venerdì 2 dicembre 2016

BLOGTOUR: Il martello di Thor di Rick Riordan - Tappa #4 - Differenze tra i protagonisti di Riordan + Sondaggio su chi preferite!


HELLO!
Oggi mi trovo a portare avanti il blogtour dedicato all’uscita di Il martello di Thor di Rick Riordan iniziato questo martedì. In fondo al post troverete il calendario con tutte le tappe per leggere gli approfondimenti di cui ci siamo occupate le altre ragazze e io, vi consiglio di non perdervene nemmeno uno perché abbiamo pensato anche questa volta a tappe originali e simpatiche per riprendere in mano il mondo divino creato da Riordan e prepararci alla lettura di questa nuova avventura. In questa tappa mi occuperò della presentazione e del confronto tra i vari protagonisti di ogni serie. :)


Protagonisti delle serie di Rick Riordan sono i semidei, ragazzi metà mortali e metà dei nati dall’unione di un genitore mortale e uno divino. Possiedono un’anima mortale e sono soggetti all’invecchiamento e alla morte, ma possiedono abilità speciali legati alla natura del loro genitore divino. Hanno riflessi sopra la media, affinità con il latino o il greco, sono iperattivi e dislessici… insomma, grazie tante, *inserire nome di un dio a piacere*! Quando un semidio raggiunge una certa età, generalmente il periodo dell’adolescenza, i suoi poteri iniziano a manifestarsi; allo stesso modo, i mostri sono capaci di rintracciarlo e attaccarlo. A questo punto, un satiro (di solito) riesce a recuperare il semidio in questione e a scortarlo al suo Campo di appartenenza, in cui verrà riconosciuto dal suo genitore divino e potrà intraprendere il suo percorso di addestramento.

Percy Jackson and the Olympians
I primi due semidei nati dalla mente di Rick Riordan sono Percy Jackson e Annabeth Chase, il nostro testa d’alghe e la nostra ragazza saggia. PERCY è figlio di Sally Jackson e Poseidone, ha i capelli neri e gli occhi color mare. In qualunque situazione si trovi, riesce a cacciarsi in mezzo ai guai. La sua arma è Vortice, una penna che si trasforma in una spada di bronzo celeste quando si toglie il tappo. ANNABETH è figlia di Frederick Chase e Atena, ha i capelli biondi e gli occhi grigi. Con sua madre, condivide le qualità di saggezza e strategia militare, sogna di diventare un architetto e possiede un cappellino degli Yankees che la rende invisibile, dono della stessa Atena.

The Heroes of Olympus
Ad Annabeth e Percy si aggiungono presto altri semidei appartenenti al Campo Mezzosangue o al Campo Giove. Tra i greci troviamo Piper McLean, Leo Valdez e Nico Di Angelo; tra i romani Jason Grace, Hazel Levesque, Frank Zhang e Reyna Avila Ramirez-Arellano.
PIPER è figlia di Afrodite e dell’attore Trista McLean, ha origini cherokee, i capelli color cioccolato acconciati in una treccia decorata con delle piume e gli occhi che virano dal blu, al verde e al nocciola. Possiede il dono della lingua ammaliatrice e la sua arma è katoptris. LEO è lo scoppiettante figlio di Efesto ed Esperanza Valdez. Ha i capelli ricci e neri e gli occhi castani, un gran senso dell’umorismo e la tendenza ad infatuarsi delle ragazze carine. Possiede una cintura di attrezzi da cui può estrarre qualsiasi strumento per costruire qualunque cosa. NICO è figlio di Ade e di Maria di Angelo, ha origini italiane e un passato particolarmente tormentato - così come il suo presente. Conosciamo il suo personaggio dalla precedente serie, ma qui acquista un ruolo più significativo e incisivo.
JASON è figlio di Giove e di Beryl Grace, ha i capelli biondi e gli occhi azzurro ghiaccio. Può controllare le correnti d’aria e i fulmini, ed è molto competitivo nei confronti di Percy. HAZEL è figlia di Plutone e Marie Levesque, ha la pelle color cioccolato, i capelli ricci e neri e gli occhi castani. Può controllare e rintracciare ogni tipo di materiale prezioso, seppur con una buona dose di conseguenze negative. Ha un passato travagliato, un po’ come Nico. FRANK è figlio di Marte ed Emily Zhang. Ha origini asiatiche, i capelli corti e scuri e gli occhi neri. All’inizio è un po’ goffo e in sovrappeso, non proprio il tipico figlio di Marte, ma nell’arco della serie subirà un notevole cambiamento. Il suo destino è legato ad un bastoncino di legno ed è molto bravo con arco e frecce. REYNA è figlia di Bellona, dea della guerra, e pretore del Campo Giove. Ha i capelli e gli occhi neri, e nel corso della serie il suo personaggio diventerà sempre più fondamentale nella risoluzione delle vicende.

The Trials of Apollo
Protagonista assoluto di questa serie è APOLLO, lo sfavillante dio delle arti, della musica, della profezia, della poesia, della medicina, delle pestilenze e della scienza — e chi più ne ha più ne metta. Punito da Zeus per alcune vicende legate alla precedente serie, viene gettato giù dall’Olimpo e trasformato in un mortale adolescente di nome Lester Papadopoulos. Vagando per le strade di New York alla ricerca di Percy per trovare una soluzione alla sua condizione, si imbatte nella giovane Meg McCaffrey.

The Kane Chronicles
Protagonisti delle Kane Chronicles sono i fratelli Kane, Carter e Sadie, figli di Julius e Ruby Kane e discendenti di due dinastie di faraoni molto importanti. CARTER è il fratello maggiore, ha gli occhi e i capelli neri e, dopo la morte della madre, ha vissuto con suo padre, un famoso egittologo, in giro per il mondo. È il più riservato e studioso tra i due, e invidia la vita “normale” della sorella SADIE, che è stata affidata alle cure dei nonni a Londra. Sadie ha i capelli color caramello e gli occhi blu, e un carattere che è praticamente l’opposto di quello del fratello. La famiglia Kane può riunirsi solo due volte l’anno.

Magnus Chase and the Gods of Asgard
Dopo semidei greci, romani ed egiziani, arriviamo finalmente al nostro Magnus Chase! MAGNUS ha sedici anni, vive a Boston, è un senzatetto e nell’aspetto è identico a Kurt Cobain. È figlio di Freyr, il dio norreno della fertilità, della pioggia e dell’amore, e Natalie Chase, ed è il cugino di Annabeth. Vive all’Hotel Valhalla insieme ad altri semidei norreni e al momento è accompagnato nelle sue avventure da SAMIRAH al-Abbas, valchiria e semidea. Ha un carattere molto ironico, tratto che lo accomuna a Percy.


* * *

The Trials of Apollo e Magnus Chase and the Gods of Asgard sono due serie che si trovano solo all’inizio; sicuramente, andando avanti, si arricchiranno di nuovi e interessanti personaggi. Alcuni potenziali compagni di Apollo e Magnus sono già stati presentati, basta solo aspettare per capire chi di loro acquisirà un ruolo più definito. :-)
Le diverse serie sono legate tra di loro dal fatto che i personaggi sono mobili, nel senso che i personaggi di una serie fanno delle vere e proprie comparse in un’altra serie. Ad esempio, nelle Kane Chronicles Sadie e Carter incontrano Annabeth e Percy, e questo è possibile perché gli dei greci, quelli romani, egiziani e norreni convivono tutti nello stesso mondo, non sono universi separati tra di loro.
Ma la caratteristica principale dei libri di Riordan è che i personaggi sono tutti diversi tra loro, non rientrano nel tipico canone del protagonista occidentale affascinante e privilegiato. I ragazzi di Riordan provengono da ogni parte del mondo, hanno abitudini diverse, caratteristiche fisiche diverse, stili di vita diversi… ed è fantastico perché è la rappresentazione del mondo reale, ogni lettore può ritrovarsi in un determinato personaggio o comunque può ritrovarvi una propria caratteristica. Di questo, vi parlerà meglio Vanessa nella sua tappa. c:

* * *

È arrivato il momento del sondaggio! Ora dovete dirci quale tra i personaggi di Riordan preferite e magari anche il perché nei commenti. È una richiesta che per alcuni di voi potrebbe essere molto facile e per altri difficilissima; per me è una richiesta mostruosa perché non riesco proprio a sceglierne uno su tutti. Ho i miei preferiti, certo, ma è come se fossero diventati degli amici e ognuno di loro ha quella particolare caratteristica che apprezzo o in cui mi ritrovo.


Chi è il tuo personaggio preferito?














pollcode.com free polls

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STAY DEMIGOD!
IL MARTELLO DI THOR di Rick Riordan (Magnus Chase and the Gods of Asgard #2) è uscito il 29 NOVEMBRE 2016 in tutte le librerie, pubblicato dalla MONDADORI.

Questo luuuuungo post è giunto alla sua conclusione! Spero che non vi abbia annoiato e che sia stato di vostro interesse. Io vi do appuntamento alla prossima tappa e vi saluto. *ABBRACCIO*.

martedì 29 novembre 2016

☂ NOVEMBER BOOK HAUL ☂

Ciao a tutti!
Novembre non è un mese che mi piace particolarmente, mi angoscia un sacco e mi deprime a livelli assurdi. Come ho detto nel post precedente, però, apprezzo il clima perché non sono proprio per niente una figlia dell’estate. Non so se a qualcuno di voi capita la stessa cosa o comunque qualcosa di simile, nel caso fatemelo sapere. Per risollevare il mio animo e quello di tutti coloro che si sentono come me, mi metto a parlare dei libri che mi hanno raggiunto in casa durante questo mese.


Premetto che sarà un post davvero piccolissimo perché non ho molti libri da mostrarvi e di alcuni vi ho già parlato, quindi vi lascio i link se volete leggere il mio parere.
C’è un motivo ben preciso che spiega perché non ho molti libri di cui parlare, ed è questo: come molti di voi già fanno, ho deciso di mettere in atto la pratica di leggere un buon numero di libri prima di acquistarne altri. Devo dire che ci sto riuscendo discretamente... e ultimamente mi sento anche soddisfatta perché sto leggendo più velocemente di quanto abbia fatto nelle ultime settimane.
WILDWOOD e MODERN WITCHES sono acquisti di Ottobre, ma mi sono arrivati solo a Novembre. Wildwood me l’ha mandato Denise @ READING IS BELIEVING, che si è ricordata che volevo leggerlo e quindi mi ha chiesto se mi interessava ancora. Inoltre, le ho commissionato quella volpina troppo dolcina di cui mi aveva fatto vedere la bozza che riprende la grafica del suo blog. È troppo carinaaa! Ce l’ho sulla libraria e ogni volta che la vedo mi mette allegria. (Sto facendo pubblicità occulta, sì.) Di Modern Witches vi ho parlato QUI.
LA CHIAVE DI BRONZO è l’unico arrivo libresco di Ottobre ma, siccome ho dedicato il precedente book haul alla mia esperienza di Lucca, mi sembrava invasivo inserirlo. Mi è stato gentilmente inviato dalla Mondadori e ne ho già parlato QUI insieme al secondo volume della serie, Il Guanto di Rame.
Anche LA RAGAZZA DEI LUPI mi è stato inviato dalla Casa Editrice, sotto mia richiesta. Ringrazio tanto Giulia per avermi accontentato. Ve ne parlo QUI.
In due momenti diversi di depressione acuta (a cui ho accennato nell’introduzione del post), ho preso UPROOTED, FORTUNATELY, THE MILK e HILDA E IL TROLL.
Per un buon periodo di tempo, ho sognato Uprooted in ogni istante della mia vita. Quando sono stata a Londra l’anno scorso non riuscivo a staccarmene, giravo attorno a quel banchetto e come se ci avessi lasciato su un pezzo di cuore. Non l’ho mai preso perché l’edizione in rigida ha il suo costo. ç.ç Qualche settimana fa mi sono decisa per la brossura e devo dire che è un’edizione molto bella; insomma, non mi pento di averlo preso così, mi piace anche di più.
Fortunately, The Milk l’ho preso per questi motivi: a) continuare la mia collezione di Neil Gaiman, b) disegni di Skottie Young, c) volevo provare a leggere Gaiman in inglese.
Hilda è un po’ come Uprooted: ha infestato le mie notti per mooolto tempo e finalmente mi sono decisa. Ho adorato l’avventura di Hilda in questo primo volume, non vedo l’ora di continuare e voglio essere come lei. v.v
Ora tocca a voi: parlatemi dei vostri libri e commentate i titoli che vi ho presentato, ditemi se li avete letti e il vostro parere o se avete intenzione di farlo. LOVE.

venerdì 25 novembre 2016

RECENSIONE: La ragazza dei lupi di Katherine Rundell

HI!
Come state? Non so voi, ma io mi porto dietro un sonno allucinante o.ò fino a una certa ora ho caldo e poi, nel tardo pomeriggio, inizio a morire di freddo. Però non mi dispiace del tutto questo tempo perché sopporto molto meglio il freddo che il caldo... e poi questo clima si è adattato bene alla mia ultima lettura, di cui vi parlerò in questo post. Vi giuro che il collegamento in questa introduzione non era stato premeditato, mi è venuto da solo.


La ragazza dei lupi
The Wolf Wilder di Katherine Rundell

Rizzoli  17 Novembre 2016  277 pagine  15,00 €  ITA
I soffialupi sono quasi impossibili da scoprire. Visti da fuori sembrano più o meno persone normali. Certo, ci sono degli indizi: è assai facile che manchi loro un pezzo di dito, il lobo di un orecchio, una o due dita dei piedi. Perché un soffialupi è il contrario di un domatore: accoglie un lupo cresciuto in cattività e gli insegna a vivere di nuovo tra i boschi, a ululare, ad ascoltare il Richiamo della foresta. Feo è una di loro, proprio come la sua mamma, e da sempre vive tra boschi perennemente bianchi di neve, avvolta nel profumo di legna e di pelliccia. Non tutti però amano i lupi, e ancor meno chi li aiuta a tornare selvaggi. E così, quando la mamma viene incarcerata ingiustamente, Feo non ci sta, e corre a salvarla.

My rolling thought
Si dice che avere un lupo in casa porti fortuna: soldi e celebrità, bambini dai nasi puliti e fanciulle senza brufoli. Pietro il Grande aveva sette lupi, tutti bianchi come la luna. I lupi prigionieri vivono in catene dorate e vengono addestrati a restare seduti immobili anche quando sono circondati da persone che ridono, bevono e soffiano loro negli occhi il fumo dei sigari. […] Non è possibile, però, addestrare un lupo come si addestra un cane, né costringerlo a vivere segregato.
Feo e sua madre Marina vivono in una Russia selvaggia di cento anni fa. Sono delle soffialupi, ovvero delle persone il cui compito è quello di aiutare i lupi addomesticati dalla nobiltà russa a reinserirsi nel loro habitat naturale, quindi a imparare a cacciare di nuovo e a cavarsela da soli per tutto ciò che riguarda la loro sopravvivenza. Non tutti però amano i lupi e chi li aiuta a ritornare al loro stato naturale così, quando madre e figlia entrano in contrasto con il comandante dell’esercito imperiale dello zar, Marina verrà incarcerata ingiustamente, ma Feo non esiterà un solo secondo per correre a salvare sua madre.
Attorno a La ragazza dei lupi c’è una storia strana. Questo libro era entrato nel mio radar in lingua e stavo quasi per comprarlo quando, all’ultimissimo secondo, mi sono accorta che l’edizione che avevo scelto non conteneva le illustrazioni. Esattamente il giorno dopo ho scoperto che la Rizzoli lo aveva appena pubblicato e, beh, sono più che contentissima di aver avuto l’opportunità di leggerlo.
La ragazza dei lupi è una storia adorabile e magica, fiabesca, e la migliore chiave di lettura - secondo me - è leggerla proprio in questo modo, come se fosse una storia o una fiaba. Leggerla con occhi diversi potrebbe essere una condanna al libro stesso perché inizierebbero a saltar fuori tanti piccoli difetti che ne corromperebbero la bellezza intrinseca insita nel profondo della storia, nella sua natura, che non si manifesta solo o comunque completamente esteriormente.

Cosa ho apprezzato di questo libro:
  • L’ambientazione, una Russia gelida e piena, pienissima di neve;
  • Le illustrazioni, che non consistono solo in strisce o tavole che rappresentano una determinata scena delle vicende narrate, ma anche in piccoli dettagli come alberelli, fiocchi di neve, impronte e lanterne che spuntano qui e là tra le pagine e che contribuiscono a rendere ancora più viva l’ambientazione, ad immergere e trasportare completamente il lettore in un altro mondo, a estraniarlo da ciò che lo circonda per permettergli di percepire il freddo pungente del vento o il calore della pelliccia dei lupi;
  • Marina, la mamma di Feo, una donna forte che nel libro è descritta in questo modo: Marina aveva spalle, schiena e fianchi larghi; aveva muscoli da uomo, o forse, da lupo. Il suo viso, però, aveva detto una volta un ospite, pareva forgiato nello stesso stampo dei leopardi delle nevi, o dei santi. “Sembra una dea, con qualche piccola modifica.”;
  • Feo e i lupi, e la sua relazione con essi. Feo è una ragazzina che ha sempre e solo vissuto con sua mamma e tra i suoi lupi, si sente più a suo agio con loro che con le altre persone perché conosce nel profondo questi animali, come si comportano e come comunicare con loro. Agli occhi del resto della comunità, Feo appare come una ragazzina selvaggia, quasi lei stessa un lupo, una strega, e Feo è davvero una ragazzina selvaggia e un lupo, ma in accezione positiva.
E i piccoli difetti:
  • Ogni tanto la storia si blocca, ribattendo sempre sui soliti punti e finendo per girare a vuoto. Affinché la situazione si sblocchi, ci vogliono un paio di pagine;
  • Anche se ho adorato Feo per essere così naturalmente se stessa, ogni tanto l'ho trovata anche piuttosto ingenua, una caratteristica che si scontra con la sua fermezza  nell'addestrare i lupi e la sua risolutezza in determinate situazioni;
  • Ingenue sono anche diverse soluzioni adottate dall’autrice nella risoluzione delle vicende, ma non mi hanno dato fastidio più di tanto;
  • Mi sarebbe piaciuto che ci fosse un background storico/culturale più approfondito. Nelle prime pagine vengono date diverse informazioni riguardo la Russia e la pratica di addomesticare i lupi, ma avrei voluto saperne molto di più perché l’intero discorso era di mio interesse.
In ogni caso, La ragazza dei lupi è e rimane la bellissima storia dell’avventura di una ragazza indipendente che attraversa l’intera madre Russia per salvare sua madre, tra monti innevati e incantevoli lupi selvaggi. È una storia sul coraggio, sulla speranza, sulla libertà, sull’amicizia e su quanto sia importante battersi tutti insieme contro il nemico o l’ostacolo comune. Le storie possono scatenare rivoluzioni.
Dopo aver fatto la conoscenza di Katherine Rundell con questo libro, non vedo l’ora di leggere Sophie sui tetti di Parigi!

★ ★ ★ ¾ ☆
Good. :)

martedì 22 novembre 2016

cartaceo VS ebook: Cosa ne penso?

Ciao a tutti ~
Oggi ho pensato di lasciarvi questo piccolo post per parlarvi della mia esperienza cartaceo VS ebook e scambiare pareri, opinioni e punti di vista con voi. Ho accennato qualcosina in post passati, ma non ho mai trattato questo argomento in modo preciso e ordinato, quindi mi sembrava carino creare questa opportunità per me e per voi. Ci sono già milioni e milioni di post-discussione attorno questa questione, ma ci tenevo comunque a rispolverarla per ri-parlarne insieme.


Fino a poco tempo fa rientravo nella tipologia di lettrice che No, ebook, vade retro. ereader, per me non esisti, sei un oggetto completamente inutile e senza senso. Ritorna da dove sei venuto, nelle profondità delle tenebre!” *aggiungere risata malefica*
Probabilmente - anzi, sicuramente - pensavo questo perché non avevo un ereader, quindi non avevo mai potuto rendermi conto in prima persona come fosse leggere un ebook. Il mio pensiero si basava per lo più su un pensiero astratto piuttosto che su un’esperienza vera e propria; in poche parole, non potevo accorgermi dei vantaggi che un oggetto del genere porta con sé perché non l'avevo mai provato. Sì perché, per quanto il libro cartaceo sia sacro e insostituibile, è inutile negare che un ereader non offra tutta una serie di possibilità in più al lettore.

Ecco il modo in cui l’avere un ereader (anche se io ho un iPad, ma questi sono *dettagli*) ha contribuito a rendere ancora più folle la mia vita da divoratrice di libri:
  • Non avendo un ereader, rimanevo sempre fregata quando volevo leggere novelle o libri pubblicati SOLO IN QUESTO FORMATO. Prima mi mettevo l’anima in pace e andavo avanti (perché leggere sul pc o sul telefono proprio no, grazie), ora il limite è l’infinito (?);
  • Magari ci sono quei libri cartacei andati FUORI CATALOGO di cui è reperibile solo la versione digitale. Come cavolo li leggo? :/
  • Il RISPARMIO ECONOMICO, che non è mai da sottovalutare. Spesso, in attesa di poter comprare un libro particolarmente costoso, mi consolo con l’ebook! :)
  • La VELOCITÀ. Sicuramente vi sarà capitato, un giorno, di voler leggere un libro in particolare ma di non averlo a portata di mano… ops, ‘acquista con un click’. “È successo da solo, io non c’entro niente!”;
  • Quando NON SO SE UN LIBRO PUÒ PIACERMI OPPURE NO leggo l’ebook così, se alla fine non mi è piaciuto, il danno è stato ridotto al minimo (spazio, soldi, tempo di attesa di arrivo del pacco o il tempo impiegato per raggiungere la libreria - okay, quest’ultima è pessima);
  • Odio i libri cartacei scritti in un FONT MICROSCOPICO perché non riesco mai-mai-mai a leggerli. Mi passa letteralmente la voglia di prenderli in mano, anche se sono libri che mi ispirano o so già che mi piaceranno. Purtroppo l’insofferenza verso il font batte la voglia di leggere il libro, e questo per me è sempre stato un vero problema! Un grosso, grossissimo problema! Con l'ebook, invece, si può regolare la grandezza;
  • Non mi “spaventa” leggere LIBRI LUNGHI, diciamo che quello che mi preoccupa di più è la loro mole: sono grandi, difficili da leggere e difficili da trasportare. Ho sempre letto libri lunghi - infatti spalle / braccia / schiena / collo ancora mi maledicono -, ma l’iPad è stata una vera e propria salvezza perché pesa niente e occupa niente;
  • Lo SPAZIO IN LIBRERIA. Ultimamente sto entrando nel meccanismo di leggere prima un libro in ebook e poi, se proprio mi è piaciuto tantissimo - ma proprio tantissimo, alla follia -, prenderlo cartaceo. Devo ancora perfezionarmi, ma posso farcela.
NOTA: Non so perché, ma mi sono resa conto di esser più veloce a leggere sull’iPad o.ò i wonder why!
Rimango sempre del parere che il libro cartaceo sia qualcosa di sacro, personale, perché ognuno di noi, ad esempio, può farlo più suo rendendo visibile la sua esperienza di lettura attraverso sottolineature, appunti a margine, foglietti lasciati qua e là tra le pagine, segnalibri per mettere in evidenza passaggi che sono piaciuti. Io non faccio queste cose, ma capisco la posizione di coloro che non riescono ad entrare nella concezione di come un ammasso di pixel possa essere paragonabile all’avere in mano un libro, sentirne il peso tra le mani e il profumo così famoso che per noi lettori è una vera e propria droga (ah ah ah!). Come si possono fare tutte queste cose con un ebook? Come sento l’odore delle pagine? Come mi rendo conto di quello che sto leggendo o che ho letto? Tutte domande legittime, alcune me le ponevo anche io!
E comunque, andrò sempre in visibilio per una bella edizione. Suvvia, ce ne sono alcune che sono delle vere e proprie opere d’arte, curate fin nei più piccoli e impensabili dettagli. Esempio: Illuminae di Amy Kaufman e Jay Kristoff. Come si fa a leggere un libro del genere in ebook? Io l’ho fatto ed è stata una pessima idea, il cartaceo è tutta un’altra cosa.
Per me ebook e ereader non sostituiranno mai e poi mai il libro cartaceo, ma ebook e ereader mi permettono di fare tutte quelle cose che vi ho elencato che prima non riuscivo a fare con il “solo” libro cartaceo come unica opzione. L’uno non sostituisce l’altro, quindi, ma si compensano a vicenda. :-)

Se non ho dimenticato nulla, questa è la mia esperienza / posizione cartaceo VS ebook. Non vedo l’ora di leggere i vostri commenti, quindi scrivetemi pure senza problemi cosa ne pensate di questa eterna sfida (?) e la vostra posizione in merito, qual è la vostra esperienza, come vi trovate meglio a leggere, se avete qualche punto in comune con me tra quelli che vi ho elencato… insomma, tutto ciò che potrebbe venirvi in mente o che avete da dire! :D Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto, BYE!

venerdì 18 novembre 2016

Grimorio & Modern Witches -- A very witchy post ⁂

BONJOUR
Con il post di oggi spero di raggiungere un doppio obiettivo: a) proporvi qualcosa di carino, e b) parlarvi di qualcosa di carino. :)


È da qualche tempo che vado alla ricerca di libri o comunque di storie incentrate sulle streghe, che sono le figure che più preferisco quando si parla di paranormale, folclore, mitologia, tradizione… In particolare, cercavo qualcosa che esulasse dal tipico stereotipo di vecchietta con tanto di cappello a punta, calderone e gatto nero al seguito, ma che non arrivasse nemmeno a toccare la tipica storia di magia per ragazzi o il tipico meccanismo young adult (lo so che ultimamente parlo spesso di questo e che quindi posso risultare ridondante, ma sto cercando di spingermi oltre); in poche parole, ero alla ricerca di qualunque tipologia di scritto che mi presentasse le streghe come figure depositarie di saperi e tradizioni benevole da tramandare al prossimo per avere un rapporto più armonioso e profondo con se stessi, le altre persone e il mondo circostante - per sommi capi, insomma. Non ho trovato libri o manuali di questo tipo, ma mi sono imbattuta in due progetti artistici molto carini che racchiudono l'essenza della mia richiesta: Grimorio e Modern Witches.

Sabbath - Fabio Mancini

Grimorio 
Grimorio nasce dalla volontà di tutti i partecipanti di rendere un tributo a quella parte di immaginario collettivo che da secoli influenza la fantasia e la creatività di noi mortali: la magia. E soprattutto vuole riportare agli antichi fasti quella parte di magia che nella storia ha consumato vite e ne ha elevate altre: la stregoneria. Vendicheremo le streghe arse al rogo e la saggezza perduta dei testi distrutti!, ma non brandiremo scope, bensì matite. Grimorio è un'antologia che raccoglie illustrazioni e storie a fumetti sulla stregoneria. Realizzate da mani diverse fra loro e con tecniche miste, promettiamo non lascerà deluso nessun palato, neanche quello avvezzo agli intrugli più maleodoranti.
Grimorio è un progetto tutto italiano nato da un’idea di Ariel Vittori e Laura Guglielmo che, per realizzarlo, si sono affidate al mezzo del crowdfunding. Questo progetto ha avuto tutto il successo che merita, quindi oggi possiamo stringere tra la mani un volume che vede la collaborazione di talentuosi artisti italiani (soprattutto) e stranieri che si sono cimentati sul tema della stregoneria.
Il tema della stregoneria è un vero e proprio mondo da esplorare, fatto di innumerevoli porte da aprire e finestre a cui affacciarsi, che permette tantissima libertà e interpretazione personale, ispirazione.
In Grimorio si raccolgono quindi storie e illustrazioni in cui la stregoneria è trattata nelle sue doppie valenze di antica e moderna, benevola e malvagia, piena di streghe tradizionali e streghe moderne, maghi, raminghi, piccoli famigli, calderoni, maledizioni e pozioni di e da ogni cultura e parte del mondo.
Ogni singolo autore di questa raccolta ha dato vita a una storia o a un’illustrazione che non è mai uguale a un’altra, ma centrali restano sempre il rapporto con se stessi, con gli altri - la famiglia e le persone amate - e con la natura / il mondo.
Sono storie simpatiche, dolci, cattive, divertenti, irriverenti, delicate, affilate, provocatorie e incisive, dai colori accesi, pop, a quelli più tenui, cupi e malinconici.


Modern Witches
Le streghe esistono ancora al giorno d’oggi, ma non sono le vecchie signore con il naso a punta delle fiabe. Quelle che possono trasformare i bambini in rane e che cavalcano le scope… No, oggi chiunque può essere una strega e imparare delle diverse forme della stregoneria moderna! Con questo libro scoprirai i lavori di artisti talentuosi e il modo in cui hanno interpretato il tema Modern Witches. Sarà un viaggio attraverso il modo di vivere delle streghe moderne con un magico mix di fantasia e realtà.
Modern Witches è un piccolo libriccino, una raccolta di illustrazioni con annesso manuale curato da Vicky Pandora  che nasce da un semplice presupposto: Chiunque può essere una strega.
La magia esiste ancora oggi e centinaia di persone la praticano in tanti modi differenti: alcuni la usano per comunicare con i morti e con gli spiriti, qualche volta con lo scopo di portarli indietro; altri la usano per realizzare pozioni per curare qualcuno, sembrare più giovani o addirittura vivere più a lungo; altri ancora per conoscere il futuro e il loro destino attraverso le carte, la palla di cristallo o le stelle. Alcuni imparano a lanciare incantesimi e usare la magia nella vita di ogni giorno, altri hanno il dono di ricorrere agli elementi naturali in diverse situazioni, altri ancora possono leggere la mente degli altri o far muovere gli oggetti. Ci sono molti tipi di magia e di poteri, e ogni persona ha il suo personale modo di ricorrervi. Anche in un mondo moderno come il nostro.
In virtù di questo, cosa si può trovare in questo volumetto? Oltre a splendide illustrazioni, delle pagine che vanno a comporre un piccolo manuale “stregonesco” in cui si parla delle fasi della luna, delle proprietà delle pietre, dei sigilli, delle differenze tra le varie streghe che praticano magia in relazione agli elementi naturali e delle diverse tipologie di streghe in generale. In poche parole, tutto ciò che potrebbe essere utile ad una strega per intraprendere il suo percorso.

Sono molto contenta di essermi imbattuta in Grimorio e Modern Witches, e quindi di vantarli tra la mia collezione. Secondo il mio modesto parere, sono due progetti riuscitissimi dal punto di vista artistico e di diffusione.
La prima tiratura di Grimorio è andata esaurita al Lucca Comics, ma ulteriori copie saranno ristampate in occasione degli incontri di Milano (19 Novembre) e Roma (3 Dicembre). Non so se verranno ristampati ancora successivamente e secondo quali modalità, quindi vi consiglio di andare se siete curiosi o comunque seguire la pagina facebook: QUI.
Modern Witches, invece, aveva un tempo di acquisto limitato, nel senso che sarebbero andate in stampa solo un numero di copie pari al numero delle richieste, quindi non è più disponibile. Non so se nel prossimo futuro verranno stampate nuove copie quindi, anche in questo caso, vi lascio il link alla pagina facebook ufficiale (QUI), quella di Vicky Pandora (QUI) e il suo profilo instagram (QUI).
Spero che questo post vi sia piaciuto e che vi abbia ispirato! Aspetto speranzosa i vostri commenti. *w*

Viviamo in un mondo pieno di magia.
Basta solo accendere l’immaginazione e aprire gli occhi per rendercene conto.

martedì 15 novembre 2016

RECENSIONE: Stazione Undici di Emily St. John Mandel

Ciao, ragazzi!
Oggi vorrei parlarvi di Stazione Undici, un libro che mi è piaciuto molto e che vi consiglio soprattutto se vi piacciono i distopici / post-apocalittici. Mi sembra una recensione piuttosto breve, ma ho voluto postarla da sola e non insieme a recensioni di altri libri perché volevo che questo titolo avesse la mia e la vostra attenzione. Fatemi sapere se lo avete letto e se vi è piaciuto, se volete o non volete leggerlo e perché, o se vi ispira. c:


Stazione Undici
Station Eleven di Emily St. John Mandel

Bompiani  5 Novembre 2015  412 pagine  19,50 €  ITA
Kirsten Raymonde non ha mai dimenticato la sera in cui Arthur Leander, famoso attore di Hollywood, ebbe un attacco di cuore sul palco durante una rappresentazione di Re Lear. Fu la sera in cui una devastante epidemia di influenza colpì la città, e nel giro di poche settimane la società, così com'era, non esisteva più. Vent'anni più tardi Kirsten si sposta tra gli accampamenti sparsi in questo nuovo mondo con un piccolo gruppo di attori e musicisti. Tra loro si chiamano Orchestra Sinfonica Itinerante e si dedicano a mantenere vivo ciò che resta dell'arte e dell'umanità. Ma quando arrivano a St. Deborah by the Water si trovano di fronte un profeta violento che minaccia l'esistenza stessa di questo piccolo gruppo. E man mano che gli eventi precipitano, in un continuo viaggiare avanti e indietro nel tempo, mostrando com'era la vita e com'è dopo la grande epidemia, ecco che l'imprevedibile evento che unisce tutti i personaggi viene rivelato. Riuscirà a quel punto l'umanità a sconfiggere i suoi fantasmi e conquistare un nuovo futuro?

My rolling thought
E' da così tanto che ci siamo persi. Desideriamo solo il mondo in cui siamo nati.
Non sapevo bene cosa aspettarmi da Stazione Undici, a dire il vero. È un libro la cui trama mi è molto familiare per via degli innumerevoli YA distopici e post-apocalittici che ho letto ma, non essendo per l’appunto uno YA, sapevo che avrebbe avuto un contenuto trattato in modo differente nonostante le simili premesse da fine-del-mondo-conosciuto, solo che non riuscivo a immaginare il modo in cui avrebbe potuto svilupparsi.
Stazione Undici quindi è un libro post-apocalittico, ambientato in un mondo dove un’epidemia ha uccisioni milioni e milioni di persone. La storia si sviluppa su due linee temporali diverse, una ambientata nel passato e una nel presente, ovvero: il mondo prima della malattia e il mondo dopo la malattia, all’incirca dieci/quindici anni dopo. È un libro che si sviluppa molto tranquillamente, nonostante il suo contenuto, che ha i suoi tempi per definire situazioni e personaggi. Dopo essere entrata nel meccanismo, la storia si è rivelata molto più interessante e concreta di quel che pensavo.
Non c’è un vero e proprio protagonista in questo libro, seguiamo diversi personaggi tra passato e presente che sono in qualche modo tutti connessi tra di loro. Uno degli aspetti interessanti di questo libro è, infatti, cercare di capire e conoscere tutte le connessioni e le relazioni tra di loro mentre si legge, anche se per me alcune connessioni sono state abbastanza prevedibili. Cambiare continuamente punto di vista, da un lato, mi ha aiutato a sentirmi più coinvolta nella storia proprio per via di questo meccanismo di correlazioni di cui ho appena accennato ma, dall’altra parte, non è riuscito a mettermi nella posizione di sentirmi vicina a nessun personaggio. Nonostante questo, è stato interessante osservare lo sviluppo di ogni singolo personaggio tra prima e dopo l'epidemia e nelle loro relazioni con gli altri.
Stazione Undici fa porre l’attenzione del lettore su alcuni argomenti complicati in situazioni al limite, come sopravvivenza, umanità, arte, religione. C'è un'abissale differenza tra vivere e sopravvivere, quindi è sufficiente sopravvivere? Dov’è l’umanità in un essere umano per cui l’unica cosa che conta è procurarsi da mangiare e da bere? L’arte e la religione possono essere un conforto e una guida in queste situazioni? Stazione Undici vuole inoltre insinuare la consapevolezza di quanto sia fragile il modo in cui conduciamo la nostra vita oggi, quanto siano fragili i nostri obiettivi. In questo mondo post-apocalittico è scomparso tutto in una manciata di giorni — niente più tv, niente più aerei, niente più automobili —, ed è una prospettiva terrificante se pensiamo solo a come ci paralizziamo quando salta la connessione wifi. Cosa succede quando “salta” tutto ciò da cui siamo dipendenti e che diamo per scontato? L’Orchestra Sinfonica Itinerante fa qualcosa che è molto di più che mettere in scena le più grandi opere teatrali, qualcosa che è molto di più che semplicemente sopravvivere: non far “saltare” l’umanità, mantenere civile un mondo che è andato in rovina.
L’epidemia che ha colpito il genere umano e che ha scaturito la fine di tutto è stata spiegata e sviluppata perfettamente dall'autrice. Non stiamo parlando di un’apocalisse zombie, della presa di potere da parte di una determinata porzione della società, bensì di qualcosa di molto più semplice, qualcosa nell’aria che può svilupparsi naturalmente e che non si può evitare.
L’unica piccola nota negativa di Stazione Undici è che non c’è una vera e propria fine, che rende il romanzo uno spaccato della vita, delle esperienze e delle relazioni di questo gruppo di personaggi. Comunque sia, è un libro che ha al suo intero molto e offrire ancora qualcosa sarebbe stato superfluo, non necessario.
Stazione Undici rappresenta il libro che mi ha permesso di fare il passaggio che stavo cercando di fare da YA distopici / post-apocalittici che veicolano un certo tipo di messaggio corredati di azione, colpi di scena e storie d’amore al limite della sopravvivenza a distopici / post-apocalittici con lo stesso identico messaggio (parlando in modo molto generale) spogliati però di tutto questo, che mi ha permesso di farmi focalizzare interamente su quello che stavo leggendo e il significato che stava assumendo per me.

★ ★ ★ ★ ☆
Awesome! :D

venerdì 11 novembre 2016

✎ Let's talk about MANGA

HELLO PEOPLE!
Oggi vorrei occupare un po’ di tempo della vostra giornata parlandovi di manga, ovvero: cosa sono, quando e da dove ho cominciato, i generi che preferisco e, in modo molto generale, della mia collezione. Da quando ho iniziato a parlarvi di fumetti / graphic novel, ho sempre avuto il desiderio di parlarvi anche di manga ma non sapevo bene come cominciare e di cosa parlarvi. Nei giorni scorsi ho fatto un po’ di ordine nella mia testa e ho pensato di iniziare con questo post introduttivo.


Prima di diventare un’avida lettrice di libri ero un’avida lettrice di manga. Per diventare un’avida lettrice di manga sono prima passata dagli anime in tv, e questo è successo quando ero una piccola e simpatica e cara bambina. I MANGA sono i fumetti giapponesi e gli ANIME non sono altro che opere di animazione giapponese tratti anche e soprattutto dai manga. Dicevo quindi che da bambina avevo la passione per gli anime, le mie serie preferite (ma lo sono tutt’ora) erano Card Capture Sakura, Magic Night Rayheart, Sailor Moon e Do Re Mi, e poi Tokyo Mew Mew e Mermaid Malody, ma queste penso siano arrivate dopo. In pratica adoravo spudoratamente tutti quegli anime che hanno come protagoniste un gruppo di ragazze che scoprono di avere qualche particolare potere magico, ovvero il genere MAJOKKO. Io e le mie piccole amiche giocavamo anche ad impersonarle, e io ero sempre il capo o comunque quella in rosa. u.u Adoravo (adoro e adorerò) alla follia anche i Pokémon: non vedevo l’ora di compiere dieci anni per poter andare in giro per il mondo e catturarli tutti. Una volta che ho scoperto che questi “cartoni animati” erano tratti da dei fumetti - i manga, appunto -, li ho recuperati e letti (okay, tranne Do Re Mi, che non riesco a trovare, e i Pokémon, che credo stiano stampando in questo periodo).
PICCOLA NOTA: Nel corso del tempo ho letto anche altre opere delle Clamp (Chobits, La leggenda di Chun Hyan, Wish, Gate 7, Alice in Wonderland), ma Card Capture Sakura e Magic Night Rayheart sono rimasti i miei preferiti in assoluto. (Vorrei provare Kobato.)


Andando avanti, intorno ai quindici anni, c’è stato il mio periodo SHOUJO, ovvero quei manga che si rivolgono alle ragazze che hanno tra i dieci e i diciotto anni. Ne ho letti davvero, davvero tanti: a partire da quelli di Nana Haruta e Yoko Maki per arrivare a titoli più recenti come Ali di farfalla o 360° material (sono i primi che mi vengono in mente). La molla è scattata quando ho preso il primo volume di The Gentlemen’s Alliance Cross di Arina Tanemura, una mangaka a cui sono molto legata molto brava nello shoujo fantasy. Sono molto legata anche a Yoko Maki perché lei e Arina Tanemura sono state le prime mangaka che ho iniziato a seguire con costanza, oltre al fatto che le sue storie e i suoi disegni hanno un qualcosa che mi affascina sempre.
Gi shoujo possono essere di vario genere, come ad esempio vita scolastica, fantasy, storico, ecc. Negli shoujo fantasy e storici c’è comunque una storia d’amore ma hanno un’ambientazione diversa da quelli di “tipo” vita scolastica. Quello che mi è sempre piaciuto degli shoujo scolastici è il fatto che raccontano i primi innamoramenti in modo molto semplice, delicato e spontaneo, con tutti i piccoli problemi e le insicurezze che riguardano l’entrare in relazione non solo con la persona che piace alla protagonista / al protagonista ma anche con gli altri.
Quelli che vi mostro nella foto qui su sono quelli che, nel corso del tempo, ho deciso di tenere perché ci sono particolarmente affezionata o perché, semplicemente mi piacciono perché trovo che abbiano quella caratteristica distintiva in più rispetto agli altri.
La prosecuzione naturale degli shoujo sono i JOSEI, fumetti rivolti ad un pubblico femminile adulto che appunto raccontano la vita quotidiana delle donne giapponesi una volta terminata la scuola, alle prese con il mondo del lavoro e la loro vita sentimentale. Ho letto qualche josei ma, in tutta sincerità, non fanno per me. Forse mi sono imbattuta nelle storie sbagliate ma leggere di donne frustrate e soggette a molestie sul posto di lavoro… uhm, no, grazie.


Con questa foto vorrei parlarvi brevemente di due mangaka che per me rappresentano una sorta di vetta degli shoujo e che hanno segnato in qualche modo questo genere negli ultimi anni, oltre che mostrarvi le opere che ho letto. Sto parlando di Ai Yazawa e Moyoco Anno.
Ai Yazawa è una mangaka molto amata da una mia amica. Lei è fissatissima con Nana, che io non ho mai iniziato perché mi spaventa la lunghezza (tralasciando il fatto dell’attuale sospensione); comunque, mi attiravano di più le altre sue opere quindi, quando ho potuto, ho recuperato I Cortili del Cuore, Paradise Kiss, Non sono un angelo e Ultimi raggi di luna. Non saprei proprio dirvi il mio preferito in assoluto perché sono tutti stupendi, sia dal punto di vista grafico che da quello della trama.
Moyoco Anno, invece, l’ho conosciuta per il discorso che vi ho fatto all’inizio, per l’anime di Sugar Sugar Rune che davano in tv. Di suo ho letto solo Sugar Sugar e Jelly Beans ma anche lei, come Ai Yazawa, ha un tratto unico e sa dare vita a storie originali.


Riesco ad infilare Alice anche in un post che riguarda i manga! v.v Oltre alla Alice delle Clamp (che non mi è piaciuta), ho letto solo Alice in Heartland di QuinRose e Soumei Hoshino che ricordo essermi piaciuto tanto.
Di seguito vi ho messo un manga di Yuana Kazumi (Canto del cielo perduto), che mi dà l’opportunità di accennarvi a questa mangaka e ai suoi lavori. Ho letto Canto del cielo perduto, Il fiore del sonno profondo, Un milione di lacrime e Haru Hana; non ricordo benissimo ogni singola trama nei particolari, ma mi porto dietro il ricordo di storie molte delicate e allo stesso tempo malinconiche, che mi hanno colpito e spinta a conservare questi volumi fino ad oggi. Dovrei proprio rileggerli.
Caro Fratello, invece, mi dà la possibilità di parlarvi di un’altra grande importante fetta del mondo degli shoujo manga, quelli che si potrebbero definire i “classici”. Questi classici sono ad esempio le opere di Riyoko Ikeda, che tutti conoscerete per Lady Oscar, Yumiko Igarashi (Candy Candy, Georgie, Mayme Angel, Ann è Ann, Koronde Pokkle), Chieko Hara (Fostine, La leggenda dell’arcobaleno, Sonata del Vento); tutte quelle  mangaka che hanno iniziato la loro attività negli anni Settanta (spero di non star dicendo una cavolata). Ho letto i manga che vi ho citato (tranne Lady Oscar), ma le storie di "orfane mai una gioia" non fanno per me.
La piccola me, oltre ad amare gli anime majokko, trovava fighissimi anche One Piece e Dragon Ball - e anche qui si ripete un po’ la storia “oh-mio-dio non sapevo fossero manga”. Questo tipo di manga si chiama SHONEN, il corrispettivo degli shoujo indirizzati però ad un pubblico maschile. Non ho mai recuperato Dragon Ball (o anche Naruto), ma anni fa mi sono imbarcata nella fallimentare impresa di recuperare One Piece. Mi sono fermata al volume tredici.
Hallelujah Overdrive è uno shonen che parla di musica (con cui dovrei mettermi in pari, a dir la verità).


Fino ad ora vi ho parlato di manga, ora invece vi parlo un po’ di MANHWA. I manhwa non sono altro che fumetti coreani, il corrispettivo dei manga che però si leggono da sinistra verso destra e non da destra verso sinistra.
I manhwa che ho letto (Model, I fiori del male, Ciel, June The Little Queen, Doll Song e un’altro di cui ora non ricordo proprio il nome, o.o) sono tutti accomunati dal fatto di avere una particolare e minuziosa attenzione nella resa dei dettagli e storie con temi molto forti e anticonvenzionali, che sinceramente non ho mai trovato nei manga. Nella foto vi mostro le mie tre serie preferite (mi sa che mi piacciono i manhwa fantasy!).


Il mondo dei manga / manwha è davvero molto vasto e in questo post ve ne ho parlato in modo molto generale, così come in modo generale ho trattato della mia esperienza di lettura. Comunque sia, questo post mi serviva un po’ per rompere il ghiaccio e cercare di capire quanti di voi leggono / hanno letto manga e quali sono / sono stati i vostri preferiti, nonché i generi che amate di più. Vi invito quindi a rispondere nei commenti a queste domandine e a commentare anche tutto ciò che vi ho scritto nel post, magari lasciandomi qualche parere sui titoli che vi ho citato, se li conoscete, o parlandomi della vostra esperienza. Spero che questo post vi sia piaciuto! Io vi saluto con un’altra foto del mio assistente Zissou (ho anche un’altra assistente, Babusha, la mia cagnolina, ma lei non può salire sul tavolo e segue le operazioni dai piani bassi. v.v). HAVE A NICE DAY!