quando è uscito il primo libro del Diario del Vampiro io avevo 15 anni e, ohddio, è stata la prima serie per cui ho fangirlato vergognosamente. Ma non ero da sola: io e la mia vicina di banco ci siamo lette tutti i libri insieme ed è stata una delle esperienze da lettrice più belle della mia vita. Non ricordo più nulla di nulla delle storie della Smith, ma ci sono legatissima a livello affettivo. Sto ponderando l’idea di rileggere Il Diario del Vampiro. Ah, dimenticavo! Per me Il Diario del Vampiro termina con L’Alba, l’ultimo libro scritto da LJS. Ci sono anche altri libri, ma non sono stati scritti da lei (questo vale anche per le altre sue serie).
If I Stay: #1 IF I STAY #2 WHERE SHE WENT di Gayle Forman
Summer Trilogy: #1 L’ESTATE NEI TUOI OCCHI #2 NON È ESTATE SENZA TE #3 PER NOI SARÀ SEMPRE ESTATE di Jenny Han
Anna and the French Kiss: #1 ANNA AND THE FRENCH KISS #2 LOLA AND THE BOY NEXT DOOR #3 ISLA AND THE HAPPILY EVER AFTER di Stephanie Perkins
Ho capito che mi piacciono i contemporary young adult sole-cuore-amore-unicorni-che-vomitano-arcobaleni. Qualcuno ha detto Stephanie Perkins? Ebbene, sto parlando di lei!
La duologia di Gayle Forman non è dello stesso stampo della serie della Perkins, ma mi è piaciuta tantissimo nonostante i temi trattatati - temi che, con il tempo, ho capito di non voler ritrovare nei libri che leggo.
La Summer Trilogy non mi è piaciuta per niente ma la trovo esilarante. Mi fa ridere, non ci posso fare nulla!, e per questo motivo è ancora con me (che motivazione assurda!). Di Jenny Han ho amato però Tutte le volte che ho scritto ti amo, spero esca presto il seguito.


Fairy Oak: #1 IL SEGRETO DELLE GEMELLE #2 L’INCANTO DEL BUIO #3 IL POTERE DELLA LUCE di Elisabetta Gnone
I Quattro Misteri: #1 CAPITAN GRISAM E L’AMORE #2 GLI INCANTEVOLI GIORNI DI SHIRLEY POPPY #3 FLOX SORRIDE IN AUTUNNO #4 ADDIO, FAIRY OAK
Harry Potter: #1 LA PIETRA FILOSOFALE #2 LA CAMERA DEI SEGRETI #3 IL PRIGIONIERO DI AZKABAN #4 IL CALICE DI FUOCO #5 L’ORDINE DELLA FENICE #6 IL PRINCIPE MEZZOSANGUE #7 I DONI DELLA MORTE di J.K. Rowling
Se Lisa Jane Smith ha segnato la me-lettrice-adolescente, Elisabetta Gnone ha segnato la me-lettrice-bambina. Prima di LJS, prima di qualunque autore vivente io veneri oggi, Elisabetta Gnone è stata la prima in assoluto che è riuscita a farmi legare ad un libro e alla storia contenuta in esso. I suoi libri sono stati il punto di partenza del mio amore per i mondi magici popolati da creature fantastiche, uniche e particolari; anche per le vicende “amorose” di Vaniglia e Pervinca la piccola me si è ritrovata a fangirlare, ma ovviamente non è stato il fangirlamento selvaggio che invece c’è stato con LJS - avevo pur sempre 12 anni!
Harry Potter è stata un’altra serie che ha segnato la mia vita da piccola lettrice. Quando andavo alle elementari uscì il primo film al cinema e due mie compagne di classe ne erano talmente ossessionate che mi hanno portato a non sopportare nel modo più assoluto tutto ciò che avesse a che fare con HP e J.K. Rowling. Fortunatamente poi, ma questo è venuto con il tempo, ho deciso di provare in prima persona la visione dei film e la lettura dei libri per dare un giudizio più obiettivo su ciò di cui non potevo più sentir parlare (piccola me saggia) … meno male che l’ho fatto.
The Giver Quartet: #1 IL DONATORE #2 LA RIVINCITA #3 IL MESSAGGERO #4 IL FIGLIO di Lois Lowry
#1 LA PICCOLA MERCANTE DI SOGNI #2 LA BAMBOLA DI PORCELLANA #3 LA FATA DEI GHIACCI di Maxence Fermine
Queste due serie sono completamente diverse tra di loro, ma per me sono accomunate da un semplice elemento: i primi libri di ognuna mi sono piaciuti moltissimo, poi, con il proseguire della storia negli altri libri, hanno perso quel qualcosa che me li aveva fatti piacere così tanto all’inizio.
The Chaos Walking Trilogy: #1 THE KNIFE OF NEVER LETTING GO #2 THE ASK AND THE ANSWER #3 MONSTERS OF MEN di Patrick Ness
Dire che adoro Patrick Ness è riduttivo! È davvero una bella persona (sì, l’ho incontrato; sì, fatemi vantare due secondi per l’aver incontrato un autore visto che non ho praticamente mai queste opportunità) e i suoi libri sono delle piccole perle che fanno riflettere. Vi consiglio la lettura di un qualunque suo libro indiscriminatamente, ma giusto per informazione il mio preferito è More Than This.

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Con questo post ho concluso con le serie terminate. Nel prossimo penso proprio che vi parlerò delle serie in corso. Come sempre, fatemi sapere se avete letto o concluso qualcuna di queste serie o se volete leggerle, cosa ne pensate e tutto quello che vi passa per la testa. BYE!

domenica 15 maggio 2016

LE MISS MOVIE: Le avventure acquatiche di Steve Zissou di Wes Anderson

HELLOUW!
Oggi è domenica. Non mi piace postare di domenica perché ho sempre l'impressione che la blogosfera sia vuota, ma oggi è 15 e questo significa che io e Francy @ NEVER SAY BOOK vogliamo parlarvi di un film. A questo giro è toccata a me la scelta :-) spero che qualcuno di voi conosca questo film o abbia visto qualcosa di questo regista; se invece no, non conoscete né film né regista, sper-iamo di mettervi un pochino di curiosità.


Le avventure acquatiche di Steve Zissou
The Life Aquatic with Steve Zissou di Wes Anderson

4 Marzo 2005 118 minuti COMMEDIA, DRAMMATICO
L’oceanografo di fama mondiale Steve Zissou (Bill Murray) e il suo equipaggio - il team Zissou - salpano per una spedizione alla ricerca del misterioso, sfuggente, forse nemmeno esistente squalo giaguaro, responsabile della morte del compagno di Zissou durante le riprese del loro ultimo documentario. Alla loro avventura si uniranno un giovane pilota di linea che potrebbe essere, ma anche non essere, il figlio di Zissou (Owen Wilson), una bella giornalista (Cate Blanchett), incaricata di scrivere un profilo di Zissou e la sua distante moglie e co-produttore Eleanor (Anjelica Huston). Il team affronterà  incredibili complicazioni inclusi pirati, rapimenti e la bancarotta.

My rolling thought
I know I haven’t been at my best this past decade.
Le avventure acquatiche di Steve Zissou è il quarto lavoro di Wes Anderson e la sua quarta pellicola che vedo in ordine di tempo; nell’arco della durata di un film, questo regista americano è riuscito a diventare uno dei miei punti di riferimento e una grande fonte di ispirazione. 
Apprezzo così tanto Wes Anderson per la sua capacità di elaborare trame insolite, interessanti e curiose che non sono altro il punto di partenza per lo sviluppo di tematiche comunissime che caratterizzano le vicende personali di ogni persona; per il suo modo di vedere attraverso la telecamera e di raccontare le sue storie; di tutti quei piccoli dettagli che si ripetono di film in film che, una volta imparati a riconoscere, non si aspetta altro che vederli spuntare sullo schermo (qualcuno ha detto cani, per caso?).
Per il momento ho una piccola classifica personale dei film di Wes Anderson elaborata sulla base di quelli che ho visto, che potrebbe ovviamente essere soggetta a cambiamenti: al primo posto c’è - sono banale e scontata - I Tenenbaum, seguito a ruota da - sono banale e scontata di nuovo - Moonrise Kingdom, poi Le avventure acquatiche di Steve Zissou e infine Grand Budapest Hotel.
Ma di cosa parla Le avventure acquatiche di Steve Zissou?
Steve Zissou è un famoso oceanografo e documentarista che da qualche tempo sta attraversando una profonda crisi personale, a causa della quale il suo lavoro ne ha molto risentito. La sera della proiezione del suo ultimo lavoro, il pubblico, visionando il documentario della missione esplorativa, viene a conoscenza della profonda tragedia che ha segnato la spedizione: il fidato amico e collaboratore di Zissou, Esteban du Plantier, è stato divorato da un animale marino sconosciuto, che lo stesso Zissou ha battezzato “squalo-giaguaro”. Nessuno degli spettatori sembra essere propenso a credere nell’esistenza di questo animale, pertanto Zissou decide di imbarcarsi in una nuova missione per trovarlo, testimoniare la sua presenza nelle acque marine e trovare vendetta. I compagni di viaggio di Zissou sono la moglie Eleanor, il figlio Ned appena conosciuto, una giornalista incinta, e l’immancabile cameramen Klaus Daimier.
Inizierei subito dicendo che Zissou è uno di quei film che o lo si ama o lo si odia, non c’è una via di mezzo. Io l’ho amato perché - è quasi scontato da dire - ha il suo stile come tutti i film di Wes Anderson, che poi non è altro che lo stile di Wes Anderson, e le sue particolarità che lo portano un gradino più su di tanti film che in un certo qual modo, nonostante si possano apprezzare sotto molti aspetti, rimangono anonimi.
Una sua piccola grande pecca che potrebbe far allontanare i più che non hanno confidenza con questo regista è il fatto che la storia risulta a tratti piatta e lenta per via dei tempi morti e i giri a vuoto. Direi però che anche chi conosce Wes Anderson potrebbe rilevare questo difetto, ma riesce comunque a non soffrire come i primi. Il fatto è che è un film che va seguito, e chi è abituato a ritmi frenetici si spazientisce facilmente. A posteriori, anche i tempi morti e i giri a vuoto hanno il loro perché, secondo me.
Per quanto riguarda la sceneggiatura con tutti i suoi personaggi, oh, è sempre tutto così meravigliosamente imprevedibile e folle!
Mi è piaciuta un sacco l’ambientazione marina, acquatica - insomma, che ha a che fare con il mare! L’accuratezza di Wes Anderson nel descrivere la Belafonte, tutti i suoi ambienti, l’equipaggio e i loro ruoli è come se riuscisse a far vivere allo spettatore la scena che sta vedendo. E poi ci sono tantissimi animali marini, sia reali che inventati, curiosi e bellissimi, che arricchiscono maggiormente le riprese.
Il modo del regista di narrare è sempre lo stesso: riprese e inquadrature geometriche, veloci, precise e ponderate che raggiungono la perfezione, impreziosite da musiche di sottofondo e colori pastello in cui ogni singolo oggetto, ogni minimo elemento, ogni singolo personaggio ha il suo posto preciso e il suo significato.
In Zissou ho ritrovato tematiche come la difficoltà dei rapporti umani, in particolare quelli famigliari, e le conseguenze che hanno su di essi le piccole incomprensioni, e la necessità di fare un bilancio della propria vita, che porta al desiderio di riscattarsi con un finale atto eroico, che posso dire con sicurezza essere tematiche caratteristiche di questo regista. In questo film però, più degli altri, mi ha colpito la grande e palpabile malinconia di cui è intriso e che non abbandona mai Steve Zissou, nemmeno nei momenti più ironici della storia: è questo che mi ha fatto affezionare a Steve Zissou sia film che personaggio. E anche un po’ di più a Bill Murray, che da piccola mi ha traumatizzato in Osmosis Jones - che schifo! Bill Murray, abbiamo fatto pace, dài.
Un’attrice che ho sempre amato, invece, è Anjelica Huston: la Morticia Addams della mia infanzia (insieme a quella di Carolyn Jones) non smette mai di piacermi, e l’ho trovata adattissima a ricoprire il ruolo di una donna ricca e a prima vista quasi fredda, indifferente, che però nasconde una grande passione per quello che fa.
Anche tutti gli altri attori li ho trovati fantastici e adatti al loro ruolo: Owen Wilson, Cate Blanchett, Willem Defoe (ti ho adorato) e Jeff Goldlum sono stati ottime spalle a Bill Murray.
Zissou mi è piaciuto, e anche parecchio - tanto, moltissimo -, ma I Tenenbaum e Moonrise Kingdom mi sono piaciuti - sono banale e scontata - molto, molto di più. Ma Zissou è Zissou, ha il suo stile, e quindi adoro anche lui anche se in modo diverso e unico.

★ ★ ★ ★ ☆
Awesome! :D


FRANCY’S ROLLING THOUGHT

Il nostro Steve Zissou è un personaggio originale; quel suo cappellino rosso che perfora lo schermo insieme a quegli occhi pieni di una gioia di vivere a volte repressa. Nel momento in cui questo film lo ritrae è un famoso oceanografo che si occupa di numerosi documentari il cui declino è ormai iniziato.
Non distingue più chiaramente il lavoro e quella che può essere la sua vita privata perché sono così strettamente connesse nel suo caso; sarà che la fama dà un po' alla testa, seppur man mano svanisca -tutti quei flash, quelle presentazioni a cui deve andare, quei rari momenti di tranquillità, o sarà che un animale sconosciuto ha ucciso il suo migliore amico Esteban du Plantier durante una spedizione.  Credere all'esistenza di un mostro però è troppo per la gente che a volte si dimostra così ottusa: se non ha prove concrete davanti a sé non è in grado di dar fiducia agli altri: credere è un'abilità che va man mano perdendosi. La maggior parte delle persone sono convinte che lo squalo giaguaro sia una mera invenzione di un uomo con la mente offuscata dall'età perciò sarà solo dopo un particolare incontro che potrà portare avanti la spedizione alla ricerca del mostro
E' un film che parla di quei momenti che ti cambiano la vita all'improvviso e di quelle avventure che non ti saresti mai aspettato. La maniera in cui tratta l'argomento della fama mi ha affascinato molto; certamente non è il tema centrale della storia ma è interessante vedere un uomo con lo sguardo ormai perso in ciò che ha fatto in precedenza e la fama del quale man mano svanisce; dimostra anche che -pure quando sembra non ci sia più niente da fare- c'è sempre speranza nel ritornare sulle proprie traccie. 
Non amo molto i film comici e certamente questo mi ha ostacolato nell'apprezzare completamente il film; ho trovato alcune battute troppo finte benché d'effetto sull'osservatore la cui attenzione a momenti cala. 
Un ulteriore elemento che ho apprezzato moltissimo è la musica; ogni scena è accompagnata dalla giusta quantità di silenzio e di melodia. Di solito in un film non mi faccio affascinare da elementi simili ma questa volta, nei momenti ambientati nei pressi del mare, mi sembrava quasi di essere accanto ai personaggi...

♥♥♥


mercoledì 11 maggio 2016

Lumberjanes 1 & 2 di Stevenson, Ellis, Watters, Allen, Laiho

BUONGIORNO A TUTTI E A TUTTE!
Nel frattempo che riesca a decidermi di quale libro parlarvi, ne approfitto per lasciarvi un post dedicato ad un fumetto che mi sta piacendo sempre di più, ovvero: LUMBERJANES. Avevo programmato di parlarvi dei primi due volumi di questa serie diversi mesi fa, ma il secondo mi è arrivato giusto l'altro giorno dopo tre mesi che l'avevo ordinato in fumetteria - t r e  m e s i. *ansia* Comunque sia, nonostante il ritardo, il tempismo è stato ottimo perché il 5 MAGGIO è uscito il terzo volume, quindi spero di esservi utile e di incuriosirvi con le mie parole. :-)


Lumberjanes 1 & 2
di Stevenson, Ellis, Watters, Allen, Laiho

Bao Publishing  2 Aprile 2015 / 5 Novembre 2015 127 pagine 14,00€ ITA
Al Campo per Tipe Dure del Tortino di Cardo di Miss Quinzella Thwiskwin Penniquiquil, le cose non sono come sembrano. Volpi con tre occhi, caverne segrete, anagrammi. Per fortuna, Jo, April, Mal, Molly e Ripley sono cinque amiche toste, determinate a passare una meravigliosa estate insieme… e non lasceranno che una missione magica e un mucchio di mostriciattoli lo impedisca! Il mistero si farà sempre più incredibile… tutto incomincia da qui!

My rolling thought

Prometto solennemente di fare del mio meglio
Ogni giorno e in tutto ciò che faccio,
Di essere forte e coraggiosa,
Di essere leale e compassionevole,
Di essere interessante e interessata,
Di fare attenzione e domande
Sul mondo attorno a me,
Di pensare prima agli altri,
Di proteggere e aiutare sempre i miei amici
POI C’È TIPO UNA FRASE SU DIO
E di rendere il mondo un posto migliore
Per le Lumberjanes
E per tutti gli altri.

Guardatevi dal Sacro Micio e Amicizia al Massimo sono le prime due raccolte dei fumetti dedicati al mondo delle Lumberjanes; contengono rispettivamente i capitoli dall’uno al quattro e dal cinque all’otto, e concludono quello che si potrebbe considerare il primo arco narrativo delle avventure delle nostre adorabili ragazze scout.
Il nome che salta immediatamente all’occhio per quanto riguarda questo fumetto è quello di Noelle Stevenson (). Di per sé dovrebbe già convincervi a prenderlo in mano (FATELO) e a leggerlo (FATELO), ma in realtà la storia delle Lumberjanes è il frutto del lavoro di più autori: le illustrazioni sono di Brooke Allen, i colori di Maarta Laiho, e la storia è scritta da Noelle Stevenson e Grace Ellis. Il lavoro di ognuna è fondamentale, sono riuscite a dare vita a qualcosa di fantastico ed esplosivo!


GUARDATEVI DAL SACRO MICIO introduce al Campo per Tipe Dure del Tortino di Cardo di Miss Quinzella Thwiskwin Penniquiquil e alle Lumberjanes, questo gruppo di cinque amiche composto da Jo, April, Mal, Molly e Ripley. Il campo delle Lumberjanes potrebbe sembrare un comunissimo campo estivo, infatti le ragazze vengono coinvolte in attività tipiche da scout come passeggiate nel bosco, giri in canoa, ruba bandiera e tutto quello che potrebbe venire in mente pensando ad un tipico campo estivo, raccolta dei distintivi compresa, ma non è esattamente così. Il campo delle Lumberjanes è speciale perché succedono cose: paranormali, magiche, legate a *censored*. Il Campo per Tipe Dure nasconde tanti segreti che, nel corso delle loro avventure, le ragazze arriveranno a scoprire… ritrovandocisi inevitabilmente in mezzo.

Le magiche e fantastiche avventure e disavventure che le Lumberjanes vivono nel primo volume assumono più consistenza e senso - per quanto ciò possa essere possibile! - in AMICIZIA AL MASSIMO. In questo secondo volume una parte dei piccoli tasselli che sembravano solamente avventure sconnesse tra di loro iniziano a collegarsi, rivelando una piccola parte della vera natura del Campo per Tipe Dure. La piega presa dalla storia è davvero inaspettata, e mette immediatamente nella predisposizione mentale che ci si deve aspettare di tutto nei prossimi capitoli.


Ho letto Guardatevi dal Sacro Micio la scorsa estate, una notte che non riuscivo a prendere sonno per il troppo caldo, e sono letteralmente morta dalle risate! L’ironia della storia e la frizzantezza (?) delle sue protagoniste mi hanno conquistato. L’ho riletto pochissimi giorni fa per rinfrescarmi la memoria prima della lettura di Amicizia al Massimo e, credetemi, l’effetto è stato lo stesso.
Nel primo volume vengono presentati i personaggi e l’ambientazione, ma si entra fin da subito nel bel mezzo della narrazione; nel secondo volume c’è molta più amicizia, e i rapporti tra le ragazze emergono ancora di più.
Jo, April, Mal, Molly e Ripley sono davvero strepitose. Queste cinque ragazze sono personaggi a tutto tondo, sembra di conoscerle benissimo ed è difficilissimo che succeda una cosa del genere, soprattutto in un fumetto composto da episodi così brevi, con una storia che comincia in medias res. Sono tutte diverse, caratterialmente e graficamente, e sono bellissime! Ognuna di loro ha caratteristiche completamente diverse l’una dall’altra ma c’è comunque un rapporto strettissimo tra di loro. È una rappresentazione molto reale dell’amicizia, perché nella realtà nessuno è uguale all’altro; in un gruppo di amici ognuno si offre per quello che è completando gli altri. Non saprei scegliere la mia preferita delle Lumberjanes perché mi sono rivista un po’ in ognuna di loro: Jo è razionale e dalla mente matematica; April è il tipico personaggio adorabile-e-carino, ma non osate sfidarla a braccio di ferro; Molly è una bad-ass, e possiede un *cappello* che invidio tantissimo; Mal, nonostante le apparenze, è la più sensibile e ansiosa del gruppo; Ripley è folle!, si getta di testa in qualunque situazione ed è completamente. fuori. come. un. balcone. Mi sono piaciute tantissimo anche Jen, la povera capo-gruppo della Capanna Roanoke, ovvero la capanna delle Lumberjanes, e Rosie, la capo-scout.
Lo stile di disegno è perfetto e si adatta magnificamente al tono umoristico della storia. Le tavole sono piene, affollate, ricche, dettagliate e colorate, ne emerge in pieno il carattere delle Lumberjanes. I colori sono stupendi, brillanti e luminosi, e la colorista li sa usare sapientemente. 
Alla fine del fumetto ci sono una serie di tavole - varie illustrazioni - realizzate da diversi autori come omaggio alle Lumberjanes. Ognuno di loro propone Jo, April, Mal, Molly e Ripley a seconda del suo stile personale: è interessante osservare le nostre cinque eroine da occhi diversi, da punti di vista differenti, perché si colgono aspetti sempre nuovi e illuminanti dei loro personaggi.
Le avventure delle Lumberjanes danno vita ad una storia spontanea, in cui le due parole chiave sono amicizia e accettazione. È una storia accattivante e travolgente, da cui è impossibile staccare gli occhi di dosso sia dal punto di vista grafico che da quello narrativo. È quel tipo di storia che si lascia divorare dal lettore con una facilità incredibile perché si ha la necessità di andare avanti nella lettura sia per ammirarne i disegni che per conoscere la storia, capire cosa sta succedendo, scoprirne i misteri del Campo per Tipe Dure del Tortino di Cardo di Miss Quinzella Thwiskwin Penniquiquil.
È una storia che ha colpi di scena assurdi e non vedo l’ora di scoprire ogni mistero insieme alle Lumberjanes!

★ ★ ★ ★ ☆
Awesome! :D

lunedì 9 maggio 2016

BLOGTOUR: Il Segreto della Regina Rossa di A.G. Howard - Tappa #4: il Paese delle Meraviglie

HELLO, PLUMS!
Oggi sono felice di poter ospitare un nuovo blogtour dedicato ad un’altra delle mie serie preferite: Splintered di A.G. Howard, riscrittura delle due opere più famose di Lewis Carroll. Ho letto questa serie in lingua più di un annetto fa, e sono contentissima che l’abbiano tradotta in italiano e, soprattutto, conclusa.
QUI potete trovare le mie - vecchissime - recensioni. Devo dire che subito dopo aver concluso la lettura di Ensnared ero rimasta un po’ dubbiosa del finale ma ora, con il passare del tempo e la lettura di Untamed (la raccolta di novelle), riesco ad apprezzarlo mooolto di più. La chiudo qui, anche perché ho blaterato abbastanza qui sotto. Spero che la tappa possa piacervi. :-)


Il mio compito, per quanto riguarda questa tappa, è quello di parlarvi del Paese delle Meraviglie, ovvero dell’ambientazione del libro di Lewis Carroll Alice’s Adventures in Wonderland e di quella della serie Splintered di A.G. Howard.
Prima di farlo, però, vorrei lasciarvi i link alle precedenti tappe del blogtour e i dati del romanzo:

Il Segreto della Regina Rossa
Ensnared di A.G. Howard

Newton Compton  5 Maggio 2016  448 pagine  12,90 € • ITA
Dopo essere sopravvissuta al disastroso ballo, Alyssa si sente più coraggiosa che mai ed è decisa, nonostante sia una follia, a salvare i suoi due mondi e le persone che ama. Anche se questo significa sfidare Rossa, sua acerrima nemica, su un campo minato da trucchi e astuzie. E l’unico modo per raggiungere il Paese delle Meraviglie, ora che la tana del coniglio è chiusa, è quello di attraversare il Paese dello Specchio, una dimensione parallela popolata da pericolosi mutanti. Con l’aiuto del padre, Alyssa affronta così il viaggio verso il centro della magia e del caos alla ricerca di sua madre. Riuscirà, insieme a Jeb e Morpheus, a salvare il mondo dalla distruzione in cui è intrappolato?

W O N D E R L A N D

Il Paese delle Meraviglie si trova sottoterra (non a caso la prima versione della storia si intitola Alice’s Adventures Underground), e Alice riesce a raggiungerlo dopo aver attraversato la tana del Coniglio Bianco che si trova sotto una siepe nelle vicinanze del giardino in cui la bambina si trova insieme a sua sorella maggiore e alla sua gattina Dinah.
In realtà non abbiamo quasi mai descrizioni dei luoghi di cui Carroll ci parla, e le rare volte in cui ci sono gli scenari appaiono appena tratteggiati, come se fossero un semplice sfondo alle avventure di Alice.
Capiamo che siamo in un bosco, in una foresta o in un grande giardino da indizi come la presenza di fiori, erba, alberi e funghi. Tradizionalmente il bosco e la foresta sono i luoghi per eccellenza in cui si realizzano i riti di iniziazione, che si concludono con il passaggio dall’età della fanciullezza all’età adulta, e in cui magia, fantastico, forze irrazionali e naturali si incontrano e si scontrano. In una delle sue tante letture, il viaggio di Alice ha tutti gli elementi per essere paragonato a questo percorso di crescita; inoltre, il Paese delle Meraviglie è il regno del nonsense per via di tutti i giochi di parole, degli indovinelli, delle innumerevoli e talvolta assurde riflessioni di Alice, e di tutti i particolari personaggi che la bambina incontra, che rafforzano l’immagine di un luogo surreale, fatto di regole tutte sue, al di là del tempo e dello spazio.
Alice attraversa vari quadri, ciascuno dei quali costituisce un universo limitato, dai confini prestabiliti, netti e precisi. Ogni quadro è un mondo a se stante, e ogni mondo sembra non avere rapporti con quello precedente. Alice passa così dalla stanza in fondo alla tana alla spiaggia, ha una brutta avventura in casa del Coniglio e poi s’imbatte nel Brucaliffo sul suo fungo, è ospite in casa della Duchessa e parla con lo Stregatto sul ramo di un albero non molto lontano da essa, viene indirizzata verso la casa della Lepre Marzolina, ma preferisce quella del Cappellaio Matto, finendo per partecipare al suo strambo tea party, e solo alla fine riesce a raggiungere il giardino che ha avvistato all’inizio attraverso la porticina nella tana, che non è altro che il giardino del palazzo della Regina di Cuori.
In un certo senso è come se le descrizioni fossero superflue perché le ambientazioni vengono rese attraverso le descrizioni dei peculiari personaggi che abitano questo strambo paese; è come se i luoghi si appropriassero e riflettessero la loro unica e folle caratterizzazione, un mondo che si costruisce sul loro atto verbale.
Se gli spazi esterni rimangono perlopiù accennati, per quelli interni si nota una maggiore attenzione al dettaglio, al gusto descrittivo. La stanza in cui Alice cade entrando nella tana del Coniglio è fin troppa ingombra di arredi; l’innarrivabile giardino al di là della porticina aperta con la chiave d’orata, perfetto ma cristallizzato, si popola di fiori parlanti, prende movimento e vita.
Tuttavia, anche in questo caso, la cura descrittiva nella descrizione dell’ambiente è solo una falsa impressione: l’elemento naturale e l’elemento naturale sono indifferenti, non entrano in relazione tra di loro. (1)
   […] e fece appena in tempo a vedere che si infilava in una grossa tana, sotto la siepe.
   Un attimo dopo anche Alice gli andò dietro, senza fermarsi neppure un momento a pensare come avrebbe fatto a riuscirne.
   Per un po’ la tana si prolungava come una galleria, ma a un certo punto sprofondava all’improvviso, tanto all’improvviso che Alice non ebbe neanche un momento per pensare a fermarsi; e si trovò a precipitare giù per quello che pareva un pozzo assai profondo.
   O il pozzo era assai profondo, o la sua caduta assai lenta: il fatto è che Alice ebbe tutto il tempo, precipitando, di guardarsi intorno e di chiedersi cos’altro le sarebbe accaduto a questo punto. Dapprima cercò di guardare in basso e di distinguere la sua destinazione, ma era troppo buio per vedere nulla; allora guardò le pareti del pozzo, e notò che queste erano piene di credenze e scaffali; qua e là vide appesi quadri e carte geografiche. Prese al passaggio un vasetto da uno scaffale. L’etichetta diceva MARMELLATA DI ARANCE, ma con sua grande delusione il vasetto era vuoto; Alice non volle lasciarlo cadere, per paura di ammazzare qualcuno sotto, e fece in modo di posarlo sopra una credenza, sempre durante la caduta.
   Giù, giù, sempre più giù. Non c’era altro da fare, ragion per cui Alice riprese ben presto a parlare. […] quando a un tratto, tu-tum! atterrò su un mucchio di ramoscelli e foglie secche, e la caduta finì.
   Alice non si era fatta alcun male, e in un attimo fu in piedi; guardò in alto, ma sopra era tutto buio; davanti aveva un altro lungo cunicolo, in fondo al quale era ancora visibile il Coniglio Bianco che correva. Non c’era un momento da perdere; Alice partì come il vento, e fece appena in tempo a sentirgli dire, mentre svoltava un angolo: «Oh!, orecchi miei, baffi miei, com’è tardi!». Quando svoltò l’angolo a sua volta lo aveva quasi raggiunto, ma il Coniglio non era più in vista; e Alice si trovò in un vestibolo lungo e basso, illuminato da una fila di lampade che pendevano dal soffitto.
   Intorno alla stanza c’erano tante porte, ma tutte chiuse a chiave; e dopo aver percorso prima un lato e poi l’altro, provando ciascuna porta, Alice venne mogia mogia in mezzo al vestibolo, chiedendosi come fare per uscirne.
   Quand’ecco che si imbatté in un tavolinetto a tre gambe, tutto di vetro massiccio: sopra non c’era altro che una minuscola chiave d’oro, e Alice pensò subito che potesse appartenere a una delle porte del vestibolo; ma ahimè! O le serrature erano troppo grandi, o la chiave troppo piccina, sta di fatto che non ne aprì nessuna. Però al secondo tentativo Alice trovò una tenda bassa che prima non aveva notato, e dietro, una porticina non più alta di una quarantina di centimetri; provò la chiavetta d’oro in quella serratura, e con sua grande gioia vide che funzionava.
   Alice aprì la porticina e trovò che dava su un corridoietto non molto più ampio di una tana di topo; s’inginocchiò e guardò lungo il corridoio, e vide che in fondo c’era il più bel giardino che avesse mai visto. Come le sarebbe piaciuto uscire da quel vestibolo buio e andare fra quelle aiuole di fiori vivaci e quelle fontane d’acqua fresca! Ma non riuscì a infilare nella porta nemmeno la testa. (2)
A.G. Howard rielabora la storia di Alice contenuta nelle due opere di Carroll Alice’s Adventures in Wonderland e Through the Looking-Glass and What Alice Found There in modo originale e unico, proponendo una versione del Paese delle Meraviglie inquietante, dalle tinte gotiche e oscure.
Il più grande pregio dei libri della Howard è il suo magnifico stile di scrittura, attraverso il quale riesce letteralmente a circondarci e a immergerci nel suo Paese delle Meraviglie, un luogo ricco di sensazioni, colori, profumi, natura e architetture. Rispetto a Carroll, la Howard è molto più accurata e descrittiva, in quanto si sofferma nella descrizione minuziosa di ambientazioni, personaggi, luoghi e situazioni.
Questo è il passaggio riscritto dalla Howard relativo all’arrivo della protagonista al cospetto della tana del Coniglio. Potete confrontarlo con quello di Carroll che vi ho lasciato poco qui su.
   Sento un rumore di pietre che sfregano contro il metallo mentre la statua si ribalta di lato. Si solleva una nuvola di polvere che pian piano si dissolve, rivelando un’apertura grande quanto l’entrata di un pozzo. […]
   Il terreno sotto le mie mani cede. Lancio un urlo disperato, cercando di aggrapparmi a qualcosa ma stringo solo aria tra le dita mentre precipito nella tana.
   All’interno, il tunnel si allarga. Mi ritrovo a galleggiare in aria come una piuma nel vento e il mio corpo si posiziona in orizzontale rispetto al suolo. […]
   Vediamo scorrere accanto a noi armadi aperti pieni di abiti, mobili, mensole volanti piene di libri, dispense, barattoli di marmellata e cornici senza foto, appesi a casaccio alle pareti del tunnel come se qualcuno ce li avesse attaccati con il velcro. Tutti gli oggetti sono fissati alle pareti di terra del tunnel da grossi tralci di edera che li avvolgono, bloccandoli al loro posto.
   […] A un certo punto, libero un braccio dalla sua presa e afferro un barattolo avvolto in un ramo di edera. Tolgo il coperchio e allungo di nuovo il braccio per lasciarlo sospeso in aria a testa in giù. Dal barattolo fuoriesce un rivolo di marmellata di arance che fluttua accanto a noi mentre continuiamo a scendere giù, giù, sempre più giù. Finalmente i nostri piedi si posano delicatamente a terra, come se qualcuno ci stesse calando con delle corde.
   Vista da quaggiù, l’entrata della tana non è altro che un puntino di luce lontanissimo. Ci ritroviamo in una stanza vuota e senza finestre, illuminata soltanto dal flebile bagliore delle candele sospese a testa in giù nei candelabri. Nell’aria aleggia un forte odore di cera e di polvere. […]
   Mi fermo accanto alle pareti a righe viola, sotto a uno dei candelabri appesi a testa in giù. Il pavimento circolare è rivestito di mattonelle bianche e nere. Sotto ogni candela gocciolante c’è un mucchietto di cera cremosa e profumata grande quanto un formicaio. Non so come sia possibile che gli stoppini rimangano accesi. Anche se la cera si scioglie, le dimensioni delle candele non sembrano diminuire. […]
   Ritorno accanto alle pareti e cerco una via d’uscita. Di tanto in tanto, lungo le pareti ci sono tende di velluto rosso, fermate da corde dorate che terminano con un bella nappa. Le tende sono abbastanza lunghe da poter nascondere una porta.
   Apro la prima, sperando di trovare uno sfarzoso portone antico con una serratura adatta alla chiave che porto appesa al collo. Invece, dietro alla stoffa c’è soltanto un muro. Provo ad aprire un’altra tenda, ma il risultato è lo stesso. […]
   […] Sgattaiolo via tra le sue dita, raggiungo la fine del corridoio e poi, armeggiando con la chiave che ora è grande quanto il mio palmo, apro la porta e mi tuffo nel Paese delle Meraviglie. (3)
(1) Per la scrittura di questo passaggio mi sono aiutata con un saggio presente nell’edizione di Alice nel Paese delle Meraviglie pubblicata dalla Newton Compton. Le parti che ho rielaborato sono in corsivo, il resto è una mia personale interpretazione/riflessione.
(2) Lewis Carroll, Alice nel Paese delle Meraviglie, edizione annotata da Martin Gardner, Rizzoli, capitolo 1
(3) A.G. Howard, Il mio splendido migliore amico, Newton Compton, Capitolo 6


BENVENUTI NEL VERO PAESE DELLE MERAVIGLIE
IL SEGRETO DELLA REGINA ROSSA di A.G. Howard (Splintered #3) è stato pubblicato il 5 MAGGIO 2016 dalla NEWTON COMPTON.
Noi vi diamo l'opportunità di provare a vincerne UNA COPIA. Per farlo, vi basta seguire il blogtour e riempire il form qui sotto.