venerdì 15 luglio 2016

RECENSIONE: La valle delle bambole di Jacqueline Susann

BONJOUR!
Non pensavo di riuscire a pubblicare una recensione, e invece ce l'ho fatta! :D Non avevo la certezza assoluta di essere in grado di parlarvi di questo romanzo specifico, ma con molta soddisfazione devo dire di essere riuscita a mettere insieme i miei pensieri. Quello che ho scritto non fa molto 'recensione' (ma quello che scrivo non lo fa mai, quindi...), ma è piuttosto un 'pensiero', appunto. Vi lascio leggere e fatemi sapere cosa ne pensate di questo libro, se lo avete letto e tutte quelle domande a mo' di interrogatorio che vi faccio sempre! :3


La valle delle bambole
Valley of the Dolls di Jacqueline Susann

Sonzogno  30 Giugno 2016  523 pagine  19,00 €  ITA
La Seconda guerra mondiale è finita da poco e - per chi è giovane e intraprendente come Anne, Neely e Jennifer - New York rappresenta il Grande Sogno. Le tre ragazze, che arrivano dalla provincia americana, approdano a Manhattan per cercare fortuna. E, a loro modo, la trovano: una recita nei musical di Broadway, un'altra lavora nella pubblicità, la terza riesce a sposare un attore-cantante famoso. Poco per volta, però la buona sorte le abbandona. E allora, per tirare avanti, l'unica consolazione restano le "bambole" ovvero, nel gergo di quegli anni, le pasticche che servono a trovare un po’ di pace o di eccitazione. Finché anche quelle non si trasformano in uno strumento di autodistruzione... Pubblicato nel 1966, La valle delle bambole di Jacqueline Susann fu uno dei più clamorosi casi editoriali della letteratura americana, arrivando a vendere nel mondo oltre 30 milioni di copie (come Via col vento). Al grande success contribuiva l'aura scandalosa di una prosa che metteva in scena, con linguaggio schietto, storie d'amore e di sesso, ma che, soprattutto, intercettava i cambiamenti nei costumi di massa. L'autrice era un'esordiente non più giovanissima, eppure incantava poiché riusciva a toccare, con voce autentica e senza autocensure, i temi brucianti della vita delle donne: il piacere, il lavoro, l'amore, il matrimonio.

My rolling thought
Nessuno dovrebbe rinunciare a un sogno senza dargli una possibilità di avverarsi.
Pubblicato per la prima volta nel 1966, la Sonzogno ha recentemente ristampato a distanza di cinquant’anni La valle delle bambole di Jacqueline Susann. Quello che venne definito come “un classico della cultura pop” non è altro che la storia di tre ragazze che, al termine della Seconda Guerra Mondiale, si trasferiscono a New York per trovare la loro strada, finendo per essere risucchiate nell’affascinante mondo della recitazione e dello spettacolo. Seguiamo quindi, nell’arco di circa vent’anni, le storie di Anne Welles, giovane donna di provincia che, senza troppe difficoltà grazie al suo aspetto fisico, riesce a trovare un impiego in un’agenzia che lavora con le stelle dello spettacolo; Neely O’Hara, una ragazza di grande talento che desidera ardentemente lavorare nei musical di Broadway; e Jennifer North, la stella che sogna di sposare l’uomo che ama.
Ciò che mi ha attirato di questo libro e che mi ha spinto a leggerlo è stata essenzialmente la trama. Non conoscevo questo libro né tanto meno l’autrice, ma ho pensato che sarei potuta ritrovarmi a leggere una storia con protagoniste delle giovani ragazze piene di sogni e speranze che cercano con tutti i mezzi a loro disposizione di raggiungere l’obiettivo della loro vita, in un periodo di rinascita e in un luogo pieno di opportunità. Quella che mi aspettavo, in sostanza, era una storia alla GIRL POWER.
In realtà non è stato così: la storia racchiusa in La valle delle bambole è una storia completamente diversa da quella che immaginavo, e quando me ne sono accorta mi sono detta, come faccio sempre, che questo non è necessariamente un male perché il libro sarebbe potuto rivelarsi una bella sorpresa. Purtroppo la storia in sé non mi è piaciuta e non mi ha convinto al 100%, e non sto tenendo conto delle aspettative che avevo. Ho apprezzato invece le tematiche che ha affrontato l’autrice e il modo in cui lo ha fatto, senza veli e senza censure, in modo diretto e tagliente, che è poi il modo più efficace per trasmettere un messaggio e mettere le persone davanti al fatto compiuto.
La prima parte del romanzo, in tutta sincerità, mi stava anche piacendo e stavo apprezzando quello che stavo leggendo; il problema è arrivato dopo questa prima parte, quando le storie di Anne, Neely e Jennifer sono iniziare a entrare nel vivo e a intrecciarsi tra di loro. Le loro storie personali mi sono piaciute molto, ma secondo me tutto il contorno le ha appesantite molto: avevo l’impressione di star leggendo il manuale per la perfetta star degli anni Sessanta, ma sicuramente la Susann sapeva ciò che stava dicendo perché la sua carriera, almeno agli inizi, è stata molto simile a quella delle sue ragazze. Comunque sia, resta il fatto che, per me, la lettura non è stata agevole e dinamica tra tutte queste questioni di avvocati e contratti.
Detto ciò, si deve a Jacqueline Susann il merito di aver toccato delle tematiche importanti e di averlo fatto in un modo davvero molto interessante, considerando l’anno in cui è stato scritto questo libro. Dico questo perché diverse di queste tematiche sono ancora oggi un tabù (e siamo nel 2016!), quindi mi sono messa a pensare a come dovesse essere cinquant’anni fa parlarne, lo scalpore che La valle delle bambole ha provocato in paesi con una mentalità patriarcale, conservatrice e legata alle proprie tradizioni.
La Susann parla di emancipazione femminile, sia economica che di pensiero, in un momento in cui il corpo della donna sembra essere il suo unico tesoro per vincere, perché una donna a venticinque anni è considerata vecchia, deve aver già trovato marito e messo su famiglia; ma la Susann parla anche di maschilismo, sessismo, omosessualità, aborto, adulterio, malattia mentale, corruzione e arrivismo. Un ampio ventaglio, a cui si aggiungono quelle che venivano chiamate “bamboline”, cioè gli psicofarmaci che venivano assunti dalle stelle dello spettacolo quando l’ascesa al successo e le responsabilità non portavano altro che paura e depressione, e l’unica soluzione per affrontare la vita era annebbiare la mente. In tutto ciò, Jacqueline Susann non dimentica di parlare di amicizia, amore, solitudine e delusione, scaturita da sogni e aspettative che a vent’anni sembravano tutto ma che a quaranta si sono schiantati con la realtà e sono andati distrutti.
Riassumendo tutto ciò, La valle delle bambole mi è piaciuto o non mi è piaciuto? Lo consiglio o non lo consiglio? Onestamente non so se mi è piaciuto, quindi non riesco a dirvi se ve lo consiglio oppure no, perché questa esperienza di lettura è stata molto strana. La mia confusione non dipende dalle aspettative deluse, ma proprio dal fatto che la storia non mi ha convinto in tutto e per tutto, ma mi sono piaciuti i temi trattati, tenendo conto sia del modo in cui l’autrice ne ha parlato e dell’impatto che questo libro ha avuto negli anni Sessanta. Posso solo dire: provatelo! Indipendentemente dal fatto che alla fine vi piaccia oppure no, La valle delle bambole vi lascerà sicuramente qualcosa e vi farà riflettere.

★ ★ ½ ☆ ☆
Meh. :/

4 commenti:

  1. Devo dire che un po' mi ispirava, ma non ero convintissima. Questa tua recensione mi frena un po' di più nell'acquisto, ma non è detto che non decida comunque di leggerlo, prima o poi :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se ti incuriosisce anche solo un po', è sempre meglio farsi un'opinione personale :D magari a te può piacere!

      Elimina
  2. Allora, la tua recensione mi incuriosisce, poi vado a vedere il rating che hai dato e la curiosità passa un po'...credo aspetterò ancora un pochino per vedere se il libro riuscirà a trasmettermi vibrazioni positive u.u
    LE TUE RECENSIONI SONO SEMPRE INTERESSANTI E BEN SCRITTE!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. allora meno male che hai letto la recensione e non ti sei basata unicamente sul voto che ho dato. v.v speriamo ti dia qualche tipo di vibrazione al più presto!
      grazie. o.ò

      Elimina

thank u.
i love reading your rolling thoughts.♡