venerdì 15 aprile 2016

LE MISS MOVIE: Joy di David O. Russell

HELLO, people!
Come ogni 15 del mese, Francy @ NEVER SAY BOOK e io torniamo a parlarvi di un nuovo film; questa volta la scelta è toccata a Francy, che mi ha fatto vedere una pellicola recentissima - JOYQuando vedo un film tratto da una storia vera, mi piace andare alla ricerca dei veri protagonisti e cercare di capire quanto c'è di inventato dal regista e quanto invece aderisce alla realtà. Per Joy vi segnalo questo articolo (in inglese) molto carino: CLICK.


JOY
Joy di David O. Russell

28 Gennaio 2016  124 minuti  DRAMMATICO
Joy è la storia turbolenta di una donna e della sua famiglia attraverso quattro generazioni: dall’adolescenza alla maturità, fino alla costruzione di un impero imprenditoriale che sopravvive da decenni. Liberamente ispirato alla vita di Joy Mangano, inventrice di prodotti per la casa di enorme successo e star delle televendite americana, Joy ci trasporta nel mondo dell'umile ma travagliata famiglia Mangano e della figlia ribelle che è partita dal nulla per creare un impero. Animata da un forte istinto creativo, ma anche dal desiderio di aiutare le persone intorno a sé, Joy dovrà affrontare il tradimento, l'inganno, la perdita dell'innocenza e le ferite dell'amore prima di trovare la forza ed il coraggio di inseguire i propri sogni. Il risultato è una commedia umana e toccante su una donna alle prese con lo spietato mondo del commercio, col caos della sua famiglia e con i misteri dell'ispirazione creativa. E sulla sua capacità di trovare, in mezzo a tutto ciò, la felicità.

My rolling thought
Siamo rimaste nascoste per diciassette anni. Inventavamo tante cose diciassette anni fa, poi tutto è finito, che è successo? Quando ti nascondi sei al sicuro perché le persone non ti vedono, ma la cosa buffa del nascondersi è che sei nascosto anche a te stesso.
Joy è la trasposizione cinematografica della vita dell’inventrice e imprenditrice americana Joy Mangano, portata sul grande schermo da David O. Russell. Concentrandosi in particolar modo sulla narrazione degli eventi legati all’ideazione, alla nascita e al lancio della prima e più famosa invenzione della donna, il Miracle Mop, il regista americano non fa altro che raccontare al grande pubblico l’ennesimo esempio di sogno americano, quell’AMERICAN DREAM che non è altro che la speranza condivisa dalle donne e dagli uomini americani di poter raggiungere un determinato tenore di vita e di agiatezza economica attraverso il lavoro, il coraggio e la determinazione.
Il lavoro di David O. Russell rappresenta esattamente uno di quei casi in cui quello che ho visto, alla fin fine, non mi è dispiaciuto molto, ma non mi ha nemmeno convinto particolarmente. È un film tutto sommato buono, ma non brillante o eccezionale, che non andrò volontariamente a ricercare per una seconda visione perché una mi è più che sufficiente.
Le due ore di pellicola trascorrono abbastanza facilmente, ma personalmente non ho trovato appigli particolari ai quali potermi agganciare per seguire le vicende con vero e genuino interesse. Il linguaggio scelto da Russell, poi, a metà tra soap-opera e racconto fiabesco, non mi ha fatto impazzire più di tanto; una scelta che potrei giustificare solo alla luce di voler dipingere in modo ancor più eclettico la caratteristica famiglia della protagonista e la protagonista stessa. Questa commistione di generi lascia spazio anche ad un paio di salti temporali - prolessi e analessi più o meno brevi - che fanno un po’ il punto della situazione, da intendere quasi come piccoli appunti per lo spettatore che suggeriscono l’idea del “punto di partenza” e del “punto di arrivo” della vita professionale di una donna, nonostante tutto, tenace e determinata, la SELF-MADE WOMAN.
La storia di Joy e della sua invenzione si snoda attraverso diverse tappe, una sequenza lineare e ordinata di eventi in cui si susseguono speranza - determinazione - illusione - sconfitta - rivincita. Mi aspettavo una certa dose di drammaticità, ma sono contenta di non aver trovato momenti narrati con troppa finzione o forzatura; eppure, una poca profondità e una certa non accuratezza mi hanno fatto percepire la storia 'troppo semplice' - la complicazione che porta alla disfatta c’è, ma nel giro di poche scene/secondi è tutto risolto.
Una piccola curiosità me l’hanno messa i personaggi secondari, ovvero la famiglia di Joy, quattro generazioni che riescono a rimanere in piedi poggiando sulle spalle forti ma esauste di questa donna che deve dividersi tra i due figli piccoli, una madre auto-segregatasi nella sua stanza che passa il tempo a guardare soap-opere, una sorellastra che la contrasta in tutti i modi possibili, e un ex-marito (più migliore amico, che ex-marito) e un padre che dividono lo scantinato. Sono rimasta colpita dalla loro particolare caratterizzazione e dalle relazioni che intercorrono tra i diversi membri della famiglia, ma secondo me non sono stati sfruttati al massimo delle loro potenzialità.
Commentando il lavoro degli attori: Hanno reso bene i loro personaggi, ma si sono limitati ad interpretarli e a rimanere nella loro zona sicura. Jennifer Lawrence occupa tutta la scena, e il suo lavoro l’ha fatto, ma spesso non riuscivo a trovarla pienamente convincente forse per via di un ruolo che non le si cuce perfettamente addosso. Ho visto poco o nulla della filmografia degli altri attori, ma sicuramente non consiglierei Joy per conoscerli.
Non conoscevo Joy Mangano e la sua storia, quindi è stato interessante e piacevole poterla conoscere meglio e scoprire le sue invenzioni, ma continuo a domandarmi se avevamo proprio bisogno di un film sulla sua ascesa professionale. In ogni caso, di questo film mi rimarrà il buon ricordo di come la determinazione, la tenacia e le buone idee possano cambiare la vita di una persona, e che non bisogna mai perdere la propria scintilla anche quando la vita si inasprisce e sembrano sparire improvvisamente tutte le vie di fuga.

★ ★ ½  ☆
Meh. :/


FRANCY’S ROLLING THOUGHT
When you're hiding you're safe, because people can't see you. But funny thing about hiding: you're even hidden from yourself.
Quando inizio una recensione con una citazione è un buon segno. In questo caso vuol dire che Joy mi ha colpito diventando una di quelle storie che ti entrano nel cuore e non hanno alcuna intenzione di andarsene. Stanno lì, in attesa di essere trasformate in esempi da seguire quando non sai che fare o meglio in motivazione, quando proprio vorresti buttare via la tua vita perché la credi senza senso. Nei momenti in cui ti senti sotto pressione perché la società pretende troppo da te, non capendo che il tempo scarseggia così come il denaro, questi sono i film che ti illuminano il fondo del tunnel con una lampadina piena di speranza. Certo, forse soltanto per quell'oretta o due che consiste nella loro durata ma intanto ti scalda il cuore con potenza. 
I temi trattati e la delicatezza con cui ciò viene fatto è sensazionale. Si parla di una donna forte ma con una fragilità realistica: vediamo una giovane che ogni giorno deve badare alla madre, incallita amante delle più smielate telenovelas, che ha smesso di amare la vita dal divorzio avvenuto anni prima ma non solo. Joy stessa si è separata dal marito ma quest'ultimo è ancora un amico sul quale può fare affidamento; peccato che viva nella scantinato della sua stessa casa. Ovviamente non mancano i problemi che derivano da una sorella gelosa, da un padre particolare e da figli piccoli, bisognosi di continuo affetto. A tutto ciò aggiungiamoci un lavoro: la condizione economica della famiglia grava in buona parte su di lei. Ed eccola. Torna a casa stremata, piena di responsabilità e pensieri. Ma la giornata non è finita: deve badare alla casa e occuparsi delle faccende domestiche non è un gioco da ragazzi. 
Una tematica che ho apprezzato particolarmente è quella della creatività. Ovviamente non l'intero film si basa su questo aspetto della protagonista ma ha certamente un ruolo chiave nello sviluppo della narrazione. Joy era una bambina che amava dar forma alla carta con le proprie allegre manine fin quando la gioia dell'infanzia aveva lasciato spazio ad una delusione troppo ingombrante per il suo cuore. La creatività però non muore mai. Per anni è rimasta in riposo nei meandri più nascosti della sua personalità per poi venir fuori con impeto, come se fosse proprio quella ciò che mancava per portarle un sorriso in più nelle sue giornate tanto estenuanti. 
Degno di nota è anche il lavoro degli attori e del regista. Sono rimasta colpita anche dal modo in cui vengono fatte le riprese, che ricordano pesantemente quelle de Il lato positivo, un altro film che mai mi stuferò di riguardare di tanto in tanto. Jennifer Lawrence può interpretare davvero i ruoli più disparati: la sua credibilità come madre matura e donna intraprendente ma nel contempo fragile raggiunge livelli altissimi. In più la sua recitazione è avvalorata dai toni pacati della sua voce quando è necessario e da una fermezza in ciò che esprime quando invece è ciò che serve. Non si smentiscono nemmeno Bradley Cooper, che però avevo apprezzato ancor più ne Il lato positivo ma forse per il personaggio che interpretava, e Robert De Niro.

♥♥♥♥♥

2 commenti:

  1. Concordo con Veronica, questa volta.
    Una soap, con una Lawrence esageratissima.
    Parlava di scope come se fossero il vaccino per l'ebola, bah. ;)

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    1. ecco v.v il tuo commento mi rincuora.

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