martedì 8 novembre 2016

ULTIME LETTURE: Il Guanto di Rame + La Chiave di Bronzo di Holly Black & Cassandra Clare, A Torch Against the Night di Sabaa Tahir, La bambina di neve di Eowyn Ivey

CIAO A TUTTI! c:
Ultimamente non sto trovando la concentrazione adatta per scrivere delle recensioni abbastanza lunghe da proporvi in un post singolo, mi vengono con più semplicità dei piccoli commenti in cui esprimo il mio pensiero riguardo una determinata lettura. Per me è un vero e proprio dramma, ma spero che queste piccole-recensioni di gruppo vi piacciano lo stesso e possano essere di aiuto/ispirazione. >//////< Oggi vi parlo di quattro letture che ho svolto più o meno nell'ultimo periodo: il secondo e il terzo libro della serie Magisterium, A Torch Against the Night e La bambina di neve.

La foto è abbastanza schifida ma, quando non ti organizzi e torni ogni giorno alle sette di sera, bisogna accontentarsi.

Il Guanto di Rame + La Chiave di Bronzo
The Copper Gauntlet + The Bronze Key di Holly Black & Cassandra Clare

È inutile negare o comunque camuffare il fatto che in Magisterium non ci sia uno degli elementi caratterizzanti della saga di Harry Potter ma, nonostante questo, da una stessa premessa si possono sviluppare storie sempre diverse, sta alla bravura dell’autore - delle due autrici, in questo caso - nel proporre qualcosa di nuovo e di innovativo che, partendo da qualcosa di già visto, sappia stupire e appassionare continuamente. Il mondo di Magisterium ha tantissimi elementi originali e interessanti - Makar, Creature del caos, Primitivi -, e la storia può certamente assumere prospettive personali, se si sanno sfruttare le sue potenzialità. Dopo aver finito di leggere L’Anno di Ferro, quindi, ero comunque intenzionata a dare al lavoro di Holly Black e Cassandra Clare un’altra opportunità proprio per via della bravura della Clare di saper rinnovare ogni volta lo stesso mondo e quella della Black di crearne sempre di nuovi e originali.
Ho iniziato la lettura de Il Guanto di Rame con molta cautela, ma questo secondo volume non è riuscito a piacermi/convincermi almeno tanto quanto ci era riuscito il primo. Se il secondo libro non è riuscito ad entusiasmarmi, La Chiave di Bronzo ha risollevato mooolto la situazione generale - la storia, il mio parere riguardo questa serie.
Avendo alle spalle la lettura di tre libri, è chiaro che la trama venga gestita sempre allo stesso modo: l’inizio si mantiene sempre abbastanza lento e l’azione è tutta relegata alle battute finali. Ovvero: c’è tutta una parte iniziale relativamente “tranquilla”, in cui Call, Aaron e Tamara cercano di arrivare a fondo di una questione ricorrendo a tutti i mezzi che conoscono (mettendosi anche nei guai) per arrivare, alla fine, alla rivelazione finale.
Ne Il Guanto di Rame, una simile organizzazione - per quanto mi riguarda - ha influito negativamente sulla storia perché, prima di arrivare alla fine, non mi sentivo più coinvolta nelle vicende. Con La Chiave Di Bronzo, invece, è andata meglio per due motivi: sono ritornata ad apprezzare i personaggi e le nuove informazioni/dinamiche introdotte mi sono semplicemente piaciute di più rispetto a quelle del precedente volume.
Non so perché ma nel secondo libro Holly Black e Cassandra Clare hanno trasformato i loro personaggi nella versione odiosa di loro stessi: Aaron viene descritto in modo talmente perfetto che diventa inevitabilmente piatto e noioso; Tamara ha le trecce, è brillante, è ricca… okay, volete dirmi anche altro, per favore? Call mantiene il suo personaggio come lo abbiamo conosciuto ne L’Anno di Ferro, solo con qualche “paranoia” in più che mi piace sempre seguire. Ne La Chiave di Bronzo sono ritornata ad apprezzare Aaron e Tamara, e mi è piaciuto il modo in cui è stato descritto e si evoluto il rapporto di amicizia tra i tre ragazzi, nonché il dibattito interiore di Call,
L’aspetto che però più mi preme sottolineare di Magisterium - e che per me rappresenta una sorta di limitazione alla stessa serie - è il fatto che è come se si cercasse di non andare troppo a fondo di quello che viene detto, rimanendo su un certo grado di superficialità che non riesce mai a soddisfarmi del tutto.
Faccio un esempio: Quando si tratta di magia, mi aspetto che si parli di magia (la magia presa in esame può essere di qualunque tipo, non è importante). Parlando per Magisterium, per me è fondamentale assistere, ad esempio, alle lezioni degli studenti, conoscere il modo in cui vengono addestrati e comprendere bene il funzionamento dei vari incantesimi, non per sommi capi. Non so se è solo una mia particolare esigenza, ma mi piacerebbe che ci si focalizzasse di più su questo particolare aspetto perché spesso e volentieri ci si perde a raccontare di episodi o di dettagli che a me non interessano e non sono utili nemmeno ai fini della trama. Con questo non voglio dire che tutto deve essere finalizzato allo sviluppo della trama perché è giusto che ci siano episodi di questo tipo, ma  quando c’è molto altro di cui parlare di cui, effettivamente, si parla poco è fastidioso. È come se ci fossero dei paletti che le due autrici non vogliono sorpassare.
Magisterium però continua a piacermi e a incuriosirmi, nonostante tutti i difetti di cui ho parlato. Quello che personalmente mi frega, in questa serie, è che il colpo di scena arriva sempre alla fine ed è un colpo di scena sempre interessante che inevitabilmente mi fa scegliere di proseguire la lettura. Non voglio fare l’antipatica della situazione ma questa è un’ottima mossa di marketing, e io ci casco in pieno• ★ ★ ★ ½ ☆ Good. :)


A Torch Against the Night
di Sabaa Tahir

An Ember in the Ashes mi era piaciuto tanto, tantissimo; l’ho trovato un fantasy / distopico davvero ben fatto, con una trama avvincente e personaggi interessanti. Una delle migliori letture dell’anno scorso, in poche parole, e, nonostante dovesse essere uno stand-alone, per una volta mi sono ritrovata d’accordo con l’autrice nel proseguire la sua storia. Purtroppo A Torch Against the Night non mi è piaciuto per niente: tanto ho amato An Ember in the Ashes e tanto ho odiato A Torch Against the Night.
In ATATN non c’è una vera e propria trama: a mio avviso, si va semplicemente da un punto A a un punto B. Sabaa Tahir ha deciso di non concentrarsi tanto sull’azione, in questo libro, ma sullo sviluppo psicologico dei suoi personaggi: Elias deve fare i conti con i suoi sensi di colpa per tutto ciò che è stato costretto a fare nel libro precedente; Laia, per poter salvare suo fratello, deve prendere delle decisioni difficili, molto spesso sbagliando. Il mio problema non è stata la mancanza di azione o il concentrarsi per la maggior parte sulla psicologia di questi personaggi perché mi piace sempre leggere un buon libro, anche piuttosto tranquillo, in cui ci si prende un momento per avere a che fare con se stessi, per ri-conoscersi dopo che qualcosa è cambiato; il problema, dicevo, è che tutto ciò avviene in maniera stucchevole, fastidiosa, snervante: si ricorrono ai soliti meccanismi YA che sinceramente mi hanno abbastanza stufato, come la geometria amorosa e le solite frasi fatte (You are my temple. You are my priest. You are my prayer. You are my release.).
Mi è piaciuta molto Helene, invece, che per me è stato il personaggio più consistente: è divisa tra la fedeltà verso la sua famiglia e l’Impero e il forte legame che condivide con Elias ma non può sottrarsi agli obblighi del suo ruolo, quindi mette sempre in discussione le sue decisioni.
In poche parole, con ATATN non è scattata quella scintilla che c’è stata invece per AEITA. Per me, il primo libro è di gran lunga migliore del secondo. Non lo sconsiglio a priori perché personalmente non vedevo l’ora di leggerlo, credo che ATATN non abbia semplicemente funzionato con me (forse perché mi aspettavo troppo?). • ★ ☆ ☆ ☆ ☆ Yuck. >.<

La bambina di neve
The Snow Child di Eowyn Ivey

La bambina di neve è una storia incantevole e un po’ magica, delicata e malinconica, che ha come tema centrale l’indissolubile legame tra amore e dolore che caratterizza particolari rapporti famigliari e di amicizia, con la persona amata e con la natura.
Tutto inizia come la più tipica delle fiabe: Mabel e Jack sono moglie e marito, un’anziana coppia senza figli che si è trasferita in Alaska in seguito a una tragica perdita e che, quasi per magia, si ritrova ad ospitare ogni inverno una bambina venuta dal nulla.
Mabel e Jack sono soltanto due dei protagonisti di questo libro. Tutto comincia con loro ma, man mano che si va avanti nella lettura, con l’aprirsi di questa donna e di questo uomo al mondo, i due lasciano il posto ad altri importanti personaggi di questa storia. All’inizio, infatti, conosciamo una Mabel e un Jack che non sono riusciti ad andare avanti dopo l’evento che ha segnato in negativo le loro vite, che si sono chiusi sempre più in loro stessi, che hanno alzato barriere non sono l’uno con l’altra ma anche con il resto della comunità. Mabel desidera più di ogni altra cosa avere un bambino e Jack si sente impotente davanti alla depressione che attanaglia la vita della moglie, e l’unica cosa a cui riesce a pensare per non pensare è quella di occuparsi delle risorse necessarie per far fronte ai lunghi e rigidi inverni dell’Alaska. La tristezza regola le loro vite ma, una notte, quando tutto sembra ormai perduto, Jack si abbandona al desiderio della moglie di realizzare un pupazzo di neve. Da questo esatto momento, una bambina entra a far parte delle loro vite, prima come piccola ombra e poi come una presenza sempre più stabile e costante. L’arrivo di Pruina dà un senso alla vita di Mabel e Jack, che ritrovano fiducia in loro stessi, nell’altro e anche nelle altre persone, trovando dei fedeli amici in Esther, George e i loro tre figli.
Il processo di consolidamento interiore di Mabel e Jack è affiancato dalla crescita di Pruina e Garrett, il figlio minore di Esther e George. Pruina è reale o è no? È una bambina di neve, una fata, un’orfana? È un’essenza sfuggente, e tale rimarrà agli occhi del lettore fino alla fine del romanzo. Garrett è il fratello minore, quello spensierato, che ha progetti tutti suoi per il futuro ma che, con il passare degli anni, metterà la testa sulle spalle, diventando sempre più consapevole di ciò che realmente desidera e delle sue responsabilità.
L’ambientazione sembra amplificare i sentimenti dei personaggi e mettere il lettore in una posizione in cui è capace di toccare le loro anime e le corde del loro cuore, tra montagne innevate e notti silenziose in cui l’unico suono che si sente è l’ululare dei lupi.
È stata una lettura davvero molto bella e d’ispirazione, che vi consiglio assolutamente. • ★ ★ ★ ★ ½ Awesome! :D

2 commenti:

  1. Voglio assolutamente leggere La bambina di neve *-*
    Però mi ispirava anche il primo di Sabaa Tahir..

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    Risposte
    1. La bambina di neve è bellissimo. *w*
      Il primo della Tahir è spettacolare, non riesco ancora a capacitarmi del fatto che il secondo mi abbia fatto sch- *ehm*

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Ti ringrazio per il tuo pensiero. ♡